{"id":23238,"date":"2015-03-19T19:22:24","date_gmt":"2015-03-19T18:22:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23238"},"modified":"2015-03-23T19:58:31","modified_gmt":"2015-03-23T18:58:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-aiutati-che-dio-ti-aiuta-di-arlindo-castanho","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23238","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Aiutati che Dio ti aiuta&#8221; di Arlindo Castanho"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">\u00abTutte queste cose io ti dar\u00f2&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Matteo 4: 9<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Erano una coppia proprio bella da vedere, serena, sicura, spigliata. Si erano appena laureati, i soldi c\u2019erano, per il momento, la ricerca di un lavoro poteva aspettare. Soli soletti, un mese intero in montagna: ecco il regalo che si erano fatti, un periodo unico che volevano magico, da incastonare nel cuore per tutta la vita. La casa era tutta di legno, fuori e dentro, una baita da boscaioli o cacciatori, ma con l\u2019elettricit\u00e0, la caldaia, il telefono fisso e pure l\u2019ADSL. Radio e Tv mai accese e niente da leggere, cos\u00ec avevano deciso: solo manuali su piante e pietre, saltuariamente da consultare.<\/p>\n<p>Il piano messo in atto, con pieno successo, era questo: gironzolare nella foresta, mangiare e bere come orchi, fare l\u2019amore e scrivere.<\/p>\n<p>La mattina presto, quando si svegliavano, non sapevano nemmeno pi\u00f9 che giorno fosse; se se ne rendevano conto, lo dovevano all\u2019apertura occasionale della prima pagina del browser predefinito sul computer, o piuttosto al Calendario Rustico di Fra\u2019 Pantaleone che si erano portati appresso dall\u2019ultimo paese arroccato sui pendii del monte, seicento metri pi\u00f9 in gi\u00f9. Il Calendario li incantava, con le sue vecchie foto color seppia, la flora e fauna del luogo, le storie del tempo che fu, le ricette e i rimedi montanari.<\/p>\n<p>Passavano insieme la mattina, su e gi\u00f9 per aspri sentieri, raccogliendo bacche dai lustri colori, probabilmente venefiche, fiori anonimi, pietre curiose, pezzi di legno che erano sculture astratte. Apostrofavano vocianti, come se li potessero sentire, le forme e gli esseri della montagna con i loro nomi pi\u00f9 o meno correnti, spesso ricavati dal Calendario Rustico o dai loro manuali tascabili, profusamente illustrati e pignoli all\u2019inverosimile; e con quei nomi intessevano ci\u00f2 che chiamavano \u201cghirlande pindariche\u201d: ad esempio, capriolo-veronica (<em>Veronica officinalis<\/em>)-tordella-dirupo; tritone-corniolo-aquilegia-spelonca; pungitopo-gneiss-rododendro-<em>vipera aspis<\/em>. Quando non sapevano il nome di qualsiasi cosa avesse catturato la loro attenzione, se lo inventavano sul momento: quel fiore giallo con i petali ovali, oblunghi, disordinati come un bimbo spettinato, era di sicuro un ilarione; quel grosso coleottero di un verde iridato, un os\u00ecride (<em>Osiris osiris<\/em> di Lineo); e cos\u00ec via. A volte zittivano e rimanevano a lungo cos\u00ec, in silenzio, senza il minor imbarazzo; oppure amoreggiavano, secondo l\u2019estro del momento.<\/p>\n<p>Dopo pranzo, per\u00f2, ognuno per conto suo: lui in cucina, seduto al vecchio tavolo di legno massiccio e rugoso, la lingua facendo capolino dall\u2019angolo delle labbra serrate, riempiva di inchiostro nero decine di cartelle; lei nel soggiorno, sdraiata a pancia in gi\u00f9 sulla pelle di pecora davanti al camino acceso, scriveva al portatile, collegato a una piccola stampante.<\/p>\n<p>Poi, nel tardo pomeriggio, parlavano di quello che avevano appena scritto o di quello che avevano in mente di scrivere, si scambiavano le bozze ancora fresche e le criticavano, senza piet\u00e0 ma senza acrimonia alcuna, pure. Erano, in effetti, una bella copia di giovani coraggiosi e innamorati, in perfetta sintonia.<\/p>\n<p>Si stava lentamente svegliando in lei, per\u00f2, come una vocina flebile dal fondo di un pozzo, un leggero fastidio morale, diafano e persistente, tuttavia, come quei dolorini che a volte ci prendono il dito, il gomito, il ginocchio. Era una specie di sordo brontolio, insomma, la manifestazione ancora sommessa di un incipiente disappunto. La causa, se ne rendeva conto, era l\u2019indifferenza che lui palesava, sempre pi\u00f9 spesso, nei confronti dell\u2019eventuale successo pubblico del proprio talento letterario. E ne aveva da vendere, lui, senz\u2019altro! Lei trovava sempre meno punti deboli nelle cose che lui andava scrivendo. E lui, invece, le segnalava tante di quelle magagne nelle pagine che lei gli faceva vedere \u2013 e aveva ragione da vendere,\u00a0 lei ne era pienamente consapevole \u2013 che lei stava iniziando a covare seri dubbi sulla sua personale vocazione letteraria. Ma <em>omnia vincit amor<\/em>, e ogni volta si ripeteva il miracolo: cena, dopo cena e notte finivano sempre col rivelarsi quasi teofanici, o almeno \u2013 per dirla con pi\u00f9 lirismo e meno euforia \u2013 delle nuove perle da infilare nella collana dei momenti da ricordare con gioia, da benedire fino all&#8217;ultimo respiro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Erano l\u00ec dal primo marzo, la svolta arriv\u00f2 il quindici. La fine del mese era il termine della consegna dei racconti per il concorso letterario indetto dal loro comune di residenza, e lei voleva parteciparvi a tutti i costi. I vincitori avrebbero avuto i loro testi pubblicati da un\u2019importante casa editrice e, in pi\u00f9, un premio pecuniario non indifferente. A lui, invece, quelle prospettive lo lasciavano piuttosto freddino. Tanto, era gi\u00e0 ricco di suo; e narcisista, pure; ma \u2013 forse proprio perch\u00e9 narcisista \u2013 tutto tranne che vanitoso.<\/p>\n<p>Quel giorno, \u00able idi di marzo\u00bb come informava il sollecito Fra\u2019 Pantaleone, il contrasto tra la scrittura di lui e quella di lei divenne ancora pi\u00f9 crudo. Per fortuna l\u2019amore era forte ed era pure, per entrambi, la cosa pi\u00f9 importante. Ma l\u2019ultimo racconto di lei, il suo quinto racconto in quei quindici giorni <em>\u00e0 la Thoreau<\/em>, quello che lei aveva finito proprio in quel d\u00ec, era ancora pi\u00f9 mediocre dei precedenti. Talmente mediocre che le eventuali correzioni, anche le pi\u00f9 accorte, non avrebbero potuto che peggiorarlo: meglio usarlo per accendere il camino la mattina, come aveva gi\u00e0 fatto con gli altri quattro. Lui non l\u2019aveva neppure criticato, lo lesse e le disse che poteva far di meglio, che era certo e sicuro che lei poteva fare <em>ancora<\/em> meglio. Lo disse con una mitezza, un garbo, un\u2019empatia adorabili.<\/p>\n<p>Il racconto che lui le mostr\u00f2, invece, era uno dei pi\u00f9 belli che lei avesse mai letto: i personaggi vividamente caratterizzati, con due o tre sole pennellate precise; un\u2019ambientazione quasi visibile, cinematografica; un pizzico di sorpresa nell\u2019azione, ma senza giochi di prestigio; un linguaggio semplicissimo seppur studiato, con la purezza petrarchesca delle \u00abchiare, fresche e dolci acque\u00bb e con quella passionalit\u00e0 matura e, al contempo, festosamente infantile dei versi di Caproni sull\u2019Annina che esce di casa e va al lavoro.<\/p>\n<p>Il racconto la commosse. Lo ringrazi\u00f2 per averlo scritto, tanto le era piaciuto, e lo baci\u00f2 sulle palpebre abbassate, sulla bocca. Per commemorare quell\u2019ennesima vittoria condivisa, uscirono di nuovo e andarono a guardare il tramonto dal loro posto di vedetta preferito, trecento metri pi\u00f9 in alto. Ed eccoli seduti davanti a quella splendente tavolozza di rossi e gialli, arancioni e viola, come avevano gi\u00e0 fatto in altre due occasioni. Ma questa volta lo spettacolo era ancora pi\u00f9 \u00absinfonico\u00bb, come lo aveva brillantemente definito lei, pi\u00f9 maestoso. Fu allora che lui, con gli occhi socchiusi e la voce trascinata, sonnacchiosa, fece un commento calzante, forse, ma demolitore: \u00abQuesto tramonto sembra una cartolina illustrata&#8230;\u00bb. Lei pens\u00f2: \u00abMa non \u00e8 una cartolina\u00bb, anche se non lo disse. Stese il braccio, invece, e lo spinse.<\/p>\n<p>Rimase l\u00ec per un po\u2019, dondolando le gambe sull\u2019abisso, a guardarlo laggi\u00f9 in fondo, steso bocconi a braccia aperte, la testa dentro il ruscello e una gamba girata in modo innaturale. Un novello Orfeo che placa le impennate dell\u2019ispirazione con le chiare e fresche acque del Lete, pens\u00f2. Se ne torn\u00f2 a casa, copi\u00f2 il racconto sul computer e gett\u00f2 i fogli manoscritti in pasto alle fiamme del camino. \u00abMi dispiace, mi dispiace\u00bb, mormorava, \u00abma ora ho gi\u00e0 un racconto da inviare al concorso\u00bb. Mentre faceva il numero del Soccorso Alpino, ebbe un soprassalto: \u00abE se non vinco lo stesso?\u00bb<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23238\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23238\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTutte queste cose io ti dar\u00f2&#8230;\u00bb Matteo 4: 9 &nbsp; Erano una coppia proprio bella da vedere, serena, sicura, spigliata. 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