{"id":22402,"date":"2015-01-19T13:05:06","date_gmt":"2015-01-19T12:05:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22402"},"modified":"2015-01-19T13:05:06","modified_gmt":"2015-01-19T12:05:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-cristalli-di-elisa-bazzani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22402","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Cristalli&#8221; di Elisa Bazzani"},"content":{"rendered":"<p>Dall\u2019alto della sua prigione, Mea spiava la vita dentro le pozze di zanzare. Pochi attimi per sognare di scendere a terra e raggiungere il vento che canta tra i canneti; poi sarebbe arrivato suo padre in divisa rosso blu.<br \/>\nLa sera del 21 marzo, intagliati gli occhi nuovi della Madonna, Mea schiacci\u00f2 la faccia contro la grata per guardare la citt\u00e0 ricoperta dalle briciole della sua fatica. Lo zucchero galleggiava sull\u2019acqua come brina e gli abitanti sembravano dentro alle palle che scuoti e scende la neve.<br \/>\nQuando la scala a chiocciola trem\u00f2, volse lo sguardo verso la palude per non sapere. Fu allora che not\u00f2 contro il cielo una figura dalle gambe storte, saltare sulla superficie del lago. Poteva essere una rana gigante che si dava la spinta sulle foglie del fior di loto. Ma pi\u00f9 che di libellule, quella strana creatura sembrava affamata di cielo.<\/p>\n<p>Sulla riva destra del lago di mezzo, sotto un cespuglio di rovi, viveva Ivo. Il padre lo aveva venduto come garzone a Sparafucile, il barcaiolo, per un debito di gioco. Usando la bocca a forma di cannone, Sparafucile aveva insegnato al ragazzo l\u2019arte della salatura. E dove non era arrivata la gittata delle parole, ci aveva pensato la baionetta spuntata che gli faceva da gamba destra. Appena il ragazzo fu pronto, lo mand\u00f2 da solo fino a Goro, a comprare sale e pesce fresco.<br \/>\nIvo part\u00ec all\u2019alba, col remo puntato sui fianchi, gli occhi fissi al canneto. Ma al ritorno si volt\u00f2 indietro a guardare la scia. Sembrava una coda di rondine. L\u2019acqua lo chiam\u00f2 con la voce di chi saluta i morti; in quell\u2019attimo l\u2019orizzonte si confuse. Ivo punt\u00f2 la prua verso i tetti, gli aironi in volo. Torn\u00f2 che era notte, con la barca di traverso. Si prese trenta bastonate, ma ormai gli occhi erano gi\u00e0 pieni di stelle. Quella notte sogn\u00f2 di andarsene legando la lenza alle zampe delle folaghe.<\/p>\n<p>Per la festa di San Paolo, a Mea vennero commissionate dieci ceste ornamentali, ciascuna contenenti dieci pani e dieci pesci di zucchero. Doveva sembrare tutto vero, come l\u2019agnello abbozzato da Giotto sul sasso appena fuori Firenze. E Mea, che fino ad allora si era accontentata di immagini piatte su un mondo tondo, chiese al padre del pesce vero per farne una copia dal vivo.<br \/>\nQuando Ivo si present\u00f2 alla torre con i lucci sotto braccio, Mea cap\u00ec di avere di fronte il raccoglitore di stelle. And\u00f2 nel laboratorio e usc\u00ec subito dopo rifiutando gli esemplari perch\u00e9 marci.<br \/>\nAl rientro del garzone, Sparafucile picchi\u00f2 la bitta con tre colpi secchi di baionetta. Poi spar\u00f2.<br \/>\n\u00abLava ancora\u00bb<br \/>\n\u00abRimetti il sale\u00bb<br \/>\n\u00abNascondi gli occhi, domani al mercato.\u00bb<br \/>\nIvo si mise al lavoro. Risciacqu\u00f2 le squame, spazzol\u00f2 le branchie, infil\u00f2 due dita nella gola dei lucci e al terzo si ferm\u00f2: c\u2019era qualcosa di duro all\u2019altezza della lisca dorsale. Smosse il cervello ed estrasse una noce che sembrava di cristallo. La perla riemp\u00ec la chiatta del silenzio dell\u2019orsa maggiore, del velluto delle foglie dei tigli, di piume e veli di ghiaccio, del profumo che aveva sua madre quando lo attaccava al seno. Brillarono trecento facce, trecento specchi in cui inventarsi.<br \/>\nIn uno, l\u2019immagine pi\u00f9 bella: una bambina con la treccia pinzata sopra la testa.<br \/>\nIl giorno dopo Ivo si present\u00f2 alla torre di Mea con gobbi e pesce gatti.<br \/>\n\u00abSai leggere?\u00bb chiese la bambina.<br \/>\n\u00abNo.\u00bb<br \/>\n\u00abNon importa.\u00bb<br \/>\nMea spian\u00f2 lo zucchero e tracci\u00f2 mappe celesti zeppe di passeri e stelle comete. Ivo le raccont\u00f2 delle barene e sotto la sua voce i cristalli si fecero giunchi e bieta selvatica.<br \/>\nSopra la cesta piena di anguille i due ragazzi si salutarono scambiandosi la sapidit\u00e0 di terre lontane.<br \/>\nQuella notte il padre di Mea and\u00f2 dalla figlia a riscuotere il dovuto. Slacci\u00f2 la cinghia di cuoio che si arrotol\u00f2 per terra come un serpente addormentato.<br \/>\nSotto il compagno, gi\u00e0 pronto per il turno, ingannava l\u2019attesa fregandosi le mani.<br \/>\nLa terza cesta non era ancora finita.<\/p>\n<p>Il giorno in cui vennero i san pietro, Mea spieg\u00f2 al ragazzo che cosa avesse nascosto nella bocca dei lucci, al loro primo incontro: la riproduzione perfetta dell\u2019opale che sua madre aveva indossato il giorno delle nozze. Com\u2019era bella, cos\u00ec bianca che sembrava di neve. E rideva, accanto al marito che teneva sotto braccio il cappello colla piuma rossa. Ma poi una notte l\u2019aveva baciata in mezzo agli occhi e se n\u2019era andata, lasciandole in dono il cuscino del letto matrimoniale e la profezia: Nell\u2019amore c\u2019\u00e8 tanto di salato. E da allora la bimba aveva smesso di sognare, perch\u00e9 l\u2019acqua delle lacrime era evaporata, ma il dolore no.<\/p>\n<p>Mancava una settimana alla festa.<br \/>\nLa luna era cos\u00ec vicina all&#8217;acqua da prenderla a sposa.<br \/>\nIvo scaric\u00f2 davanti alla torre una cesta da cui sbucava un cono di sale grosso.<br \/>\n\u00abCos\u2019\u00e8?\u00bb chiese la bimba affondando le dita.<br \/>\n\u00abIl mio tesoro.\u00bb<br \/>\nMea estrasse un cilindro liscio e freddo dai riflessi d\u2019argento.<br \/>\n\u00abSembra venuto dallo spazio.\u00bb<br \/>\n\u00abInvece l\u2019ho trovato nel lago, mentre scandagliavo il fondale. Forse un tempo conteneva degli oggetti preziosi.\u00bb<br \/>\n\u00abNon credo; ha un buco proprio qui sul coperchio. Cosa te ne fai?\u00bb<br \/>\n\u00abLo riempio di ghiaia e scuoto. Senti.\u00bb<br \/>\n\u00ab Bello. Cos\u2019\u00e8?\u00bb<br \/>\n\u00abLa voce del mare.\u00bb<br \/>\n\u00abIl mare? Non l\u2019ho mai visto.\u00bb<br \/>\n\u00abDomani saremo l\u00e0 insieme.\u00bb<br \/>\n\u00abCom\u2019\u00e8 possibile?\u00bb<br \/>\n\u00abCi sar\u00e0 bassa marea. Ho pensato a tutto; fidati.\u00bb<br \/>\nIvo la convinse a trovarsi alle quattro nel punto esatto in cui il Rio inverte la corrente.<br \/>\nMea conosceva la chiusa, la capriola del fiume sopra il masso mezzo metro pi\u00f9 sotto. Vista dall\u2019alto, la pietra le ricordava cranio di una morta.<br \/>\n\u00abA domani\u00bb le disse Ivo infilandole nell&#8217;anulare l&#8217;anello a strappo della lattina.<br \/>\nMea si appoggi\u00f2 alla grata e l\u00ec rimase finch\u00e9 riusc\u00ec a riconoscere il ciuffo del ragazzo tra le teste che si agitavano ai piedi della torre.<br \/>\nEntr\u00f2 in laboratorio con le mani tremanti. Controll\u00f2 le cesellature dei manici delle ceste, sollev\u00f2 in aria l\u2019ultima coppia di pane scolpita e la schiant\u00f2 contro il tavolo di marmo. Prese il mantice, riaccese il fuoco sotto il calderone, ci butt\u00f2 dentro una manciata di schegge di zucchero e per un\u2019ora lavor\u00f2 di raschietto e bulino. La chiave nacque come per incanto, come ancora oggi nascono i cavalli di vetro a Murano.<\/p>\n<p>Nascosto dal cespuglio di rovi, Ivo adagi\u00f2 le foglie di ninfea sul fondo della barca affinch\u00e9 la bimba, sdraiandosi, non si facesse male.<br \/>\nLa luna era a specchio dentro la lanterna di Santa Barnaba, quando le scale della torre tremarono. Mea si tolse l&#8217;anello senza fare caso alla sbavatura dell\u2019orlo: una minuscola lacrima rossa cadde come fuoco in mezzo al bancone bianco.<br \/>\nSuo padre era nella stanza a riscuotere il dovuto. Per prima cosa controll\u00f2 il lavoro, poi lasci\u00f2 cadere a terra l\u2019uniforme rosso blu, si coric\u00f2 sopra la figlia finch\u00e9 di dolce non rimasero che le scaglie di zucchero sul pavimento. Quando ebbe finito, ritorn\u00f2 al bancone e con una mano gett\u00f2 a terra due tinche.<br \/>\n\u00abSon mal levigate,\u00bb disse scendendo le scale.<br \/>\nVedere il proprio lavoro distrutto a terra, quello fece male a Mea, non l&#8217;amore; perch\u00e9 sapeva che sarebbe stata l&#8217;ultima volta.<br \/>\nRintoccarono le tre e mezza.<br \/>\nIvo lucid\u00f2 l&#8217;amo da pesca con cui diceva che avrebbe preso a guinzaglio la luna, se lo mise al collo e sciolse le cime.<br \/>\nMea scese le scale con gli occhi pieni di laguna. Sfil\u00f2 dal corpetto lo stiletto di zucchero temprato, e il portone si apr\u00ec docile. L\u2019odore della notte l\u2019avvolse. Le dita dei piedi si rannicchiarono come a mangiare la terra che gli occhi conoscevano a memoria. Fu un attimo; poi gli alluci ballarono nell\u2019aria fino a ritrovare il duro della pietra che avevano appena lasciato. Mea fu risucchiata verso l\u2019alto, come un\u2019Euridice al contrario, trascinata da un\u2019uniforme rosso blu che, tradimento, non aveva preso turno. Coi polsi legati, conobbe quanto brucia il sale sulle ferite. Suo padre le gratt\u00f2 le guance contro la macchia di sangue secco e la prese sul letto finch\u00e9 non le fece scendere dagli occhi gocce brune come di melassa.<br \/>\nLa notte si accese di comandi e torce.<br \/>\nSparafucile spar\u00f2 contro la barca che credeva diretta a Goro. La prima gittata fece girare lo scafo su se stesso per tre volte; con la seconda il fasciame sanguin\u00f2.<br \/>\nIvo venne catturato mentre stava spiccando il volo su una foglia di ninfea, alla ricerca del suo amore, vicino alla pozza di San Giorgio.<br \/>\nPer ordine del barcaiolo il ragazzo fu appeso fuori nella gabbia del podest\u00e0, senza cibo e acqua. La gente che pass\u00f2 di l\u00ec lo vide tendere le braccia al cielo. Tutti lo credettero matto, non capendo che si potesse essere contenti perch\u00e9 vicini alla luna.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22402\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22402\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019alto della sua prigione, Mea spiava la vita dentro le pozze di zanzare. 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