{"id":23188,"date":"2015-03-17T19:35:15","date_gmt":"2015-03-17T18:35:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23188"},"modified":"2015-03-17T19:35:15","modified_gmt":"2015-03-17T18:35:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-centonove-per-dire-stop-di-roberto-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23188","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Centonove per dire stop&#8221; di Roberto Giorni"},"content":{"rendered":"<p>Stavo camminando lungo un viadotto sotto cui scorreva un fiume ripieno di acqua scura. Tonnellate di liquidi in subbuglio si avvicinavano, rumorosi e minacciosi, a neppure un metro dal manto stradale su cui poggiavo le mie gambe impegnate in passi affaticati. Il frastuono ruvido e violento di quelle acque mi tagliava il respiro. Le mie energie diminuivano, fui costretto a rallentare. Non transitava una macchina neanche a pagarla. Perlomeno avrei tentato un misero autostop. Alla fine del viadotto mancavano pi\u00f9 di cento metri. Continuavo a sperare che sarei riuscito a farcela. Le ginocchia erano come intorpidite, ma riuscivo ancora a muoverle. Mai e poi mai avrei permesso che la paura e la stanchezza riuscissero a bloccarmi i movimenti. Avevo soltanto trentadue anni vissuti in maniera sfaccendata. Troppo giovane per lasciarci le penne. Cinquanta metri o poco pi\u00f9 alla meta, quando un ulteriore chiasso tremendo mi aggred\u00ec le orecchie. Intravidi sfrecciare oltre un furgone sbucato dal nulla, che premeva il suo clacson infernale. Il parapetto era abbastanza alto, infatti sbattendoci contro, lui mi restitu\u00ec verso la carreggiata. Intontito ma ancora salvo, feci leva su tutta la poca forza residua rimastami, e sudando freddo mi avvicinai alla tanto agognata fine del ponte. Un avvallamento dell&#8217;asfalto mi fece inciampare. Fortuna volle che io restassi in piedi. Dopo una decina di passi mi lasciai alle spalle il viadotto maledetto.<\/p>\n<p>Poi mi ritrovai davanti ad un gruppo di case malmesse che avevano l&#8217;aria di essere abbandonate. Eppure la zona era ben illuminata da alcuni lampioni energici e nuovi di zecca, cos\u00ec come i marciapiedi. Provando a continuare oltre, vidi che la strada si interrompeva contro la base di una montagnola ripidissima alta qualche ettometro. &#8220;Brutta montagnola dei miei stivali, tu mi copri tutto l&#8217;orizzonte, sei perfida e malvagia!&#8221; Ero a corto di ossigeno, il senso di stare in trappola torn\u00f2 a farmi visita senza avermi chiesto il permesso. Purtroppo nessuna traccia di stradine laterali, come se la montagnola riuscisse ad infiltrarsi dappertutto. I portoni delle casupole erano chiusi e muti. Nessuno rispondeva al citofono. Trovai riparo sotto un porticato dove c&#8217;erano tanti oggetti casalinghi, alcuni appoggiati alle pareti, altri gettati per terra alla rinfusa. Decisi di stendermi sopra un vecchio divano di stoffa unta e stropicciata. L\u00e0 vicino, in terra, vidi un giornalino di annunci economici. Mi colp\u00ec quello in grassetto scritto forse in Book Antiqua. Parlava di una libreria in vendita, posizione centrale, interni eleganti, ampia superficie vetrata, prezzo conveniente. Interessante, indirizzo di mia conoscenza, l&#8217;indomani ci avrei fatto un salto.<\/p>\n<p>Il domani \u00e8 gi\u00e0 qua. Entro nella libreria, c&#8217;\u00e8 un vecchio molto elegante che mi accoglie, sembra alto due metri, ha una barba di svariati mesi ben curata. Le sue parole mi giungono a sbalzi e rallentate, simili ad un eco proveniente da chiss\u00e0 dove. Lui \u00e8 tranquillo, probabilmente pensa che io stia capendo tutto quanto. Mi accompagna a visitare i vari angoli della libreria, mi guarda soddisfatto e accarezza la copertina di alcuni libri. Poi mi ringrazia di averlo ascoltato con attenzione. A questo punto mi accorgo che finalmente riesco a sentire le sue parole. Mi sta dicendo che lui vede nei libri il messaggio di un inno alla gioia nel provarci, sempre e comunque, a migliorare le nostre vite. Secondo lui il segreto \u00e8 che la nostra vita \u00e8 identica ad un libro. Una volta che ciascuno di noi, nascendo ne apre la copertina, si trover\u00e0 davanti a tantissime situazioni esistenziali possibili. Sta poi a ciascuno di noi avere la forza di scegliere le pagine pi\u00f9 belle, quindi aderire ad esse e viverle concretamente ogni giorno. Si affaccia dentro di me il bisogno di esprimere gratitudine. Mi avvicino ancora di pi\u00f9 al vecchio elegante e lo abbraccio per ringraziarlo.<\/p>\n<p>Ho fatto questo sogno pochissimi giorni dopo la centonovesima grossa sbronza della mia vita. Alzatomi da quel letto, ebbi la forza di richiamare a me la memoria onirica, cos\u00ec da poter rinnovare il quaderno dalla copertina multicolore, sul quale scrissi queste righe che descrivono il sogno centonove. Il giorno seguente sono riuscito a bruciare il vecchio quadernone ultra sgualcito, laddove negli anni avevo scritto i ricordi, striminziti e confusi, di ci\u00f2 che sognavo dopo ogni volta in cui mi ero sbronzato. Il mio ingresso nel vortice alcolico avvenne poche settimane prima di compiere venti anni. Eravamo un piccolo gruppo di amici squinternati e allergici alla seriet\u00e0. Avevamo troppo bisogno di protestare, anche con iniziative idiote, contro il mondo ingessato e asettico degli adulti. Ad un certo punto iniziammo pure a scommettere su chi sarebbe riuscito a bere di pi\u00f9, rimanendo sobrio. Finivamo puntualmente per ubriacarci di brutto, senza mai riuscire a stabilire chi fra di noi avesse vinto. D&#8217;altronde le nefaste bevande in cui affogavamo la nostra ribellione, ci impedivano di ricordarci l&#8217;esatto andamento di ogni nostra serata viziosa. In pratica eravamo soltanto un gruppo di sconfitti, impegnati a correre sempre pi\u00f9 il rischio di perdere definitivamente il lume della ragione. Fortuna che nel tempo inizi\u00f2 la fase in cui ci allontanammo gli uni dagli altri. Comunque certi nostri vizi erano duri a morire.<\/p>\n<p>Cinque anni dopo rileggo con grande serenit\u00e0 il racconto che narra del mio migliore amico, cio\u00e8 il sogno centonove. Da l\u00ec ho sempre voluto essere gentile, calmo e professionale come l&#8217;uomo che mi \u00e8 apparso in libreria. Ricordarmi di lui mi ha aiutato a scoprirmi capace di resistere alla tentazione. Da quella notte sono riuscito a smettere di sbronzarmi. Pi\u00f9 di tre anni fa iniziai a fare il commesso in una libreria, posizione centrale, interni eleganti, ampia superficie vetrata. In pratica si tratta del mio primo lavoro serio e divertente. Si, mi viene naturale metterci tanto entusiasmo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23188\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23188\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavo camminando lungo un viadotto sotto cui scorreva un fiume ripieno di acqua scura. 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