{"id":22976,"date":"2015-02-23T12:26:06","date_gmt":"2015-02-23T11:26:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22976"},"modified":"2015-02-23T12:26:06","modified_gmt":"2015-02-23T11:26:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-la-valigia-di-elga-battaglini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22976","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;La valigia&#8221; di Elga Battaglini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Mia figlia mi ha regalato un trolley. Solido, rassicurante. Blu scuro, di ruvido canvas. Il manico estraibile. Lo apre per mostrarmene la capienza, desiderosa di compiacermi. Tento di sorridere, ricacciando indietro una lieve apprensione.<\/p>\n<p>Lei mi sta studiando, lo so.\u201cNon ricorda per niente una valigia, vero?\u201d<br \/>\n\u201cNo\u201dammetto.<br \/>\nQuesta volta rinuncia a chiedermi il perch\u00e9 di quest&#8217;ossessione, la mia fobia verso le valigie. Da tempo, ormai, sa.<br \/>\nLe valigie sono infide, maligne. Le valigie ti spezzano le mani, ti fiaccano le spalle. Al punto che, non appena ti fermi per qualsiasi motivo, sei costretto a mollarle per terra e puoi finire col dimenticarle&#8230;<\/p>\n<p>Era il 1980, l&#8217;estate del mio primo anno di Lettere. Di ritorno da un viaggio in Sicilia con un&#8217;amica, Eva. L&#8217;avevo incontrata in facolt\u00e0, al corso sul Canzoniere di Petrarca. C&#8217;eravamo riconosciute -io l&#8217;avevo riconosciuta!- in treno dopo esserci intraviste a lezione nella marea di studenti. Abitavamo in due piccole frazioni vicine. Di lei mi aveva subito colpito la bellezza. Non mi sono mai reputata brutta, anzi, all&#8217;epoca mi trovavo piuttosto graziosa, ma accanto ad Eva non potevo fare a meno di provare un sottile senso di disagio, un miscuglio di sensazioni indefinibili, invidia mista a desiderio&#8230;Mi faceva pensare a un racconto, letto anni prima, <em>Tonio Kr<\/em>\u00f6<em>ger<\/em>. Accanto a lei mi sentivo Tonio. Eva era bionda, pi\u00f9 alta di me di una spanna. Sua madre, olandese, aveva conosciuto il padre durante una vacanza a Rimini. Spesso mi sorprendevo a immaginare quei fotogrammi da commedia all&#8217;italiana: La straniera e il vitellone. Da quella storia, finita presto, era nata Eva. Colori nordici e dolcezza mediterranea. Armoniosa e fluida, aveva una grazia innata, una distinzione che la collocava in alto, molto pi\u00f9 in alto di noi tutte&#8230;<br \/>\n<em>Non era l&#8217;andar suo<\/em> cos<em>a mortale, ma d&#8217;angelica forma.<\/em><br \/>\nPerfino l&#8217;anziano docente, nel parlare di Laura, posava lo sguardo su di lei.<\/p>\n<p>Col passare dei giorni divenimmo amiche, confidenti. Mi raccontava i suoi sogni, le sue paure. Non era felice. I ragazzi che si interessavano a lei solo per portarsela a letto, i genitori separati che si contendevano la sua presenza: la madre l&#8217;avrebbe voluta in Olanda. Italia mafia, malavita, terrorismo, stragi&#8230; Ore al telefono ad implorarla di tornare. Eva preferiva l&#8217;Italia. L&#8217;arte, il rinascimento. Studiava storia dell&#8217;arte. Vissuta con la madre fino a diciotto anni, un giorno, si era presentata a casa del padre. Un ragazzone mai cresciuto, un musicista sempre in giro a suonare la tromba in un&#8217;orchestra spettacolo romagnola. Ambizioni diverse in giovent\u00f9 -classica, jazz- frustrate proprio dalla nascita di Eva. Come tanti. Come troppi. Quando la figlia, carica di bagagli, si era presentata alla sua porta era rimasto a bocca aperta, guardandosi attorno come una preda braccata. Poi per\u00f2 l&#8217;aveva abbracciata e aveva passato vari giorni con lei, ad allestire la sua stanza.<\/p>\n<p>Avevo un ragazzo da circa un anno, Marco. Ne ero innamorata persa, ma scegliemmo le vacanze separate. Ognuno deve mantenere i propri spazi, sostenevamo entrambi.<\/p>\n<p>Furono giorni bellissimi. Il sole, il mare, le visite ai castelli normanni, le rovine greche, le vestigia arabe&#8230;I primi giorni Eva si concedeva poco sole, timorosa di scottarsi. Si spalmava di una costosissima crema protettiva. Schermo totale, per pelli chiare. Questo non le imped\u00ec, col passare dei giorni, di metter su una discreta abbronzatura.<\/p>\n<p>Conoscemmo dei ragazzi, nostri vicini di tenda. \u201cTu quale scegli? A me piace il riccetto.\u201d Sussurr\u00f2 Eva mentre prendevamo il sole su uno scoglio. \u201cFai pure, io sono fedele.\u201d Assentii conciliante.<\/p>\n<p>Fino all&#8217;ultima sera. Quella notte passata sulla spiaggia a guardare le stelle, durante la quale Eva mi confid\u00f2 fra le lacrime di aver avuto una storia con Marco, prima della partenza. \u201cE&#8217; venuto a casa mia\u201d raccont\u00f2 con voce rotta. \u201cTi cercava e&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cE ha trovato te.\u201d<em> Troia. Poi ti lamenti che vogliono solo scoparti. Per forza, la dai a tutti come una cagna in calore.<\/em> Ingoiai le ingiurie che mi urgevano dentro. \u201cFai cos\u00ec perch\u00e9 non ti senti amata\u201d Mormorai. Cercavo scuse a tutti i costi, non volevo perdere la sua amicizia. Glielo dissi. Piangemmo insieme, abbracciate strette. Con Marco avrei fatto i conti in seguito.<br \/>\nAl mattino chiusa la tenda, ci trascinammo al treno, gonfie di sonno. Il traghetto, gli arancini dal venditore ambulante, ancora il treno. Polvere, stanchezza, sudore.<br \/>\nCambio a Bologna. Nello scendere poggiai male un piede procurandomi una brutta storta.<br \/>\n\u201cCe la fai a camminare?\u201d Quel tono contrito, colpevole.<br \/>\n\u201cCredo di s\u00ec\u201d<br \/>\nSeguii Eva arrancando fino al nuovo binario. La mia caviglia si stava rapidamente gonfiando.<br \/>\n\u201cDio quanto mi dispiace&#8230;\u201d mormor\u00f2 Eva scuotendo la testa.<br \/>\n\u201cOrmai la vacanza \u00e8 finita\u201d la consolai. \u201cPensa se fosse accaduto il primo giorno, anzich\u00e9 l&#8217;ultimo.\u201d Ridemmo insieme, sollevate nel sentir annunciare il nostro treno.<br \/>\nFu allora che me ne accorsi. \u201cLa valigia!\u201d gridai \u201cHo lasciato la valigia sotto la pensilina!\u201d<br \/>\n\u201cTu non puoi correre, vado io.\u201d Sentenzi\u00f2 Eva. Si ferm\u00f2 un istante come a raccogliere le forze per quella volata. Non potei fare a meno di notare gli sguardi che le gettavano gli altri viaggiatori. Anche cos\u00ec, distrutta da venti ore di treno e da due notti insonni, Eva era bellissima, le gambe inguainate nei jeans sbiaditi, la striminzita canottiera azzurra incollata al seno, la pelle dorata lucida di sudore.. Provai una stretta alla bocca dello stomaco. Un sentimento indefinibile, qualcosa a met\u00e0 fra invidia e <em>nostalgia<\/em>&#8230; Fu un attimo. Lei scatt\u00f2 via, dribblando i passanti con la velocit\u00e0 di un attaccante che vola in porta. Non correva, <em>volava<\/em>. Seguii con lo sguardo quel biondo luminoso, &#8211;<em>Non era l&#8217;andar suo cosa mortale, ma<\/em> <em>d&#8217;angelica forma<\/em>&#8211; finch\u00e9 non fu inghiottito dal sottopasso.<br \/>\nL&#8217;orologio segnava le 10:26. Il 2 di Agosto.<\/p>\n<p>E fu una folata di vento, una bolla di calore. Uno scoppio assordante che mi priv\u00f2 dell&#8217;udito. Fu un&#8217;onda d&#8217;urto che mi strapp\u00f2 i vestiti. Fu una nube di fumo e poi polvere, detriti, brandelli di carta a oscurare il cielo. Restai rannicchiata in terra, cercando di capire cosa fosse accaduto. Poi si dissip\u00f2 il silenzio, mi raggiunsero grida, lamenti, e il suono di mille sirene impazzite. E quella frase che volava di bocca in bocca, nella stazione. Una bomba. Una bomba sotto la pensilina.<\/p>\n<p>Eva.<\/p>\n<p>Al funerale sua madre mi scosse le spalle, con forza \u201cPerch\u00e9 lei? Perch\u00e9 non era con te, perch\u00e9?\u201d Restai in silenzio, quell&#8217;ultimo fotogramma impresso nella retina : Eva che spariva tra la folla, i capelli splendenti sotto il sole, le lunghe falcate alla volta della mia valigia dimenticata -dimenticata!-sotto la pensilina<em>. E&#8217;<\/em> <em>tutta colpa tua<\/em>. \u201cDoveva&#8230; doveva andare al bagno\u201d Mentii vergognosamente. Mi avrebbe sbranato se avesse saputo la verit\u00e0. <em>Avrebbe fatto bene<\/em>. Cavato gli occhi con le mani nude. La testa sbattuta pi\u00f9 volte contro lo spigolo di una pietra tombale, fino a lasciarmi l\u00e0, distesa, gli arti scomposti in una pozza di sangue. Se avesse saputo la verit\u00e0&#8230; <em>te lo saresti meritato.<\/em><\/p>\n<p>I giorni, i mesi, gli anni a venire hanno portato il segno di quell&#8217;orribile coincidenza, di quel crudele scherzo del destino. Lunghe sedute sul lettino dell&#8217;analista a realizzare di non aver colpa dell&#8217;accaduto. A convincermi che era stata solo una terribile serie di coincidenze&#8230;<em>Dovevi andartela a prendere tu quella schifosa valigia, non mandarci Eva<\/em>. A ripetere a me stessa e alla voce annidata come un parassita nei miei recessi pi\u00f9 intimi, che in realt\u00e0 fu lei ad offrirsi di andare, perch\u00e9 io avevo preso una storta..<em>.tu e la tua fottuta caviglia di merda, eri invidiosa, eri invidiosa di Eva, della sua bellezza<\/em>&#8230;A elaborare la realt\u00e0, diversa da quella filtrata dalla mia mente sconvolta, a mettere a tacere la voce interiore che non mi dava tregua&#8230;<em>L&#8217;hai fatto apposta. Hai messo male la caviglia apposta e poi hai lasciato l\u00e0 la valigia, per mandarci Eva.<\/em> A capire che la mia storia con Marco sarebbe finita lo stesso&#8230;<em>Ce l&#8217;avevi con lei perch\u00e9 si era fatta il tuo ragazzo. Sei un&#8217;assassina, l&#8217;hai uccisa tu.<\/em><\/p>\n<p>A volte la voce mi concede lunghe pause, sta assente per giorni, mesi, anni perfino. Mi lascia esistere. Ho un marito che amo, una figlia, una vita. Ma poi ritorna, come da una vacanza. Torna sempre e come una zia, petulante e importuna, mi ripete all&#8217;infinito la stessa estenuante litania&#8230;ho imparato a conviverci, non a liberarmi di lei.<br \/>\nMa le valigie&#8230;da quel giorno non ho pi\u00f9 toccato una valigia.<\/p>\n<p>Estraggo il manico del trolley, lo faccio di nuovo scorrere nel suo vano. \u201cGrazie.\u201d Dico, con un lieve sorriso.<br \/>\nSegue un lungo silenzio, interrotto dalla voce squillante di mia nipote. \u201cMamma perch\u00e9 la nonna ha paura delle valigie?\u201d<br \/>\n\u201cNon ha paura.\u201d ribatte mia figlia. \u201cLe trova <em>scomode<\/em> e ha ragione.\u201d<\/p>\n<p>Le valigie sono infide, maligne. Le valigie ti spezzano le mani, ti fiaccano le spalle. Al punto che, non appena ti fermi per qualsiasi motivo, sei costretto a mollarle per terra e puoi finire col dimenticarle&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22976\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22976\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia figlia mi ha regalato un trolley. 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