{"id":23765,"date":"2015-04-27T18:30:22","date_gmt":"2015-04-27T17:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23765"},"modified":"2015-04-27T18:30:22","modified_gmt":"2015-04-27T17:30:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-narciso-di-donatella-tognaccini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23765","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Narciso&#8221; di Donatella Tognaccini"},"content":{"rendered":"<p>Un giovane di nome Narciso si trov\u00f2 un giorno a spiegare a un extraterrestre cosa fosse Facebook.<br \/>\nNaturalmente erano entrambi in incognito, il primo perch\u00e9 personaggio del mito, il secondo perch\u00e9 proveniente dal lontano mondo di Kepler 438b a 475 anni luce di distanza dalla Terra. In altri termini potremmo dire che quello cui diamo generalmente credito, ma che si ritiene non sia mai esistito, si incontr\u00f2 con quello che potrebbe esistere, ma a cui non diamo generalmente credito.<br \/>\nFu una conversazione interessante che, per un caso fortunato, ebbi modo di ascoltare non molto tempo fa.<br \/>\nVa detto subito che solitamente dopo cena, per incontrare gli amici o bere una birra in santa pace, ho l\u2019abitudine di trascorrere qualche ora in un pub vicino casa mia. \u00c8 anche l\u2019occasione per me di fare quattro passi, sgranchire le gambe dopo una giornata di lavoro, guardarmi intorno liberamente e in modo svagato, senza il pensiero di correre per prendere in tempo la metropolitana, il tram o altri mezzi di trasporto.<br \/>\nCos\u00ec facendo, la citt\u00e0 mi viene restituita come una somma e non una sottrazione di sguardi, il passo \u00e8 tranquillo, l\u2019immaginazione trova terreno fertile e in fondo, anche se \u00e8 buio e non accade niente di speciale, provo una sensazione di contentezza, di libert\u00e0, di andare da qualche parte senza essere strattonato, spinto, derubato, costretto.<br \/>\nNeanche a farlo apposta quella sera sono tra i primi clienti. Fuori fa freddo ed \u00e8 piacevole l\u2019ambiente che mi accoglie, con le pareti rivestite in legno. Sembra di addentrarsi nella penombra di un sottobosco. Cosa c\u2019\u00e8, mi dico spesso, di pi\u00f9 simile a un albero di un uomo? Chi ha copiato per primo fra i due? Il corpo di un uomo ha il tronco, le mani hanno dita che si aprono a ombrello come certe chiome, gli occhi a seconda dei popoli sono pi\u00f9 stretti o pi\u00f9 larghi ma in tutto e per tutto simili alle foglie. Non so se per questo motivo, comunque gli occhi letteralmente mi cadono su due clienti appartati in un angolo. Certamente se fossi arrivato anche mezz\u2019ora dopo non li avrei notati nel viavai di gente e invece proprio mi incuriosiscono come per un\u2019attrazione gravitazionale. Decido di sedermi a un tavolo vicino, mi tolgo la giacca a vento, il cappello di lana, i guanti e mi pare, guardandomi le mani bianche, di essere rimasto con la nuda corteccia. Le poltroncine verdi sono davvero comode, la seduta e lo schienale imbottiti e ricoperti di velluto. Il tavolino \u00e8 basso, di vetro opaco, con alcune guide turistiche un po\u2019 vecchiotte, per la verit\u00e0, e dei romanzi. Qualcuno li ha sfogliati e poi ha dimenticato di riporli nelle scaffalature che stanno agli angoli del locale. Un cameriere si avvicina. Strano, penso, non fa parte del solito staff, deve essere nuovo. \u00c8 gentile, anche se il sorriso di maniera certamente gli risulta utile per rendersi gradevole ai clienti e intascare qualche mancia. Ordino una birra alla spina, che subito mi serve con vari salatini in contenitori di resina. Ne pizzico alcuni e li gusto lentamente. Intanto cerco di ascoltare cosa si dicono i due che mi siedono accanto, avvicinandomi un po\u2019 con un movimento impercettibile della poltroncina, che invece mi tradisce emettendo lo stridulo lamento del legno sfregato sul pavimento.<br \/>\nL\u2019uomo \u00e8 vestito in modo trascurato, ha una giacca di almeno una taglia pi\u00f9 piccola, lo si vede bene dalla manica troppo corta sopra il polsino della camicia. Ha un cappello nero in testa, voluminoso. L\u2019altro, che gli sta di fronte, \u00e8 giovane, biondo, bellissimo. Lo intravedo ogni tanto quando piega la testa per appoggiarla alla mano, come se stesse ascoltando il rumore di una conchiglia. Guardo e non guardo. Vorrei vedere che faccia ha l\u2019uomo, ma non mi riesce. Lascio la birra e vado alla toilette, c\u2019\u00e8 un sacco di gente e passo vicino al tavolo dei due. Purtroppo, al ritorno, l\u2019uomo abbassa la testa per raccogliere non so che e non posso trattenermi neanche un attimo davanti a lui senza darlo a vedere. Torno a sedermi, guardo il colore ambrato della mia birra, aspiro l\u2019intenso odore di orzo arrostito. Devo trovare una scusa per ascoltarli senza essere osservato. Cos\u00ec, visto che ho finito i salatini ed \u00e8 troppo presto per ordinare un\u2019altra birra, ripiego sui libri dimenticati da un cliente distratto. Ne prendo uno a caso, tanto non lo posso leggere e nemmeno mi interessa farlo. Lo faccio per darmi un tono. Cosa pu\u00f2 fare di diverso un uomo solo che non sta aspettando nessuno? I miei amici vengono il sabato o il venerd\u00ec, so per certo che negli altri giorni vengono trattenuti in famiglia; il gioved\u00ec questo luogo \u00e8 un\u2019oasi di pace, di relax, non devo sforzarmi di formulare nessun pensiero complesso, di approfondire un concetto. Il gioved\u00ec faccio prevalere la mia natura animale e, ad eccezione del nome della birra, infilo un\u2019esclamazione dietro l\u2019altra perch\u00e9 richiedono il minimo sforzo. Poi mi guardo intorno, ascolto della buona musica di sottofondo, qualche volta un concerto, controllo la fauna, preparo strategie future e prossimi passi.<br \/>\nTorno a prestare orecchio alla conversazione tra i due sconosciuti. So per certo che non potr\u00f2 capire tutto, per questo dovr\u00f2 fare delle integrazioni, una ricostruzione del testo. Se almeno potessi guardare il giovane, seguire il movimento delle labbra del colore rosso sbiancato delle fragoline di bosco&#8230; Mi sistemo il libro sulle ginocchia, lo apro a caso, mi do dello scemo perch\u00e9 non si pu\u00f2 aprire un libro a caso se non si ha intenzione di leggerlo, si deve aprire al centro, altrimenti non sta in equilibrio. Capisco chiaramente che l\u2019uomo ha appena aperto un profilo su Facebook.<br \/>\nIl giovane invece \u00e8 un nativo digitale. Avr\u00e0 diciotto anni non di pi\u00f9, una bellezza che toglie il fiato. Ogni tanto sbircio nella sua direzione. Ha la pelle bianchissima, forse troppo pallida se non fosse che sulle guance appare accaldato. Non \u00e8 un incontro occasionale, non sono amici, nemmeno conoscenti mi pare. Non riconosco nessuna parola confidente, nessun interesse fisico tra i due. L\u2019uomo ascolta, pi\u00f9 che parlare, \u00e8 del tutto ignorante. Il giovane appare come un maestro. Offre spiegazioni. \u00c8 estremamente competente, sa tutto o almeno d\u00e0 questa impressione. Tiene in mano un Iphone e lo mostra all\u2019uomo girando lo schermo nella sua direzione.<br \/>\n&#8211; La f di Facebook \u00e8 la consonante da venerare &#8211; dice il ragazzo &#8211; una divinit\u00e0 con tanto di simboli e un\u2019ara dove sacrificare tag, post, mi piace. Per spiegare la consonante si tocca la faccia e poi si alza, scostando la poltroncina, e viene verso di me.<br \/>\n&#8211; Scusa &#8211; mi dice con leggero accento greco &#8211; mi puoi prestare il libro che stai leggendo? Solo un attimo.<br \/>\nResto paralizzato. \u00c8 di una bellezza sconvolgente, fragile, incerta. Ha gli occhi cos\u00ec chiari che paiono fatti d\u2019acqua e dissetano, una malinconia che sembra antica e quindi impossibile perch\u00e9 dovrebbe affondare le sue radici nell\u2019infanzia.<br \/>\n&#8211; Prendi! &#8211; gli dico porgendogli il libro.<br \/>\n&#8211; Efharist\u00f2! Posso tenerlo cinque minuti? Devo mostrarlo al mio amico.<br \/>\n&#8211; Okay &#8211; dico e mi pento. C\u2019\u00e8 qualcosa di peggio che rispondere va bene? Va bene cosa? Che non ho sentito un accidente della vostra conversazione, che per contrasto non mi vado bene per niente, che la fisicit\u00e0 ha l\u2019affondo di un coltello, che avrei potuto anche leggere il titolo di quel romanzo che ora aggiunger\u00e0 materiale alla conversazione e di cui non so niente.<br \/>\nL\u2019uomo tocca il libro, lo apre, sfoglia le pagine bianche, lo richiude, indica il titolo scritto con lettere dorate. Il ragazzo allunga il collo e, anche se al rovescio, glielo legge, poi torna a disegnare il profilo del suo volto e ad indicare il libro. &#8211; Facebook- dice chiaramente.<br \/>\n&#8211; Facebook &#8211; ripete l\u2019uomo con un accento che non so riferire a nessuna lingua che conosco. Il continuo della storia o meglio della preistoria di Facebook, di Mark Zuckerberg e tutto il resto, riesco a seguirlo tappa dopo tappa, ho visto il film \u201cThe Social Network\u201d di David Fincher, cinque anni fa. Bello, mi \u00e8 piaciuto, e ora mi risulta utile per seguire con discreta precisione il senso del discorso. Il giovane parla per informare, chiarisce ogni aspetto, rende trasparente il significato. L\u2019uomo guarda ancora l\u2019Iphone con il profilo del ragazzo.<br \/>\n&#8211; Devi sapere &#8211; dice &#8211; che noi facciamo un po\u2019 quello che facevate voi anticamente \u2026 un viaggio, un Grand Tour, cerchiamo mondi liquidi e persone fatte d\u2019acqua come voi umani, ci interessa conoscere la realt\u00e0 liquida dei social network.<br \/>\nAscolto con maggiore interesse la conversazione, ma non capisco cosa voglia dire, resto come sbalordito, inquietato. Anch\u2019io sono fatto d\u2019acqua. Chi \u00e8 il personaggio di spalle e chi \u00e8 il giovane o sarebbe meglio dire la bellezza fatta persona?<br \/>\nCredo che far\u00f2 in tempo a ubriacarmi perch\u00e9 continuer\u00f2 a bere finch\u00e9 il libro non mi verr\u00e0 restituito. Intanto, mentre aspetto che il cameriere attraversi il mio angolo di visuale, bevo, \u00e8 proprio il caso di dire, tutte le parole che si dicono, qualcuna la sorseggio per capire che significato ha, come quando l\u2019uomo dice che viene da un altro pianeta, Kepler 438b. Il sapore di questa affermazione \u00e8 uno di quelli che mette ancora pi\u00f9 sete, sete di sapere.<br \/>\nKeplero (io l\u2019ho chiamato cos\u00ec) racconta una storia incredibile al ragazzo incantato. Dice che il suo pianeta \u00e8 distante centinaia di anni luce dalla Terra, che ha un cielo rosso e un sole rosso. Penso al nostro tramonto e alle labbra del ragazzo.<br \/>\n&#8211; \u00c8 in gran parte coperto dall\u2019acqua, per questo noi adoriamo le rocce affioranti e intorno a queste abbiamo costruito delle piattaforme. La nostra vita in fondo \u00e8 semplice, viaggiamo in moltissimi mondi e ognuno di noi riporta indietro qualcosa.<br \/>\n&#8211; Qualcosa? &#8211; dice il giovane &#8211; Cosa?<br \/>\n&#8211; Per esempio dalla Terra su Kepler sono stati portati via i poeti che non vi servono pi\u00f9 e le loro poesie che non leggete mai.<br \/>\n&#8211; Avete preso qualcos\u2019altro?<br \/>\n-S\u00ec, la pace che in tanti millenni non siete riusciti a raggiungere, ce l\u2019abbiamo noi. Noi proteggiamo la pace e la poesia del vostro mondo e studiamo queste parole negli ingranaggi che non hanno funzionato.<br \/>\n&#8211; E ci riuscite?- dice il giovane.<br \/>\n&#8211; Non saprei dire, sono lavori in corso.<br \/>\n&#8211; E per quale motivo hai voluto incontrarmi?- gli chiede.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 il tuo mito non dice la verit\u00e0, non completamente e io voglio capirne il motivo. Sono venuto sulla Terra per incontrarti e chiedertelo di persona.<br \/>\nNon so se alzarmi, confessare di essere stato in ascolto tutto questo tempo e pregarli in ginocchio di potermi unire alla loro conversazione. Per\u00f2 ho paura di spaventarli. Chiss\u00e0 perch\u00e9 quando si chiede l\u2019amicizia su Facebook solitamente si accetta perch\u00e9 \u00e8 una possibilit\u00e0 di incontro, invece quando ci si presenta in carne e ossa, se sconosciuti, siamo una possibile minaccia e la richiesta \u00e8 un\u2019intrusione alla privacy. Non devo farlo. Voglio sapere ancora e ancora notizie dei due e il perch\u00e9 di questo incontro.<br \/>\nIl giovane resta muto, sembra tornare indietro nel tempo, la sua espressione \u00e8 assorta.<br \/>\n&#8211; Mi chiedi ragione di un mito che per tutti ha gi\u00e0 un significato.<br \/>\n&#8211; Ma non \u00e8 quello giusto!<br \/>\n&#8211; Dimmi come hai fatto a scoprirlo e ti dir\u00f2 la verit\u00e0!<br \/>\n&#8211; Non l\u2019ho scoperto io, me lo hanno suggerito i poeti.<br \/>\n&#8211; Vuoi dire le loro poesie?<br \/>\n&#8211; \u00c8 lo stesso, non trovi?<br \/>\n&#8211; Va bene, se proprio me lo chiedi ti racconter\u00f2 la mia storia, per\u00f2 a patto che la porti con te, sul tuo lontano pianeta.<br \/>\n&#8211; Te lo prometto, sulla Terra non sapranno nulla di questo nostro colloquio privato.<br \/>\n&#8211; Il mito mi colloca in un bosco. Io ero ancora un bambino quando mia madre mi rivel\u00f2 la verit\u00e0. Non avrei mai dovuto conoscermi per vivere e invecchiare. Avrei dovuto conoscermi per morire e restare giovane. Erano due scelte ugualmente inaccettabili, non trovi? Cos\u00ec vivevo nel bosco o meglio vagavo nel bosco, senza una meta che potesse condurmi a me stesso o una casa in cui tornare per divenire vecchio. Parlavo con mio padre, il fiume, che non mi voleva ascoltare e scorreva con terribile violenza nel suo corso impetuoso e poi cercavo conforto in mia madre che non avrebbe mai smesso di ascoltarmi, ricordandomi con i suoi occhi innamorati la mia smisurata bellezza. Per questo ero scontroso e solitario, vagabondavo e non volevo imparare niente. Ma la natura ti istruisce da sola, anche l\u2019ignoranza che non coltiva nulla alla fine produce qualche frutto. Infatti, per sopravvivere, cacciavo bestie selvatiche e imparavo a farlo divenendo ogni giorno pi\u00f9 esperto nell\u2019uso delle frecce e della spada.<br \/>\n&#8211; Finch\u00e9 non arrivasti alla famosa fonte \u2026<br \/>\n&#8211; Finch\u00e9 non accadde quello che hai appena detto. Quel giorno, quando raggiunsi la fonte, ero triste per la ninfa Eco, che avevo respinto, ma che pi\u00f9 di tutti mi aveva amato. La spada mi serviva per allontanare gli sguardi, sfoltirli. Il suo per\u00f2 era sopravvissuto nella mente e mi faceva male pensarci. Quando arrivai alla fonte ero in questo stato d\u2019animo e non mi accorsi del pericolo, della trasparenza dell\u2019acqua di una limpidezza cristallina. Avevo sete. Per bere dovevo inginocchiarmi, prendere l\u2019acqua con i palmi delle mani unite e cos\u00ec feci. La fonte mi concesse la sua acqua, ma mi restitu\u00ec il mio sguardo. Fu allora che scoprii la solitudine, che prima non mi aveva mai pesato, fu cos\u00ec che cercai di accarezzare la mia immagine e parlarci. Nessuna foglia poteva cadere sull\u2019acqua, n\u00e9 un frammento di corteccia, n\u00e9 i rami guasti degli alberi, il fondo era senza fango. Potevo cancellare con un movimento della mano la mia immagine e poi aspettare che si ricomponesse da sola. La raccoglievo frammentaria e la ricomponevo, poi la disfacevo e tornavo a ricomporla. Fu cos\u00ec che la mia ignoranza si attenu\u00f2 da sola e iniziai a osservare il contenuto e i margini del foglio d\u2019acqua. L\u2019immagine mi spingeva a fantasticare come credo facciate voi con il vostro piccolo sole rosso che non \u00e8 come il nostro che non pu\u00f2 essere guardato. Cominciai a creare storie sul mio volto fingendo che fosse quello di un altro e non morire. Conobbi ogni particolare che era sempre diverso e mutava nel tempo. Scrissi sull\u2019acqua la mia prima e unica poesia che parlava del sole che \u00e8 concesso agli uomini ed \u00e8 racchiuso nel loro sguardo. Poi, per\u00f2, commisi l\u2019errore di pensare che quel sole potesse scaldare il mio mondo e non che fosse un semplice riflesso nell\u2019acqua. Caddi nella fonte per il bisogno di scaldarmi e il fiore sulla sponda c\u2019era anche prima e c\u2019\u00e8 ancora.<br \/>\n&#8211; Grazie Narciso &#8211; dice l\u2019extraterrestre &#8211; questo era il pezzo mancante, la prima poesia della vostra triste umanit\u00e0. Puoi scriverla sul libro? La porter\u00f2 con me.<\/p>\n<p>Non posso vedere nulla del libro poggiato sul tavolo n\u00e9 so leggere il greco. Col cuore in gola osservo Narciso che scrive con la mano bianca\u00a0e poi chiude il libro che non \u00e8 mio, ma che vorrei gridare che mi appartiene.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23765\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23765\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un giovane di nome Narciso si trov\u00f2 un giorno a spiegare a un extraterrestre cosa fosse Facebook. 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