{"id":23067,"date":"2015-03-09T12:46:51","date_gmt":"2015-03-09T11:46:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23067"},"modified":"2015-03-09T12:46:51","modified_gmt":"2015-03-09T11:46:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-orfeo-di-matteo-courthoud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23067","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Orfeo&#8221; di Matteo Courthoud"},"content":{"rendered":"<p>Johnas si guard\u00f2 attorno ma i suoi occhi non riuscirono a distinguere nessuna forma nell\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>&lt;Cosa dovrei vedere?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Aspetta, non ancora&gt;<\/p>\n<p>Uno sfregolio, qualche scintilla e il bagliore di una debole fiamma illumin\u00f2 lo scantinato. La luce lentamente invase le pareti e scopr\u00ec una moltitudine di oggetti coperti da teli logori e vecchie coperte. La stanza era pi\u00f9 grande di quanto Johnas si sarebbe mai immaginato: sembrava svanire in quell\u2019ammasso di forme scomposte che si perdevano a vista d\u2019occhio. Ce n\u2019erano di ogni dimensione, grandi come pianoforti armadi, comodini, sedie, divani. Erano un\u2019infinit\u00e0 ma Johnas non riusc\u00ec a trovarne nemmeno uno che non fosse nascosto sotto un qualche telo. Le forme erano facilmente intuibili e nel loro insieme costituivano un grottesco ammasso di cubi e parallelepipedi.<\/p>\n<p>&lt;Wow, ma \u00e8\u2026 enorme!&gt;<\/p>\n<p>&lt;Gi\u00e0. Non ci vengo spesso ma ogni volta mi sembra che ci sia pi\u00f9 roba&gt;.<\/p>\n<p>Johnas non riusc\u00ec a trattenersi. &lt;Cosa ci fa qui tutta questa roba? Perch\u00e9 \u00e8 tutto coperto?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Non hai ancora capito?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Capito cosa?&gt;<\/p>\n<p>Non c\u2019era niente da capire. Erano nello scantinato di una casa che, fino a poco prima, credeva fosse abbandonata. Loro due, soli.<\/p>\n<p>&lt;Intendi\u2026&gt; lei lo ferm\u00f2 posandogli un dito sulle labbra.<br \/>\n&lt;Aspetta, forse hai ragione, \u00e8 meglio se lo scopri da solo. Dai un\u2019occhiata in giro, se\u00a0ancora\u00a0non capisci, te lo dir\u00f2.\u00a0Io intanto ti aspetto sopra.&gt;<\/p>\n<p>&lt;Ma cosa devo cercare? Posso scoprire i mobili?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Fai quello che vuoi, io ti aspetto di sopra&gt; gli rispose lei sorridendo. Si gir\u00f2 e sal\u00ec le scale fino a scomparire nell\u2019unico alone di luce che filtrava dal soffitto. Johnas la sent\u00ec muovere qualche passo di sopra a poi le molle del divano cigolarono ritmicamente per qualche istante. Adesso era solo. All\u2019inizio aveva pensato di seguirla ma si ritrov\u00f2 immobile nella semioscurit\u00e0 senza aver mosso passo. Ormai non poteva pi\u00f9 tirarsi indietro. Avrebbe potuto rimanere qualche minuto fermo per poi spiegarle che non aveva trovato nulla e chiederle spiegazione ma non ne valeva la pena.<\/p>\n<p>Mosse i primi passi nella penombra sollevando qualche sbuffo di polvere che divent\u00f2 una nube appena scost\u00f2 il telo che copriva primo mobile. Doveva essere un armadietto dalla forma ma la polvere lo accecava e solo dopo qualche istante si rese conto che invece si trattava di un semplice cubo. Nessuna decorazione, nessuno scaffale, nessun ornamento, soltanto un grosso e liscio cubo di metallo. Johnas lo tocc\u00f2 affascinato, ci gir\u00f2 attorno alla ricerca di una rientranza, un\u2019apertura, una maniglia, un buco, qualsiasi imperfezione ma niente, quel cubo di metallo era solo e soltanto un cubo di metallo.<\/p>\n<p>Incuriosito si avvicin\u00f2 ad un altro oggetto nascosto e tir\u00f2 via il telo che lo copriva. Dalla forma sembrava un letto ma, appena rimosso il telo, Johnas si trov\u00f2 di fronte ad un enorme parallelepipedo di legno. Levigato, perfetto, liscissimo e nuovamente senza alcuna apertura n\u00e9 foro. Giaceva vuoto, senza alcun significato e Johnas si scopr\u00ec impaurito di fronte quella rivelazione. Si gett\u00f2 su di un altro telo e la scoperta di un altro cubo di legno nero non lo sorprese ma un ansia inspiegabile lo spron\u00f2 a correre e scoprire un altro oggetto. Uno dopo l\u2019altro, Johnas corse da una forma all\u2019altra rivelando piramidi di vetro, sfere d\u2019avorio, prismi di pietra e mentre i teli cadevano a terra, il cuore pompava sangue all\u2019impazzata. Si guard\u00f2 alle spalle e non vide altro che forme nude, inquietanti nella loro vuota perfezione. Cerc\u00f2 l\u2019uscita con lo sguardo ma l\u2019unica luce proveniva ormai dalle fessure tra le travi del soffitto. L\u2019aria era satura di polvere che la luce tagliava e illuminava a formare una rete di luce tutt\u2019intorno a Johnas. Gir\u00f2 su se stesso stupito e, non vedendo altro che un\u2019infinit\u00e0 di polverosi raggi di luce attorno a lui, venne preso dal panico e si mise a correre nella direzione opposta a quella da cui credeva di esser venuto.<\/p>\n<p>Non fece in tempo a fare pi\u00f9 di una decina di passi che il rombo di un tuono lo blocc\u00f2. Era una risata. Potente, devastante, perversa e imponente. Proveniva da ogni oggetto, dal soffitto, dalla polvere, dalla luce. Era ovunque.<\/p>\n<p>AHAHAHAH<\/p>\n<p>Johnas era paralizzato. Non riusciva a muovere un muscolo. Quel riso cupo gli penetrava la carne fino a fargli fremere le ossa.<\/p>\n<p>Di colpo, come era cominciata, la risata cess\u00f2 e Johnas riprese a correre. Correva per la salvezza, correva verso la luce. I suoi passi sollevavano nuvoloni di polvere alle sue spalle mentre zagzagava tra sfere, cubi e piramidi di gesso. Inciamp\u00f2 in un cilindro di latta, cadde, si sollev\u00f2 e riprese a correre.<\/p>\n<p>ADESSO<\/p>\n<p>La parola lo colp\u00ec al fianco come una mazzata. Sband\u00f2, inciamp\u00f2, mosse qualche passo a quattro zampe e ricominci\u00f2 a correre. L\u2019onda d\u2019urto era stata tremenda ma non si ferm\u00f2 a pensarci. Voleva solo uscire. Tornare alla luce, sfuggire a quell\u2019incubo.<\/p>\n<p>HAI<\/p>\n<p>Un altro colpo, questa volta da sinistra, gli fece nuovamente perdere l\u2019equilibrio ma non riusc\u00ec a fermarlo. Questa volta era preparato. Urt\u00f2 un&#8217;altra forma, appuntita, una piramide forse. Un lampo di dolore alla coscia ma non lo sent\u00ec nemmeno. Un fiume vermiglio gli inond\u00f2 la gamba senza che se ne accorgesse. Ormai riusciva a distinguere le scale di legno a qualche decina di metri. La salvezza.<\/p>\n<p>CAPITO?<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima botta fu infinitamente pi\u00f9 forte delle precedenti. Lo colp\u00ec su tutto il corpo, gli tolse il respiro e lo immobilizz\u00f2. La scaletta era ormai a pochi metri. La stava gi\u00e0 percorrendo con lo sguardo ma il corpo rimase fermo sul posto, paralizzato da quelle oscure parole. Johnas url\u00f2 ma non gli usc\u00ec altro di gola che un fischio strozzato. L\u2019ultimo grido soffocato della preda morente.<\/p>\n<p>Era un no.<\/p>\n<p>ALLORA VEDRAI<\/p>\n<p>E con queste parole, Johnas non vide pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>La prima cosa che riusc\u00ec a percepire fu la gola libera. La seconda, fu il sapore del sangue. Poi, lentamente, un bagliore accecante e urla indistinte provenienti da ogni direzione. Prov\u00f2 a muoversi ma scopr\u00ec di essere legato. Sentiva corde rodergli i polsi legati stretti dietro quello che sembrava essere un tronco. Era legato ad un palo, lo sent\u00ec ruvido dietro la schiena e la nuca prima ancora di percepirlo con la coda dell\u2019occhio. In mezzo ad un patibolo, una folla gremita lo circondava. Fece per mettere a fuoco i volti ma non ci riusc\u00ec. Erano sfocati e distanti come le grida che gli giungevano alle orecchie. Fece per concentrarsi ma improvvisamente il volto rugoso di un vecchio gli si par\u00f2 davanti.<\/p>\n<p>&lt;Chi sei?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Johnas&gt; biascic\u00f2.<\/p>\n<p>&lt;No! Ti ho chiesto chi sei veramente&gt;<\/p>\n<p>&lt;Johnas&gt; ripet\u00e9 automaticamente.<\/p>\n<p>&lt;Non mentire! Potrebbero essere le tue ultime parole, non sprecarle mentendo&gt; grid\u00f2 il vecchio colpendolo con il dorso della mano. Ancora una volta il dolce sapore del sangue inond\u00f2 la bocca di Johnas. Prov\u00f2 a sputarlo per terra ma non gli rimanevano abbastanza forze. Ne usc\u00ec un conato vermiglio a strozzare un grido di agonia.<\/p>\n<p>&lt;Io mi chiamo\u2026&gt;<\/p>\n<p>&lt;Zitto&gt; lo interruppe nuovamente il vecchio. &lt;Guarda loro&gt; disse indicando la folla sotto il patibolo. &lt;Guardali, non li riconosci?&gt;<\/p>\n<p>Johnas si concentr\u00f2 sui volti e sulle urla che lo circondavano. Riusciva a sentirli e a vederli ma le loro facce gli erano ignote, come coperte da una sottile foschia e le loro urla erano vuote, come parole gridate al vento. Cariche di rabbia e di odio.<\/p>\n<p>&lt;No! Non so chi siano&gt;<\/p>\n<p>&lt;Ascolta le loro grida!&gt; url\u00f2 ancora il vecchio. La voce piena di risentimento e le nocche pronte a colpirgli la mascella. Una, due volte. Questa volta Johnas non sput\u00f2 solo sangue ma sent\u00ec brandelli di carne scivolargli tra le labbra. Le sue labbra. La sua carne.<\/p>\n<p>&lt;Non le sento&gt;<\/p>\n<p>&lt;ASCOLTALI!&gt;<\/p>\n<p>La voce del vecchio si era fatta imperiosa e ruggente tutto d\u2019un tratto. Non era pi\u00f9 la sua voce, era il ringhio sordo che Johnas aveva sentito nello scantinato. Era la voce del potere che lo aveva soggiogato e che lo teneva ancora stretto nella sua morsa, legato ad un palo.<\/p>\n<p>&lt;GUARDALI!&gt;<\/p>\n<p>Sotto la pressione di quel tuono Johnas volt\u00f2 la testa e, per la prima volta, riusc\u00ec a scorgere i volti tra la folla. Tutti i volti. Ogni singola persona. E quello che vide lo lasci\u00f2 sconvolto. Gir\u00f2 la testa dall\u2019altro lato ma non ci riusc\u00ec: c\u2019era solo il freddo legno del palo dietro di se. Cerc\u00f2 di urlare ma era nuovamente muto. Tent\u00f2 di divincolarsi ma era legato bene e ad ogni movimento i lacci gli rodevano i polsi stridendo contro la carne che si lacerava impotente in quel frenetico terrore. Dalla bocca di Johnas si lev\u00f2 un sordo ululato quando si rese conto di cosa stava per succedere. Non era possibile. Tutti loro, tutti assieme.<\/p>\n<p>&lt;Sono venuti a prenderti, Johnas, sono qua per te&gt;<\/p>\n<p>Nella sua testa, il ragazzo cominci\u00f2 a pregare un Dio che non aveva mai rispettato mentre le prime braccia cominciavano a scalare il patibolo.<\/p>\n<p>I primi a salire si raggrupparono ai bordi. Guardavano Johnas immobile, aspettando che arrivassero anche gli altri. Sarebbe stato un banchetto grandioso. Finalmente il ragazzo avrebbe pagato. Con la sua carne e con i suoi sogni.<\/p>\n<p>Avanzarono compatti, uniti, da ogni direzione.<\/p>\n<p>Un sussurro giunse all\u2019orecchio di Johnas.<\/p>\n<p>&lt;Hey, cosa credevi, che saresti riuscito a tenerli nascosti per sempre?&gt;<\/p>\n<p>Era la voce del vecchio. Gli parlava da dietro, le sue labbra cos\u00ec vicine all\u2019orecchio che riusciva a sentirgli il fiato soffiargli nei padiglioni. Appena un sussurro ma cos\u00ec vicino da sembrare un urlo.<\/p>\n<p>&lt;Non puoi pi\u00f9 sfuggirgli ormai. Non puoi sfuggire alle tue paure, alle tue passioni, alle tue perversioni, alle tue follie, ai tuoi desideri. Cosa credevi? Pensavi che sarebbero bastati candidi simulacri di legno, avorio o acciaio a placarli per sempre? Credevi che sarebbe bastato nasconderli sotto maschere di perfezione per impedirgli di venirti a prenderti? Le tue bare di vetro non sono nulla contro la loro furia, adesso non puoi pi\u00f9 smettere di vedere&gt;<\/p>\n<p>Gli occhi che Johnas aveva cercato ti tenere serrati fino a quel momento, si spalancarono ed egli vide. Li vide avvicinarsi lentamente, li vide ridere. E quando il primo tra loro gli scopr\u00ec i denti neri a pochi centimetri dagli occhi, Johnas non pot\u00e9 non vedere. Vide quando le mascelle si spalancarono ingorde e vide quando si serrarono sul suo naso. Le vide affamate lacerargli le narici e sradicargli, uno strattone dopo l\u2019altro, l\u2019intero setto nasale. N\u00e9 la nausea n\u00e9 il dolore gli permisero di non vedere. Vide quelle avide fauci sfiorargli le labbra, quasi come un bacio voglioso e poi le vide, con orrore, serrarsi, tirare, serrarsi ancora e divorargli un labbro e poi l\u2019altro. Vide i loro morsi sulla sua carne e solo quando cominciarono ad aggredirgli gli occhi, cap\u00ec che non avrebbe pi\u00f9 visto.<\/p>\n<p>E si svegli\u00f2\u2026<\/p>\n<p>&lt;Sarebbe stato meglio guardare in faccia la vita\u2026&gt;<\/p>\n<p>Johnas quel mattino si svegli\u00f2 ceco e nessuno mai cap\u00ec il perch\u00e9.<\/p>\n<p>&lt;\u2026che fissare il vuoto&gt;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23067\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23067\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Johnas si guard\u00f2 attorno ma i suoi occhi non riuscirono a distinguere nessuna forma nell\u2019oscurit\u00e0 pi\u00f9 profonda. &lt;Cosa dovrei vedere?&gt; &lt;Aspetta, non ancora&gt; Uno sfregolio, qualche scintilla e il bagliore di una debole fiamma illumin\u00f2 lo scantinato. 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