{"id":23774,"date":"2015-04-27T18:33:48","date_gmt":"2015-04-27T17:33:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23774"},"modified":"2015-04-27T18:33:48","modified_gmt":"2015-04-27T17:33:48","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-milano-un-racconto-di-citta-ancora-possibile-di-stefania-pavesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23774","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Milano. Un racconto di citt\u00e0 ancora possibile&#8221; di Stefania Pavesi"},"content":{"rendered":"<p>Il mattino, converrete con me, dovrebbe essere una cerimonia solenne di sacre lentezze, a met\u00e0 tra il sonno e la veglia, un luogo fragile e sabbatico di gesti essenziali e immacolati, primitivi, coronati solo da rare e ungarettiane sillabe se non dal silenzio pi\u00f9 ermetico; tuttavia la realt\u00e0 tradisce spesso il sogno e cos\u00ec pu\u00f2 accadere che, alle prime ore del giorno, lo squillo prepotente del telefono v\u00ecoli in un malaugurato lampo il santuario del mattino, rompa la sua gestualit\u00e0 muta e geometrica, irrispettosamente profani il Parnaso e, con lui, il religioso rito del caff\u00e8&#8230;<br \/>\nQuando rispondo, dall&#8217;altra parte della cornetta l&#8217;amica milanese mi ammonisce per la mia latitanza cos\u00ec io mi cospargo generosamente il capo di cenere prima di consegnarmi ai suoi rimproveri e imboccare poi la via dell&#8217;espiazione proponendole un ruffianissimo pranzo in centro; l&#8217;amica (sospettosa) accetta a patto che io prometta di presentarmi a lei vestita di cilicio come il giovane Ignazio di Loyola di fronte ai gesuiti.<br \/>\nL&#8217;indomani Milano (che in genere sa come capovolgere un risveglio promettente) ci regala una tarda mattinata di sole pallido, ci sorprende con un cielo cos\u00ec imprevedibilmente terso che quasi non mi pesa appoggiarmi ai suoi marmi freddi, nell&#8217;attesa passeggiare per via Pontaccio (dev&#8217;essere qui che Calvino ha tratto ispirazione per le sue Cosmicomiche), che quasi tollero la vista della scritta &#8220;Expo&#8221; persino tra gli scaffali dei discount. Mi scopro a indugiare con lo sguardo tra le salite e le discese delle guglie aguzze del Duomo, a soffermarlo pensierosa sui fili d&#8217;erba pi\u00f9 impavidi che s&#8217;insinuano tra i binari arrugginiti e i ciottoli, a posarlo divertita sui profili di cani frastornati dall&#8217;ora di punta e dai primi indizi di una primavera che si fa largo tra le stagioni con i suoi profumi dolciastri e desideri voluttuosi, come una sorella affettuosa e scarmigliata che torna da un lungo viaggio con tante storie da raccontare e un bagaglio pieno di doni&#8230;<\/p>\n<p>Giunta l&#8217;amica ci rifugiamo assieme nel primo ristorante avvistato sulla strada, e qui veniamo al punto. Due innamorati, francesi o forse belgi, entrambi sulla sessantina si siedono al tavolo di fronte al nostro e prima di accomodarsi ci salutano con un sorriso educato. Lui altissimo, viso serio ma buffo, cappotto di cammello, capelli bianchi e lunghi raccolti in una coda misera; lei sportivissima, capello corto e d&#8217;un audace arancione, enormi occhiali tondi posati sul naso microscopico, mani affusolate e grigie. Sprigionano un odore terreo ed energico di legno umido e freddo, di bacche di ginepro, credo sia patchouli.<br \/>\nArriva la cameriera, lei indugia parecchio scorrendo l&#8217;indice bislungo su e gi\u00f9 per il men\u00f9 dei primi e infine ordina una carbonara senza uova (ma come si fa?), lui, deciso, rigatoni all&#8217;amatriciana. Da bere un discreto vino rosso sfuso. Si dicono parole veloci e piene di erre, morbide e mormorate, quasi un silenzio, mentre i commensali attorno chiedono alla cameriera pi\u00f9 sale, pi\u00f9 pepe, pi\u00f9 olio, un&#8217;altra bottiglia di acqua frizzante, un quartino di bianco (secco per\u00f2!), gesticolano, urlano, scusi ma per il bagno? Loro invece immobili, serafici, fuori i centri commerciali traboccano di musiche grottesche e commenti inopportuni, i conducenti di autobus insultano quelli di taxi, quelli di taxi offendono gli automobilisti, gli automobilisti se la prendono con i pedoni e questi ultimi si rifugiano in bar in cui gi\u00e0 abbondano i pedoni insultati precedentemente e tazzine, piattini, limoncelli, toasts. I ciclisti come sempre hanno la meglio. Tutto sembra lasciarsi conquistare dal chiasso, sopraffare dalla baraonda, fagocitare e perdersi nella bolgia, ma non quei due colombi al tavolo accanto con i loro gesti eleganti e premurosi, i loro sguardi colmi d&#8217;amore e pudicizia&#8230;anche se non se la tirano, io li immagino viaggiare per il mondo in first, alloggiare nelle suite pi\u00f9 lussuose e ai figli al telefono raccontare: &#8220;Ah che fascino l&#8217;Italia! L&#8217;Elba, il Vittoriano, la Vernaccia, Otranto, Pompei, Murano&#8230;ma no, torniamo presto, ci mancano troppo le escargot e la nostra tenuta a Nantes..!&#8221;.<br \/>\nGiunge la cameriera coi primi fumanti, poggia i piatti, i coniugi li spostano al centro del tavolo cos\u00ec che ognuno possa assaggiare da quello dell&#8217;altro, le loro forchette si incrociano. Nel frattempo io e l&#8217;amica riceviamo la nostra pietanza clamorosamente fuori luogo e fuori stagione: puntarelle alla romana e focaccia bianca&#8230;vabb\u00e8, ma quello ha ordinato l&#8217;amatriciana a Milano!! E poi che cos&#8217;\u00e8 la carbonara senza uova?!?<br \/>\nArriva il momento del conto (i loro secondi me li perdo perch\u00e8 finalmente comincio a farmi i fatti miei): lei fa per afferrare la borsa, lui garbato la ferma come fosse il primo appuntamento, paga, lei lo ringrazia con un cenno timido, si alzano, ci salutano e si prendono per mano, cos\u00ec li guardiamo allontanarsi di certo ignari del fatto che, nel tempo veloce di un pranzo, hanno riscritto i finali di Lancillotto e Ginevra, Paolo e Francesca, Ettore e Andromaca, hanno sconvolto la letteratura di Rostand (Rossella sposa Cyrano e Cristiano \u00e8 testimone di nozze), Shakespeare (Giulietta si sveglia prima che Romeo porti alle labbra il veleno), Bronte (Cime tempestose non \u00e8 mai stato scritto!!), nonostante il chiasso dei tavoli accanto, il tintinnare di posate e bicchieri, frotte di turisti tedeschi che rincorrono i piccioni in Duomo, il ferraglioso sfrecciare del metr\u00f2. I due insospettabili amanti ribaltano il destino di Tristano e Isotta e l&#8217;amore vero e felice esiste malgrado l&#8217;assalto ai saldi, le musiche grottesche, il nostro goffo e incessante gesticolare&#8230;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23774\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23774\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mattino, converrete con me, dovrebbe essere una cerimonia solenne di sacre lentezze, a met\u00e0 tra il sonno e la veglia, un luogo fragile e sabbatico di gesti essenziali e immacolati, primitivi, coronati solo da rare e ungarettiane sillabe se non dal silenzio pi\u00f9 ermetico; 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