{"id":23816,"date":"2015-05-02T21:47:50","date_gmt":"2015-05-02T20:47:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23816"},"modified":"2015-05-02T21:47:50","modified_gmt":"2015-05-02T20:47:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-il-ricordo-la-reliquia-di-luciano-urietti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23816","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Il ricordo, la reliquia&#8221; di Luciano Urietti"},"content":{"rendered":"<p>Michele, il fratello di mia nonna, era un uomo grande e grosso, aveva barba e baffi\u00a0e folte sopracciglia nere.<\/p>\n<p>Amava il vino, i sigari toscani, il gioco delle carte e starsene seduto\u00a0a raccontare\u00a0storie. Era un uomo capace di rimanere seduto all&#8217;osteria di mio nonno per ore e ore\u00a0davanti ad un bicchiere ed ad una bottiglia di vino;\u00a0il bicchiere veniva ripetutamente\u00a0riempito e poi svuotato, sino a quando non era la bottiglia ad essere completamente\u00a0vuota. \u00a0 Ma tutto questo <em>\u201clavorio di gomito\u201d <\/em>era soltanto l\u2019intercalare della sua vera\u00a0attivit\u00e0 in quei lunghi pomeriggi invernali; nell\u2019osteria di mio nonno vi erano sempre\u00a0altri avventori che avevano tempo per interminabili partite a carte o per\u00a0raccontare\/ascoltare storie di altri tempi.In quel piccolo paese di montagna ai piedi del monte Quinzeina, Frassinetto Canavese,\u00a0quando la neve aveva provvidenzialmente bloccato quasi ogni attivit\u00e0, tutti gli abitanti\u00a0finivano col possedere molto pi\u00f9 tempo di quanto servisse loro.\u00a0Ed era per questo che molti uomini consideravano l\u2019osteria una seconda casa\u00a0e si decidevano a ritornare alla loro prima casa solo a notte fonda, a volte dopo\u00a0che erano venute le mogli a recuperarli.Per il fratello di mia nonna il concetto <em>\u201costeria\/seconda casa\u201d <\/em>era particolarmente valido sia perch\u00e9 essendo vedovo non aveva nessuno che venisse a recuperarlo,\u00a0sia perch\u00e9 essendo il cognato dell\u2019oste poteva giustamente considerarsi in famiglia\u00a0anche quando passava l\u00ec le sue giornate, alternando ad accese partite alle carte,\u00a0lunghi racconti di storie della sua giovent\u00f9. Questo perch\u00e9 ovviamente, anche per lui\u00a0vi erano stati altri tempi ed altre occupazioni.\u00a0Ed una notte, quando ormai tutti gli altri avventori si erano decisi a ritornare alle loro\u00a0case ed erano usciti nel buio freddo della notte, ancora scambiandosi consigli\/insulti\u00a0sullo svolgimento della partita a <em>tressette, <\/em>lui, rimasto solo con un mezzo litro di\u00a0rosso, si sent\u00ec veramente in famiglia e decise di raccontare una \u2026 storia di famiglia.\u00a0Forse fu il vino a consigliarlo e a confonderlo, forse fu la notte, di certo la storia che\u00a0raccont\u00f2 non aveva niente a che vedere con le sue solite avventure di giovent\u00f9,\u00a0scherzose e spacconesche.\u00a0Quando lui era ragazzo, fine del milleottocento, i paesini di montagna vivevano ancora\u00a0molto isolati e l\u2019unica strada che saliva dalla pianura era di norma una mulattiera.\u00a0Il raggiungere quindi un qualsiasi altro paese era una questione di gambe, e per la\u00a0maggior parte delle persone si trattava delle proprie, o, per pochi fortunati di quelle\u00a0di un mulo o di un asino. Non vi erano altre possibilit\u00e0.\u00a0Per le persone invalide, malate o semplicemente troppo anziane e stanche l\u2019orizzonte\u00a0si faceva sempre pi\u00f9 stretto.\u00a0Maria, la vecchia nonna di Michele, era affetta da osteoporosi, una patologia\u00a0che le impediva ormai di camminare; per lei, gi\u00e0 da diversi anni, l\u2019orizzonte era estremamente limitato: la stanza da letto, la cucina, la stalla ed il cortile dove,\u00a0nella bella stagione, sedeva in compagnia della sua malattia a riscaldarsi al sole.\u00a0E a pregare. La fede di Maria era grande; una vita di lavoro, sacrifici e dolore\u00a0non aveva minimamente intaccato il suo rapporto con Dio.\u00a0Anzi con il passare degli anni, che nelle sue condizioni significava un peggioramento\u00a0della sua invalidit\u00e0, pareva che la sua fede si fosse accresciuta; quasi a voler\u00a0sostenere le sempre maggiori pene. Il suo pregare era quieto e costante, sereno\u00a0e sicuro.\u00a0Maria avrebbe voluto andare in chiesa ogni mattina, ma questo non le era possibile\u00a0a causa della sua malattia. Ormai era pressoch\u00e9 paralizzata, riusciva a malapena\u00a0trascinarsi dalla stalla alla cucina, dalla cucina al cortile, o alla sua stanza da letto. \u00a0\u00a0E cos\u00ec rimaneva seduta ad ascoltare le campane che suonavano per la messa e l\u00ec,\u00a0seduta, in cucina o in cortile, pregava.\u00a0Per quanto possa apparire incredibile a noi, figli di questa civilt\u00e0 dei consumi e degli\u00a0sprechi, Maria non possedeva un rosario e, in sostituzione, usava dieci piccole pietre.\u00a0Aveva raccolto quei ciottoli in cortile ed ora li aveva sempre con se.\u00a0Quando iniziava a recitare il Santo Rosario posava quelle piccole pietre sul tavolo\u00a0in cucina, o su di uno sgabello che teneva davanti a se nella stalla o in cortile.\u00a0Ed a ogni Ave Maria una pietra veniva spostata, cos\u00ec sino a dieci. Poi ricominciava.\u00a0I figli ed i nipoti l\u2019assistevano per quanto possibile; per\u00f2 ogni giorno vi erano mucche\u00a0da portare al pascolo, lavori nei campi ed a volte, la sera, partite alle carte all&#8217;osteria.\u00a0Succedeva cos\u00ec che l\u2019anziana Maria passasse ormai buona parte della sua giornata\u00a0da sola. Sola con le sue dieci piccole pietre.\u00a0Ai piedi di un\u2019altra montagna, il monte Colombo, al fondo di un\u2019altra valle del Canavese,\u00a0la valle di Ribordone, sorgeva il santuario di Nostra Signora di Prascund\u00f9.\u00a0Frassinetto, il paese di nonna Maria, dista da quel Santuario una trentina di\u00a0chilometri. All\u2019epoca della nostra storia, Prascund\u00f9, <em>(prato nascosto ),\u00a0<\/em>era accessibile soltanto con una mulattiera; eppure era sempre meta di pellegrinaggi\u00a0animati da un sincero fervore religioso. Anche da Frassinetto numerose persone si\u00a0univano ai fedeli che raggiungevano il santuario, specie in occasione della festa che si\u00a0celebrava ogni anno il ventisette agosto.<\/p>\n<p><em>\u00abAvevo diciotto anni quando decisi di andare per la prima volta alla festa della\u00a0<\/em><em>Madonna di Prascund\u00f9\u00bb, <\/em>dopo questa prima breve frase Michele sent\u00ec il bisogno di\u00a0fare una pausa e di bere un sorso dal suo bicchiere di rosso, quasi avesse parlato a\u00a0lungo. Si capiva che doveva essere una storia di quelle che contano ed ogni parola esce\u00a0lenta, quasi pesasse. Quell&#8217;uomo grande e grosso pareva faticasse a parlare; quando \u00e8\u00a0il cuore che detta le parole sono calde e sanno di amaro.\u00a0<em>\u00abQuando dissi a casa che avevo intenzione di unirmi a quanti sarebbero andati\u00a0<\/em><em>al santuario, mi padre mi guard\u00f2 con un mezzo sorriso e sentenzi\u00f2: \u201cPenso siano altre le cose che andrai a cercare, non certo la Madonna di Prascund\u00f9\u201d. Mio padre mi\u00a0<\/em><em>conosceva bene, ed aveva ragione. I veri motivi che spingevano me e gli amici con cui\u00a0<\/em><em>mi ero accordato per il viaggio erano ben altri. Il pellegrinaggio era solo un pretesto,\u00a0<\/em><em>noi desideravamo solo poter vedere altri paesi, incontrare altra gente \u2026 magari\u00a0<\/em><em>qualche bella ragazza\u00bb, <\/em>e Michele lanci\u00f2 un sorriso d\u2019intesa a mio nonno che lo stava\u00a0ad ascoltare.\u00a0<em>\u00abIn famiglia comunque nessuno si oppose, in fondo le gambe erano le mie ed a quei\u00a0<\/em><em>tempi pareva non sentissero il peso della strada per quanto lunga potesse essere.\u00a0<\/em><em>Nelle settimane precedenti ero riuscito a mettere da parte un po\u2019 di soldi; erano\u00a0<\/em><em>molto pochi, sarebbero serviti per poter bere qualcosa in qualche \u2018 piola \u2019, ma di certo\u00a0<\/em><em>non avrei potuto ubriacarmi. Mi consolavo pensando che forse qualche amico avrebbe\u00a0<\/em><em>avuto qualche lira in pi\u00f9 ed avremmo potuto fare bisboccia. D\u2019altra parte sapevo bene\u00a0<\/em><em>che i soldi non piovono dal cielo \u2026 ed invece proprio mi sbagliavo\u00bb, altra pausa ed altro\u00a0<\/em><em>piccolo sorso di vino. \u00abLa sera prima della partenza mi arrivarono altre cinque lire,\u00a0<\/em><em>ed allora cinque lire erano cinque lire\u00bb. <\/em>Disse guardando tutto serio mio nonno.\u00a0<em>\u00ab E sai da chi mi arrivarono quelle cinque lire?\u00bb, <\/em>quasi a voler sottolineare \u2018l\u2019effetto\u00a0pausa \u2019 della domanda, si accese un mezzo toscano.\u00a0Poi riprese con calma<em>: \u00abProprio da chi non mi sarei mai immaginato, mi arrivarono da\u00a0<\/em><em>mia nonna Maria. Non so quali sacrifici e rinunce avessero generato quelle cinque lire,\u00a0<\/em><em>so solo che quella vecchia non poteva di certo avere grosse possibilit\u00e0 di risparmio. Eppure quelle cinque lire erano l\u00ec, belle e sonanti.La vecchia nonna mi chiam\u00f2 vicino\u00a0<\/em><em>alla sua sedia, poi, frugando nelle larghe tasche della sua lunga gonna, estrasse quei soldi e disse semplicemente: \u201c Vorrei che tu accendessi per me un cero alla Madonna di Prascund\u00f9. Quello che avanzi \u00e8 per le tue gambe, io che non posso pi\u00f9 usare le mie, so bene quanto valgono. \u201c. Nel vedere quei soldi piovermi addosso in quel modo cos\u00ec inaspettato rimasi interdetto e fissai la nonna quasi senza capire quanto mi stava dicendo. Fu la nonna a scuotermi dicendo: \u201c Mi raccomando il cero, e poi \u2026 poi vorrei\u00a0<\/em><em>un piccolo ricordo per me. Prima di venire via raccogli una pietra davanti al Santuario\u00a0<\/em><em>e portamela. Hai capito ? \u201c, concluse prendendomi per un braccio. \u201c Certo, una pietra \u201d, risposi io stupito tanto per aver visto comparire quei soldi dalle tasche di quella povera gonna nera, quanto per quella sua strana richiesta\u00bb. \u00a0<\/em>Una forte boccata e la punta del sigaro di Michele fu rossa.\u00a0<em>\u00abLa mattina seguente scendendo con passo veloce la mulattiera che portava alla valle,\u00a0<\/em><em>mentre stringevo il mio piccolo gruzzolo, non pensavo certo alla strana richiesta\u00a0<\/em><em>della vecchia nonna rimasta a spostare i suoi sassolini sullo sgabello di fronte a lei nel\u00a0<\/em><em>cortile di casa nostra. Con i miei amici stavamo gi\u00e0 decidendo come goderci al meglio\u00a0<\/em><em>quella giornata di festa lontano da casa con quelle lire, che a noi parevano tante.\u00a0<\/em><em>Inutile dire che la nostra visita al Santuario si limit\u00f2 ad una fugace puntatine\u00a0<\/em><em>all&#8217;interno\u00a0della Chiesetta, poi mentre la celebrazione religiosa iniziava, noi tre\u00a0<\/em><em>o quattro giovani pensammo bene di dare subito inizio alla festa in altro modo.\u00a0<\/em><em>Visitammo tutte le \u2018piole\u2019 di Ribordone e nel pomeriggio fummo tra i primi ad accorrere\u00a0<\/em><em>ai richiami della musica del ballo pubblico. In serata poi, ritornammo a visitare\u00a0<\/em><em>l\u2019osteria che ci era parsa essere la pi\u00f9 \u2018ospitale\u2019 , e concludemmo l\u00ec il nostro\u00a0<\/em><em>pellegrinaggio. Quando a notte fonda rientrai a casa, il nostro cane mi accolse\u00a0<\/em><em>in cortile con un insolito, lungo abbaiare: non era abituato a vedermi rientrare quasi\u00a0<\/em><em>all&#8217;alba, n\u00e9 riusc\u00ec a riconoscermi col fiuto visto che il vino era stato abbondante ed era\u00a0<\/em><em>a volte finito anche sui miei vestiti. Ma fu proprio quel suo abbaiare ostinato che per\u00a0<\/em><em>un attimo mi scosse dai nebulosi pensieri figli del troppo bere \u2026 ero di nuovo a casa \u2026\u00a0<\/em><em>la festa era finita, ed io ero in quello stato anche grazie alle cinque lire della nonna.\u00a0<\/em><em>Con uno scatto ritornai in strada e, alla prima luce dell\u2019alba, raccolsi una pietra, la pulii\u00a0<\/em><em>contro i pantaloni e me la misi in tasca. Poi tornai dentro e diedi un calcio al cane che\u00a0<\/em><em>ancora non si era chetato. Infine raggiunsi il mio letto e subito mi addormentai.\u00a0<\/em><em>La mattina seguente consegnai con fare circospetto la pietra del Santuario alla nonna.\u00a0<\/em><em>Probabilmente lei pens\u00f2 che io mi vergognassi per aver esaudito il suo strano desiderio\u00a0<\/em><em>portandomi in tasca per cos\u00ec tanta strada una pietra di nessun valore, ma io avevo ben\u00a0<\/em><em>altre cose di cui vergognarmi. \u201c Ed il cero l\u2019hai acceso ? \u201c . \u201cCerto \u2026 \u201c, biascicai io senza convinzione e mi allontanai prima che lei potesse chiedermi altro. Per diversi giorni evitai di venire a trovarmi solo con mia nonna, ed evitai che i nostri sguardi si\u00a0<\/em><em>incontrassero; temevo potesse leggermi negli occhi il mio inganno. E per molti mesi\u00a0<\/em><em>sentii il peso del mio imbroglio tutte le volte che mi capitava di vederla pregare\u00a0<\/em><em>spostando i suoi sassolini. Mi era di sollievo il fatto che la nonna avesse nascosto,\u00a0<\/em><em>chiss\u00e0 dove, la pietra del santuario. Da quando gliela avevo consegnata non avevo mai\u00a0<\/em><em>visto quel sasso. Alla fine mi convinsi che lei si fosse in qualche modo accorta di\u00a0<\/em><em>essere stata ingannata ed avesse buttato la pietra nella strada da dove proveniva.\u00a0<\/em><em>D\u2019altra parte lei mai pi\u00f9 accenn\u00f2 a quella pietra ed io riuscii a poco a poco a seppellire\u00a0<\/em><em>quel mio rimorso\u00bb. <\/em>La storia sembrava finita e mio nonno abbozzo un imbarazzato\u00a0sorriso non sapendo bene come commentare la vicenda.\u00a0Congratularsi con la pronta furbizia di quell\u2019allora giovane ragazzo, o compiangere\u00a0la mite e cieca fede della vecchia nonna?\u00a0Pens\u00f2 di prendere tempo con alcuni colpi di tosse. Ma suonava cos\u00ec falsa quella sua tosse che subito smise vergognandosene. Quando ancora stava cercando una frase\u00a0che potesse por fine a quel teso silenzio,\u00a0Michele riprese: \u00ab<em>Fu sette anni dopo che rividi quella pietra\u00bb. <\/em>I suoi occhi ora guardavano fissi e vuoti davanti a se, ma non vedevano niente, erano velati, e non solo dai fumi del toscano o del vino. <em>\u00abFu una settimana dopo che la nonna era morta e sepolta. Mia madre stava pulendo la stanza dove per tanti anni aveva dormito la nonna.\u00a0<\/em><em>Aveva gi\u00e0 lavato e riordinato tutti i suoi poveri vestiti, le sue lunghe gonne nere suoi corpetti lisi e le sue camicie bianche; aveva piegato le coperte, spazzato il pavimento, e quando si tratt\u00f2 di spostare il grande baule\/madia che in quella stanza fungeva\u00a0<\/em><em>da armadio mi chiam\u00f2 perch\u00e9 le dessi una mano. Di mala voglia mi chinai su quel baule che mia madre aveva rinchiuso dopo averlo svuotato; che bisogno c\u2019era di spazzare anche dietro quel pesantissimo mobile?. Gi\u00e0 stavo per imprecare contro quella sua pignoleria quando, alzando il baule, sentii provenire\u00a0dall&#8217;interno\u00a0del mobile un rumore sordo, attutito, qualcosa stava\u00a0rotolando\u00a0all&#8217;interno\u00a0della madia.\u00a0<\/em><em>Quando, posata la madia contro l\u2019altra parete della stanza, l\u2019apersi, vidi sul fondo\u00a0<\/em><em>un piccolo involucro di colore nero. Mi chinai e lo raccolsi: un vecchio fazzoletto nero, ma qualcosa di relativamente pesante. Al tatto non riuscivo a capire di che cosa\u00a0<\/em><em>poteva trattarsi. Svolsi il fazzoletto e subito di scatto, lasciai andare ci\u00f2 che apparve: una piccola pietra. Ed io sapevo bene che pietra era.\u00a0<\/em><em>Per tutti quegli anni quella pietra, frutto del mio imbroglio, era stata gelosamente\u00a0<\/em><em>conservata dalla vecchia nonna in fondo alla madia che conteneva tutti i suoi poveri\u00a0<\/em><em>averi. Evidentemente mia madre nel riordinare quei vestiti non si era accorta\u00a0<\/em><em>di quella reliquia. Veloce raccolsi la pietra ed il fazzoletto, me la nascosi nella tasca dei pantaloni. Poi scesi in cortile camminando come uno sciancato; quella pietra mi pareva bruciasse in tasca, impedendomi di camminare normalmente. Mi allontanai\u00a0<\/em><em>da casa sempre camminando come se trascinassi un peso enorme nella mia tasca;\u00a0<\/em><em>solo quando fui sufficientemente lontano mi fermai ed estrassi la pietra, quasi senza\u00a0<\/em><em>accorgermene la riavvolsi con cura in quel suo fazzoletto. Quella pietra raccolta a\u00a0<\/em><em>pochi metri dal casa mia era veramente diventata una reliquia\u00bb.<\/em>Nel silenzio ancora una forte boccata del sigaro, ormai ridotto quasi ad un mozzicone.<\/p>\n<p>\u00abL<em>\u2019anno dopo tornai alla festa della Madonna del Santuario di Prascund\u00f9. Ero partito\u00a0<\/em><em>molto presto\u00a0all&#8217;alba, senza\u00a0avvisare nessuno, volevo viaggiare da solo. Quando giunsi\u00a0<\/em><em>sul sagrato della chiesa la celebrazione religiosa doveva ancora iniziare, ancora poca\u00a0<\/em><em>era la gente che saliva verso il Santuario, il tempo era incerto e questo pareva\u00a0<\/em><em>ritardare l\u2019arrivo del pellegrini. Pochi erano quelli che gi\u00e0 si aggiravano davanti alla\u00a0<\/em><em>cappella, fui contento di questo perch\u00e9 potei fare quanto volevo senza che vi fossero\u00a0<\/em><em>occhi curiosi ad osservarmi. Estrassi dalla tasca interna della giacca un fazzoletto\u00a0<\/em><em>nero, lo svolsi ed tirai fuori la reliquia. Fissai per un istante\u00a0quell&#8217;insignificante\u00a0pietra,\u00a0<\/em><em>sembrava pallida per via di tutti quegli anni passati in fondo ad una madia. Eppure era\u00a0<\/em><em>una comunissima pietra come altre migliaia su quella montagna; come su ogni altra\u00a0<\/em><em>montagna. Mi chinai e la deposi per terra. Ora era finalmente l\u00ec. Al suo posto.<\/em><em>Un ultimo sguardo al Santuario; poi mi voltai, riposi con cura il fazzoletto nella tasca\u00a0<\/em><em>della giacca e con passo pi\u00f9 leggero iniziai la discesa. Non molte ore dopo ero\u00a0<\/em><em>nuovamente a casa, sicuro di aver fatto quanto dovevo. Avevo sciolto un voto, <\/em><em>mantenuto una promessa, salvato un ricordo. <strong>Mi ero guadagnato le mie cinque lire<\/strong><\/em>\u00bb<strong><em>.<\/em><\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23816\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23816\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Michele, il fratello di mia nonna, era un uomo grande e grosso, aveva barba e baffi\u00a0e folte sopracciglia nere. Amava il vino, i sigari toscani, il gioco delle carte e starsene seduto\u00a0a raccontare\u00a0storie. Era un uomo capace di rimanere seduto all&#8217;osteria di mio nonno per ore e ore\u00a0davanti ad un bicchiere ed ad una bottiglia [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23816\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23816\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":6831,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-23816","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23816"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/6831"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23816"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23816\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23885,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23816\/revisions\/23885"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23816"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23816"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23816"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}