{"id":22974,"date":"2015-02-23T12:24:08","date_gmt":"2015-02-23T11:24:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22974"},"modified":"2015-02-23T12:24:08","modified_gmt":"2015-02-23T11:24:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-stagioni-di-elga-battaglini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22974","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Stagioni&#8221; di Elga Battaglini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: right;\"><em>La mia generazione ha perso<\/em><br \/>\n<em>Giorgio Gaber<\/em><\/p>\n<p>Si avvicinava la stagione dell\u2019abbondanza.<br \/>\nIl piccolo Ivan la sentiva, la vedeva ovunque, avrebbe potuto annusarla, perfino. Negli elettrodomestici che andavano arredando casa. Nell\u2019appartamento in cui la famiglia stava per traslocare, lasciando le tre stanze all\u2019ultimo piano nella citt\u00e0 vecchia. Nella bianchina che suo nonno guidava con proverbiale lentezza, un\u2019automobilina color grigio chiaro, comprata a rate. Nel televisore che troneggiava nel salotto. I nonni non l\u2019avevano ancora. Loro il festival di Sanremo e il giro d\u2019Italia andavano a vederseli al bar. Il paese intero schierato sulle sedie allineate, come al cinema \u2026 Era bello. Si erano fatte certe risate il giorno dell\u2019ultima tappa del Tour de France! Nonostante l\u2019estate trionfante, nel bar c\u2019era odore di corretto al sambuca e una coltre di fumo sospesa a mezz\u2019aria. Fuori, nella piazzetta deserta, il sole batteva imperioso sul lastricato di pietra serena, ma l\u00e0, a Parigi, veniva gi\u00f9 acqua a catinelle. A quella vista la cognata del nonno era balzata in piedi gridando \u201cO madonna come viene, v\u00f2 a lev\u00e0&#8217; panni!\u201d Quasi si rattrist\u00f2 Ivan, anni dopo, quando le rate della bianchina finirono e anche in casa dei nonni arriv\u00f2 il tubo catodico\u2026<\/p>\n<p>La stagione dell\u2019abbondanza. Si viveva una lunga primavera fatta di lavoro, sacrifici, lotte, conquiste. Aspettando il tempo del raccolto. I genitori di Ivan avevano da poco aperto una libreria. L\u00ec dentro si sentiva davvero la primavera, si avvertiva che i tempi stavano cambiando. Si facevano grandi discorsi, si citavano Gramsci e Don Milani con la certezza che, presto, la cultura sarebbe stata del POPOLO\u2026 Tutti quegli operai, aspiranti intellettuali organici, a far la fila per comprare l\u2019ultimo Pratolini, Silone, Calvino\u2026E gli studenti. Ivan li ascoltava in silenzio, incamerando, immaginandosi come loro in un futuro non lontano\u2026<\/p>\n<p>Primavera. I vecchi di casa intrattenevano i piccoli raccontando della guerra, della ricostruzione. Che miseria! Poi erano venute le lotte, gli scioperi, gli aumenti di stipendio\u2026Si preparava un bel mondo, dicevano.<br \/>\n\u201cQuando vinceremo noi\u2026\u201d affermava convinta la zia zitella, sotto lo sguardo attento dei nipoti.<br \/>\n\u201cNoi chi?\u201d<br \/>\n\u201cNoi <em>proletari<\/em>.\u201d<br \/>\n\u201cChe vuol dire?\u201d<br \/>\n\u201cChe abbiamo solo le braccia per lavorare e i figli, <em>la prole<\/em>.\u201d (Lei figli non ne aveva\u2026)<br \/>\n\u201cMa noi non siamo cos\u00ec!\u201d<br \/>\n\u201cCerto che siamo proletari! Quando vinceremo noi\u201d continuava con piglio deciso.\u201cAboliremo la propriet\u00e0 privata e tutto sar\u00e0 di tutti.\u201d<br \/>\n\u201cTutto?\u201d chiedevano i bimbi. \u201cAnche i giocattoli?\u201d \u201cTutto.\u201d<br \/>\nUn oceano di infinite possibilit\u00e0 si stendeva ai loro piedi.<br \/>\nI genitori di Ivan non erano tanto prodighi nel comprare giocattoli al figlio. Pochi ma educativi, sostenevano. Meglio i libri. Cos\u00ec si era creata una sua personale idea del<em> comunismo<\/em>: Andare a casa del primo della classe, figlio di un direttore di banca, e fare incetta di giocattoli. Abolizione della propriet\u00e0 privata. Esproprio proletario, si sarebbe detto pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Pareva che tutto fosse possibile. \u201c<em>Anche l\u2019operaio vuole il figlio dottore\u2026<\/em>\u201d recitava una di quelle canzoni che in casa sua andavano per la maggiore. Forse chi l\u2019aveva scritta conosceva i vicini di casa, marito e moglie in cartiera e un figlio, a Pisa, a studiar da dottore\u2026<\/p>\n<p>E fu in una magica notte d\u2019estate, che cap\u00ec l\u2019importanza di quei giorni. Non lo misero a letto, quella sera, perch\u00e9 potesse assistere all\u2019<em>allunaggio.<\/em> Non c\u2019era nulla di esaltante nel vedere quella specie di palombaro in tuta bianca che si muoveva a goffi balzi su uno sfondo nero. L\u2019immagine era confusa, lo schermo rigato da continue interferenze\u2026 ma il significato di quelle parole inequivocabile. UN GRANDE BALZO PER L\u2019UMANITA\u2019. Altri salti sarebbero seguiti e l\u2019uomo del futuro, avrebbe colonizzato lo spazio, irrigato il deserto, spianate le montagne, sconfitto miserie, malattie, perfino\u2026 LA MORTE.<\/p>\n<p>Veniva Dicembre. Anche gli inverni odoravano di primavera, con le strade illuminate a festa, le leccornie, i dolciumi, le file a comprar regali, la bottega piena di clienti\u2026 i giorni giusti per tornare alla carica con quel sussidiario elettronico che, da almeno un mese, Ivan si fermava a contemplare davanti alla vetrina illuminata del giocattolaio.<br \/>\nUn giorno, stava giocando con la radio accesa. C\u2019era la Patty Bravo, che cantava<em> Tu mi fai girar<\/em>\u2026 Bravo, si diceva, non Pravo. A Ivan piaceva molto. A un tratto la canzone fu interrotta bruscamente: <em>Giornaleradiostraordinario<\/em>. Un brivido d\u2019inverno, in quel clima di festa. Un soffio d\u2019aria amara, anche per lui, che era piccolo. Una bomba in una banca dell\u2019agricoltura\u2026chi mai poteva avercela con quei poveri contadini? Perch\u00e9 questo s\u2019immaginava Ivan, una fila di contadini con il forcone e la zappa e magari il baroccio con la mula legata a un palo, fuori dalla banca. E la bomba, una boccia nera con la miccia, come nei cartoni animati\u2026 La bomba. Pi\u00f9 tardi apprese che quell\u2019esplosione aveva sancito la fine dell\u2019innocenza, della primavera. Non per lui, non ancora. Ancora piccolo, continuava a sognare il giorno in cui avrebbe depredato gli altrui giocattoli\u2026<\/p>\n<p>Propaganda elettorale. Tempo febbrile di comizi, manifesti, volantini. \u201cIo voterei per questi qui\u201d Aveva detto un giorno in bottega, scorrendo una delle finte cartelle elettorali che riempivano le cassette della posta. \u201cQuesta bella bandiera col tramonto\u201c<br \/>\n\u201cBimbo, quella \u00e8 l\u2019alba, non il tramonto\u201d Era intervenuto un vecchio cliente della libreria. \u201cNon te lo scordare, capito? L\u2019alba, il sol dell\u2019avvenire che sorge a oriente. <em>A conquistare la rossa primavera, dove sorge il sol dell\u2019avvenir<\/em>\u2026\u201dcanticchiava nell\u2019andarsene. Appena uscito, la madre aveva raccontato a Ivan che quell\u2019uomo si era trovato in grossi guai durante il fascismo, per quella bandiera. Le purghe, il confino, il carcere, senza mai arrendersi, senza rinunciare alle sue idee di libert\u00e0 e di giustizia. Riuscito a evadere, aveva fatto la<em> resistenza<\/em>.<br \/>\nQuando mor\u00ec, pochi mesi dopo, gli fecero il funerale senza prete, con la bandiera rossa drappeggiata sulla cassa e la banda che suonava \u201cBella Ciao\u201d. Dicevano che era morto di lavoro, che il malaccio se l\u2019era buscato in fabbrica per colpa dello zinco. La polvere di zinco, spiegava il padre di Ivan, si ferma nello stomaco e, pian piano, lo corrode. Ivan prov\u00f2 una gioia maligna, anni dopo, quando la zincheria fu chiusa. Non sapeva, allora, che se n\u2019era andata ad avvelenare operai sull\u2019altra sponda del mare, proprio l\u00e0 dove sorge il sol dell\u2019avvenire\u2026<\/p>\n<p>E venne anche per lui la stagione della lotta, della partecipazione\u2026 La battaglia pi\u00f9 dura fu la scelta della scuola: Voleva assolutamente andare a quell\u2019istituto d\u2019arte dove si respirava la libert\u00e0, dove tutti erano <em>compagni<\/em>\u2026Fu dura ma alla fine vinse. In cambio gli tocc\u00f2 sorbirsi mesi di prediche e raccomandazioni. \u201cNon fumare, non accettare nulla da chi non conosci\u2026\u201d Mamma, nonne e zie avevano paura della DROGA&#8230;Lui non si spinse mai pi\u00f9 in l\u00e0 di qualche canna, durante collettivi, assemblee, okkupazioni.<\/p>\n<p>L\u2019estate, intanto, pareva tardare La crisi petrolifera smorzava gli ottimismi. Un golpe militare aveva ghiacciato la primavera cilena. Il TG mostrava lo squallido teatro dell\u2019omicidio del Poeta, raccontava di rapimenti, gambizzazioni, attentati. Ma cadevano i Colonnelli, il regime di Franco scricchiolava, lo Sci\u00e0 di Persia andava in esilio\u2026 Si continuava a sognare. E poi, nella scuola, c\u2019era quell\u2019allegria colorata\u2026 pareva d\u2019essere a Woodstock. Camicette indiane, gonne a fiori, zoccoli di legno, scialli e perline. Allegre e sessualmente prodighe, le compagne di scuola ostentavano mimose fra i capelli e rivendicavano libert\u00e0. Ci furono altre bombe: Sui treni dei poveri, sulle vacanze. Ma il sogno di quella lunga primavera non riuscirono a strapparlo. Fuori c\u2019erano fumo, ferro e piombo, ma dentro l\u2019aria era dolce e profumava d\u2019erba\u2026Che per due volte il Paese aveva sfiorato un golpe sul modello cileno, Ivan lo apprese in TV, in certe trasmissioni a met\u00e0 fra l\u2019inchiesta e la fantascienza. Parevano farina del sacco di Ray Bradbury. MAI in prima serata.<\/p>\n<p>Con la fine della scuola venne il RIFLUSSO. Il ritorno del bon ton, il cinismo, l\u2019ostentazione del lusso. Il qualunquismo dell\u2019italiano vero. Perfino la Chiesa, riusc\u00ec a trovare spunti di restaurazione. Vennero le televisioni commerciali, la bolla finanziaria\u2026I nonni guardavano Dallas e giocavano in borsa, come tanti piccoli JR. Le casalinghe si stonavano cercando di indovinare il numero dei fagioli in una damigiana. Non era proprio l\u2019estate sperata, ma sul Paese c\u2019era una specie di serra e vivere pareva facile\u2026Neanche la notte dell\u2019incidente al reattore nucleare riusc\u00ec a incrinare il glamour di quella facciata. Code ai supermercati, per riempire dispense gi\u00e0 piene, e poi se non si pu\u00f2 bere il latte berremo t\u00e8. Che popolo di Marie Antoniette.<\/p>\n<p>Le logge prosperavano, i giudici morivano di mafia, i piani regolatori erano sempre pi\u00f9 sregolati per la gioia delle tasche di palazzinari e assessori corrotti.<\/p>\n<p>Era in corso la tempesta di Tangentopoli, quando il tranquillo tran tran della libreria fu scosso da un evento di portata cosmica: Il genio della televisione, lo scalatore dei vertici imprenditoriali, aveva deciso di festeggiare l\u2019ingresso nel maggior gruppo editoriale del Paese proclamando la FESTA DEL LIBRO. Per giorni e giorni un imperativo vol\u00f2 sull\u2019etere: ENTRATE IN LIBRERIA! Ivan e i suoi passarono quella fine settimana immersi in una turba vociante che reclamava a gran voce un libro, uno qualsiasi, l\u2019importante era\u2026 COMPRARE. UN. LIBRO.<br \/>\nPer\u00f2, che forza di convincimento!\u201d fu il commento di sua madre. \u201cChe succederebbe se un elemento cos\u00ec entrasse in politica?\u201d<br \/>\nE fu subito ventennio.<br \/>\nVennero i grandi CENTRICOMMERCIALI, i CENTRIBENESSERE, le crociere per tutti, i villaggi turistici, milioni di canali TV, il MADEINPRC, la delocalizzazione, i ritocchi al botulino, i tagli alla cultura\u2026gli enti lirici boccheggiavano, i monumenti mostravano inquietanti segni di sfacelo, i tetti delle scuole collassavano in testa agli studenti.<\/p>\n<p>Aveva fatto bene Ivan a non proseguire il lavoro di famiglia. La libreria, con la concorrenza dei supermercati, se passava male. Impara l\u2019arte e mettila da parte, dice un noto proverbio. Faceva il pittore di strada, oggi qui, domani l\u00e0, come cantava la Patty\u2026 \u201cBravo!\u201d Gli dicevano i turisti. Cipressi e girasoli da portare a casa come ricordo della<em> beautiful Tuscany<\/em>. La Toscana tirava, veniva perfino Tony Blair a passarci le vacanze\u2026<br \/>\nErano rimasti in pochi, parecchi di loro non pi\u00f9 giovani, e si chiamavano NOGLOBAL. Mosche bianche in un umanit\u00e0 omologata. Il fatto che tutti indossassero gli stessi cenci etnici fece sorgere in lui il sospetto di far parte comunque di un\u2019umanit\u00e0 omologata. Il mercato ha una risposta a tutti i bisogni\u2026preoccupazioni inutili, perch\u00e9 i fatti di Genova e la nube di fumo e detriti delle Twin Towers, segnarono la fine di tutto.<\/p>\n<p>Da tre anni, ormai, non lavora pi\u00f9: chi li compra i quadri con la CRISI? Ora ci vive, in strada. Se la cava, \u00e8 diventato un vero esperto. Conosce i cassonetti dei ristoranti, le mense della Caritas, i dormitori\u2026Peccato che alcuni abbiano chiuso per mancanza di fondi. Ora a volte, nelle sere pi\u00f9 fredde, non si trova posto\u2026 Per fortuna ha scovato questo capannone dismesso. Sono decenni che \u00e8 abbandonato. Delocalizzazione. La sera prende la circolare e viene qua a passar la notte. Dicono che la zona sia infestata dai fantasmi, per via del ponte. Ecco perch\u00e9 le squadre di neonazi stanno alla larga, hanno paura dei fantasmi. Bah\u2026Ivan non ne ha mai visti. Ci si pu\u00f2 dormire tranquilli senza il rischio di far la fine di Giordano Bruno. Chissenefrega dei fantasmi. Mica ti vengono a dar fuoco, se ne stanno l\u00e0 pallidi e inquieti ma non fanno del male ai poveri cristi\u2026<br \/>\nStasera butta bene, gli hanno allungato un bel po\u2019 di spiccioli. E\u2019 Natale e chi \u00e8 in centro per <em>sciopping<\/em>, preferisce che i barboni si levino di torno alla svelta. S\u2019\u00e8 comprato un bottiglione di due litri, per sognare. Sistema i cartoni, le buste di plastica, la coperta. Riprende fiato. Da un po\u2019 gli viene spesso l\u2019affanno, chiss\u00e0. Pensa che dovrebbe farsi vedere da quei dottori di emergency, ma gli dispiace, hanno tanto di quel lavoro, ci sono giovani, donne incinte, bambini\u2026<br \/>\nFuori \u00e8 davvero inverno. Una distesa desolata, fin dove lo sguardo si perde. All\u2019orizzonte il cielo grigio si fonde con i tetti dei capannoni dismessi. Una nebbia leggera grava sulla pianura che fu zona industriale. Voli di gabbiani evocano la voce della risacca, ma non \u00e8 il mare \u00e8 solo la discarica. Ivan ha freddo, ha male al cuore. Nel cassonetto, al Mc Donald della stazione, ha trovato una confezione di crocchette, quasi intatta, ma non ha fame. Carezza il bottiglione e guarda fuori. Beve lunghi sorsi e guarda fuori.<br \/>\nIl ponte dell\u2019autostrada s\u2019interrompe sul nulla. Pare l\u2019abbia fatto crollare un\u2019alluvione. I soldi per ricostruirlo non ci sono. E\u2019 transennato, ma a volte ci vengono quelli che vogliono suicidarsi. Tolgono le transenne e si lanciano sulla rampa a tutta birra. Il volo, l\u2019ultima ebbrezza. Lo schianto. Il nulla.<br \/>\nBeve ancora e guarda fuori. Freddo e grigio. L\u2019inverno. Uno strano torpore gli sale dai piedi, su per le gambe. Sistema meglio i cartoni, la coperta, il cappotto e beve ancora.<br \/>\nEd ecco che lo vede. Brilla, basso sull\u2019orizzonte. E\u2019 confuso nella nebbia, ma lo riconosce. Il sole. Brume rossastre lo circondano. I gabbiani lanciano grida sulla discarica. Erano mesi che non vedeva il sole. E\u2019 sempre coperto, dicono che sia l\u2019inquinamento. Stasera il vento di tramontana \u00e8 riuscito ad aprire un varco. Che bello, il sole. E\u2019 cos\u00ec caldo e ora Ivan non ha pi\u00f9 freddo, sente il torpore dolce del vino, sente il calore del sol dell\u2019avvenire, torner\u00e0 finalmente la primavera e poi l\u2019estate\u2026<br \/>\n\u201cBimbo, quella non \u00e8 l\u2019alba, \u00e8 il tramonto\u201d.<br \/>\nErano davvero queste le parole del vecchio partigiano?<br \/>\nLo sa. Lo sa che \u00e8 inverno, lo sa che quello \u00e8 il tramonto. Ma sta cos\u00ec bene, ora, col vino che gli scorre nelle vene e il sogno che accarezza la mente e i raggi caldi sul viso e i gabbiani a cantare di libert\u00e0\u2026 Cos\u00ec bene, che continua a sognare.<\/p>\n<p><em>Dalla \u201ccronaca cittadina\u201d<\/em><br \/>\n<em>Ieri, in un capannone dismesso nella zona industriale, \u00e8 stato trovato il cadavere di un uomo, non identificato. Gli oggetti trovati accanto al corpo, completamente mummificato, fanno supporre che si tratti di un clochard, forse una delle tante vittime del freddo dello scorso inverno. L\u2019esame autoptico fornir\u00e0 maggiori dettagli sull\u2019et\u00e0 della salma e sulle cause della morte.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22974\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22974\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia generazione ha perso Giorgio Gaber Si avvicinava la stagione dell\u2019abbondanza. Il piccolo Ivan la sentiva, la vedeva ovunque, avrebbe potuto annusarla, perfino. Negli elettrodomestici che andavano arredando casa. Nell\u2019appartamento in cui la famiglia stava per traslocare, lasciando le tre stanze all\u2019ultimo piano nella citt\u00e0 vecchia. Nella bianchina che suo nonno guidava con proverbiale [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22974\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22974\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":6543,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-22974","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22974"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/6543"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22974"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22974\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22988,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22974\/revisions\/22988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22974"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22974"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22974"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}