{"id":22682,"date":"2015-02-03T13:16:32","date_gmt":"2015-02-03T12:16:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22682"},"modified":"2015-02-03T13:16:32","modified_gmt":"2015-02-03T12:16:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-sogni-mercenari-di-francesca-vergerio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22682","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 \u201cSogni mercenari\u201d di Francesca Vergerio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Il chiudersi della porta alle sue spalle le regal\u00f2 un pizzico di sollievo, anche se non si sentiva ancora totalmente fuori pericolo. Chiamando a s\u00e9 ogni briciola di autocontrollo di cui ancora poteva disporre, Rebecca mosse un paio di passi incerti verso la sua auto, che ovviamente si trovava dall&#8217;altro lato del parcheggio. Un bel problema, giacch\u00e9 per l&#8217;occasione aveva deciso di indossare le uniche scarpe col tacco in suo possesso, e gi\u00e0 non vedeva l\u2019ora di lanciarle il pi\u00f9 lontano possibile dai suoi piedi. A fatica riusc\u00ec a coprire gli ultimi quindici metri, sentendosi pi\u00f9 un\u2019equilibrista senza rete di salvataggio che una modella miliardaria: decisamente, gli articoli motivazionali per ragazze insicure e non abituate a camminare su sette centimetri di rialzo non fornivano una ricetta efficace contro le estremit\u00e0 doloranti.<\/p>\n<p>Raggiunta la sua piccola e maltrattata utilitaria la trasformazione ebbe inizio: le elegantissime scarpe della sua laurea furono immediatamente sostituite da un paio di stivali dalla suola ultrapiatta, mentre l&#8217;espressione di affettata calma lasci\u00f2 posto ad un cipiglio corrucciato: era in ritardo. Luca sarebbe uscito da scuola di l\u00ec a dieci minuti; se la madre avesse saputo che, ancora una volta, aveva lasciato il piccolo nelle mani delle maestre pi\u00f9 del dovuto, il licenziamento sarebbe stato immediato.<\/p>\n<p>Ingran\u00f2 senza ulteriori indugi la prima, uscendo dal parcheggio con molta pi\u00f9 sicurezza di quella dimostrata poco prima alla responsabile delle risorse umane. Aveva sempre paragonato i colloqui di lavoro ad un terno al lotto, ma questa volta era ottimista: era riuscita a segnare diversi punti a suo favore, ed era convinta di essere pi\u00f9 che qualificata. In un paio di giorni l&#8217;avrebbero sicuramente richiamata.<br \/>\nIl suo buon umore fu accentuato dalla mancanza di traffico, che le consent\u00ec di arrivare ben trenta secondi prima del suono della campanella.<\/p>\n<p>\u00abSei in orario\u00bb constat\u00f2 con tono incolore il suo protetto, squadrandola con la stessa espressione di sufficienza che solitamente le riservava la madre.<\/p>\n<p>Aveva il vago sospetto che quella famiglia non la stimasse particolarmente.<\/p>\n<p>\u00abAnch&#8217;io sono felice di vederti, Luchino tesorino! Com&#8217;\u00e8 andata la giornata?\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;espressione schifata che si dipinse sul volto del bambino la fece sentire colpevolmente appagata. Sapeva che Luca era il bulletto della classe e quell&#8217;appellativo zuccheroso, scandito a voce pi\u00f9 alta del normale, lo aveva irritato a dismisura.<\/p>\n<p>\u00abPortami a calcio, che oggi ho la partita\u00bb sentenzi\u00f2 irritato, spostando febbrilmente lo sguardo tra la folla, terrorizzato che una delle sue vittime avesse in qualche modo origliato\u00a0lo scambio di battute.<\/p>\n<p>La ragazza sogghign\u00f2: poteva quasi vedere gli ingranaggi del suo cervellino muoversi a velocit\u00e0 supersonica, nel tentativo di trovare in fretta un modo per restituirle la figuraccia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il viaggio in auto trascorse tranquillo. Rebecca aveva sistemato il suo ospite sul sedile posteriore, badando bene di far sparire le costosissime decolt\u00e9 nere, prima che in un impeto di vendetta venissero polverizzate. La scuola di calcio non distava pi\u00f9 di un chilometro, ma la signora Giovanna non voleva assolutamente che il suo piccolo camminasse <em>in mezzo a tutti quei drogati che riempiono i marciapiedi nel pomeriggio<\/em>, come amava ripetere alla signora Carboni, che ciclicamente proponeva a Luca di unirsi al pedibus improvvisato per i sedici membri della squadra. Un istinto di protezione esagerato ma indiscutibile secondo Rebecca che, grazie a quel capriccio, poteva guadagnare ben quindici euro l&#8217;ora.<\/p>\n<p>Rispetto ai giorni in cui era costretta a combattere contro grammatica e divisioni, i pomeriggi dedicati al calcio erano un paradiso: in quell&#8217;ora e mezza di urla e calci sugli stinchi poteva tranquillamente aggiornare il suo blog, cercare lavoro, seguire i suoi mentori virtuali e soprattutto non preoccuparsi delle idee strampalate di Luca. Una magra consolazione, ma da quando l&#8217;azienda dove lavorava aveva chiuso, Luca era diventato la sua indispensabile e primaria fonte di reddito. Era riuscita ad accaparrarsi un paio di progetti da freelance, ma non aveva ancora un nome cos\u00ec autorevole da garantirle un introito stabile. Inoltre, la pubblicit\u00e0 della macelleria sotto casa non era certo una referenza da poter utilizzare nel suo portfolio. Per sbancare il lunario si era spacciata anche per esperta informatica con il nuovo medico del paese, che l\u2019aveva ingaggiata nel vano tentativo di creare una copia virtuale dell\u2019archivio cartaceo lasciatogli in eredit\u00e0 dal suo predecessore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sua vita era presto diventata un rincorrersi di lavoretti e fonti di stress, ma sapeva di dover resistere ancora per poco, il tempo di accaparrarsi quel ruolo di marketing assistant che poco prima le era stato venduto fin troppo bene. Comunicati stampa, pubblicit\u00e0 e gestione dei social network erano le sue passioni fin dai tempi dell\u2019universit\u00e0, e l&#8217;aveva fatto capire bene. Certo, a ripensarci qualche sbavatura nella sua presentazione c&#8217;era stata, ma tutto sommato non poteva non aver fatto una buona impressione. Forse avrebbe potuto dimostrarsi pi\u00f9 entusiasta nel parlare di straordinari, ma aveva detto di essere ragionevolmente disponibile. Magari non si era spiegata bene? Sicuramente la selezionatrice aveva visto la sua buona volont\u00e0, e tanto bastava. Un master non era mica fondamentale, giusto? Infondo, tre anni di universit\u00e0 erano una buona formazione teorica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La fine dell&#8217;allenamento arriv\u00f2 presto: Luca, stremato dalla sua consueta dimostrazione di forza e abilit\u00e0, aveva apparentemente abbandonato ogni proposito bellicoso. Rebecca si limit\u00f2 a caricarlo in macchina, riconsegnarlo alle amorevoli cure della signora Giovanna e scappare a casa, dove l&#8217;aspettava un terzo grado che non si sentiva pi\u00f9 cos\u00ec sicura di poter affrontare. Fortunatamente sua madre si limit\u00f2 a parlare di qualche scaramuccia tra vicini, probabilmente come rito scaramantico per il buon esito della giornata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alessandro, invece, non era dello stesso parere. Anche se Rebecca finse di non sentire la prima telefonata, scusandola con una cena prolungatasi oltre ogni previsione, il cellulare continu\u00f2 imperterrito a squillare finch\u00e9, rassegnata all&#8217;evidenza, decise di schiacciare il tasto verde sullo schermo.<\/p>\n<p>\u00abQuando perderai la buona abitudine di dimenticare il telefono in bagno?\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;innocente buon umore di lui la irrit\u00f2 immediatamente.<\/p>\n<p>\u00abSai che a casa ho da fare. Se non ti rispondo, ti richiamo quando posso!\u00bb<\/p>\n<p>\u00abEhi, non ti arrabbiare. Lo so, scherzavo&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Rebecca stava per rispondere con maggior foga, ma si blocc\u00f2 improvvisamente: perch\u00e9 doveva arrabbiarsi con lui? In fin dei conti non aveva fatto nulla di male, e certo non poteva biasimarlo se aveva un lavoro.<\/p>\n<p>\u00abLo so, scusami. Sono in ansia per oggi\u00bb si limit\u00f2 infine a rispondere, sapendo che ogni ulteriore secondo di silenzio era un dolore per lui.<\/p>\n<p>\u00abCom&#8217;\u00e8 andata?&#8221; le chiese guardingo, temendo una nuova esplosione nervosa.<\/p>\n<p>\u00abBene. Anzi, no. Penso male. Io non mi assumerei, dovevo essere pi\u00f9 brillante.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDai, non dire cos\u00ec. Tu sei bravissima e non dovrebbero proprio farti scappare\u2026\u00bb prov\u00f2 a consolarla, gi\u00e0 sapendo che le speranze di successo erano scarse.<\/p>\n<p>\u00abDiglielo a loro!\u00bb<\/p>\n<p>Si pent\u00ec immediatamente di quella risposta impulsiva, sottolineata dal silenzio dall&#8217;altra parte dell&#8217;apparecchio.<\/p>\n<p>\u00abScusami, ma \u00e8 il terzo colloquio che faccio, e le cose non girano mai bene. Penso solo che se ci spero troppo poi andranno ancora peggio.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9, pu\u00f2 andare davvero peggio di cos\u00ec?\u00bb<\/p>\n<p>La considerazione colp\u00ec Rebecca pi\u00f9 di quanto diede a vedere. Con una scusa salut\u00f2 velocemente il fidanzato e decise di prendersi la serata per s\u00e9 stessa. Un bel film avrebbe, forse, sistemato tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era passata una settimana, ma nessuna notizia era arrivata. Rebecca aveva passato quasi tutto il tempo a fissare lo schermo nero del suo telefonino, cieca e sorda a qualsiasi tentativo di connessione da parte di Alessandro o delle sue amiche. Doveva trovare un lavoro, non poteva pi\u00f9 vivere in quell\u2019incertezza.<\/p>\n<p>L\u2019orologio digitale l\u2019avvis\u00f2 che era trascorso un altro minuto. Dietro di lei, come di consueto, la signora Bollini reclamava la sua attenzione.<\/p>\n<p>\u00abIl dottore non \u00e8 ancora arrivato\u00bb cantilen\u00f2 senza voltarsi, continuando a fissare il telefono, quasi a volergli imporre di suonare.<\/p>\n<p>Rassegnata fece per rimettersi al lavoro, quand\u2019ecco che lo schermo finalmente si illumin\u00f2, segnalando l\u2019arrivo di una chiamata da un numero non in rubrica. Non un ottimo segno.<\/p>\n<p>\u00abPronto?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDottoressa Verbesi? Sono Alessia di Umana, la chiamo per un\u2019opportunit\u00e0 che si \u00e8 appena aperta presso un nostro cliente. Lei attualmente sta lavorando?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb rispose Rebecca di slancio, a met\u00e0 tra la delusione e la speranza di una nuova sfida.<\/p>\n<p>\u00abBeh, se vuole passare oggi in filale, aggiorniamo la sua scheda e le spiego tutto\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCerto, oggi\u2026 nessun problema. Ma mi dica, per curiosit\u00e0, che posizione \u00e8? \u00bb<\/p>\n<p>\u00abSi tratta di un\u2019opportunit\u00e0 nel campo del <em>sales and marketing<\/em>, un\u2019azienda in forte espansione che cerca talenti giovani, determinati e con voglia di crescere\u00bb snocciol\u00f2 con tono monotono.<\/p>\n<p>\u00abE di aprire una partita IVA suppongo\u2026\u00bb continu\u00f2 Rebecca, che aveva capito dove quella brillante presentazione voleva andare a parare.<\/p>\n<p>\u00abNon \u00e8 interessata?\u00bb incalz\u00f2 subito la sua interlocutrice, abbandonando il tono monocorde in favore di una feroce fermezza.<\/p>\n<p>\u00abCi mancherebbe \u2013 si costrinse a rispondere Rebecca, con tutto l\u2019entusiasmo che pot\u00e9 racimolare \u2013 io ho sempre amato il contatto con il cliente, le vendite. Penso che sia quello in cui vorrei specializzarmi! \u00bb concluse, cercando di convincersi prima ancora di darla a bere a quell\u2019Alessia.<\/p>\n<p>\u00abPerfetto! \u2013 squitt\u00ec subito la ragazza, ritrovando un\u2019apparente serenit\u00e0 \u2013 a pi\u00f9 tardi allora!\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con l\u2019umore sempre pi\u00f9 a terra, Rebecca riprese a sistemare i file sul computer, ignorando magistralmente le occhiate di fuoco della sua vecchietta preferita. Ormai il lavoro era quasi finito, e presto sarebbe stata di nuovo a spasso anche durante le ore mattutine.<\/p>\n<p>Improvvisamente il tempo parve fermarsi: <em>Nuovo Lavoro<\/em>, quel nome che contro ogni scaramanzia aveva deciso di aggiungere ai suoi contatti, finalmente lampeggiava sullo schermo.<\/p>\n<p>\u00abPer l&#8217;amor del Cielo, risponda! Qui c&#8217;\u00e8 gente che soffre!\u00bb gracchi\u00f2 la signora Bollini, portandosi platealmente una mano alla fronte, per sottolineare la sua quotidiana emicrania.<\/p>\n<p>Frastornata, Rebecca si port\u00f2 il telefonino all&#8217;orecchio, mentre un involontario sorriso le si allargava in volto: forse non era ancora arrivato il momento di ridisegnare i suoi sogni.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22682\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22682\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il chiudersi della porta alle sue spalle le regal\u00f2 un pizzico di sollievo, anche se non si sentiva ancora totalmente fuori pericolo. 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