{"id":23659,"date":"2015-04-24T17:49:42","date_gmt":"2015-04-24T16:49:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23659"},"modified":"2015-04-24T17:49:42","modified_gmt":"2015-04-24T16:49:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-odore-di-muffa-e-profumo-di-gelsomino-di-alessandra-minello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23659","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Odore di muffa e profumo di gelsomino&#8221; di Alessandra Minello"},"content":{"rendered":"<p>Entr\u00f2 a piccoli passi, trascinando la gamba destra, la mano tremolante aggrappata al suo bastone. Percorse il corridoio senza guardarsi intorno, mirava solo alla pila di uomini arrivati prima di lui. Appoggiandosi alla parete bianca, sal\u00ec la scala a tre pioli che qualcuno aveva lasciato vicino alla pila. Si sistem\u00f2 la camicia azzurra a maniche corte, prima di distendersi sopra l\u2019uomo grasso con la pipa. Spost\u00f2 la pipa, gli dava fastidio sulla schiena. Poi la rimise dov\u2019era, sorridendo. Teneva il bastone stretto in mano, le sue iniziali erano ben in vista, intarsiate nel legno chiaro. Chiuse gli occhi. La morte era arrivata al momento giusto.<br \/>\nIo guardavo la scena, seduto nella sala di attesa. La maglietta mi si appiccicava alla schiena. Ero oppresso e allo stesso tempo drogato dall\u2019odore di naftalina che invadeva la stanza. La segretaria usc\u00ec dallo studio del medico, con le tette enormi strette sotto il camice bianco. -Hai bisogno di qualcosa?-, mi chiese, senza nemmeno uno sguardo ai vecchi seduti intorno a me o a quelli ammassati accanto alla porta. &#8211; No, no, sto bene. Devo solo aspettare- risposi. Non sembr\u00f2 per niente interessata a saperne di pi\u00f9. Torn\u00f2 verso lo studio, sollev\u00f2 leggermente un piede per non pestare la mano del primo della pila. Sapevo che alle tre qualcuno sarebbe venuto a raccoglierli. L\u2019uomo seduto vicino a me inizi\u00f2 ad avere delle convulsioni, erano leggere, quasi un singhiozzo. Appoggi\u00f2 il libro sulla sedia accanto e si sollev\u00f2 aggrappandosi allo schienale. Riprese il libro con s\u00e9 e si avvicin\u00f2 alla pila di uomini. Aveva la pelle pi\u00f9 raggrinzita rispetto agli altri e la bocca incurvata all\u2019ingi\u00f9. &#8211; Pu\u00f2 aiutarmi?- biascic\u00f2. Lo stavo osservando, ma non mi aspettavo mi rivolgesse la parola. Annuii e saltai in piedi veloce, gli tenni il libro e lo sollevai per un braccio mentre saliva i tre gradini, era leggero, sapeva di muffa. Si sistem\u00f2 sopra all\u2019uomo con il bastone, rivolle il suo libro, chiuse gli occhi prima ancora che io mi girassi.<br \/>\nTornai a sedermi, tenevo la testa affondata tra le mani, l\u2019odore di muffa, naftalina e morte mi invadeva le narici. Dovevo uscire da quel posto, ma non sapevo proprio dove andare.<br \/>\nDalla sala in fondo a destra usc\u00ec una donna, sulla sessantina, con i capelli grigi. Trascinava dietro di s\u00e9 un carrello con un sacco della spazzatura, una scopa, delle spugne. Chiuse il carrello in uno sgabuzzino e si infil\u00f2 le chiavi nelle tasche del grembiule verde. Aveva lasciato la porta della sala in fondo semi-aperta. Nessuno sembr\u00f2 accorgersene, tranne me.<br \/>\nMi infilai nella stanza, che mi sembr\u00f2 familiare. Era piena di libri di medicina. C\u2019era una scrivania in rovere, sopra la scrivania una cornice, con una foto di un cavallo bianco. La presi in mano e la baciai. Poi mi avvicinai al lettino, feci scorrere il rotolo di carta che pendeva all\u2019estremit\u00e0, ricoprendolo tutto con un velo bianco. Mi ci sdraiai. Il cuore mi batteva veloce. Sentivo ancora nelle narici l\u2019odore dei morti, ma stare l\u00ec da solo mi rilassava. Iniziai a contare i quadrati del controsoffitto bianco, seguivo con gli occhi le linee che li separavano, immaginavo tante foto di cavalli e un filo rosso che potesse passare tra l\u2019una e l\u2019altra. In quel momento suon\u00f2 il telefono.<br \/>\n&#8211; Pronto Dottor Bassi?<br \/>\nChiese una voce femminile di l\u00e0 del filo.<br \/>\n&#8211; S\u00ec, sono io.<br \/>\nRisposi preparato.<br \/>\n&#8211; Sono la Signora Brighi, Adele. Senta dottore, la chiamo per la solita cosa. Mio marito ha ancora le fitte allo stomaco, l\u2019ulcera. Oggi respira male e non mangia da due giorni. Sono preoccupata.<br \/>\n&#8211; Senta Signora, mi sembra sia una cosa grave, ma cos\u00ec, senza vederlo, non posso dirglielo. Le chiedo di venire al mio studio alle 15.30. L\u2019aspetto qui, con suo marito e porti anche sua figlia.<br \/>\n&#8211; Ma, Dottore, io, noi non abbiamo una figlia. C\u2019\u00e8 Giacomo, ma vive via, ormai, da anni.<br \/>\n&#8211; Ecco, brava, l\u2019aspetto con Giacomo.<br \/>\nE riattaccai. Il grosso orologio sulla parete di fronte segnava le 14.23. Pensai che sarebbe stato bello incontrare della gente viva, malata ma viva, invece che i vecchi morti della pila. Aprii l\u2019agenda in pelle marrone appoggiata accanto all\u2019enciclopedia medica. Spostai il blocchetto delle ricette e iniziai a telefonare. Abbagnale Giorgio, Abbagnale Franco, Abbate Maria Pia, Abbiati Andrea, Abbiati Giulia. Per ogni lettera c\u2019erano almeno venti nomi. Mentre componevo i numeri, con la mano sinistra disegnavo una macchinina sul libro delle ricette. Avevano tutti la segreteria, lasciai a tutti lo stesso messaggio:<br \/>\n\u201cSalve, sono il dottor Bassi, la chiamo dal mio studio. Ho riguardato la sua cartella clinica, \u00e8 importante che lei venga al mio studio alle 15.30. Porti anche suo marito e i suoi figli, \u00e8 una comunicazione urgente.\u201d<br \/>\nAlla parola \u201curgente\u201d alzavo la voce. Forse qualcuno si sarebbe spaventato, ma non m\u2019importava, lo facevo per loro. Intanto l\u2019odore di morto non c\u2019era pi\u00f9. Ora sentivo forte l\u2019odore delle medicine. Passai la successiva mezz\u2019ora a telefonare, mentre le linee della macchinina sul foglio rosso diventavano pi\u00f9 nette. Alle 15 ero arrivato alla M. Maccioni Pietro fu l\u2019ultimo. Poi mi fermai, ero stanco. Tornai a sdraiarmi sul lettino, strappando dell\u2019altra carta e buttando via quella vecchia, in cui c\u2019era l\u2019impronta delle mie All Stars. Piegai le gambe e ricominciai a contare i quadrati del soffitto, avevo mezzora prima che tutti arrivassero a farmi compagnia. Non volevo uscire dalla stanza, l\u00ec fuori c\u2019erano i vecchi morti ammassati, qui c\u2019era il fresco, un lettino, un buon odore. Alla parete vidi il calendario con i cavalli, mi alzai e andai a baciarlo. Svuotai a terra il cestino della spazzatura che stava vicino alla porta, cercavo dell\u2019acqua. Trovai, invece, una ricetta, una di quelle rosse. C\u2019era disegnata una macchinina, era un foglio tutto spiegazzato, era identica a quella che avevo disegnato io mentre facevo le telefonate. Mi prese, improvvisa, la voglia di risistemare tutto. Afferrai quello che c\u2019era a terra e lo rimisi dov\u2019era. Presi dalla scrivania la ricetta rossa dove avevo appena disegnato la macchinina, la strappai e la buttai nel cestino, a fare compagnia all\u2019altra. Strappai la carta del lettino e la misi pulita, senza il segno delle mie All Stars. Mi strofinai anche la suola delle scarpe con la carta strappata. Girai di nuovo la foto col cavallo bianco, le diedi un bacio. Mi misi in piedi vicino alla porta, ormai erano quasi le 15.30 e sarebbero arrivati tutti: la signora Brighi Adele con il marito con l\u2019ulcera e il figlio Giacomo, anche se abitava lontano, i signori Abbate e la famiglia Abbiati. Forse i Maccioni no, li avevo chiamati tardi. Presi il camice appeso dietro la porta. Indossai anche dei guanti monouso. Mi misi lo stetoscopio al collo. Chiusi il camice, per coprire i jeans e la maglietta rossa. Assunsi un\u2019aria seria.<br \/>\nL\u2019orologio alla parete segnava le 15.29, mancava un minuto all\u2019arrivo dei pazienti. Bagnai le dita della mano sinistra con la lingua e me le passai sulle sopracciglia, dovevo essere in ordine. Bussarono.<br \/>\n&#8211; Dottor Bassi, posso entrare?<br \/>\nEra un uomo, sulla sessantina, non lo riconoscevo. Pareva molto pensieroso.<br \/>\n&#8211; Certo, entri pure. Mi dica.<br \/>\n&#8211; La aspettano nella sua stanza, me l\u2019ha detto la Dottoressa Maria Vita, sta arrivando a prenderla. L\u2019accompagner\u00e0 nel suo studio fino alle 20. L\u00ec c\u2019\u00e8 del lavoro per lei. Io passer\u00f2 a trovarla stasera alla fine del turno.<br \/>\nTutto quello che diceva mi sembrava ragionevole. Anche il nome della dottoressa mi risultava familiare. Lei infatti arriv\u00f2 dopo poco, era bella. Mi aiut\u00f2 a spogliarmi, mi tolse il camice, lo stetoscopio, mi prese sotto il braccio e mi parl\u00f2 dolcemente.<br \/>\n&#8211; Andiamo Andrea, ti riporto nella tua stanza.<br \/>\nNon era aggressiva, non era antipatica, non aveva le tette grosse come quell\u2019infermiera che avevo visto prima.<br \/>\n&#8211; Dottor Bassi, dieci minuti e torno da lei. Andrea \u00e8 tranquillo, guardi com\u2019\u00e8 bello oggi.<br \/>\nIl vecchio pensieroso fece finta di sorridere.<br \/>\n&#8211; S\u00ec, Maria Vita, c\u2019\u00e8 tempo, il primo paziente arriver\u00e0 alle 4.<br \/>\nNon capivo perch\u00e9 parlasse cos\u00ec di me, non capivo perch\u00e9 chiamasse quell\u2019uomo Dottor Bassi, ero io il Dottor Bassi! Ma mentre ci pensavo, lei mi aveva gi\u00e0 preso sottobraccio e mi aveva dato in mano la foto col cavallo che avevo visto sulla scrivania. Iniziai a baciarla, mentre Maria Vita mi portava via. Sapeva di un buon profumo di pulito. Mentre la porta si chiudeva mi parve di vedere il signore di sessant\u2019anni che metteva nel cassetto l\u2019agenda in pelle e tirava fuori dalla scrivania un\u2019altra foto, c\u2019erano tre persone, uno era lui, una era una signora, uno era un ragazzino con una maglietta rossa. Il signore la guardava con sguardo triste. Maria Vita mi teneva abbracciato per i fianchi, attraversavamo la sala d\u2019attesa, i vecchi morti ammassati sull\u2019angolo non c\u2019erano pi\u00f9. I capelli di Maria Vita profumavano di gelsomino.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23659\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23659\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entr\u00f2 a piccoli passi, trascinando la gamba destra, la mano tremolante aggrappata al suo bastone. 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