{"id":23197,"date":"2015-03-17T19:38:21","date_gmt":"2015-03-17T18:38:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23197"},"modified":"2015-03-17T19:38:21","modified_gmt":"2015-03-17T18:38:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-lo-statuario-di-massimiliano-bellavista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23197","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Lo Statuario&#8221; di Massimiliano Bellavista"},"content":{"rendered":"<p>Sono una statua vivente e sono di marmo. Sono in grado di restare per ore fermo nella medesima posizione. La mia carne \u00e8 di marmo la mia anima ne \u00e8 la linfa incommensurabile.<\/p>\n<p>O meglio, la mia carne \u00e8 fatta a strati, come si vede nei teatri anatomici. Mi vesto alla mattina presto di ben studiati strati di tessuto, trucco, pazienza, emozioni.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi pensa che un mimo di strada (ci chiamiamo statuari)\u00a0 sia privo di emozioni: ma \u00e8 tutto l\u2019opposto.<\/p>\n<p>Il fatto che io sia in grado di restare immobile, sincronizzando il mio sistema nervoso con il selciato della strada o l\u2019asprezza della facciata di un edificio nel centro storico di una citt\u00e0, non vuole affatto dire che io sia privo di emozioni .<\/p>\n<p>Mentre poso quieto per strada, all\u2019ingresso di un locale o di un negozio, o di un centro commerciale, in stasi come un manichino osservo tutto con attenzione. Si potrebbe dire che la mia attenzione \u00e8 amplificata dalla stasi, dall\u2019inerzia controllata che impongo ai miei muscoli.<\/p>\n<p>Non potendo muovermi, penso; non potendo respirare, osservo; \u00a0non potendo piangere o ridere, sogno con ostinazione.<\/p>\n<p>Non sento pi\u00f9 particolare costrizione nel fare ci\u00f2 che faccio: la gente talvolta mi compatisce, ma proietta invano la sua pena di me. Io non potrei fare a meno di essere come sono.<\/p>\n<p>Come statua, vivo pi\u00f9 che bene.<\/p>\n<p>Infatti, quando poi all\u2019improvviso mi muovo con movimenti sincronizzati e lenti a met\u00e0 indefinibile tra quelli inesorabili di un orologio meccanico e quelli fintamente incerti di un serpente destato dal suo letargo provo quasi dolore. I segnali elettrici che riprendono a circolare nei miei nervi distesi e vuoti sono una dolorosa e intensa scossa. Non sempre piacevole.<\/p>\n<p>La sostanza di cui \u00e8 composto \u00a0lo strato superficiale della pelle di un serpente non \u00e8 elastica e non si rigenera; quando i serpenti crescono diventa come un vestito stretto. Succede anche con i nostri costumi, perch\u00e8 questo \u00e8 un mestiere che si impara da bambini; gi\u00e0 rimpiango non avendo purtroppo avuto figli, la probabile triste fine dei miei bei costumi da artista statuario, confezionati con amore da mio padre e mia madre, intrecciando pazientemente stoffe leggere e riflessi luminosi color rosso, oro, blu o argento. La notte, tra una trasferta e l\u2019altra.<\/p>\n<p>I serpenti, li ho sempre amati e considerati miei inconsapevoli maestri d\u2019arte.<\/p>\n<p>Quando compiono una muta completa della pelle perdono l&#8217;appetito, diventano irascibili e cercano di fare scorta d&#8217;acqua perch\u00e9 cambiando pelle andranno incontro a una notevole disidratazione.<\/p>\n<p>Anche a me succede lo stesso. Non so bene come capita. Ad un certo punto decido di averne abbastanza di una strada, di una piazza, della gente. Tutto comincia a ricordarmi una gabbia, o una teca di cristallo.<\/p>\n<p>Ma prima del mio numero seguente\u00a0 divento nervoso ed irrequieto, mangio molto meno, bevo, mi metto freneticamente a cercare una nuova citt\u00e0, ed in essa una piazza o una via trafficata. Ma non troppo.<\/p>\n<p>Non si deve credere a chi dice che conosce tutti i luoghi migliori, gli angoli giusti, le piazze pi\u00f9 redditizie, perch\u00e9 le variabili da considerare nel mio mestiere sono infinite e non possono che sfuggire al loro calcolo. Rifuggo dai quei colleghi che si esibiscono sempre negli stessi posti. Sono una statua, non un monumento. Un mimo deve restare artefice del suo mondo, della sua vita e soprattutto del suo caso. In altre parole, deve rimanere imprevedibile.<\/p>\n<p>Non a caso, ho parlato del mio prossimo numero. Perch\u00e9 ogni numero \u00e8 diverso. Penso ai bronzi ellenistici. Statue monumentali di divinit\u00e0, atleti e condottieri capaci per la prima volta di comunicare una bellezza universale attraverso rivoluzionarie tecniche di produzione, fusione e finitura. Mi ispiro a loro costantemente, perch\u00e9 voglio parlare del bello e soprattutto parlarne a tutti. Infinitamente.<\/p>\n<p>Il fatto che sia vissuto praticamente sempre sulla strada non significa che io sia un ignorante. Di libri ne ho letti e molti. E ho fabbricato con sudore il mio metodo di studio, ben sperimentato. \u00a0E non senza insuccessi. Da certe strade son dovuto fuggire, mi inseguivano le risate di scherno dei passanti o pi\u00f9 spesso la mia rabbia con me stesso.<\/p>\n<p>Ho passato anni a perfezionare i miei movimenti, a studiare i miei e quelli altrui. A studiare i movimenti del mondo in rapporto alle mie braccia e alla mie gambe. Non dobbiamo considerarci poca cosa infatti, se ci muoviamo il mondo risponde, si muove con noi e per noi.<\/p>\n<p>Quindi siamo tutti capaci di cambiare il mondo, se non rimaniamo fermi. Questo punto di vista mi ha sempre fatto amare poco gli asceti, almeno quelli che passano la loro vita a svalutare il corpo, a svilirne il valore per me immenso.<\/p>\n<p>Ho studiato non solo il mio corpo, ma anche l\u2019acrobazia, la giocoleria, gli artisti del passato. So fare quasi tutti i miei costumi, dipingere, cantare. Non so fare maschere, ma nemmeno mi serve perch\u00e9 lo spazio del mio viso \u00e8 sacro e pu\u00f2 essere violato solo da colori. Non sono un attore e non frequento teatri.<\/p>\n<p>Amo scegliere il mio posto, mettermi li per ore se posso,\u00a0 dalla parte dello spettatore nella platea del mio teatro che \u00e8 tutto il mondo, \u00a0per vedere la gente che passa. A quel punto mi domando se sapranno non solo vedere, \u00a0ma osservare e se vorranno fermarsi con curiosit\u00e0 davanti a me, con pazienza. Osservazione, curiosit\u00e0, pazienza. Le spezie della mia vita.<\/p>\n<p>Mi domando anche se i miei spettatori involontari sapranno e vorranno esclamare con vero stupore\u00a0 mentre da sotto la pelle vecchia del mio costume sento come sente un rettile che \u00e8 il momento. Che \u00e8 finito il tempo da trascorrere sospeso nella mia crisalide,\u00a0 compiendo solo minimi movimenti degli occhi e del capo e delle mani, riducendo all\u2019impercettibilit\u00e0 il battito delle ciglia.<\/p>\n<p>Sento che si forma uno strato di pelle nuova e, al momento giusto, come un serpente rompo il mio rivestimento esterno fatto di stasi e silenzio e comincio a spingere la mia vita e le mie emozioni all\u2019esterno.<\/p>\n<p>Il mio cumulo di gioia repressa, come amo dire, da condividere con i presenti e con tutte le persone che mi hanno sfiorato benevole. Che mi hanno lasciato una ricompensa.<\/p>\n<p>I miei clienti preferiti sono i bambini, ma anche i pi\u00f9 difficili: i bambini non devono raggiungere la dimensione del sogno, la abitano. E io sono parte di essa. Ogni mio errore, ogni mia mossa falsa produce in loro un disappunto, quasi una rabbia doppia rispetto a quello degli adulti. E soprattutto giustamente, non mi perdonerebbero un simile affronto.<\/p>\n<p>Di solito i genitori non distratti sanno capire l\u2019importanza di questo mio ruolo, e compensano di conseguenza la mia arte.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista infatti non posso lamentarmi, vivo bene, ho ci\u00f2 che mi serve.<\/p>\n<p>Non ho mai messo alla mattina delle monete nella mia cassetta, tanto per far vedere che non era vuota.\u00a0 A parer mio questi trucchi non servono.<\/p>\n<p>Ho amato tante donne. Tante ho riflesso nelle mie maschere. Qualcuna ha sorriso. Qualcuna ha atteso a sera che finisse il mio sonno per aiutarmi a pulire la strada e regalarmi una notte. Qualcuna solo per parlare davanti ad un buon piatto. Quasi a nessuna per\u00f2 sono rimasto indifferente.<\/p>\n<p>Madre natura mi ha dotato di un grande corpo, un corpo da statua. Ma questa parola non \u00e8 sinonimo di bello, n\u00e9 si interpreti la mia come una affermazione di superbia. Voglio solo dire che ho un corpo plastico, che interessa, un corpo che riflette me stesso e gli altri. Un corpo che parla e sa accogliere.<\/p>\n<p>Questo ovviamente \u00e8 importante solo per chi vuole capire. Osservare e capire. Qualcuno prima di me del resto una volta ha detto che il mimo significa letteralmente <em>incarnare<\/em> e quindi capire meglio.<\/p>\n<p>Gli antichi capivano la storia e il mito attraverso le statue e le loro pose,\u00a0 oggi io cerco di mimare la vita degli altri, cos\u00ec che loro possano capirla meglio. Avete mai provato a mimare le vostre azioni comuni di ogni giorno, dico sempre a chi si ferma a parlare con me, provate e sarete felici, perch\u00e9 vi capirete con nuova\u00a0 gioia e rinnovata freschezza. Se li mimate, capirete gli oggetti che usate, le persone con cui interagite, saprete soppesarli e capire le leggi e le correnti del loro movimento.\u00a0 Dopo anni e anni, io so sentire, <em>pesare <\/em>la mia anima, meglio di un asceta.<\/p>\n<p>Mi sono innamorato solo una volta. Quella donna nasceva dalla luce di un mattino senza che avessi avvertito il suo arrivo. Cosa rara per me, che percepisco tutto e tutti, Per una statua di carne, come per un cieco, i sensi rimasti si amplificano.<\/p>\n<p>Ero in una strada centrale, un po\u2019 rumorosa, non mi piaceva ma avevo dovuto ripiegare li, inseguito dal maltempo e da incomprensioni con altri artisti di strada, che si erano presi il posto da me prescelto la sera precedente.<\/p>\n<p>Il suo era un passo frettoloso. La sua mente era probabilmente gi\u00e0 su quel treno, mentre il suo corpo ansimava in direzione della vicina stazione. Ne vidi prima l\u2019ombra, poi ne percepii distintamente il suono marziale del passo che fendeva il gruppetto dei miei primi clienti mattutini, in cerca del suo tempo disturbato da quegli ostacoli.<\/p>\n<p>Sono cos\u00ec le donne al mattino, trattengono sul volto una luce assoluta ma incerta, come \u00e8 ancora incerto il loro umore. Sono come un accordo casuale di uno strumento, lanciato nell\u2019aria tersa e di cui ci si stupisce.<\/p>\n<p>Forse fu quella sensazione di velocit\u00e0, quella percezione che mi attraeva ma che era decisamente troppo breve per un ricordo che rese ancora pi\u00f9 evidente il suo improvviso arresto. Il suo guardarmi. Da oltre il mio sonno, anch\u2019io la guardavo. E la sua anima era pesante.<\/p>\n<p>Lo capisco sempre, quando incontro una persona speciale, dall\u2019anima pesante. Lo intendo dalla pressione che si genera su tutto il mio corpo, dalla frenesia del mio sangue, dalla forza che mi spinge a rompere prima del tempo l\u2019involucro della mia seconda pelle.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 successo raramente. Un vecchio che mi guardava insistente e che ad un tratto mi sembr\u00f2 sul punto di cadere. Lo tenni in braccio. Una bambina cos\u00ec assolutamente attratta dal sogno da sembrarmi una piccola perla di cui io ero l\u2019ostrica. Mi sembr\u00f2 di soffocarla, di doverla subito liberare con una carezza. Sbagliai. Ebbe paura e pianse. Mio padre timido e sorridente all\u2019improvviso in citt\u00e0 dopo le liti, dopo la morte di mia madre, dopo il nulla del suo lungo viaggio. Piansi abbracciandolo, senza sapere perch\u00e9.<\/p>\n<p>L\u2019amore crea le statue, ma la sua furia sa anche dissolverle. Non sapevo pi\u00f9 chi ero in rapporto al mondo.<\/p>\n<p>Non ero pi\u00f9 flessibile, ero liquido ed ero solo per lei. Volevo esserlo. Che\u00a0 mi portasse con se. Per sempre nel suo museo di bellezza che ero certo in qualche luogo possedesse.<\/p>\n<p>Quegli occhi, quelle braccia non potevano che avere collezionato anime, anche ben prima di me<\/p>\n<p>Non fu un caso che rimanessimo quasi da soli. Mi scolpiva col suo sguardo. Dunque l\u2019arte che ne scaturiva, che \u00e8 prima di ogni cosa un atto intimo e personale, era un canone che escludeva gli altri e risultava comprensibile solo a lei e a me.<\/p>\n<p>Mi innamorai chiedendo al cielo di divenire un oggetto. Di poter attendere in eterno il suo passaggio. Attratto dal suo sguardo, ricordo vagamente un corpo snello, un suo giocare nervosamente con le mani lunghe e sottili. La sua bocca, come contratta da un dolore o ostruita da una parola troppo grande o comunque indicibile.<\/p>\n<p>Mi innamorai e fu come un sonno nel sonno. Non vidi pi\u00f9 niente. Non ricordo pi\u00f9 niente. Risvegliandomi seduto sul mio cubo di legno nella strada deserta, mi tenevo la testa tra le mani e il mio trucco gocciolava a terra come lacrime colorate.<\/p>\n<p>Controllai la mia attrezzatura. C\u2019era tutto. Ero io a mancare.<\/p>\n<p>Nella mia cassetta le solite monete. E grande e lucido pressappoco come una moneta, un anello. La mia prima e unica moneta cava.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre al mio dito. Non l\u2019ho mai pi\u00f9 rivista.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23197\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23197\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono una statua vivente e sono di marmo. 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