{"id":23107,"date":"2015-03-12T17:58:16","date_gmt":"2015-03-12T16:58:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23107"},"modified":"2015-03-12T17:58:16","modified_gmt":"2015-03-12T16:58:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-il-letto-della-nonna-di-manola-vagelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23107","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Il letto della nonna&#8221; di Manola Vagelli"},"content":{"rendered":"<p>Sono nata nel 38,all&#8217;inizio della follia.<\/p>\n<p>Vivevo con i nonni paterni e la mamma in una casa colonica.<\/p>\n<p>Babbo era partito per la guerra,era in Africa,ogni tanto arrivava una sua lettera e mamma piangeva e sperava.<br \/>\nSopravvivevamo anche aiutati dai vicini delle altre case coloniche ma soprattutto dal duro lavoro di mamma e i nonni nei campi.<br \/>\nIo ero troppo piccola e allora mi portavano da \u00abnonno Ernesto\u00bb un vecchietto costretto su una sedia ma per me era manna dal cielo per come raccontava le storie liete o tristi,serene o paurose e per come mi ascoltava quando raccontavo le mie storie spesso senza un inizio o una fine.<br \/>\nLa sera tornavo a casa per mano a mamma e l\u00ec,nella grande cucina,mangiavamo una parca cena e poi,siccome era l&#8217;unica stanza dove c&#8217;era un camino e quindi un po&#8217; di calore andavamo a letto,io con mamma dietro una tenda e i nonni dall&#8217;altra parte.<br \/>\nCerte sere il nonno che fumava sempre la sua &#8220;fumma\u00bb, come chiamava lui la pipa piena di poco tabacco e di tralci di vite essiccati nel camino e poi tritati,mi prendeva sulle ginocchia e mi raccontava di come la guerra un giorno sarebbe finita, il babbo tornato e la nostra vita cambiata al punto che mi avrebbe regalato una bambola vera e un paio di scarpe rosse.<br \/>\nIntanto la mamma e la nonna mettevano nei letti dei caldani pieni di brace attaccandoli ad una specie di arca perch\u00e9 non toccassero,e bruciassero,le lenzuola.<br \/>\nA volte mentre aspettavo che il letto si scaldasse,mi accoccolavo da una parte,accanto a quel baldacchino,poi la mamma mi lavava e mi metteva dentro a quel tepore.<br \/>\nIo avrei voluto parlare ma lei si addormentava quasi subito ed io stavo ferma ferma per non svegliarla col rumore che faceva il vegetale sotto la lana.<br \/>\nAi miei tempi sulla rete del letto veniva messa un materasso di vegetale che seccando scricchiolava e sopra c&#8217;era un altro materasso ,pi\u00f9 spesso di lana di pecora.<br \/>\nUna volta alla settimana nonna faceva il pane con il lievito madre che le massaie si scambiavano ogni volta che a qualcuna seccava.<br \/>\nPoi arriv\u00f2 quella sera :era il 1943, tutti aspettavano la fine della guerra ma gli aerei, le fortezze volanti,passavano sopra di noi e scaricavano il loro carico di morte:una bomba esplose cos\u00ec vicina al nonno che quasi divent\u00f2 sordo.<br \/>\nQuella sera comunque eravamo pronti per andare a letto quando sentimmo bussare:il cuore per un attimo si ferm\u00f2 a tutti noi: non sapevamo cosa aspettarci.<br \/>\nIl nonno ,il capofamiglia,pos\u00f2 la sua pipa e and\u00f2 ad aprire la porta.<br \/>\nQuattro paia di occhi,due pi\u00f9 in alto,due pi\u00f9 in basso, dal mio punto di vista, implorarono piet\u00e0.<br \/>\nCi fu solo un attimo di stupore poi il nonno li tir\u00f2 dentro e chiuse piano la porta erano un uomo,una donna e due bambini.<br \/>\nNon ci fu bisogno di parole in quel momento: nonna fece loro cenno di sedersi\u00a0 poi prese una pentolina dove era avanzata un po di minestra di verdura ci aggiunse un po&#8217; d&#8217;acqua,un po&#8217; di sale, qualche pezzo di pane secco e un po&#8217; d&#8217;olio.<br \/>\nUna volta scaldata la vers\u00f2 nei piatti di quegli infelici che,mangiando,piangevano in silenzio.<br \/>\nChi sono mamma? -chiesi io attaccata alla sua gonna.<\/p>\n<p>-Credo siano ebrei che scappano per non farsi prendere dagli uomini cattivi-mi rispose in un sussurro.<br \/>\nPoi mamma sparecchi\u00f2 e nonna sciacqu\u00f2 e ripose piatti,posate e bicchieri e insieme divisero i due materassi del mio letto cos\u00ec i quattro ospiti dormirono nel letto dei nonni,io e mamma sul materasso di vegetale e i nonni su quello di lana.<br \/>\nNessuna parola quella sera solo un sommesso pianto.<br \/>\nLa mattina tutto ritorn\u00f2 a posto come prima e io chiesi: -Mamma ma se stanno qui perch\u00e9 si rimette tutto a posto?-<br \/>\nMamma si chin\u00f2 su di me e mi disse:- Nessuno, capisci, nessuno dovr\u00e0 sapere di loro altrimenti ci porteranno via anche noi e non fare altre domande- mi prevenne.<br \/>\nNonno, come tutte le mattine era sceso nella stalla a mungere la capra ma quel latte fu allungato con acqua perch\u00e9 bastasse a tutti, nonna era andata nei campi a cogliere erba da lessare e mamma pul\u00ec la cucina aiutata dalla donna.<\/p>\n<p>Io mi avvicinai alla bambina e le chiesi con un filo di voce:- Come ti chiami?-<br \/>\n&#8211; Anna- mi rispose -e lui \u00e8 Simon, mio fratello.<br \/>\n&#8211; Ce l&#8217;hai una bambola?- le chiesi e lei scosse la testa.<br \/>\n&#8211; Vieni, ne facciamo una come mi ha insegnato nonna- dissi<br \/>\nDal baule di mamma presi n pezzo di stoffa e ce ne misi un altro dentro arrotolato poi legai la stoffa sotto cos\u00ec divent\u00f2 una testa con un vestito.<br \/>\nGliela detti alzando le spalle perch\u00e9 capisse che di meglio non sapevo fare ma Anna sembr\u00f2 apprezzarla molto perch\u00e9 se la strinse addosso e mi diede un bacio.<br \/>\n&#8211; Ora devi fargli occhi naso e bocca, se vuoi- le dissi<br \/>\nAnche quella mattina per\u00f2 dovetti andare da nonno Ernesto e dovetti giurare che neppure a lui avrei dovuto dire il nostro segreto.<br \/>\nIo non capivo e volevo restare a giocare con Anna e Simon e piansi e ci volle tutta la pazienza di mamma per farmi capire che le nostre giornate dovevano essere sempre uguali mentre loro stavano rimpiattati nel fienile.<br \/>\nPass\u00f2 cos\u00ec una settimana durante la quale ci raccontarono come erano riusciti a non farsi prendere dai tedeschi stando nascosti senza mangiare anche per giorni e spostandosi continuamente di notte.<br \/>\nIo ero contenta quando la sera tornavo a casa perch\u00e9 potevo giocare seppur per poco tempo coi miei nuovi amici ma una sera&#8230; non li trovammo: come quattro fantasmi erano apparsi poi si erano dissolti.<br \/>\nPiansi a lungo quella sera poi il tempo pass\u00f2, la guerra fin\u00ec babbo torn\u00f2 a casa e si trov\u00f2 un lavoro in paese cos\u00ec la casa colonica rimase vuota o quasi.<br \/>\nNel1959 ero fidanzata e desiderosa di sposarmi col mio Luigi e siccome i soldi erano pochi mamma ci fece una proposta:- Perch\u00e9 non andate ad abitare nella casa colonica?-<br \/>\nCi sembr\u00f2 un&#8217;idea formidabile .<br \/>\nCi lavoravamo giorno e notte per renderla pi\u00f9 nostra..<br \/>\n&#8211; Ornella cosa vuoi fare di questi materassi e del letto di ferro?- mi domand\u00f2 un giorno Luigi<br \/>\n&#8211; Li buttiamo- dissi sicura perch\u00e9 mi ricordavano un brutto periodo della mia vita.<br \/>\n&#8211; Pensaci tu che io vado a lavoro, \u00e8 tardi-e\u00a0 se ne and\u00f2<br \/>\nRimasi l\u00ec sola davanti al letto di nonna, mi avvicinai e mi sedetti sopra, cigol\u00f2.<br \/>\nImmagini che sembravano sparite ritornarono vivide nella mente: Anna, Simon, la bambolina di pezza, le lacrime&#8230;dove sei piccola Anna? Sei scappata e sei salva, ti hanno presa e deportata o sei morta nel tentativo di salvarti?<br \/>\nMi alzo dal letto e mi accorgo che dondola: tolgo i due materassi e smonto la struttura in ferro.<br \/>\nManca un gommino sotto una gamba, per quello dondolava ma da l\u00ec esce qualcosa: \u00e8 un anellino minuscolo con un foglietto attaccato, \u00e8 stato introdotto nella gamba della rete.<br \/>\nLo giro e rigiro tra le dita poi leggo il fogliettino: GRAZIE, c&#8217;\u00e8 scritto, e una firma ANNA. Mi metto a piangere per lei, la sua famiglia e per tutti quelli che hanno dovuto subire quel martirio.<br \/>\nLo porto a far vedere alla mia mamma e insieme ai nonni ricordiamo quei giorni e quelle persone cos\u00ec sfortunate alle quali forse, e solo per poco, avevamo donato un po&#8217; di serenit\u00e0<br \/>\nDa quel\u00a0 giorno, 27 gennaio, l&#8217;anellino \u00e8 sempre con me.<br \/>\nSolo pi\u00f9 tardi proprio quella data diventer\u00e0 il giorno della memoria.<br \/>\nPass\u00f2 un po&#8217; di tempo e un giorno il postino mi consegn\u00f2 una raccomandata indirizzata a me da parte\u00a0 di un avvocato di Roma che mi invitava nel suo studio per comunicazioni.<br \/>\nL&#8217;avvocato mi accolse con gentilezza, mi fece sedere e mi disse che una persona desiderava vedermi.<br \/>\nAnd\u00f2 ad aprire un&#8217;altra porta e fece entrare una persona piccola, mora, vestita in maniera sobria.<br \/>\nMi si avvicin\u00f2 e mi disse:- Mi riconosci?-<br \/>\nAmmetto con dolore che risposi:- Si, lei \u00e8 la mamma di Anna vero?-<br \/>\nLa piccola donna chiuse gli occhi e sorrise amara.<br \/>\n&#8211; NO, IO SONO ANNA!- rispose sottovoce.<br \/>\nCominciai a piangere e balbettai inutili scuse ma nessuno avrebbe potuto riconoscere in lei la piccola Anna della mia infanzia, lo giuro, non sembrava affatto che avesse poco pi\u00f9 di me.<br \/>\nLa sofferenza aveva distrutto tutta la bellezza in quel faccino.<br \/>\nCi abbracciammo e rimanemmo cos\u00ec per un tempo che non so dire, fino a quando la voce dell&#8217;avvocato ci richiam\u00f2 alla realt\u00e0.<br \/>\nMi raccont\u00f2 che i suoi furono uccisi subito appena arrivati a DACHAU\u00a0 e che lei e Simon erano stati divisi e non lo aveva pi\u00f9 rivisto n\u00e9 ritrovato.<br \/>\nLei era sopravvissuta a quell&#8217; orrore senza un perch\u00e9, diceva, e il tempo era passato lasciando segni sul suo corpo, sul suo viso, come se avesse vissuto anche la vita dei suoi cari.<br \/>\nMi aveva cercato perch\u00e9 avevo fatto per lei quella bambolina che era stata l&#8217;unico conforto.<br \/>\nL&#8217;aveva nascosta proprio perch\u00e9 erano solo due pezzi di stoffa e anche ora era l\u00ec con lei e allora io le feci vedere l&#8217;anellino che avevo trovato e lei, a differenza mia, sorrise perch\u00e9 di lacrime non ne aveva pi\u00f9.<br \/>\nPoi disse che partiva per gli Stati Uniti e per un po&#8217; di tempo ci siamo scritte tante lettere.<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 stato fino all&#8217;arrivo di una lettera che mi comunicava che Anna era morta di un male senza nome ma io penso che si chiamasse dolorosa nostalgia e che ora \u00e8 l\u00e0 dove Simon e i suoi genitori la stavano aspettando e dove lei anelava di andare per\u00a0 ricongiungersi a loro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23107\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23107\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono nata nel 38,all&#8217;inizio della follia. 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