{"id":23517,"date":"2015-04-07T11:26:15","date_gmt":"2015-04-07T10:26:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23517"},"modified":"2015-04-07T11:26:15","modified_gmt":"2015-04-07T10:26:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-ciao-maestra-di-mara-grytter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23517","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Ciao maestra&#8221; di Mara Grytter"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMa perch\u00e9 lo fai?\u201d. Mi tornava in mente la domanda di mia sorella e forse era \u00a0per quel giudizio negativo\u00a0 \u00a0sottinteso o forse per il freddo di quella sera di gennaio, che \u00a0non riuscivo a motivarmi, ad andare.<\/p>\n<p>\u201d Ma ti pagano almeno?\u201d aveva continuato lei.<\/p>\n<p>Figurarsi, pensai, quella era l\u2019ultima cosa. Fin\u00a0 da bambina il no-profit era gi\u00e0 in me, l\u2019avevo capito ormai tanto tempo prima, da quando vendevo i \u00a0\u00a0giornaletti e\u00a0 i miei libri \u00a0per comprare con il ricavato, latte e carne per \u00a0i\u00a0\u00a0gatti di strada.<\/p>\n<p>Le risposte che mi venivano in mente, non mi consolavano. Lo facevo, adesso senza pi\u00f9 impegni di lavoro, \u00a0\u00a0per \u00a0colmare quel vuoto lasciato dai figli ormai grandi, andati per la loro strada: la \u201csindrome del nido\u00a0 vuoto\u201d? \u00a0O perch\u00e9 quella di insegnare era una vecchia passione mai potuta praticare?<\/p>\n<p>Mentre riflettevo, \u00a0ero gi\u00e0 in auto, carica di libri, fogli colorati e\u00a0 cartine geografiche, , destinazione la scuola di italiano per stranieri. \u00a0Quella sera avevo portato anche \u00a0il thermos grande pieno di th\u00e8 caldo. Mi piaceva prepararlo \u00a0in inverno e offrirlo prima dell\u2019inizio delle lezioni: quel profumo di th\u00e8 verde al gelsomino speravo evocasse, \u00a0un p\u00f2 in tutti gli studenti, il\u00a0 ricordo del loro paese, di casa. Un po\u2019 come succedeva a me quando, all\u2019estero, sentivo l\u2019aroma del caff\u00e8 espresso arrivare all\u2019improvviso a riempirmi le narici: in un attimo mi ritrovavo nella cucina di casa mia a Roma.<\/p>\n<p>\u201cCiao Maestra\u201d , Popsi, la giovane bengalese mi salutava sempre per prima, aveva in braccio la sua bambina di quattro mesi, bellissima, tutta occhi. Si chiamava \u201cLuce della rosa,\u201d \u00a0\u00a0tradotto in italiano. \u00a0La portava in passeggino con l\u2019autobus, aiutata dalle altre amiche. Quando arrivavano tutte nel cortile della scuola, formavano una piccola folla colorata, con i loro abiti di seta cruda di un bel \u00a0rosa fucsia, turchese e persino giallo\u00a0 indossati sotto ai pi\u00f9 occidentali cappotti. Erano arrivate in Italia quasi tutte per raggiungere i\u00a0 mariti che lavoravano qui gi\u00e0 da anni, \u00a0venivano a scuola per imparare \u00a0a comunicare nella lingua del \u00a0paese in cui erano capitate. \u00a0Molte aspettavano un bambino o ne avevano gi\u00e0; \u00a0li portavano per mano a scuola, insieme a loro.<\/p>\n<p>Al mio arrivo si\u00a0 avvicinavano \u00a0al tavolino arrangiato, con i bicchieri di carta, lo zucchero di canna e sorridevano \u00a0scaldando le mani intorno al bicchiere, inspirando il profumo del th\u00e8 bancha. Qualcuno ringraziava con le mani giunte e un piccolo inchino del capo, mormorando un\u201d grazie\u201d ancora incerto nella pronuncia.<\/p>\n<p>Finalmente aveva inizio la lezione.<\/p>\n<p>In classe quell\u2019anno avevo donne \u00a0e ragazzi provenienti dalla Nigeria, dal Bangladesh, dall\u2019 Afghanistan, dal Sudan. Nel corso dei mesi, \u00a0a causa\u00a0 di trasferimenti o delle assenze prolungate, succedeva spesso che gli studenti di una classe cambiassero \u00a0\u00a0e cos\u00ec bisognava ricominciare da capo, dall\u2019alfabeto.<\/p>\n<p>La prima volta che\u00a0 mi avevano chiamata \u00a0\u201dmaestra\u201d, mi ero emozionata. Non avevo mai fatto l\u2019insegnante prima e quel titolo mi sembrava troppo onorifico, mi sentivo in dovere di meritarlo. \u00a0Le prime volte \u00a0quindi avevo cercato di schernirmi, di \u00a0rifiutare con delicatezza quell\u2019appellativo, ma poi l\u2019 affetto semplice e la fiducia espressi con quella parola, mi avevano conquistata.<\/p>\n<p>Avevo scelto di insegnare al livello base, quello in \u00a0cui arrivano le persone che non sanno nulla di italiano, che ti guardano sorridenti e fiduciosi senza capire nemmeno il saluto \u00a0di benvenuto.<\/p>\n<p>Si iniziava con l\u2019alfabeto e le sillabe, \u00a0con i suoni, quindi, della nostra lingua cos\u00ec diversi dai \u00a0loro. Meno male che\u00a0 conoscevano tutti\u00a0 un po\u2019 di inglese o francese, altrimenti sarebbe stato difficile comunicare e andare avanti.<\/p>\n<p>La soddisfazione poi era enorme quando, alla fine dell\u2019anno, ognuno di loro riusciva a presentarsi, a parlare del suo paese e della sua famiglia, a raccontare la sua storia: a comunicare \u00a0in italiano le sue emozioni, ecco.<\/p>\n<p>I bambini, di\u00a0 et\u00e0 varie, erano gi\u00e0 intorno al tavolo impegnati a colorare oceani azzurri, soli gialli e a giocare con le letterine colorate \u00a0dell\u2019alfabeto.<\/p>\n<p>Avevo gi\u00e0 notato quel ragazzo che restava sempre \u00a0in silenzio e \u00a0in disparte, Khalid, sudanese di 26 anni . L\u2019avevo notato \u00a0da quando \u00a0aveva iniziato il corso un mese dopo gli altri, schivo, timido. Non parlava mai della sua storia, di come fosse arrivato in Italia. Aveva uno sguardo sempre nostalgico e solo quando avevamo \u00a0trovato sulla cartina geografica il suo Paese in Africa, si era illuminato in un grande sorriso.<\/p>\n<p>Alla fine della lezione, alle nove di sera, iniziavano i saluti e man mano uscivano tutti tranne la mamma di \u201c Luce della rosa\u201d: Popsi si girava di spalle verso il muro e allattava la sua bambina. Solo cos\u00ec riusciva poi a riportarla a casa in autobus senza che urlasse dalla fame.<\/p>\n<p>Poi\u00a0 una sera accadde.<\/p>\n<p>All\u2019arrivo a scuola c\u2019era una strana concitazione, anche tra gli insegnanti: c\u2019erano stati degli scontri in periferia e alcuni migranti erano stati coinvolti. Khalid era stato picchiato dentro ad un supermercato, mentre cercava di acquistare cibo con il buono pasto. Lo \u00a0avevano raccontato,\u00a0 con gesti molto concitati i suoi amici ; \u00a0ora lui si trovava in ospedale con due costole rotte.<\/p>\n<p>Quella realt\u00e0, fino ad allora\u00a0 cos\u00ec lontana, estranea dall\u2019atmosfera della \u00a0scuola, mi era piombata addosso all\u2019improvviso. All\u2019inizio ero rimasta\u00a0 incredula, quasi sotto schock, non riuscivo ad \u00a0iniziare la lezione.\u00a0 \u00a0Decisi \u00a0che sarei\u00a0 andata a trovarlo, era un mio studente dopo tutto.<\/p>\n<p>La mattina seguente \u00a0 in ospedale, lo trovai \u00a0ancora sulla lettiga del pronto soccorso, aveva la testa fasciata e la faccia pesta, oltre alle costole rotte. Si era salvato chiedendo aiuto alla polizia, dopo essere stato attaccato senza un motivo, solo perch\u00e9 si era trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato, \u00a0in quella sera di follia.<\/p>\n<p>Era stordito e ancora impaurito, sorpreso di vedermi.<\/p>\n<p>Cercava \u00a0il mio sguardo, vincendo la timidezza di sempre, come volesse dirmi qualcosa.<\/p>\n<p>L\u2019 ultima lezione avevamo ripetuto il verbo essere.<\/p>\n<p>E lentamente cominci\u00f2 a parlare, \u00a0scandendo le frasi\u00a0 come \u00a0a\u00a0 \u00a0scuola:<\/p>\n<p>\u201cLei non \u00e8 \u2026.. \u00a0\u00a0la mia\u2026 maestra,<\/p>\n<p>\u201cTu sei\u2026. \u00a0mia\u2026 sorella,<\/p>\n<p>\u201c Voi \u00a0siete\u2026.. \u00a0la mia \u2026 famiglia.\u201d<\/p>\n<p>Non ricordo pi\u00f9 cosa gli risposi.<\/p>\n<p>Ero uscita \u00a0dalla stanza vedendo poco davanti a me,\u00a0 \u00a0lacrime di commozione trattenute a stento, mi offuscavano la vista.<\/p>\n<p>Sentivo \u00a0i brividi sulla pelle, ero tornata in macchina ancora stordita e solo dopo un p\u00f2 di\u00a0 inspirazioni , \u00a0cercai di fare ordine tra le\u00a0 \u00a0mie emozioni.<\/p>\n<p>Dovevo ricordarmi \u00a0di raccontarlo a mia\u00a0 sorella, pensai.<\/p>\n<p>Avevo le risposte alle sue domande, forse adesso avrebbe capito anche lei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23517\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23517\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMa perch\u00e9 lo fai?\u201d. 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