{"id":22569,"date":"2015-02-02T19:52:48","date_gmt":"2015-02-02T18:52:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22569"},"modified":"2015-02-02T19:52:48","modified_gmt":"2015-02-02T18:52:48","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-100-am-di-marco-fraolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22569","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;1:00 AM&#8221; di Marco Fraolini"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; l&#8217;unica cosa che &#8211; si dice &#8211; sappia fare. Il vecchio uomo fissa la strada dalla cima della sua personalissima collina, la salita ripida del garage in cui lavora. Turno di notte, come ormai sempre pi\u00f9 spesso gli tocca. D&#8217;altro canto se vuole conservare il lavoro deve dire di si e lui, pensione minima, sempre pagato in nero, \u00e8 abituato a testa china a dire si. Fuma stanco una sigaretta, sempre la stessa Super con filtro, l&#8217;odore insopportabile ha intriso la tuta blu macchiata di grasso, e guarda la grande strada su cui il garage si affaccia, l&#8217;una di notte del 20 agosto del 1993, strada vuota e gatti che inseguono i topi, l&#8217;enorme albergo del palazzo attiguo che illumina tutto a giorno con le luci della hall e l&#8217;enorme palo che sorregge la bandiera italiana anch&#8217;esso illuminato da piccoli faretti.<\/p>\n<p>Roma \u00e8 deserta, i rumori arrivano lontani da Trastevere dove i turisti invadono le strade, ma al confine del quartiere prati tutto \u00e8 silenzioso, zona residenziale di vecchi ricchi che o sono in vacanza o che alle 9.00 di sera si spengono davanti al televisore.<\/p>\n<p>Il vecchio resta l\u00ec, a guardia della linea di confine del suo regno notturno, protettore illusorio delle poche macchine ferme dall&#8217;inizio di Luglio, quando la grande transumanza ha portato in tanti a spostarsi verso i lidi estivi. Pensa alla sua vita, a quel poco che ha ottenuto, ai rammarichi, inevitabili, di chi si sente di avere poco tra le mani, lui uomo solo, senza famiglia, con una pensione ridicola e un lavoro che gli pesa sempre di pi\u00f9 sulle spalle. Dicono che i vecchi dormano poco, eppure a lui quelle nottate sveglio pesano come macigni, le ginocchia faticano a sorreggerlo e gli occhi non ce la fanno a stare aperti.<\/p>\n<p>Il &#8220;principale&#8221;, come lui lo chiama, \u00e8 un uomo ignorante e rozzo. Viene dall&#8217;Abruzzo dove \u00e8 riuscito in qualche modo a mettere abbastanza denaro da parte vendendo due case di propriet\u00e0 della famiglia di agricoltori. Arrivato a Roma aveva le idee chiare e alla prima opportunit\u00e0 ha investito quel denaro che per lui era sacro in questo e in un altro locale. Sono i suoi soldi, la sua vita, e li difende con il pugno duro, con le bestemmie, li gestisce come gestiva gli animali, &#8220;le bestie&#8221; che aveva quando era ancora un contadino. Minaccia i &#8220;negri&#8221; che di giorno lavorano per lui e ha poca pazienza anche per il vecchio. &#8220;Ti stai rincoglionendo&#8221; lo apostrofa spesso, ammiccando a quando sar\u00e0 troppo senile per continuare a lavorare per lui e dovr\u00e0 iniziare a vivere con il milione di lire al mese di pensione. Il vecchio suda freddo e cerca di recuperare, di far vedere che ancora c&#8217;\u00e8, \u00e8 vivo e vegeto e conscio di quello che gli accade intorno. E accetta il turno di notte e alle volte &#8211; se serve &#8211; anche il doppio turno, prima il giorno e poi la notte. In quelle occasioni si addormenta pi\u00f9 spesso e si sveglia di soprassalto pensando di essere ancora ragazzo e trovarsi nella casa dove era sfollato quando il suo paese era stato distrutto, sotto le bombe degli americani. La confusione in genere dura un attimo, \u00e8 ragazzo per poco e poi torna ad essere il vecchio, con il sapore in bocca dell&#8217;occasione persa, un sapore che non saprebbe descrivere, del pane fatto con chiss\u00e0 quali ingredienti che non sapeva di pane ma si mangiava lo stesso in tempo di guerra anche se aveva un colorito verde, e la carne che anche se cadeva a terra era buona lo stesso. E quando riguadagna lucidit\u00e0 torna ad osservare il mondo di fuori dalla cima della sua collina, gli occhi che si rifiutano di stillare lacrime che invece eccome se ci sono, perch\u00e9 per dio, se non ha lacrime un vecchio che non ha fatto quasi nulla della sua vita, chi ne dovrebbe avere?<\/p>\n<p>Stanotte anche rimugina su quello che \u00e8 stato, ricorda i brutti tempi andati che inevitabilmente dietro la cortina del tempo sembrano pi\u00f9 belli di quello che realmente sono stati. Si accanisce sui passaggi pi\u00f9 ostici, quelli in cui avrebbe potuto scegliere qualcosa e invece non l&#8217;ha fatto, non ha avuto il coraggio sufficiente oppure semplicemente ha ritenuto pi\u00f9 comodo non decidere. Si consola trovando stupide giustificazioni, la malattia della madre, la morte delle sorelle, e alla fine giunge a una sorta di tregua con se stesso, pensando a una birra fredda da prendere al bar di fronte prima che chiuda. Scende a recuperare il borsello ma quando sta per cominciare nuovamente la salita, impegnativa e ripida, un suono, un canto si alza dalle strade vuote.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Li ha gi\u00e0 visti in passato, pi\u00f9 che altro in inverno. Saranno una decina, in genere vestiti tutti uguali o quasi. Cantano canzoni che sono a lui care e per quello all&#8217;inizio ha avuto un moto istantaneo di simpatia per quel gruppo di ragazzi. Era orgoglioso da giovane di essere un &#8220;Figlio della Lupa&#8221;, di indossare l&#8217;uniforme e sentirsi parte di qualcosa di grande e bello. Era orgoglioso del Fez di lana e cantava di buon grado tanto &#8220;faccetta nera&#8221; quanto &#8220;l&#8217;inno&#8221; e sentirle reinterpretate al giorno d&#8217;oggi gli scalda il cuore e riporta alla mente il periodo sicuramente pi\u00f9 bello della sua vita. Fosse stato pi\u00f9 disinibito le prime volte li avrebbe salutati col braccio alzato. Poi per\u00f2 ha visto anche quello che fanno. Non \u00e8 questo il suo Fascismo, l&#8217;orgoglio profondo che provava per la sua patria. Odia il negro che c&#8217;\u00e8 di giorno e che gli ruba il lavoro, non alzerebbe mai le mani su un altro italiano. E non lo dice, ma probabilmente neanche contro un immigrato. Alla fine \u00e8 cos\u00ec, il vecchio, codardo e fin troppo italiano, quell&#8217;italiano mediocre alla Alberto Sordi.<\/p>\n<p>Li vede camminare e cantare a squarciagola, a petto nudo, al centro della strada. macchine non ne passano e forse \u00e8 meglio cos\u00ec. Spera finiscano presto e intanto abbassa la saracinesca elettrica. Si chiude nel suo fortino, dove sa neanche loro potranno entrare. Una volta finito potr\u00e0 tornare a respirare. Quando la lastra di ondulati \u00e8 quasi del tutto a terra il canto si interrompe. Grida concitate, rumori poi urla, dolore. Le grida si ripetono, il branco ha attaccato e adesso c&#8217;\u00e8 una preda esangue. La voce \u00e8 giovane, pi\u00f9 d&#8217;una, piangono. Non si sentono altri rumori. Un urlo basso, il ruggito del capobranco e gi\u00f9 botte. Al vecchio batte il cuore all&#8217;impazzata, non riesce a muoversi, paralizzato dalla paura. Spera che tutto finisca presto, che qualcuno chiami la polizia. L&#8217;albergo, il grande albergo illuminato, l\u00ec sicuramente qualcuno star\u00e0 chiamando il 113. Ecco, tra poco si sentiranno le sirene ed il pianto smetter\u00e0 cos\u00ec come le urla.<\/p>\n<p>Ma nulla di tutto ci\u00f2 accade. Il pianto continua cos\u00ec come le minacce, le risate e le botte. Il vecchio cerca di darsi coraggio, inizia lui stesso a cantare l&#8217;inno dei Figli della Lupa, le parole che ricorda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;La divisa che portiamo<\/p>\n<p>sempre sar\u00e0 la nostra fede<\/p>\n<p>Mussolini ce la diede<\/p>\n<p>noi le faremo sempre onor&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stringe i pugni e si convince che la polizia sta arrivando.<\/p>\n<p>E alza la saracinesca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un uomo sui cinquanta anni \u00e8 a terra, sangue sul volto, e un ragazzo, vent&#8217;anni e sovrappeso, il volto tumefatto, gli \u00e8 accanto e piange rumorosamente, sui pantaloni macchie scure di urina. Gli aggressori hanno facce comuni e nessun tratto distintivo. Il capobranco \u00e8 quello pi\u00f9 avanti di tutti, petto nudo e pantaloncini corti, continua a strillare contro l&#8217;uomo esanime. Il vecchio trema ma si fa forza, continua a canticchiare l&#8217;inno come una preghiera, sbagliando il ritornello e mugolando le strofe che non ricorda. Quasi di rimando il gruppo di facinorosi, datosi un cenno, saluta in gruppo al Duce. Il vecchio risponderebbe, quasi come un riflesso, ma ha troppa paura anche per quello. Si avvicina a passi lenti mentre il boato di &#8220;A noi!&#8221; si leva da quelli che tutto sono, pensa il vecchio, tranne che Fascisti e Italiani. Quando \u00e8 pi\u00f9 vicino sente il respiro pesante dell&#8217;uomo a terra e il piagnucolare in falsetto del ragazzo. Vede figure muoversi all&#8217;interno dell&#8217;albergo e qualcuno affacciarsi alla finestra. E&#8217; certo che le sirene saranno tra poco qui, che la luce blu e rossa colorer\u00e0 tutti gli edifici, deve solo guadagnare un po&#8217; di tempo perch\u00e9 quei due non vengano ammazzati. Arriva a distanza di sicurezza e poi, dopo essersi penosamente schiarito la voce, parla nel modo pi\u00f9 convincente possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Cos\u00ec l&#8217;ammazzate quel poveraccio, non \u00e8 mica una cosa che piacerebbe al Duc&#8230;&#8221; non fa in tempo a finire la frase. Il capobranco scatta in avanti e lo colpisce al viso con un pugno. La mano dura, ossuta gli rompe lo zigomo, il colpo gli riecheggia nella testa mentre quasi senza rendersene conto le gambe pensanti e ingessate cedono e lui si ritrova a terra battendo pesantemente la spalla destra. Una fitta di dolore si irradia per tutto il suo colpo e adesso anche i suoi lamenti si aggiungono a quelli degli altri due.<\/p>\n<p>Risate meno convinte dal resto del branco. Una voce parla, un po&#8217; troppo acuta per non tradire un minimo di paura &#8220;Sandro, quello l&#8217;ammazzi cos\u00ec, occhio&#8221;. Sandro probabilmente ascolta e per tutta risposta aggiunge soltanto un calcetto accennato sulle gambe del vecchio e torna a dedicarsi all&#8217;altro uomo e al ragazzo. Mormorii diffusi iniziano a parlare di andarsene, che la polizia tra poco arriver\u00e0.<\/p>\n<p>Il vecchio vorrebbe piangere e forse un po&#8217; lo fa, ma le urla del ragazzo si sovrappongono alle sue. Ora hanno deciso che \u00e8 il suo turno.<\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; un ragazzino&#8221; vorrebbe dire ma la bocca gli fa male tutta, la testa gli esplode, sente il sangue colare dallo zigomo sulla guancia. Cerca di scappare di arrancare verso l&#8217;ingresso del suo garage ma le urla del ragazzo gli entrano nella testa, fanno male quasi quanto la botta. Respira forte una, due, tre volte, stringe i muscoli e si rialza.<\/p>\n<p>&#8220;Lascialo stare, su dai&#8230;&#8221; dice con poca convinzione e la testa bassa per paura di incrociare lo sguardo del capobranco. Sente gli sfinteri che stanno cedendo, \u00e8 sicuro che tra breve si piscer\u00e0 addosso se non peggio. Pensa che sporcher\u00e0 l&#8217;uniforme di Figlio della Lupa, ma poi si rende conto che \u00e8 una cosa successa tanto tempo fa. &#8220;Lascialo stare,dai!&#8221; la voce \u00e8 pi\u00f9 forte adesso. Lo guarda negli occhi e si rende conto che anche il capobranco \u00e8 soltanto un ragazzo. Avr\u00e0 anche lui vent&#8217;anni o poco pi\u00f9. I capelli ricci con il gel, i pettorali in mostra, alto pi\u00f9 di un metro e ottanta ma sottile come uno stecchino. &#8220;Dovresti mangiare di pi\u00f9&#8221; gli avrebbe detto sua madre. Lui invece \u00e8 piazzato. Ha le braccia grosse, ricordo di quando \u00e8 emigrato in Germania a lavorare prima in miniera e poi in una fabbrica di mattoni. Le mani soprattutto sono ruvide e grosse, una piegata in un artiglio da quando il parafango di una macchina gli ha tagliato i tendini di tre dita. Il capobranco invece far\u00e0 pure palestra ma ha le mani piccole, delicate. I pantaloni da mare e le scarpe da ginnastica nuove e bianche. A vederlo cos\u00ec, senza quella faccia arrabbiata che mette come una maschera, non fa poi paura. Senza il branco ne farebbe ancora meno.<\/p>\n<p>Il vecchio \u00e8 sempre scappato per\u00f2. Una volta sola ha dovuto ricorrere alle mani. Era in Germania con un altro italiano. L&#8217;uomo non smetteva di insultarlo ed era arrivato a spintonarlo. Lui l&#8217;aveva colpito. Un unico colpo e lo aveva steso a terra. Nel momento in cui l&#8217;aveva visto crollare al suolo aveva subito pensato di averlo ucciso e il terrore l&#8217;aveva paralizzato. Ora, a distanza di 30 anni da quella volta, doveva ripetere quel singolo gesto. Solo un singolo gesto.<\/p>\n<p>Il capobranco si avvicina, deliziato dal poter dare sfogo alle sue frustrazioni su una vittima non passiva. Vede le nocche bianche delle mani del vecchio e sa che vorrebbe attaccare. Sorride, ripensa agli allenamenti in palestra, quasi quasi lo far\u00e0 provare e poi gli far\u00e0 male davvero. E&#8217; il branco a dargli forza, non ha paura, neanche della polizia che tra poco sar\u00e0 qui. Alza le mani nella guardia del Muay Thai, come ha visto in tv e come scimmiotta alle volte sul ring in palestra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La televisione, che se ne dica, \u00e8 un veicolatore pericoloso di idee e stili di vita. Nel 1993 ogni giorno milioni di ragazzi si fissano a guardare religiosamente &#8220;Non \u00e8 la Rai&#8221; che ha da poco traslocato da Canale 5 a Italia 1. Il capobranco non ha particolare affezione per quel programma anche se ne ha per le ragazzine che vi partecipano. Lui preferisce altro. In quegli anni abbondano i film di arti marziali e si \u00e8 segnato in una palestra di full contact proprio dopo aver visto le spericolate violente acrobazie di Jean Claude Van Damme e soci. Le palestre ci vivono di questa luce riflessa, e ne aprono di nuove in continuazione per far fronte alla richiesta sempre pi\u00f9 grande. Ma la percezione che si ha del combattimento derivata dalla visione di questi film \u00e8 falsata. Solo anni pi\u00f9 tardi si capir\u00e0 che le tecniche di striking come quelle utilizzate nel full contact non sono il miglior approccio allo scontro da strada. Tecnica a parte, forza bruta, disperazione e cattiveria sono qualit\u00e0 molto pi\u00f9 funzionali e pericolose in un combattimento &#8220;all&#8217;ultimo sangue&#8221; come quello in cui il capobranco si trova.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E cos\u00ec sottovalutare il vecchio \u00e8 l&#8217;errore pi\u00f9 grande che Sandro fa.<\/p>\n<p>Perche questi il pugno lo scaglia con tutta la sua forza, con tutta la disperazione. Un maglio, tutto il suo braccio, lanciato verso il ragazzo per fare male, uccidere, finire. Il capobranco se ne accorge troppo tardi. Conosce le mosse per parare ma non servono a niente. Le braccia si aprono mentre quella mano rozza, vecchia e nerboruta, abituata per anni a stringere piccozze e maneggiare foratini bollenti, lo colpisce con una violenza che lui non conosce neanche nelle botte del padre, in pieno petto, poco sopra lo sterno, come trent&#8217;anni fa in Germania. L&#8217;aria viene scagliata fuori dai polmoni del capobranco come un canotto bucato. La faccia sbianca e il ragazzo cado a terra. Si agita un po&#8217; stringendosi il petto, poi smette e resta immobile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il resto del branco scompare. Il ragazzo singhiozza e guarda a terra. L&#8217;uomo \u00e8 immobile, il viso in una pozza di sangue. Il vecchio ansima, gli scoppia la testa, davanti agli occhi tornano ricordi lontani, la divisa da bambino che sua madre lavava e ogni volta che la indossava si sentiva orgoglioso, la Germania e i soldi, il lavoro terribile, il disprezzo della gente e le corse in lambretta, suo padre e la vita nel piccolo paese, le giocate a carte, l&#8217;arrivo a Roma negli anni sessanta, grande e bella, la compagna morta di un brutto male, il lavoro come autista, il viaggio a Predappio con un suo amico e le botte dai comunisti scampate per un pelo, l&#8217;uomo che lo raggir\u00f2 rubandogli 2 milioni e i pianti per essere stato tanto stupido.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto intorno a loro, lentamente, come ombre in un teatro, la citt\u00e0 si rianima.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22569\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22569\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; l&#8217;unica cosa che &#8211; si dice &#8211; sappia fare. 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