{"id":23039,"date":"2015-03-02T19:57:26","date_gmt":"2015-03-02T18:57:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23039"},"modified":"2015-03-02T19:57:26","modified_gmt":"2015-03-02T18:57:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-illusione-di-marina-luzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=23039","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Illusione&#8221; di Marina Luzi"},"content":{"rendered":"<p>Quella donna parlava e parlava. I capelli corti biondo platino-nero, un mix spettinato di meches e ricrescita, caotico come il flusso di parole che mi aveva inebetito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma cosa stavo facendo prima di impiantarmi qui davanti a questo pifferaio magico e variopinto? Passavo, camminavo, forse stavo andando da qualche parte. Buffo, non lo ricordavo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Un viso ovale, anonimo nei lineamenti, animato da qualcosa dentro, come un burattino tirato da fili invisibili che fluttua nel palcoscenico, lo sguardo fisso, incantatore, sul corpo in movimento.<\/p>\n<p>Lo sguardo, quello sguardo ora mi scrutava e indagava stupito, stizzito, poi, rapido, mollava la presa, mi evitava, fuggiva. All\u2019improvviso brusca, fulminea, un largo sorriso, un cenno di saluto alla comitiva astante e via, assorbita dal brulichio di una soleggiata mattina metropolitana.<\/p>\n<p>Strano, insolito. Tornai sui miei passi. Del resto, non saprei cosa dire.<\/p>\n<p>Mi ritrovo qui, ora, in questo uovo di plastica arancio mandarino. Non so perch\u00e9. Ci sono arrivato, punto. Sono rimasto qui un pezzo. Aspettavo, non so cosa. Una strana apatia mi bloccava in quello spazio pervaso da un\u2019innaturale luce verdognola.<\/p>\n<p>D\u2019un tratto la vedo. Devo aver dormito. E\u2019 al mio fianco. Quando \u00e8 arrivata e come? Una zazzera inconfondibile: lei la donna che questa mattina parlava, mi fissava, fuggiva. Che strano sogno. Era l\u00ec tranquilla, non mi guardava in faccia, eppure le ero vicino, molto, troppo per due estranei. E\u2019 che quella specie di uovo era piccolo e vi stavamo dentro appena. Sembrava aspettasse. Cosa? Come se fosse naturale per lei essere l\u00ec. Ed io: l\u2019estraneo? Non mi badava, quasi fossi una presenza familiare, un comodino, una sedia, un qualsiasi oggetto di arredamento a cui non si fa pi\u00f9 caso.<\/p>\n<p>\u201cTi ho vista stamattina. E\u2019 che\u2026 sembri diversa\u201d<\/p>\n<p>\u201cIn che senso?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHai gli occhi pi\u00f9 scavati.\u201d<\/p>\n<p>\u201cA furia di guardarti dormire.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE la pelle, ha qualcosa\u2026il colore o, non so, sembra strana.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer questa luce verdognola.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE il tuo aspetto, tutto, sembra stanco, come se da stamattina fossero passati anni.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPer\u2026senti, Cappuccetto Rosso, se non la smetti di fare commenti sul mio aspetto guarda che ti sbrano!\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon volevo, \u00e8 che stamattina ti ho vista, sembravi pi\u00f9 giovane e, c\u2019\u00e8 qualcosa\u2026non so, prima quando ti guardavo in strada ad un certo punto eri come stranita e lo vedo ancora: sembri seccata, ma non ti ho fatto niente, credo. Non ci conosciamo, lo so, ma mi sembri familiare in qualche modo, a pelle, direi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo sono s\u00ec. Dovrei spiegarti, \u00e8 che sono stanca. Dormo, se non ti spiace.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSperavo che tu, insomma, \u00e8 tutto cos\u00ec irreale.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei sotto l\u2019effetto del Forget, non dura molto. Poi ricorderai. Buonanotte.\u201d<\/p>\n<p>\u201cGi\u00e0, speriamo che lo sia.\u201d<\/p>\n<p>Non dorme lo so, il suo respiro non \u00e8 quello del sonno. Non vuole parlarmi. Le do fastidio, lo avverto, non mi parler\u00e0. E\u2019 che non so dove andare, non ricordo chi sono, non so cosa ci faccio in quest\u2019uovo. Uscire. Per andare dove? Aspetter\u00f2, c\u2019\u00e8 qualcosa che mi sfugge, ho una strana sensazione: paura, inquietudine, un presagio. Dormir\u00f2 anch\u2019io, mi sento cos\u00ec vuoto.<\/p>\n<p>\u201cSara, sei sveglia?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMarco. Mi riconosci. L\u2019effetto del Forget \u00e8 svanito. Ho avuto paura, stavolta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi avevo chiesto di non somministrarmelo mai pi\u00f9. Non sono pazzo, so quello che faccio, la cosa che non capisco \u00e8 perch\u00e9 sono qui. Ricordo benissimo di aver deciso: non sarei tornato nell\u2019uovo e, comunque, non l\u2019avrei ritrovato dopo che mi avevi dato quella roba infernale che cancella i ricordi.<\/p>\n<p>\u201cSei qui perch\u00e9 ti ho fatto installare un cip, a tua insaputa naturalmente, se non torni per l\u2019ora stabilita lo attivo. E\u2019 come quando imposti il percorso nel navigatore, solo che ad essere programmato sei tu. Sei tu che arrivi a destinazione, in tempo.<\/p>\n<p>Ieri sera ho capito che dicevi sul serio: volevi restare fuori dall\u2019uovo per sempre e questo significa morte. Non potevo accettarlo, cos\u00ec ti ho somministrato il Forget.<\/p>\n<p>Eri agitato, sembrava che non facesse effetto, allora ho aumentato la dose.<\/p>\n<p>Stamattina sono uscita per andare al lavoro che ancora dormivi, ho pensato che saresti andato avanti fino a sera. Poi, mentre parlavo con i colleghi in pausa pranzo ti ho visto, eri l\u00ec che mi fissavi. Ancora non capisco come hai fatto ad arrivarci. La faccia perplessa: l\u2019effetto del Forget. Avevo davvero esagerato. Mi sono preoccupata, cos\u00ec ho attivato il cip, volevo essere sicura di ritrovarti nell\u2019uovo al mio ritorno. C\u2019eri s\u00ec, ma ancora assente. Sono andata in panico, ho finto di voler dormire per sottrarmi alle tue domande. Sono contenta che tutto sia a posto, ora.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 a posto. Ho fatto un sogno stanotte. Stavo andando al lavoro, all\u2019improvviso si scatena un acquazzone violento: l\u2019acqua invade la carreggiata, avanzo a piedi, a fatica, raffiche di pioggia mi tolgono visibilit\u00e0 e le caviglie sono avviluppate in rivoli turbinosi che salgono rapidamente. Il freddo mi penetra le giunture, cerco una via d\u2019uscita. M\u2019immergo con gli occhi aperti in quell\u2019insolito torrente. Qualcosa che brilla sul fondo mi distoglie, allungo la mano, afferro e metto in tasca. Riemergo. Lentamente l\u2019acqua inizia a defluire. D\u2019un tratto tutto scompare. Mi sollevo dall\u2019asfalto bagnato, qualcosa mi cade dalla tasca e si frantuma a terra. L\u2019oggetto che avevo raccolto. Tra i frammenti un biglietto di carta bianca piegato in quattro. Apro. Leggo: <em>Illusione<\/em>.<\/p>\n<p>La scena cambia: sono nel mio ufficio al 31\u00b0 piano. Il biglietto \u00e8 nel porta foto sulla scrivania al posto della foto di noi due insieme. Vi passo sopra lo sguardo, vado verso la finestra, la apro: l\u2019aria tiepida di un cielo terso mi sfiora. Mi siedo sul parapetto, appoggio la pianta del piede destro sul muro, mi do una spinta, come in piscina quando imprimo lo slancio per fare una vasca. E volo. Felice, inondato da un azzurro senza limiti. Sotto: il mondo indaffarato, brulicante, inquieto, ma tutto questo non mi riguarda pi\u00f9. Sono altrove e mi sento libero, finalmente.\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>Illusione<\/em>. E\u2019 questo che pensi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019questo. Non ho pi\u00f9 voglia di giocare a nascondino con la morte. Sono sfuggito al tumore ma mi portavo in tasca la verit\u00e0: tutto questo \u00e8 un\u2019illusione.<\/p>\n<p>Ho avuto la fortuna di vedere due secoli, sono ancora qui, ma non sono sazio di vita: sono morto a 50 anni quando ho detto s\u00ec alla sperimentazione e ho lasciato tutto per vivere in questa citt\u00e0 di persone senza tempo, ferme, immortalate come in un\u2019istantanea nel momento in cui hanno messo piede in questo luogo. Non sopporto pi\u00f9 questa fissit\u00e0. Mi sento fuori dal flusso. Sospeso. Dentro e fuori dall\u2019uovo, 12 ore fuori 12 ore dentro per rigenerare l\u2019organismo alla luce verde. Cristallizzato. Ancora cinquantenne, per sempre. Esco ora. Non impedirmelo. Non sar\u00f2 il primo. I <em>nostalgici<\/em>, cos\u00ec ci chiamano. Quelli che non ci stanno, quelli che vogliono ripristinare il ciclo della vita. Tutto di noi scompare, anche le ceneri, non un luogo per piangerci, per ricordare che eravamo. Siamo un cattivo esempio: la denuncia di un fallimento. I porci che hanno vomitato la perla della vita, la possibilit\u00e0 di vivere in vitro fermando la malattia, il disfacimento, alienando la morte.\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi arrendi dunque.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon proprio.\u201d<\/p>\n<p>\u201cI processi degenerativi dei tessuti saranno rapidi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSono un ultracentenario con l\u2019orologio biologico bloccato a cinquant\u2019anni, rimetterlo in moto sar\u00e0 devastante, lo so.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPensi di farcela? \u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 strano, ma penso che quando sar\u00e0 il momento avr\u00f2 la forza. So come si muore. Quando avevo vent\u2019anni ho visto morire mio padre, lentamente, un giorno dopo l\u2019altro, con dignit\u00e0. Nove mesi, eterni e, allo stesso tempo, brevi come un soffio. Ricordo ancora quella domenica sera al telefono:<\/p>\n<p>-Ciao Marco, ti chiamo dall\u2019ospedale. Ieri pomeriggio, mentre tornavo a casa dal circolo, ho sentito che non respiravo bene, ero stanco, faticavo a camminare. Cos\u00ec ho deciso di venire qui, mi hanno visitato, poi subito si sono allarmati e mi sono ritrovato con un ricovero d\u2019urgenza. Stamattina mi hanno girato come un calzino, poi il verdetto. Pochi mesi di vita. No, niente chemio. Un consiglio? Si diverta, faccia ci\u00f2 che vuole, esca, veda gli amici, si svaghi. E dire che non avevo mai avuto niente, nessun segnale. Ma\u2026 sai che ti dico? Ho vissuto la mia vita, ora \u00e8 cos\u00ec, che vuoi che faccia? Per\u00f2 vorrei vederti, stare un po\u2019 con te. E\u2019 brutto morire da soli.-<\/p>\n<p>Mentre si spegneva, in quei giorni interminabili mi ha detto cose che in una vita intera non era riuscito ad esprimere; pensavamo a voce alta, faceva il bilancio della sua vita: rimpianti, ricordi felici. So come muore un uomo. La vita non \u00e8 forse questo: nascere, crescere, decrescere, morire? Ognuno nella sua unicit\u00e0, come meteore di luce diversa che comunque, passando, squarciano il buio.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon rimarr\u00e0 nulla di te, meteora, ti cancelleranno.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon ne sono proprio sicuro. Guarda. Cosa vedi?\u201d<\/p>\n<p>\u201c Vedo te, mi stai davanti.\u201d<\/p>\n<p>\u201cOra chiudi gli occhi. Cosa vedi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cVedo te a vent\u2019anni, all\u2019universit\u00e0, tieni banco, infervorato in una discussione. Mi vedo fermarmi ed inserirmi nel discorso. Non te l\u2019aspettavi, una schermaglia senza vincitori n\u00e9 vinti: non mi avevi convinta n\u00e9 io avevo convinto te. -Come ti chiami?- ti ho chiesto. \u2013Destino.- hai risposto. Non ci siamo pi\u00f9 lasciati.\u201d<\/p>\n<p>\u201cContinuerai a vedermi con gli occhi della mente, dei ricordi. Ti sono dentro, nella testa, nel cuore. L\u00ec ci sono, ci sar\u00f2 sempre.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 la stessa cosa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cLo so. La vita \u00e8 cos\u00ec. Ma noi ci rimaniamo dentro, le parole risuonano, momenti, sensazioni, attimi eterni. Non scomparir\u00f2 per te.\u201d<\/p>\n<p>\u201cForse hai ragione.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa farai?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi seguir\u00f2.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon devi, sembri felice, in settant\u2019anni di questa vita mai un ripensamento. Potresti vivere per molto ancora, l\u2019esperimento funziona.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 vero, ma tutto questo ha un senso perch\u00e9 siamo insieme. Allora ho scelto io per te, prima che il tumore ti vincesse. Ho deciso per entrambi. Ora a sta a te giocare la tua mano, cos\u00ec saremo pari. Prima, per\u00f2, ho bisogno di sapere. Cos\u2019\u00e8 questo: un suicidio? \u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, non per noi. Non morire: questa era la scelta. Abbiamo cambiato idea. Tutto qui.\u201d<\/p>\n<p>\u201cHo paura. Pensi che ci ritroveremo, oltre la morte, al di l\u00e0 del tempo?\u201d<\/p>\n<p>\u201cL\u2019uomo in varie forme lo ha sempre pensato, o sperato. L\u2019idea della fine non sembra appartenerci, al di l\u00e0 di ogni evidenza. Ognuno ha la sua risposta di fronte alla morte: la mia non si chiama fuga, n\u00e9 alienazione.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi piacerebbe avere una speranza, ma non ce l\u2019ho; ti invidio, sai?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSei libera di cercare le tue risposte e libera di non averne alcuna. Sei libera anche ora, libera di tornare indietro, di rientrare nell\u2019uovo e di continuare a non morire. Questo non cambia noi, quello che siamo, quello che ci tiene uniti.<\/p>\n<p>Chiudi la porta dell\u2019uovo o il fluido verde perder\u00e0 efficacia. Devi lasciarti la possibilit\u00e0 di tornare indietro, se vorrai\u201d.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSmetti di parlare, mi serve un abbraccio ora.\u201d<\/p>\n<p>\u201cHai chiuso la porta? L\u2019hai fatto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon vuoi saperlo davvero. Andiamo\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_23039\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"23039\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella donna parlava e parlava. 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