{"id":22702,"date":"2015-02-05T19:40:33","date_gmt":"2015-02-05T18:40:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22702"},"modified":"2015-02-05T19:40:33","modified_gmt":"2015-02-05T18:40:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-la-luce-piu-bella-di-tania-piazza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22702","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;La luce pi\u00f9 bella&#8221; di Tania Piazza"},"content":{"rendered":"<p>Sistema sbadatamente l&#8217;orlo della gonna a pieghe, si accorge che \u00e8 salita troppo solo perch\u00e8 non sente pi\u00f9 caldo, su quella parte di pelle. Abbassa lo sguardo ad averne conferma, e allora apre le ginocchia che si toccano e con la mano sinistra abbassa un pezzo di stoffa nera per sembrare un po&#8217; pi\u00f9 a posto. Le calze scure e spesse non lasciano intravvedere nulla, le usa proprio per sentirsi sempre libera di muoversi come le pare, anche quando indossa quella gonna corta. Ai piedi, un paio di anfibi consunti, la pelle scura che il tempo ha ingrigito in alcuni punti, proprio come fa con i capelli degli anziani, lasciandoli smarriti. Le piace usare quelle scarpe, le permettono di non fare rumore, di camminare come se non passasse davvero. L&#8217;accompagnano da tempo, la fanno sentire quasi invisibile, tra gli altri. Soprattutto quando entra l\u00ec.<br \/>\nHa aspettato con impazienza che si liberasse il suo tavolino &#8211; come le capita di dover fare ogni giorno &#8211; fuori dalla porta, quando arriva sempre con un certo anticipo, e se ne sta vicino alla vetrina dove sono esposte le torte giganti, intere con una fetta che sbuca fuori per far vedere cosa c&#8217;\u00e8 dentro. Ormai le ha assaggiate tutte, ma non prende mai la stessa, anche se la sua preferita \u00e8 la meringata con i pezzi di fragole grossi grossi messi all&#8217;interno, come fosse una stoffa candida con dei disegni irregolari di quel bel rosso forte e vivo che se ne viene fuori. Vuole variare ogni giorno, perch\u00e8 con nessuna torta lui \u00e8 mai tornato, e un po&#8217; di superstizione la spinge a non mantenere le stesse abitudini se non portano a nulla di buono. Gi\u00e0 \u00e8 un&#8217;abitudine venire l\u00ec, al caff\u00e8, ogni santo giorno!<br \/>\nOggi il tempo \u00e8 ballerino. Per un po&#8217; esce il sole, per un po&#8217; se ne va, lasciando il cielo triste a piangere qualche goccia di pioggia. La gente l\u00ec dentro ha ombrelli voluminosi appoggiati ai piedi dei tavolini. Ci\u00f2 la infastidisce, gli spazi sono gi\u00e0 ristretti. La superficie del caff\u00e8 \u00e8 piuttosto grande, in realt\u00e0, ha una forma allungata ma stretta, due corridoi che portano al fondo, con tavolini quadrati scuri e ridotti; le torte appoggiate sopra sembrano sempre fuori scala, come se disegnate da un bambino senza il senso delle misure e della prospettiva. Le piace per\u00f2, questo dover stare in poco spazio, le fa sentire il calore che si sente di solito in una casa abitata e piena di gente che si vuole bene, dove l&#8217;aroma del caff\u00e8 che si diffonde per l&#8217;aria non fa che legare ancor pi\u00f9 le anime. Il brusio di voci di vario timbro aleggia come fosse una nebbia corposa e colorata, e fa parte di quel posto. Ama starsene in pace ad ascoltarlo, \u00e8 come un rumore di sottofondo grosso ma mai violento, come un fiume che scorre e che porta solo acqua buona. Ogni tanto qualche voce esce dal coro, o perch\u00e8 il volume si fa pi\u00f9 alto oppure perch\u00e8 qualcosa al suo interno la rende diversa, pi\u00f9 interessante alle sue orecchie. E&#8217; quello che accade ora, e quindi si volta, in direzione di quell&#8217;accento sinuoso. A due tavolini di distanza da lei, una coppia. Lei ha i capelli lunghi e scuri, molto lisci. Lo sguardo \u00e8 svogliato, come se fosse costretta a essere l\u00ec, contro la sua vera volont\u00e0. Sembra giovane, non come lei, ma comunque giovane. Ha delle lunghe orecchie che le danno un che di fiabesco. Gli occhi sono piccoli e ravvicinati, come lo sono quelli degli elfi&#8230; Ma \u00e8 lui, a rapire il suo sguardo. E&#8217; dalla sua bocca che esce quella melodia, discorsi che lei non capisce perch\u00e8 parlati in una lingua che non \u00e8 la sua, lo spagnolo, ma che la inducono a sorridere, senza nemmeno rendersene conto, cos\u00ec, perch\u00e8 portata lontano dalla bellezza di quei suoni messi l\u00ec, uno dietro all&#8217;altro. Le labbra dell&#8217;uomo sono carnose, come se dovessero essere abbastanza forti da portare quelle parole cos\u00ec belle. Gli occhi scuri, che le fanno pensare al carbone, ma lucidi, non opachi. Vivi e lustri. Forse anche a lui piace quel posto come piace a lei. L&#8217;elfo al suo fianco, invece, no. I capelli, poi. Sono impomatati come ha visto in tiv\u00f9, nei film di una volta. Sembrano cos\u00ec spessi da poterci quasi poggiare sopra qualcosa&#8230; La sua macchina fotografica, per esempio. Abbassa lo sguardo a cercare la Canon che ha appesa al collo, e la porta l\u00e0 sopra, con la sua immaginazione, sopra a quel prato scuro e fitto. Che strana idea, chiss\u00e0 come le \u00e8 venuta. Le parole spagnole continuano a fluire, diventano un&#8217;onda morbida in quel fiume di rumori. Sorride ancora, e stavolta se ne accorge perch\u00e8 il maitre le si avvicina con lo stesso sorriso stampato in faccia &#8211; sorriso che non gli ha mai visto prima &#8211; come se stesse ricalcando la sua espressione.<br \/>\nBuongiorno signorina, prego. Ogni volta che arriva, sempre la stessa frase. E&#8217; sicuramente l&#8217;unica che usa per chiunque, l\u00ec dentro, dice signori se al tavolo sono pi\u00f9 di uno, o signore o signora, se c&#8217;\u00e8 una sola persona. Oppure signorina, appunto, quando vede lei. Dev&#8217;essere una formula corretta per non sbagliare mai, probabilmente, per non uscire mai dai canoni della sua impostazione cos\u00ec elegante e rigida. Per lavorare in un luogo come quello. Ordina la solita coca cola, adora come le viene servita l\u00ec. Arriva in un bicchiere alto e lungo, con un manico a tenerlo su un piedistallo. Dentro, quattro cubetti di ghiaccio &#8211; mai uno di pi\u00f9, mai uno di meno &#8211; e una grossa fetta di arancia. E poi due cannucce, unite come le marmitte di certe auto sportive, che quando tira su le arriva in bocca il doppio della coca, in una volta. Il cameriere gliela appoggia sul tavolo sopra un piccolo piattino d&#8217;argento, sul quale \u00e8 posato un centrino di carta bianca, lavorato. Non \u00e8 mai il maitre a portarle l&#8217;ordinazione, questo l&#8217;ha imparato ormai. C&#8217;\u00e8 una divisione dei ruoli molto ferrea. Lui la saluta, Buongiorno signorina prego, e poi scrive. Lo rivede solo quando \u00e8 ora di pagare. Allora, lo vede tornare con una specie di mini borsetta di carta che assomiglia al centrino, sulla quale c&#8217;\u00e8 stilizzata la facciata del caff\u00e8 e poi sotto l&#8217;indirizzo. Dall&#8217;altra parte \u00e8 scritto solo Grazie, cos\u00ec, senza punto finale, solo Grazie. Dentro, lo scontrino. Un&#8217;altra cosa che ha imparato \u00e8 infilare le banconote all&#8217;interno della borsina, ma lasciandole leggermente spuntare per farle vedere al maitre, in uno dei suoi passaggi nel locale. La prima volta \u00e8 stata pi\u00f9 di venti minuti ad aspettare che qualcuno venisse a ritirare i suoi soldi, perch\u00e8 li aveva messi sotto alla borsina, e nessuno li poteva vedere. Ogni volta che il maitre le passava accanto la guardava con fare interrogativo, e lei gli ricambiava lo sguardo, i suoi occhi a chiedere a lui e quelli di lui a chiedere a lei. Alla fine, l&#8217;ha fermato e gli ha chiesto se se ne poteva andare. Le ho portato il conto, signorina, le ha risposto lui. E allora lei ha capito.<br \/>\nSospira, ripensando a quella volta. La prima in quel caff\u00e8, quella in cui ha visto il ragazzo dai capelli d&#8217;oro. Lei era entrata assetata, dopo una lunga camminata in riva al fiume, tra i monumenti che le piace fotografare. Si era seduta proprio qui, dove sta oggi, e aveva iniziato a guardarsi intorno, affascinata. Poi, la folgorazione. La luce entrava dalla grande vetrata e nemmeno le pareti di velluto rosso scuro riuscivano a smorzarla. Rimbalzava sul color del grano dei capelli di quel ragazzo, e illuminava ogni cosa come se vivesse di vita propria, come se fosse un&#8217;entit\u00e0 irreale. Le pareva di aver visto la porta del paradiso. Ricorda che, dopo aver guardato l&#8217;ora per imprimersi bene nella memoria quel momento &#8211; erano le cinque e ventisei &#8211; e dopo essersi chiusa da sola la bocca rimasta aperta per lo stupore, aveva immediatamente preso in mano la Canon e aveva inquadrato la scena attraverso il suo obbiettivo. Cos\u00ec, sfacciatamente, senza pudore, e aveva iniziato a scattare. Il rumore della Reflex si sentiva, non c&#8217;era molta gente, insolitamente, quel giorno. Probabilmente usciva dal brusio di sottofondo. E allora lui l&#8217;aveva guardata, con uno sguardo che non ha pi\u00f9 dimenticato. Senza domande negli occhi, non come quello che il maitre le avrebbe rivolto di l\u00ec a poco, per la questione del pagamento del conto. Niente, solo un paio di occhi puliti, chiari, senza nessuna pretesa. E poi, le aveva sorriso. L\u00ec, le era venuto un colpo, cose da infarto, insomma. La macchina le era scivolata di mano, e per fortuna che ha l&#8217;abitudine di tenerla al collo con il suo laccio, altrimenti sarebbe rovinata a terra, e chi l&#8217;avrebbe poi detto a pap\u00e0 se si fosse rotta. Era rimasta cos\u00ec, rimbecillita, a guardare quel sorriso e quel campo di grano sulla sua testa, col collo pesante dal quale penzolava la Canon e la sua schiena gi\u00f9, per l&#8217;impatto inaspettato. Ed era cos\u00ec che lui l&#8217;aveva vista per l&#8217;ultima volta, prima di uscire. S\u00ec, perch\u00e8 si era alzato, elegantemente e con molta calma, e se n&#8217;era andato. Fine di un idillio, insomma.<br \/>\nProbabilmente \u00e8 stato per quello che poi non ha pi\u00f9 capito niente, ed \u00e8 rimasta mezz&#8217;ora a giocare a rimpiattino con lo sguardo del maitre prima di capire che quello voleva solo i suoi soldi per la coca e la torta&#8230; Lo guarda ora, mentre le svolazza attorno con le code della sua marsina nera che si muovono come quelle di una rondine in volo, e pensa che \u00e8 giovane. Non quanto lei, quello no, ma \u00e8 giovane. Chiss\u00e0 se ride mai. Ora se ne sta al tavolo dello spagnolo, aspetta i soldi con quel suo modo di fare che fa sembrare la cosa pi\u00f9 naturale del mondo starsene l\u00ec impalati, vestiti come pinguini, ad aspettare che qualcuno ti dia dei soldi per dirgli Grazie signore. Ha della classe, bisogna ammetterlo. Pensandoci, le viene in mente che non l&#8217;ha mai fotografato. Viene l\u00ec ogni giorno da mesi, ormai, e non le \u00e8 mai passato per la testa di fare una foto a lui o a uno dei suoi camerieri, con la giacchina corta e senza coda, come se avessero ancora da imparare, loro, dalla vita, e la coda probabilmente si allunga solo in base al grado del sapere. Istantaneamente, si mette una mano sul sedere, come a cercare la sua, di coda, senza trovarla&#8230; Allo stesso modo, non ha mai fotografato nemmeno le pareti bordeaux, quel battiscopa a terra tutto dorato che ogni tanto sembra emanare bagliori. E nemmeno i quadri, tanti, diversi, di varia grandezza e forma, appesi a quelle pareti. Anche se hanno la loro luce, che \u00e8 bella s\u00ec, ma non \u00e8 mai uguale alla luce di quel campo di grano con il sorriso sotto. E nemmeno le cornici con dentro documenti e pezzi di storia d&#8217;Italia, che in un caff\u00e8 come quello sono sparsi dappertutto. Come quelli che vede nei libri di scuola. Ma niente, l\u00ec dentro, ha la stessa forza, per lei.<br \/>\nSospira di nuovo, e guarda l&#8217;ora sul suo orologio da polso. Manca una ventina di minuti. La torta che ha ordinato oggi non le \u00e8 ancora arrivata, ha scelto quella con la glassa e le nocciole dentro. Deve sempre aspettare molto per avere le sue torte. La coca, quella arriva subito. Ma le torte&#8230; C&#8217;\u00e8 il tipo che sta al banco, di fronte all&#8217;ingresso, che ha due strani baffetti scuri e anche le basette ai lati delle orecchie. Porta un paio di occhialini stretti, rettangoli che gli incorniciano gli occhietti spenti e piccoli. Le \u00e8 davvero antipatico, e crede che l&#8217;antipatia sia reciproca&#8230; Mai una volta che le sorrida quando se ne va. E nemmeno quando entra! Si limita a starsene in quel suo regno di pochi metri quadrati, a tagliare le torte della gente e a mettere i tramezzini sui piatti. Grandi tramezzini con il pane giallastro, avranno qualche farina particolare. E tanta roba dentro. Sproporzionati anche loro, su quei tavoletti piccoli. Per\u00f2, a essere onesta, non \u00e8 proprio colpa sua se la torta le arriva tardi. Anzi, a dire il vero, \u00e8 proprio l&#8217;unico l\u00ec dentro a muoversi con una certa velocit\u00e0&#8230; Forse, \u00e8 proprio per questo che non sorride mai. Almeno a lei. Comunque, il fatto \u00e8 questo, che lui taglia le fette di torta e le pone sui piattini con i ghirigori dorati. Non sa nemmeno come fa a farle stare in piedi, quelle fette, tanto sono alte e ciccione. E&#8217; proprio bravo, bisogna dirlo. Insomma, lui taglia, impiatta e poi posa il tutto su una parte del banco che sta a lato, lontana dalla gente che passa, altrimenti probabilmente qualcuno potrebbe anche alzarsi a prendersi l&#8217;ordinazione da solo, visto i tempi di attesa. Poi, appunto, il problema sta proprio l\u00ec: lui fa il suo lavoro, e lo fa veloce e bene anche se senza sorridere mai; poi dovrebbe iniziare il lavoro degli altri, e l\u00ec inizia il calvario. Ha visto panini restarsene anche cinque minuti ad attendere la buon&#8217;anima di un cameriere. Panini che poco prima fumavano perch\u00e8 appena usciti dal grill e poi poco a poco perdevano l&#8217;alone sopra, fino a divenire, probabilmente, freddi. La mozzarella riscaldata e poi raffreddata proprio non le piace. Ecco perch\u00e8 prende sempre le torte, l\u00ec dentro. Quelle almeno non devono essere riscaldate e non corrono quindi il rischio di rimanere a raffreddarsi sotto i suoi occhi. La sua preferita, addirittura, cio\u00e8 la meringata, diventa pi\u00f9 buona se tenuta un po&#8217; l\u00ec.<br \/>\nGuarda di nuovo l&#8217;ora, dieci minuti. Allora fa il suo solito giro in bagno. Si alza e si sente una regina mentre percorre il lungo corridoio, senza fare rumore, con gli anfibi che fluttuano sulla palladiana colorata. La gente ai tavoli la guarda passare, attirata sempre dalla grossa Canon che ha al collo. Probabilmente perch\u00e8 muovendosi emette un sacco di luccich\u00eco. O forse perch\u00e8 \u00e8 davvero grossa, addosso a una ragazzina come lei. Molti credono che sia pi\u00f9 grande, solo perch\u00e8 gira da sola e ha il permesso di spendere i suoi soldi &#8211; i soldi che le d\u00e0 pap\u00e0; ma in effetti non le importa molto di ci\u00f2 che crede la gente. Lei \u00e8 solo innamorata della luce, e vaga ogni giorno alla ricerca di quell&#8217;attimo irripetibile da fotografare. Comunque, adora andarsene in quel bagno. E&#8217; in fondo ai due corridoi, dopo una spaziosa anticamera che ha degli specchi antichi appesi alle pareti, e uno scalino che fa scendere il passo con dolcezza, per avvicinarsi alle porte delle due toilette. Ma ci\u00f2 che le rende davvero speciale quel viaggio \u00e8 la signora che sta sull&#8217;uscio di quella piccola stanzetta. Come se fosse una fata che fa entrare in un mondo diverso, staccato, incantato. Ha un tavolino in un angolo, pi\u00f9 spazioso dei tavoletti che stanno dentro al caff\u00e8. Sopra c&#8217;\u00e8 un centrino come quello sotto alla sua coca, solo pi\u00f9 grande, molto pi\u00f9 grande. Vi \u00e8 appoggiato un bello scrigno di legno vecchio, rossastro, con una chiusura di metallo. L&#8217;ha sempre visto con la bocca spalancata, e dentro ci stanno gli spiccioli che le persone posano, uscendo dal bagno. Insomma, la fata, la signora vestita di nero con un grembiulino bianco in vita, la saluta sempre con un sorriso timido e discreto, Buongiorno signorina, le dice, ma non lo dice come fa il maitre o come fanno i camerieri, lo dice come se Signorina fosse il suo nome, perch\u00e8 \u00e8 come se la conoscesse da sempre e la accoglie con un calore che le ricorda ancora quelle case piccole dove tutti si vogliono bene. Ha una erre morbida meravigliosa, molto francese, che la accarezza ogni volta che l&#8217;ascolta. Poi, quando se ne esce dal bagno, quando ha fatto pip\u00ec e si \u00e8 lavata le mani, Grazie signorina, le dice, mentre lei posa la solita moneta all&#8217;interno dello scrigno, ed \u00e8 come se ogni giorno posasse un sogno dentro a quella scatola magica. Lei se ne va contenta, e la fata le sorride dicendole con gli occhi Ci vediamo domani.<br \/>\nTorna al suo tavolo allungando il passo, non si \u00e8 accorta che ha perso un po&#8217; pi\u00f9 tempo a lavarsi le mani, oggi. Dopotutto, ieri non c&#8217;era quel sapone al mughetto, devono aver cambiato gusto le donne di servizio stamattina, pulendo e rimettendo ordine. Questo non lo aveva mai provato, fino ad ora. Fa una schiuma gradevolissima e quasi grassa, che a fatica si fa togliere con l&#8217;acqua. Comunque, \u00e8 arrivata. Ora nervosamente rid\u00e0 uno sguardo all&#8217;orologio, mancano due minuti. Afferra la Canon e comincia a inquadrare l&#8217;angolo del tavolino di fronte, in fondo. Il signore che c&#8217;\u00e8 seduto da quando \u00e8 arrivata lei non si \u00e8 ancora alzato. Ma tant&#8217;\u00e8. I primi giorni stava male, voleva assolutamente che quel posto fosse vuoto, libero per i suoi occhi e il suo obbiettivo. Poi, ci ha rinunciato. Ha capito che \u00e8 praticamente quasi impossibile che alle cinque e ventisei di ogni giorno sia libero. Quindi, fotografa ugualmente. Tanto, quello che le interessa non \u00e8 pi\u00f9 l\u00ec. Non per il momento, almeno. Non per oggi. Quindi, mette a fuoco concentrandosi. Abbassa un pochino la testa e i capelli le ricadono sugli occhi; sono lunghi e si posano sull&#8217;obbiettivo, coprendolo in parte. Infastidita, li sposta con la mano destra. Sta l\u00ec, ferma cos\u00ec, mentre il signore se ne accorge e la guarda incuriosito. Che fai ragazzina?, le chiede. Ma lei non pu\u00f2 rispondere, non in questo momento. Sono le cinque e ventisei e non pu\u00f2 perdere l&#8217;attimo! Scatta una due tre quattro volte, una di seguito all&#8217;altra, come una persona quando \u00e8 alla ricerca di qualcosa e non si stanca, subito. Ma poi, dopo un po&#8217;, dopo che vede che quello che cerca non c&#8217;\u00e8, allora un po&#8217; si stanca, e si intristisce. Cos\u00ec succede a lei, ogni giorno ormai, da quel quattro di marzo. Scatta le prime foto con la speranza di vedere ci\u00f2 che cerca, e poi piano piano gli ultimi click sono rassegnati, e la portano a chiudere l&#8217;obbiettivo, ad alzare il capo, guardare con occhi pi\u00f9 spenti quel tavolino d&#8217;angolo, e poi posarsi stancamente sullo schienale del divano dietro di lei, di velluto rosso anch&#8217;esso. Da l\u00ec poi il solito iter, chiede il conto al cameriere, torna il maitre, porta la borsina di carta bianca, lei ci infila dentro le banconote un poco fuori, attende il resto e se ne va.<br \/>\nQualcosa deve esserci di diverso oggi, per\u00f2, se poi, camminando per le vecchie vie, si rende conto di non aver nemmeno mangiato la torta alla nocciola. Quei camerieri inefficienti. Oggi l&#8217;attesa si \u00e8 prolungata troppo, \u00e8 andata oltre la sua allegria e la sua speranza, quelle che ogni pomeriggio la portano dentro al caff\u00e8. E&#8217; andata oltre, fino all&#8217;arrivo della delusione che ogni giorno la porta fuori da quello stesso caff\u00e8 e la fa arrivare a casa stanca, a scaricare le foto appena scattate sul suo computer, a scegliere quella che pi\u00f9 le pare rappresentativa, a stamparla con la sua stampante a colori e a riporla all&#8217;interno del librone verde pistacchio, alla pagina dedicata a oggi. L&#8217;attacca, e sotto, come ogni altro giorno le capita di fare, scrive la data. Oggi scrive Ventisette maggio.<br \/>\nQuando chiude il raccoglitore, lo sguardo si posa sul titolo che ha scritto qualche mese fa con un pennarello indelebile, dorato come la luce di quel campo di grano con sotto il sorriso pi\u00f9 bello del mondo. &#8220;Caff\u00e8 degli Artisti, cinque e ventisei. Ogni giorno, alla ricerca della luce pi\u00f9 bella&#8221;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22702\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22702\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sistema sbadatamente l&#8217;orlo della gonna a pieghe, si accorge che \u00e8 salita troppo solo perch\u00e8 non sente pi\u00f9 caldo, su quella parte di pelle. Abbassa lo sguardo ad averne conferma, e allora apre le ginocchia che si toccano e con la mano sinistra abbassa un pezzo di stoffa nera per sembrare un po&#8217; pi\u00f9 a [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22702\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22702\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":6443,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-22702","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22702"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/6443"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22702"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22702\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22729,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22702\/revisions\/22729"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}