{"id":22871,"date":"2015-02-15T18:06:05","date_gmt":"2015-02-15T17:06:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22871"},"modified":"2015-02-15T18:06:05","modified_gmt":"2015-02-15T17:06:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-nik-peperone-di-antonino-lentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22871","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Nik peperone&#8221; di Antonino Lentini"},"content":{"rendered":"<p>Ero giovane, bello e intelligente ma avevo un problema. Ero timido. Se qualcuno mi posava lo sguardo addosso mi paralizzavo e diventavo rosso come un peperone.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per tutti ero Nik <em>peperone<\/em>. Il garzone del bar che si trovava nella via principale del paese, proprio in mezzo alle barche. La mia vita anche se monotona scorreva tranquilla, senza scossoni, proprio come piaceva a me. Qualcosa di grosso per\u00f2, a mia insaputa, stava per accadermi. Il giorno del mio 30^ compleanno, come un fulmine a ciel sereno, il destino buss\u00f2 alla mia porta e mi stravolse l\u2019esistenza. Si present\u00f2 sotto le spoglie di una giovane donna, bella ed intrigante che non avevo mai visto \u00a0prima di allora ne al bar ne per le strette vie di Sciacca, in provincia di Agrigento. Era di una bellezza sconvolgente, da togliere il respiro. Con la sua immancabile ventiquattrore in mano entr\u00f2 nel bar con passo svelto e deciso. Che schianto ! Gli occhi dei clienti, perlopi\u00f9 pescatori, inevitabilmente caddero su di lei. \u00a0Con fare autoritario ordin\u00f2 : &lt; un caff\u00e8 &gt; e sculettando con i suoi tacchi alti si sedette al tavolo pi\u00f9 vicino, quello davanti al banco, proprio di fronte a me. Si guard\u00f2 intorno con aria spavalda e senza inibizione accavall\u00f2 le gambe con un movimento lento e sensuale che scaten\u00f2 gli ormoni e le fantasie dei maschi presenti. Qualcuno, con gli occhi fuori dalle orbite, sbalordito mormor\u00f2:&lt; <em>Mizzica<\/em> <em>che fimmina spregiudicata<\/em> &gt;.\u00a0 Io rimasi muto come un pesce. Peccato. Se avessi avuto pi\u00f9 carattere e follia forse sarebbe stata subito mia. In un terremoto di emozioni preparai il suo caff\u00e8 e glielo servii al tavolo. Ne approfittai per guardarla da vicino e per annusare il suo profumo. Non mi degn\u00f2 di uno sguardo. Il suo abito di ottimo taglio ed il suo atteggiamento forte e autoritario mi indussero a pensare che fosse una donna di potere. Figuriamoci se avesse avuto occhi per un semplice barista come me. Prima di congedarmi da lei le guardai le mani. Erano ben curate, con dita affusolate e unghie corte, insolitamente troppo corte per una donna di classe come lei. Non portava la fede al dito.\u00a0 Forse sentimentalmente era libera. Fui ipnotizzato dalla sua bellezza e non gli staccai gli occhi di dosso neanche per un istante. Quando usc\u00ec dal bar mi pass\u00f2 cos\u00ec vicino che il profumo della sua pelle mi ubriac\u00f2 i sensi. Per l\u2019intera mattinata mi immaginai di baciarla, accarezzarla \u2026 Inevitabilmente mi innamorai di lei.<\/p>\n<p>Quel giorno era apparsa e sparita come una meteora. Promisi a me stesso che semmai l\u2019avessi rivista avrei seppellito la mia timidezza e le avrei confessato il mio amore.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, per la gioia dei miei occhi, si ripresent\u00f2 al bar, alla stessa ora, alle 07,45, con un abito elegante e attillato che metteva in risalto le sue rotondit\u00e0. Il respiro mi si blocc\u00f2 e inizi\u00f2 a mancarmi l\u2019ossigeno nei polmoni. Mi irrigidii come un baccal\u00e0. La seguii con la coda dell\u2019occhio e vidi che si accomod\u00f2 al tavolo che aveva scelto il giorno prima, quello di fronte al banco. Con tono accattivante mi ordin\u00f2 : &lt; un caff\u00e8 al vetro, grazie &gt;. Non le risposi. Avevo la lingua pietrificata. Alzai la testa e le accennai un timido sorriso. Il barman, celebre rubacuori, mi sugger\u00ec di dirle, in maniera esplicita, che ero pazzo di lei. Non seguii il suo consiglio. Per me sarebbe stato pi\u00f9 facile scalare l\u2019Everest a piedi scalzi. Feci una cosa banale ma fattibile. Accompagnai il suo caff\u00e8 con un cioccolatino a forma di cuore e glielo servii mostrandole il mio profilo migliore sperando che mi notasse. Vana illusione. Era troppo impegnata a rispondere al cellullare. Alla chetichella alzai i tacchi e con la testa incassata nelle spalle ripresi a lavare le tazzine sporche di caffeina accatastate sul bancone. Pensai che con la mia postura goffa e lo sguardo da pesce lesso sicuramente non le avevo fatto una bella impressione. Probabilmente le avevo fatto un effetto strano, come il sale nel caff\u00e8. Infatti, quando usc\u00ec dal bar mi salut\u00f2 con distacco, come se mai non mi avesse conosciuto. Ero solo un barista, come mai avrei potuto conquistare il suo cuore. A Sciacca non avevo ancora trovato l\u2019anima gemella. Solo fugaci scappatelle, tutte sesso e niente amore. Le ragazze non si affezionavano a me, mi consideravano troppo fragile e indifeso e siccome avevo varcato i trenta \u00a0incominciavo a rassegnarmi all\u2019idea di una vita da single. Mugugnai per tutto il giorno e la sera andai a dormire con la speranza di rivederla.<\/p>\n<p>Il giorno seguente, puntuale come il sorgere del sole, la donna misteriosa, affascinante e irraggiungibile come una diva di Hollywood, varc\u00f2 l\u2019ingresso del bar e veloce come un missile si accomod\u00f2 al <em>suo<\/em> tavolo, quello di fronte al banco. Con uno sguardo soave mi fiss\u00f2 e mi disse: &lt; Il solito grazie &gt;. Per l\u2019emozione mi brillarono gli occhi e mi batt\u00e9 forte il cuore. La cassiera, che mi teneva d\u2019occhio, si avvicin\u00f2 di soppiatto e mi sugger\u00ec: &lt; Nik <em>peperone<\/em> se veramente vuoi attirare la sua attenzione la devi ignorare. Fidati, per questa volta, acconsenti che del suo caff\u00e8 me ne occupi io &gt;. Mio malgrado, accettai il suo consiglio. Mi rintanai dietro il banco per sbirciare di nascosto la situazione che si rivel\u00f2 un disastro. La mia amata per ripicca non grad\u00ec il caff\u00e8 che le serv\u00ec la cassiera. Con gli occhi bassi si avvicin\u00f2 a me e mi disse: &lt; Credevo che tu non fossi come gli altri &gt;. Mi sentii un codardo, altro che il gladiatore che avevo postato sul mio profilo facebook. Quella notte la sognai sdraiata accanto a me, con i capelli sciolti sul mio petto. Purtroppo era solo un sogno.<\/p>\n<p>La mattina seguente andai di corsa nel giardino di casa e raccolsi una rosa per lei. Gliela poggiai sul tavolo dove solitamente sedeva per consumare il suo caff\u00e8. Con quella rosa rossa volevo dichiarale il mio amore, visto che con le parole non ne ero capace. Maledetta timidezza. Purtroppo, constatai che oltre ad essere timido ero pure sfigato. Infatti, quel giorno la donna dei miei desideri, contrariamente alle altre volte, si sedette in un altro tavolo, per intenderci non in quello di fronte al banco. Si tratt\u00f2 di sfiga oppure di semplice \u00a0tattica femminile ? Il mio gesto romantico pass\u00f2 inosservato ai suoi occhi. Con aria indifferente bevve il suo caff\u00e8. Poi, con un rossetto fucsia e un filo di mascara si rifece il trucco e usc\u00ec dal locale. Non mi disse una parola, n\u00e9 pi\u00f9 mi diede un\u2019occhiata. Il mio cuore and\u00f2 in frantumi. Con la scusa di spazzare il piazzale antistante al bar la seguii \u00a0per scoprire dove andava. Sal\u00ec a bordo di un\u2019 utilitaria e \u00a0imbocc\u00f2 la statale che portava fuori dal paese. Rimasi con la scopa in mano, immobile come uno spaventapasseri. L\u2019amavo. Di lei ero innamorato perso.<\/p>\n<p>Nel paese la notizia che Nik <em>peperone<\/em>, il figlio del ciabattino, si era invaghito di una forestiera fece scalpore e si diffuse ovunque, nelle case, nelle strade e nelle piazze. \u00a0Anche da don Mario, il barbiere, non si parlava di altro. Qualche conoscente, pi\u00f9 per solidariet\u00e0 maschile che per amicizia, mi diede qualche consiglio per conquistare la mia fiamma. Qualche altro, invece, mi sugger\u00ec di lasciar perdere una donna come <em>quella<\/em>, troppo emancipata e dedita a facili amori. Le mie compaesane non vedevano di buon occhio la <em>straniera<\/em>, cos\u00ec la chiamavano. Per loro era un\u2019intrusa. Traboccanti di rabbia e di gelosia sostenevano: &lt; Non \u00e8 giusto. Nik <em>peperone<\/em> \u00e8 roba nostra. E\u2019 un ragazzo d\u2019oro, lavoratore e di cuore. Deve rimanere qui, nella sua terra &gt;.<\/p>\n<p>Ricordo che per quindici mattine consecutive la donna dei miei sogni si present\u00f2 al bar e consum\u00f2 il suo caff\u00e8 lanciandomi sguardi intriganti e pose svenevoli mentre io imbarazzato rimanevo pietrificato come una lastra di marmo di Carrara. Mi sembrava un angelo caduto dal cielo. I suoi ammiccamenti erano per me scintille di fiducia anche se ero convinto che tra di noi non poteva funzionare. Eravamo come l\u2019olio e l\u2019aceto: io ero un semplice garzone di bottega, lei una<em> persona importante.<\/em> Forse era una giornalista, oppure un magistrato\u2026<\/p>\n<p>Mi sentivo la testa scoppiare. Su di me sentivo, puntati come fucili, gli occhi indiscreti delle persone sempre pi\u00f9 curiose per le mie pene d\u2019amore. Volevo sparire, diventare invisibile. Alla fine, da perfetto siciliano focoso, tirai fuori la tigre che c\u2019era dentro di me e gridai: &lt; Adesso basta ! Le devo dire che l\u2019amo &gt;. \u00a0L\u2019indomani appena la vidi entrare nel bar, bella come il sole e con un impercettibile sorriso sulle labbra, con le gambe deboli e tremanti le andai incontro e con un filo di voce le sussurrai: &lt; Scusami ti devo dire una cosa importante &gt;.<\/p>\n<p>&lt; Dimmi \u2026 &gt; mi rispose, sgranando i suoi occhioni profondi e neri come la pece.<\/p>\n<p>&lt; Mi sono innamorato di te. Questa sera vorrei invitarti a cena &gt; le controbattei con una voce strozzata ed il viso rosso, appunto \u00a0come un peperone.<\/p>\n<p>Con il sorriso in bocca mi replic\u00f2: &lt; Finalmente ti sei deciso. Ce ne hai messo di tempo. Sono lusingata e accetto volentieri il tuo invito &gt;.<\/p>\n<p>Una risposta inaspettata che mi spalanc\u00f2 le porte del paradiso. Emozionato arrossii e abbassai la testa per nascondere il mio disagio. Per evitare di dire una fesseria tacqui. Lei tagli\u00f2 corto e con tono risoluto mi disse: &lt; Mi chiamo Nicole. Ti aspetto questa sera alla fontana davanti la stazione &gt;. Mi salut\u00f2 con un sorriso malizioso che era tutto un programma. I miei occhi, inevitabilmente, si orientarono sul suo lato b, come fa il girasole con il sole. Il gestore del bar mi diede una pacca sulle spalle e mi concesse il pomeriggio libero. Sdraiato sul divano di casa, sognando ad occhi aperti, pianificai la <em>nostra<\/em> serata. Avevo sete di lei.<\/p>\n<p>Pacificamente mi fumai, una dietro l\u2019altra, tutte le sigarette che avevo in tasca cosicch\u00e9 uscii di casa per comprarne delle altre. Indossai la mia coppola preferita, di velluto a scacchi bianchi e neri. Credevo che mi desse l\u2019 aspetto di un <em>picciotto<\/em> pi\u00f9 birbante e intrigante. Con la testa tra le nuvole attraversai la strada per raggiungere la tabaccheria di fronte ignorando la macchina che a forte velocit\u00e0 mi venne incontro. L\u2019impatto fu tremendo. Rotolai a terra per una decina di metri. Con le ossa rotte e tanti lividi sul corpo mi trasportarono con un\u2019autoambulanza all\u2019Ospedale Nuovo, distante \u00a030 km circa da Sciacca. In un battito di ciglio mi ritrovai in sala operatoria. Il personale medico gridava:&lt; Codice rosso.. codice rosso &gt;. Il cuore mi batteva all\u2019impazzata e temetti il peggio.<\/p>\n<p>Una voce rassicurante mi sussurr\u00f2: &lt; Non temere andr\u00e0 tutto bene &gt;. A malapena riuscii ad aprire gli occhi. Era Nicole. Indossava un camice verde e \u00a0guanti in lattice. Teneva in mano un bisturi.\u00a0 Nel peggiore dei modi, scopr\u00ec che era il primario dell\u2019ospedale, un chirurgo di fama internazionale.<\/p>\n<p>&lt; Ti amo \u2026 &gt; le dissi debolmente. Mi rispose con un sorriso che mi fece tanto bene al cuore. Poi si chin\u00f2 e mi bisbigli\u00f2 all\u2019orecchio: &lt; Anch\u2019io ti amo. La tua timidezza mi ha stregato, ti rende cos\u00ec speciale\u2026&gt;.<\/p>\n<p>Fu in quell&#8217;istante che compresi per la prima volta che la mia timidezza, che sino ad allora mi aveva avvelenato la vita, non era un limite ma un dono speciale, un regalo che madre natura mi aveva concesso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22871\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22871\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero giovane, bello e intelligente ma avevo un problema. 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