{"id":22663,"date":"2015-02-03T13:09:41","date_gmt":"2015-02-03T12:09:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22663"},"modified":"2015-02-03T13:09:41","modified_gmt":"2015-02-03T12:09:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-maggio-millenovecentosettantasette-di-grazia-bomba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22663","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Maggio millenovecentosettantasette&#8221; di Grazia Bomba"},"content":{"rendered":"<p>Ero riuscita a ramazzare ventimilalire lire e a portarmi a casa una Eko. Poi le urla di mio padre, l\u2019indifferenza di mia madre, non volevo sfinirmi di liti, meglio andar via.<br \/>\nE sono qui, la stazione centrale mi stringe di suoni e odori. Antitesi al gotico, vuoto assoluto. Altro clima Cadorna, senti ancora le famiglie di inizio novecento che lasciano Milano per la comanza, leggera e raccolta da sembrar pulita.<br \/>\nOppure mi fotte il vissuto, per me \u00e8 sempre stata la porta su Milano, sulla libert\u00e0, sul mondo intero. Il passaggio obbligato all\u2019avventura, per noi di provincia.<br \/>\nTrascino il mio zaino, rosso, profumato di nuovo, il treno \u00e8 stipato all&#8217;inverosimile. La chitarra batte sulla coscia ritmando ad ogni passo la stanchezza, spero nel miracolo di una carrozza meno affollata, nulla. Tocca rassegnarsi, si viaggia davanti al cesso.<br \/>\nMi aggrediscono lingue sconosciute, richiami di madri e bambini, gli uomini fumano, giocano a carte sputando semi nel bailamme di cibo e bagagli.<br \/>\nLa processione dei ragazzini \u00e8 finita, hanno visto tutti questa donna senza velo, che viaggia sola e fuma in pubblico. Elaborato e passati oltre. Sulla banchina si sgola chi vende panini e il treno non parte. Chiss\u00e0 da quale est arriva, inessenziale, conta solo il destino.<br \/>\nDalla banchina si sporgono due occhi neri, mi scrutano stanchi di vagare. Scivolo dal viso, capelli crespi e giacca sfatta. S\u00ec, siamo della stessa trib\u00f9, puoi smettere di chiederlo con gli occhi. Sale.<br \/>\n-Ciao, posso piazzarmi qui?-<br \/>\n-Certo, in due \u00e8 pi\u00f9 facile tenere la postazione.-<br \/>\n-Francesco, e tu?-<br \/>\n-Clara, vai a Parigi?-<br \/>\n-S\u00ec, anche tu?-<br \/>\nAnnuisco mentre si accoccola di fianco al suo zaino.<br \/>\nChiudono, finalmente si parte, scorrono sporche pareti di cemento, ritmico il frastuono del treno ci avvolge e finisce Milano.<br \/>\n-La chitarra?-<br \/>\n-\u00c8 mia, meglio che lo sai subito, non so suonare.-<br \/>\n-E perch\u00e9 te la porti in giro?-<br \/>\n-L\u2019ho appena comprata, non potevo lasciarla a casa&#8230; non so se torno.-<br \/>\n-Nuova di pacca, Eko&#8230; buona, dai te la accordo. Passa qua.-<br \/>\n-Sai suonare! Che botta di culo!-<br \/>\nScorre le dita sul legno, sornione, si raccoglie sullo strumento assaggiando i suoni, un rituale vibrato, un preludio di festa.<br \/>\nLa coda alla ritirata si scompone, visibilmente curiosi di scoprire la colonna sonora del viaggio. Sussurrano frasi, sorridono e aspettano.<br \/>\nSorprende anche me il <em>blues<\/em> che si apre improvviso, fluido nell\u2019inseguirsi di note. Ci scopriamo rapiti nello stesso dondolio, lo stesso ritmare di mani sulle cosce.<br \/>\nLa musica \u00e8 strana, quasi pi\u00f9 importante dei ricordi che evoca. Sar\u00e0 lo stesso per gli altri? Discorsi di massimi sistemi che mi imbarazzano. Mi vedo, pontificare, snocciolando concetti e perdendo irrimediabilmente il senso del vissuto che accompagna.<br \/>\nLa parola \u00e8 cos\u00ec riduttiva, limitata per l\u2019oceano delle sensazioni.<br \/>\nA volte basta un accordo e sono in altro luogo, in altro tempo, sola con me stessa, in uno spazio che non voglio condividere, che mi appartiene intero.<br \/>\nRitorno al presente, al liquido e arabeggiante dialogo di Francesco col suo pubblico, che lo guida, canticchiando a mezza voce su un percorso che non gli appartiene.<br \/>\n-Ehi? Dove ti sei persa?-<br \/>\n-Scusa, pensavo. Sai che suoni bene? Anche questa cosa strana, ma cos\u2019\u00e8?-<br \/>\n-Credo sia musica popolare turca, curda, qui \u00e8 un casino&#8230; Quel ragazzo con cui cercavo di parlare credo sia curdo, se ho capito bene torna con la sorella.-<br \/>\n-Ti hanno preso in mezzo, maledirai me e la mia chitarra.-<br \/>\nMe la rido, era quello che avrei voluto e a Francesco non dispiace essere il centro del mondo. Sembra leggermi nel pensiero.<br \/>\n-La musica ti trasforma in un\u2019attrazione irresistibile, non mi dispiace, anche se a volte rimani solo. Tutti si divertono e tu&#8230; suoni come un jukebox.-<br \/>\n-Puoi sempre smettere, no?-<br \/>\n-\u00c8 difficile, sopratutto quando ti guardano cos\u00ec&#8230; come se fossi un dio, come se governassi il suono. Ti esalta. Sai, io non sono poi cos\u00ec bravo, ho imparato da solo, a orecchio, non ho mai avuto voglia di studiare musica.-<br \/>\n-Sei sempre in tempo-<br \/>\n-Non ho proprio voglia, non sarei mai abbastanza bravo perch\u00e9 ne valga la pena. Mi piace il casino, la festa.-<br \/>\n-E perch\u00e9 non ti sei portato la chitarra?-<br \/>\nApre lo zaino e sfila un violino. Dio che scema! Era un archetto! Certo che appeso con un pentolino&#8230; \u00e8 dura capire.<br \/>\n-Non ho la chitarra, di solito suono il violino.-<br \/>\nTrascinata a forza appare una ragazza minuta, pelle e ossa, le ridono gli occhi mentre cerca di guardare altrove. Il ragazzo abbozza due parole in francese.<br \/>\n-Si chiama Emek, la sorella Birdal e suona il sax&#8230; il sax? Mi sembra strano.-<br \/>\n-Hai capito quasi bene, \u00e8 una specie di liuto: il <em>saze<\/em>.-<br \/>\nSi siedono per terra, tra sguardi e bisbigli.<br \/>\n-Credo voglia la chitarra, posso?- chiede Francesco.<br \/>\n-Certo, sono solo l\u2019interprete.-<br \/>\nBirdal pizzica le corde, l\u2019archetto risponde, si inseguono tra pause e riprese, poi si trovano, prorompono percussioni di mani e oggetti sulle paratie, una nenia densa, chilometri e chilometri di tristezza e amore ci avvolgono in questo altrove senza peso n\u00e9 storia.<br \/>\nUn <em>reel<\/em> mi riporta al presente, Francesco si \u00e8 perso sulle strade d\u2019Irlanda, il pubblico apprezza tra sventolio di fazzoletti e accenni di danza pacati dall\u2019infimo spazio.<br \/>\nBirdal va da una zia, lascia in Kurdistan un villaggio distrutto, la persecuzione turca, vorrebbe imparare a scrivere, a leggere. \u00c8 cos\u00ec lontana da me che vivo la scuola come una prigione, ha venduto il <em>saze<\/em> per pagarsi il passaggio.<br \/>\nVorrei capire di pi\u00f9 ma un pubblico inclemente la trascina nei suoni. Accennano note a mezza voce, le cerca, le raggiunge e dove pulsava sincopato il <em>blues<\/em>, un abisso di bassi, Birdal materializza suoni strascinati, vibrati, dolci come il miele. Intorno scorrono lampi di luce, di case sconosciute, di strade mai percorse. La notte ci avvolge di stanchezza, anche Francesco depone il violino e torniamo nel suono sordo e pesante del treno.<br \/>\nCi sveglia brusco il vocio e l\u2019agitazione dei passeggeri, il treno \u00e8 fermo e si scaricano gli ultimi bagagli.<br \/>\n-Merda! Siamo arrivati!-<br \/>\nMi guardo intorno, la chitarra \u00e8 sparita.<br \/>\n-Cazzo! Lo sapevo, dovevo legarla da qualche parte.-<br \/>\n-Il violino c\u2019\u00e8. Ci dormivo sopra, dura fregarlo.-<br \/>\n-Chi la trova pi\u00f9, a quest\u2019ora saranno gi\u00e0 usciti tutti dalla stazione.- ribatto sconsolata.<br \/>\n-Dai veloci, mi aspetta Pierre, lavora nelle carrozze ristorante, forse ci da una dritta.-<br \/>\nArranchiamo insonnoliti sulla banchina, schivando uomini e bagagli, il caos \u00e8 totale, Francesco ha visto il suo amico.<br \/>\n-Pierre, ehi? Sono qui!-<br \/>\n-Ciao, tutto bene? \u00c8 la tua ragazza?-<br \/>\nSento scivolare il suo sguardo sul corpo, spera in un no e si vede.<br \/>\n-Un\u2019amica, Clara, abbiamo viaggiato insieme, le hanno fregato la chitarra. Credi si possa fare qualcosa?-<br \/>\nPierre osserva il caotico mondo che ci circonda&#8230; e non serve altro.<br \/>\n-Certo, stupido sperarlo! Probabilmente \u00e8 destino che non impari a suonare.-<br \/>\nPierre mi guarda e sorride.<br \/>\n-Consolati, era l\u2019ultima corsa verso Parigi del Direct- Orient Express, stanotte riparte per Istanbul e poi \u00e8 finita. Potrai sempre raccontare che ti hanno rubato la chitarra sull\u2019ultima corsa dell\u2019 Orient Express. Non \u00e8 da tutti.-<br \/>\nMi strappa un sorriso. Io penso a Birdal, lo so, ha lei la mia chitarra. Sa suonare, io leggere e scrivere. Forse un giorno l\u2019Orient torner\u00e0 a viaggiare e noi come di magia ci riincontreremo.<br \/>\nIo lei e la musica.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22663\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22663\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ero riuscita a ramazzare ventimilalire lire e a portarmi a casa una Eko. 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