{"id":22464,"date":"2015-01-23T19:13:40","date_gmt":"2015-01-23T18:13:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22464"},"modified":"2015-01-23T19:13:40","modified_gmt":"2015-01-23T18:13:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-la-scala-dellamore-di-rosa-amato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22464","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;La scala dell&#8217;amore&#8221; di Rosa Amato"},"content":{"rendered":"<p>Il corteo avanzava in silenzio, lungo la via che conduce a piazza Mercato, fra i singhiozzi e le urla disperate della gente che conosceva il giovane, rampollo di una delle famiglie pi\u00f9 illustri di Napoli. Capeggiato dal Trombetta , grottesco annunciatore delle sentenze emanate dal Tribunale della Vicaria , il corteo era seguito dal Pennone che, fiero e baldanzoso in groppa al suo destriero, si ergeva tra la folla mostrando lo stendardo della giustizia vicereale. Nel bel mezzo del funereo e lugubre corteo, con passo moderato e autorevole, avanzavano i Bianchi della Giustizia che accompagnavano lo sventurato giovanotto, muto ed atterrito dagli eventi delle ultime ore. Le spalle dritte e l\u2019andatura composta non lasciavano dubbi circa la sua appartenenza alla stirpe regale; il passo deciso e lo sguardo altero, mostravano i segni dell\u2019educazione paterna: rigorosa, inflessibile ed autoritaria. A tratti si fermava a contemplare estasiato la vastit\u00e0 del cielo partenopeo e quel cupo ed opprimente tramonto che, circondato da nubi grigiastre, sembrava annunciare la manifesta ingiustizia. Tutt\u2019attorno poteva scorgere le teste miseramente acconciate delle giovani popolane, quelle ricoperte di berretti di fortuna e le consunte pagliette degli uomini della folla. Di colpo le urla e i disperati pianti della gente ammassata in quel luogo, diventavano sempre meno vivi alle sue orecchie e, dileguandosi improvvisamente, lasciavano spazio al ricordo dolce e spensierato di colei che aveva in un attimo rapito il suo cuore.<br \/>\nEra avvenuto tutto due mesi prima, una domenica mattina, quando le foglie d\u2019autunno portate via da un vento leggiadro e non ancora freddo, avevano creato una simpatica spirale attorno ai suoi piedi. Quell\u2019insolito gioco di foglie aveva attirato l\u2019attenzione di una graziosa fanciulla che, passeggiando sottobraccio con la madre, aveva incrociato divertita il suo sguardo. Madonna Lucia era mediamente alta e di corporatura sottile, agghindata e pettinata come si conveniva al suo rango. Vestiva un abito in broccato bianco con ricami d\u2019oro, i lunghi boccoli scuri, sistemati con file di perle, cadevano liberamente sulle sue spalle, una decorazione di pietre preziose ne sottolineava il seno prosperoso e le maniche di raso avorio accompagnavano le braccia fino alle mani, dalle dita lunghe e sottili. Da quel momento non la rivide pi\u00f9 ma i suoi occhi vivi e luminosi gli rimasero impressi nella mente e nel cuore. Le fanciulle, soprattutto di alto rango come lei, come s\u2019intuiva dagli abiti raffinati che indossava, erano solite trascorrere il tempo nelle ricche stanze dei loro palazzi dedicandosi in particolar modo al ricamo e al cucito, sempre sorvegliate a vista da rigidissime governanti o dallo sguardo severo dei parenti. Unici svaghi, se cos\u00ec potevano definirsi, erano le messe domenicali alle quali partecipavano in compagnia di parenti o del personale di servizio. Era allora che le poverette, in quasi regime di clausura per l\u2019intera settimana, sceglievano di lanciare sguardi furtivi e sorrisi ammalianti ai giovanotti che sedevano al lato opposto della chiesa. La severit\u00e0 ed il rigore familiare impedivano alle potenziali giovani coppie di frequentarsi e ci\u00f2 non faceva altro che acuire le loro passioni. Perci\u00f2 accadeva spesso che i giovanotti innamorati ricorressero ad espedienti pericolosi per incontrare le giovani fanciulle. I pi\u00f9 temerari ed intrepidi adoperavano addirittura una scala di corde, nel tentativo di raggiungere di notte la loro camera da letto. Abitudine questa di cui ne approfittarono anche i truffatori, i ladri e i depravati, facendo piombare la citt\u00e0 nel terrore di un agguato notturno in casa propria. Fu inevitabile per Don Pedro da Toledo , cos\u00ec come per altri vicer\u00e9 spagnoli che gli succedettero, emanare tra il 1532 e il 1553 una serie di bandi che vietavano l\u2019uso delle scale in qualsiasi circostanza, pur di arginare il dilagare di questi terribili eventi notturni. In aggiunta ai bandi, Don Pedro intensific\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 delle ronde notturne, alle quali era stato ordinato di catturare chiunque fosse stato trovato sulle scale per poi condurlo, sine pietas, alla impiccagione o alla decapitazione.<br \/>\nAnche Colantonio scelse questo insano piano e trascorse ore insonni per pianificarlo. Pass\u00f2 un paio di notti presso la casa di Lucia, nascosto dietro ai cumuli di fieno o dietro ai portoni di vecchie case, trattenendo il respiro all\u2019udire dei passanti, soggiogato dal timore che i battiti accelerati del suo cuore potessero tradirlo. Finch\u00e9 una notte, ormai certo che la ronda notturna avesse gi\u00e0 svolto il suo servizio di sorveglianza lungo tutte le strade che conducevano alla casa di Lucia, armato di una scala di corda, robusta e lunga quanto bastava per compiere la scellerata azione, si avvi\u00f2 intrepido dalla sua amata. Arrivato al palazzo, dopo aver camminato per i vicoli bui col cuore in gola, con un lancio lungo e deciso sistem\u00f2 la scala di corda sulla finestra e, in un attimo, veloce e scattante come un agile felino, s\u2019intrufol\u00f2 nella camera della fanciulla, facendo scomparire, tirandola dietro di s\u00e9, la scala amica. Cos\u00ec trascorsero tante notti amandosi fino all\u2019alba!<br \/>\nIn una di queste, si apprestava a sgattaiolare via da quel luogo di travolgenti passioni e di nuove promesse quando, avvinghiato alla scala di corda, a pochi passi dal suolo, si sent\u00ec afferrare i piedi e le gambe da mani robuste e vigorose, che lo trascinarono per terra immobilizzandolo in men che non si dica. Erano loro, i temuti uomini della ronda notturna, inaspettatamente di passaggio in quella via che avevano battuto un momento prima di congedarsi dalla sua bella amata. Ormai nelle loro mani, colto in flagranza di reato, malmenato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte senza piet\u00e0, non aveva scampo e non servirono i pianti della sua dolce Lucia, le suppliche e le implorazioni accorate urlate dalla finestra, affinch\u00e8 lo lasciassero libero. Colantonio fu immediatamente condotto alle carceri del Tribunale della Vicaria, sito nell\u2019antica fortezza di Castel Capuano. Era un luogo terrificante, dove si contavano circa duemila persone rinchiuse ed ammucchiate in camere senza luce, costrette a cibarsi di pasti dall\u2019odore nauseabondo e dal sapore ripugnante, continuamente vessati dalle angherie dei carcerieri. I nobili erano posti ai piani superiori, pi\u00f9 spaziosi ed areati, dove potevano farsi accudire da servitori esterni in tutte le loro necessit\u00e0 corporali. Anche Colantonio, appartenente ad una delle famiglie pi\u00f9 illustri di Napoli, fu condotto in una camera ai piani alti dell\u2019edificio carcerario. Confortato per tre giorni di seguito dai frati preposti al servizio spirituale, sottoposto a rapido processo conclusosi con sentenza di condanna a morte, Colantonio venne condotto al patibolo. Dopo aver attraversato in corteo tutti i seggi di Napoli, giunse fino al Mercato dove avvenivano le esecuzioni capitali. Il suono della tromba, di solito preceduto dai colpi di tamburo, era seguito dal rituale messaggio di condanna pronunciato molte volte con voce chiara, ferma e solenne, dal buffo ed inquietante \u201ctrombetta della Vicaria\u201d . Le grida di condanna piombarono come meteoriti funeste sulla testa del povero condannato che, esanime e cadaverico, stringeva un crocifisso di legno con tutta la forza che gli restava, come per afferrare gli ultimi istanti di vita. Lo stendardo del Pennone, agitato da un vento impetuoso, avvisaglia di un\u2019ingiusta condanna, si ergeva fra tutti altero ed autoritario quale segno degli Organi della Giustizia, per suscitare timore ed obbligare all\u2019osservanza delle leggi.<br \/>\nMentre il corteo, con tutta la sua incombente e soffocante tristezza, rallentava il passo, Colantonio rasato, scalzo ed incatenato, veniva condotto sull\u2019altare delle esecuzioni. Lo spregevole aguzzino, grosso e imponente come una colonna di marmo, aveva gi\u00e0 sollevato da terra l\u2019enorme mannaia ed era pronto, con indifferente ferocia, a decapitarlo come si fa con gli innocenti capretti. La gente si dimenava, gli urlava contro ogni tipo di bestemmia nel tentativo di fermare quella mano assassina che stava per compiere l\u2019atroce delitto. Colantonio, inginocchiato e con la testa reclinata su un vecchio e macerato tronco di quercia, ascoltava e, aggrappandosi a quell\u2019istinto di sopravvivenza, in cuor suo sperava fino all\u2019ultimo nel ravvedimento del boia. Mentre la campana della chiesa di San Lorenzo batteva i suoi soliti rintocchi, in lontananza si udivano le urla strazianti di una donna alla quale era stato strappato con violenza inaudita l\u2019amore della sua vita. In mezzo a folgori temporalesche, una scrosciante pioggia si abbatteva sulla folla che, piangente, si segnava col segno della croce alla vista del giovane innamorato decapitato.<\/p>\n<p>Ndr:<br \/>\nNicola Antonio Brancaccio, detto Colantonio, era un giovane nobile appartenente ad un illustre casato. Fu fatto decapitare, per aver trasgredito la legge che vietava l\u2019uso delle scale, nel 1548 a Piazza Mercato a Napoli nonostante l\u2019intervento della principessa di Sulmona Costanza del Carretto Doria e di quasi tutta la nobilt\u00e0, tra i pianti della folla che contestava la condanna inflitta dal vicer\u00e8 spagnolo Don Pedro da Toledo .<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22464\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22464\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corteo avanzava in silenzio, lungo la via che conduce a piazza Mercato, fra i singhiozzi e le urla disperate della gente che conosceva il giovane, rampollo di una delle famiglie pi\u00f9 illustri di Napoli. 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