{"id":23194,"date":"2015-03-17T19:36:50","date_gmt":"2015-03-17T18:36:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23194"},"modified":"2015-03-17T19:36:50","modified_gmt":"2015-03-17T18:36:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-langelo-di-francesco-tanzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23194","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;L&#8217;angelo&#8221; di Francesco Tanzi"},"content":{"rendered":"<p>Le sue mani correvano dal volto alle spalle, dal collo al mento e poi su fino alla bocca; gli piaceva fermarsi sulle labbra, soprattutto adesso che lo stordimento e il torpore la rendevano cos\u00ec docile. Il sonno era profondo e le sue labbra finalmente raggiungibili: lui le baciava, le carezzava.<\/p>\n<p>Il corpo della ragazza, steso e profumato era perfetto, lui poteva restare ore ad osservare l\u2019attaccatura delle gambe al culo, a guardare quell\u2019incavo di pelle e carne, come le gambe partivano forti, decise, coi muscoli tonici e robusti; una linea perfetta fino alle ginocchia. Gambe bellissime dove lui sapeva perdersi tra carezze e baci. Ma la cosa che pi\u00f9 lo lasciava senza fiato era il suo seno. L\u2019aveva gi\u00e0 notato anche sotto la camicetta la sera prima, davanti al prosecco, seni rotondi, sodi, e adesso li aveva l\u00ec davanti a s\u00e9, poteva toccarli. Si divertiva a passare il pollice sul capezzolo e ascoltare quei pochi gemiti che lei era ancora capace di emettere.\u00a0 L\u2019aveva girata su un fianco con la gamba sinistra piegata al ginocchio e la destra dritta fino al fondo del letto. Carezzava le mele, stendeva la mano fino alla coscia e poi tornava su, ripetendosi per decine di volte.<\/p>\n<p>Il volto, l\u2019aveva notato anche la sera prima, era di sconvolgente bellezza, luminoso, incorniciato da capelli corvini che le davano l\u2019intensit\u00e0 di una donna in preda al piacere. Sapeva distrarsi lui dal grigiore, sapeva abbandonarsi e godere di ogni attimo accanto a quel corpo e respirare i profumi che produceva. Quello di oggi era limone e lavanda, pura freschezza primaverile, gioia ed eleganza.<\/p>\n<p>Finalmente assaporava la libert\u00e0 di essere solo accanto ad una donna e di non poterla deludere assolutamente, n\u00e9 di rimanerne deluso. Ancora baci e carezze e l\u2019illusione di guardarla come un oggetto suo. Si alz\u00f2 e girell\u00f2 per la stanza come aveva gi\u00e0 fatto a pi\u00f9 riprese. Erano le tre del mattino e l\u2019alba era ancora lontana. Poteva respirare l\u2019aria densa di limone e ballare su quelle note profumate.<\/p>\n<p>Aprire i cassetti era la sua mania: calze, calzini, mutandine, canottiere, pigiami, un paio di sottovesti, golfini.\u00a0 Con una sottoveste di seta in mano, nera, piena di pizzi e trasparenze cap\u00ec come chiudere la scena. S\u2019immaginava gi\u00e0 l\u2019effetto finale, con i capelli neri appoggiati sulla seta e il pizzo della gonna che, spiegazzato, lasciava uscire le gambe potenti. Con calma le prese il braccio e lo infil\u00f2 nel passaggio della sottoveste. Poi la testa e l\u2019altro braccio, fece scendere l\u2019abito lungo il corpo e lo appoggi\u00f2 increspandolo sulla coscia. L\u2019immagine era quella, pura e perfetta che desiderava; un intreccio di bellezza e sensualit\u00e0. Rimase senza fiato. Si distese accanto a lei e continu\u00f2 a guardarla. Viso contro viso.<\/p>\n<p>Si risvegli\u00f2 di soprassalto e guard\u00f2 subito l\u2019orologio, erano le cinque, doveva affrettarsi e sparire. Apr\u00ec lo zaino e prese una fialetta. Lei adesso dormiva profondamente. Aspir\u00f2 il liquido con l\u2019ago, la siringa si riemp\u00ec. Pigi\u00f2 lo stantuffo, due colpettini col medio. Il braccio di lei bianco, liscio, profumato lo meravigli\u00f2 ancora. Pens\u00f2 al suo nome, Rachele, lo mormor\u00f2 tra le labbra. Una litania, un mantra. Si ripieg\u00f2 su se stesso come un enorme uovo e vide l\u2019ago penetrare nella vena come un pene sottile. Il suo stupro era tutto l\u00ec, nella morte che dava.<\/p>\n<p>Fuori s\u2019incammin\u00f2 a caso per le strade buie e nebbiose. L\u2019insegna di un bar: aveva fame, due carabinieri parlavano. Si appoggi\u00f2 al bancone di spalle ai due e ordin\u00f2: &lt;&lt;Un cappuccino!&gt;&gt; I due chiacchieravano tranquilli, forse alla fine del turno di notte, forse all\u2019inizio della giornata. L\u2019angelo sorseggiava la schiuma e ascoltava; lui, un assassino, era ad un passo da loro, ma loro sembravano non curarsene. Come in un mondo in cui la libert\u00e0 di tutti era rispettata, piena tolleranza degli istinti degli altri, delle necessit\u00e0 pi\u00f9 impellenti e oscure. Un mondo che lo avrebbe acclamato come eroe, come grande artista.<\/p>\n<p>Fin\u00ec di bere, pag\u00f2 e usc\u00ec. Per le strade che cominciavano a schiarirsi ebbe un sorriso, poi una smorfia, poi un crampo doloroso all\u2019addome; vomit\u00f2 tutto il cappuccino.\u00a0 I due carabinieri che camminavano dietro di lui parlottando ancora, si avvicinarono a spasso svelto, lo raggiunsero che ancora era in ginocchio con la bava vischiosa di acidi gastrici che gli colava dalla bocca. &lt;&lt;Non \u00e8 niente, non \u00e8 niente \u2013 disse biascicando le parole nel sapore acido del vomito \u2013 \u00e8 solo un po\u2019 di freddo allo stomaco.&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;L\u2019accompagniamo al pronto soccorso, si sente bene?&gt;&gt; L\u2019accento napoletano del carabiniere lo irrit\u00f2: &lt;&lt;Sto bene \u2013 disse quasi urlando \u2013 abito qui vicino.&gt;&gt; Si alz\u00f2 e riprese a camminare. Non sentiva le gambe, ma si sforz\u00f2 di sembrare perfettamente in forze. La rabbia mont\u00f2 fino al parossismo mentre la tratteneva fra i denti. Si gir\u00f2, i due lo guardavano esterrefatti. Un commento sarcastico e ripresero la loro strada. Aveva sciupato tutto, macchiato un quadro perfetto. Rovinato per paura o per senso di colpa, ancora non lo sapeva, ma di certo quel rigurgito bieco di coscienza l\u2019aveva innervosito, infastidito. Avrebbe dovuto creare un nuovo quadro. Quello era definitivamente deturpato.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23194\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23194\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sue mani correvano dal volto alle spalle, dal collo al mento e poi su fino alla bocca; gli piaceva fermarsi sulle labbra, soprattutto adesso che lo stordimento e il torpore la rendevano cos\u00ec docile. 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