{"id":22840,"date":"2015-02-12T17:06:29","date_gmt":"2015-02-12T16:06:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22840"},"modified":"2015-02-16T11:34:14","modified_gmt":"2015-02-16T10:34:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-caliga-di-alessandro-angeli-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22840","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Caliga&#8221; di Alessandro Angeli"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201cIl destino non si capisce mai<\/em><\/p>\n<p><em> per questo mi son fatto Destino degli altri \u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>Albert Camus<\/p>\n<p><em>Caligola<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roma, 18 marzo 37<\/p>\n<p>Eccola l\u2019ancella, la mia preferita, le membra sottili, la zazzera bionda, di paglia, e il viso piccolo, intagliato nell\u2019oro. Eccola che si avvicina, lei sa di essere la prescelta. Potrei amare ogni donna del pianeta se solo volessi, ma io scelgo te Desir\u00e8 e in questo silenzio che ci lega \u00e8 racchiusa la chiave del nostro insondabile mistero. Io sono l\u2019uomo pi\u00f9 potente della terra, incorono e uccido re con lo stesso impegno con cui la mattina scelgo i lacci per questi miei calzari, come ho esiliato Mitridate, cos\u00ec ho ucciso Tolomeo, re della Mauritania, distruggendo il suo regno sconfinato e riducendolo a una misera provincia. Io posso l\u2019impossibile a un solo schioccar delle mie dita, eppure mi sciolgo come bava di lumaca di fronte a queste gambe, alla vertigine di questa tua altezza. Io davanti a te Desir\u00e8 torno a essere il bambino Caliga, perso nella brezza apollinea delle praterie d\u2019oriente. Tu doni le pupille ai miei pensieri di pietra, vuoti come gli occhi di marmo dei miei mezzobusti.<\/p>\n<p>\u201cDesir\u00e8?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMaest\u00e0?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo ti adoro. Vieni qui Desir\u00e8, vieni\u201d.<\/p>\n<p>\u201cEccomi Cesare. Vuole togliermele lei queste vesti, o vuole che lo faccia io?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAspetta, avvicinati, quanto sei alta &#8230; con questi trampoli che porti sarai pi\u00f9 di due metri, aspetta che faccio io \u2026 ecco \u2026 lasciati baciare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPiano Maest\u00e0, qualcuno potrebbe vederci \u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cChe ti salta in mente! Anche se qualcuno ci vedesse non oserebbe mai ammetterlo davanti a me, se gli preme di vivere, e poi non osare contraddirmi, nessuno pu\u00f2 farlo, nemmeno tu che sei la mia prediletta, dovresti saperlo\u201d.<\/p>\n<p>\u201cChiedo perdono Maest\u00e0, ma \u00e8 solo il timore di vostra moglie Milonia che mi fa parlare in modo cos\u00ec impudente \u2026 un\u2019ultima cosa Maest\u00e0, voi conoscete la mia condizione, vostra moglie mi ha fatto bandire da ogni salotto, ormai i ricchi patrizi che m\u2019invitavano ai loro banchetti mi trattano come un\u2019appestata e io Maest\u00e0, non ho pi\u00f9 di che vivere \u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cFiniscila di lamentarti donna, tu hai il corpo di una dea, ma sei astuta come una faina, so bene che non dici il vero e non m\u2019incanti con le tue chiacchiere, ma quando avr\u00f2 finito ti ricoprir\u00f2 ugualmente d\u2019oro, come ho sempre fatto con chi mi \u00e8 stato fedele e ora basta cianciare, inchinati \u2026\u201d.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec Maest\u00e0, s\u00ec, come desiderate \u2026\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che noia mi prende dopo l\u2019amore, che prostrante e intangibile noia e insieme che smania, un senso nauseabondo d\u2019irrisolto, con quella puttana di mia moglie dietro le tende a origliare, a compiacersi anche lei della mia infedelt\u00e0. Ma s\u00ec, in fondo anche se Desir\u00e8 prendesse il suo posto soffrirei lo stesso questo tedio, questa spaventosa continuit\u00e0 che ci minaccia, che minaccia la purezza del mio essere. Possibile che il tempo non voglia fermarsi MAI, possibile che io, il pi\u00f9 illuminato dei cesari, non ne sia capace?<\/p>\n<p>\u201cRutilio???\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec Maest\u00e0, avete chiamato?\u201d<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec Rutilio, brutto mentecatto ti ho chiamato, lo hanno sentito perfino in Tracia che ti ho chiamato, ebbene, portami la testa di quella troia!\u201d<\/p>\n<p>\u201cCome dite Maest\u00e0?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHai capito bene Rutilio, voglio la testa di Desir\u00e8, la battona che poc\u2019anzi ha giaciuto con me, voglio apporla sullo scranno pi\u00f9 alto del mio bordello, voglio farne un blasone, che tutti i sifilitici possano vederlo, voglio far impallidire Eros \u2026 e adesso vattene e non farmi pi\u00f9 domande, se non vuoi finire a farle compagnia \u2026 corri Rutilio, avvisa le guardie\u201d.<\/p>\n<p>Mai volto sradicato dall\u2019incavo del corpo fu pi\u00f9 adatto a condurre tutti i lussuriosi di Roma nel viatico del mio postribolo, per aprire il passaggio degli inferi e della redenzione, perch\u00e9 il piacere annega l\u2019anima virtuosa. La virt\u00f9 \u00e8 inutile e ottusa per definizione e chi la persegue \u00e8 un mentitore abietto, un bruto che usa il suo cervello come un\u2019arma. Che belle queste palpebre ripiegata Desir\u00e8, com\u2019\u00e8 sensuale la tua resa, una splendida giraffa cacciata ed estorta alle Afriche, un\u2019animalit\u00e0 doma \u00e8 ci\u00f2 che restituisci al tuo padrone, non \u00e8 vero? Proprio quello che volevo. Adesso la tua testa verr\u00e0 impagliata e adorata, diverr\u00e0 celebre al pari di quella di Minerva, Desir\u00e8 cara \u2026 io uccidendoti ti dono l\u2019immortalit\u00e0 \u2026 e tu nelle tue condizioni dovresti ringraziarmi, che ne avresti fatto della tua vita meschina altrimenti, ma perch\u00e9 non dici niente. Perch\u00e9 non mi parli?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 bella Roma a quest\u2019ora della notte e come \u00e8 feroce! La luna oltre le finestre si \u00e8 tinta di rosso come un\u2019arancia squarciata, apposta per me, mentre io me ne sto qui con le mani in mano. Basta stare in questa reggia, basta morire di noia, devo raggiungerla e suggerne la linfa, la luna di Roma stanotte deve essere il mio copricapo. A quest\u2019ora le sue strade deragliano verso un\u2019orribile insensatezza, perfino questo sciame di lucciole orfane, buttate a casaccio nel buio sembrano una beffa, meglio l\u2019infittire del buio allora. Cos\u00ec pensando, attraverso a passo svelto le luci sornione del lungotevere che guardano ammutolite questo loro imperatore mascherato inoltrarsi nel buio. Ho indossato una maschera da coniglio, le lunghe orecchie drizzate e i denti sporgenti che sogghignano in una smorfia sanguinolenta, alle caviglie ho messo un campanello per ricordarmi a ogni passo di pi\u00f9 che sono un assassino e un poeta, un assassino che offre le sue vittime all\u2019incomprensibile poesia dell\u2019universo. Dentro queste bettole dalla luce epatica ancora si attarda qualcuno, non hanno prescia di lavorare questi lestofanti, non gli preme di servire l\u2019impero, aspettano la gallina dalle uova d\u2019oro davanti all\u2019ennesima brocca di vino. Se solo volessi, farei mescere all\u2019oste del sangue di pecora e gli obbligherei a berlo come adesso bevono il vino. Mi avvicino ai vetri polverosi e li spio, li osservo con l\u2019occhio maligno e lungimirante di un Dio, mentre loro si affrettano ad accostare l\u2019un l\u2019altro i calici, ma non possono vedermi e tanto meglio per loro, perch\u00e9 non gli farebbe certo un grande effetto vedersi scrutare da un coniglio. Sono sicuro che se togliessi questa maschera e mi mostrassi per come sono, la sorpresa e il terrore sarebbero cento volte pi\u00f9 grandi. Nell\u2019angolo della stamberga, discosta dal resto dei trucidi commensali, c\u2019\u00e8 una famiglia che si parla a fatica, stanno tutti e tre stretti al tavolino e guardandosi sembrano farsi coraggio. I due genitori osservano il figlio che sembra il pi\u00f9 deciso e tiene banco, \u00e8 una giovane recluta, un legionario in licenza. Che altro lavoro avrebbe potuto trovare un poveretto come lui. Gli occhi cerchiati della donna sono appesantiti dalla miseria e il suo silenzio, lo vedo da qui, \u00e8 racchiuso in un solo fremito di paura. Che pena provo per loro solo a guardarli, una pena sorda che mi provoca dolore, un dolore irrimediabile, a cui non trovo soluzione, se penso che il loro futuro dipende esclusivamente da me. In che mani si sono trovati, forse sarebbe meglio se li uccidessi tutti e tre adesso, cos\u00ec la smetterebbero di soffrire o peggio ancora di farsi illusioni. L\u2019amore \u00e8 una grande menzogna, a tutti i livelli lo \u00e8. \u00c8 la vita che ci uccide, ci uccider\u00e0 tutti prima o poi, anche me. Perch\u00e9 un Dio deve morire? Un Dio se veramente \u00e8 tale non pu\u00f2 vivere, non pu\u00f2 arrestarsi in questa amarezza, galleggiare in questo veleno periglioso misto di astio e livore, un Dio dev\u2019essere altro. Vita e morte sono la stessa cosa, stesse grandezze di un progetto folle, solo i non nati possono vivere nel succo amniotico degli astri, solo i non vissuti possono essere Dio. Mentre sto cos\u00ec ragionando mi\u00a0allontano dalla bettola pietosa e camminando sulla breccia delle capanne, poco prima della porta gianicolense, una vecchia indovina cieca mi viene incontro. \u00c8 sdentata come un pesce e ha l\u2019ardire di rivolgermi la parola: \u201cSignor patrizio, permettete che vi legga la mano?\u201d Sbava senza creanza, ma io non le resisto e volto il dorso della mia mano. Lei, attraversando col dito ricurvo i solchi impressi sulla pelle, rabbrividisce, poi mi parla come rivolgendosi alla notte: \u201cIl sangue che hai versato \u00e8 un torrente che corromper\u00e0 le tue vene \u2026\u201d. Dice e dopo aver pronunciato le sue ultime parole ha un sussulto cos\u00ec grande che per poco non sviene. Prendendola per un braccio ossuto la spingo lungo la via. \u201cHai visto troppo vecchia indovina!\u201d, le urlo, lei scivola a terra e tolto lo stiletto dalla cintura, prima che possa rialzarsi, con un balzo le trapasso il cuore. Un attimo prima che se ne andasse, ne sono sicuro, ho visto sul suo viso il lucore timido di un sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e9 che con le mie minacce non faccio pi\u00f9 paura a nessuno, se non ai becchini, che per colpa mia devono lavorare anche di domenica. Ormai la gente ha pi\u00f9 paura della vita che della morte, nella morte trovano ristoro, nella vita invece non sanno pi\u00f9 quale tortura aspettarsi. Ho trasformato il pi\u00f9 grande impero mai esistito su questo pianeta in un\u2019ecatombe. Il giorno appena trascorso non sembrava un giorno, cos\u00ec come la notte non sembra notte, le nuvole intasano l\u2019occhio nudo del cielo e non c\u2019\u00e8 nemmeno una stella su Roma. Roma, questa immensa barca ferma. Quando confondi la tua vita con gli uomini il tempo smette di appartenerti, vivere allora diventa il lusso peggiore. I sogni degli uomini son fatti di una materia viscosa che ti si appiccica addosso e per togliertela non basta raschiare, sono pi\u00f9 contagiosi e funesti, questi loro gingilli, dei malanni assiri. Il <em>Puer aeternus <\/em>cos\u2019\u00e8 infine questa leggenda silenziosa che circola tra gli stolti e i poeti, che sia la via? Elevare l\u2019animo bambino nel buio del mondo, nel suo pi\u00f9 completo e terso silenzio, senza sforzare un solo nervo, un solo muscolo \u2026 aspettare che il volo ti colga e nel volo tornare finalmente ad amare.<\/p>\n<p>Come \u00e8 solo il lupo nella notte, quando nei suoi occhi si riattizza la brace delle spelonche, come \u00e8 ingrato il suo destino, egli su tutto sa di essere lupo e null\u2019altro. Cos\u00ec mi sento io, adesso che senza accorgermene ho strappato dal mio cuore ogni purezza, per ricordarmi la mia appartenenza, per riappropriarmi del mio vessillo, per riaccostarmi al branco che mi ha concepito, al quale appartengo. Questo branco di lupi affamati e mai sazi che fingono di guardare gli Dei e invece non hanno altro interesse che la loro vanagloria. Ebbene io che ignoravo chi fossi, che mi credevo baciato da Apollo, ho scoperto come tutti gli altri di essere lupo e nulla pi\u00f9. Per un po\u2019 ho tentato di ribellarmi a questa evidenza, mi raccontavo che se avevo mandato a morte qualcuno lo avevo fatto solo per il bene di Roma, ma a udire queste parole, il mio stomaco si rivoltava e dalle viscere giungeva un sogghigno. Nella notte il fantasma di Gemello viene a solleticarmi i piedi, lo vedo all\u2019angolo del mio letto, sta l\u00ec, immoto, il volto femmineo, negli occhi c\u2019\u00e8 impressa tutta la caparbia austerit\u00e0 della morte. Egli non era in grado di nuocere affatto, non ebbe nemmeno il tempo di farsi uomo e col suo aspetto di ragazzo tradito mi appare ogni notte. Sta l\u00ec al mio capezzale e attraverso quegli occhi sgranati, eppure docili, mi propugna la terribile domanda: Perch\u00e9? Qual \u00e8 la risposta? E se anche ce ne fosse una, che grazia potrei ricavarne a parlare con un fantasma? Egli \u00e8 stato il primo demone a visitarmi, ma non sar\u00e0 certo l\u2019ultimo, l\u2019Imperatore di Roma \u00e8 l\u2019Imperatore dell\u2019intera Terra e ha il privilegio di combattere i suoi demoni da sveglio. Ma verr\u00e0 un giorno che danzer\u00f2 con la mia schiera di demoni e allora il cielo si scuser\u00e0, insieme andremo nelle spirali del tempo e tutto quanto diverr\u00e0 uno, un unico incandescente flusso, nessuna altra grandezza. Sar\u00e0 l\u00ec che porter\u00f2 il mio fardello pi\u00f9 tetro e dolente, la stessa incosciente e sanguinosa domanda: perch\u00e9? E quel giorno, insieme a tutti i miei demoni, aspetter\u00f2 finalmente la risposta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22840\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22840\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl destino non si capisce mai per questo mi son fatto Destino degli altri \u2026\u201d Albert Camus Caligola &nbsp; &nbsp; Roma, 18 marzo 37 Eccola l\u2019ancella, la mia preferita, le membra sottili, la zazzera bionda, di paglia, e il viso piccolo, intagliato nell\u2019oro. 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