{"id":22219,"date":"2014-12-23T13:24:07","date_gmt":"2014-12-23T12:24:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22219"},"modified":"2014-12-23T13:24:07","modified_gmt":"2014-12-23T12:24:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-falsita-di-natalia-lenzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22219","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Falsit\u00e0&#8221; di Natalia Lenzi"},"content":{"rendered":"<p>Mia sorella scoppiava di vita.<\/p>\n<p>Io, ero la sorella maggiore. Io, ero quella tormentata, quella delicata, quella problematica.<\/p>\n<p>Io,\u00a0 ho sempre guardato il mondo con gli occhi velati di una certa rassegnazione, lei, i suoi occhi, li teneva sempre ben aperti, aperti anche per me.<\/p>\n<p>Lei si alzava sempre presto il mattino, anche quando non sapeva che cosa farsene del giorno. Si alzava, si preparava, faceva una bella colazione e diceva che era pronta, pronta per qualsiasi cosa quel giorno le avrebbe potuto offrire. Non si sa mai, ripeteva ridendo, che cosa potrebbe rovinarci addosso: bisogna essere pronti per tutto.<\/p>\n<p>Io ridevo, con quella condiscendenza che si concede ai bambini simpatici che dicono cose assurde. Ridevo e le consigliavo di tornarsene a scuola, che quello era il posto giusto per combinare qualcosa di buono. Ma per lei, persino l&#8217;universit\u00e0, era soffocante. Lei si sentiva cittadina dell&#8217;universo e la verit\u00e0 era che quattro mura non l&#8217; avrebbero mai potuta costringere.<\/p>\n<p>Era un piccolo sole, con i suoi raggi protesi ovunque.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Mia figlia.<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa pu\u00f2 dire una madre di una figlia morta.<\/em><\/p>\n<p><em>Una morte maligna che l&#8217;ha cercata in silenzio e poi l&#8217;ha scovata.<\/em><\/p>\n<p><em>Era un gioiello, mia figlia. Una pietra grezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi ha sempre fatto impazzire, fin da piccola.<\/em><\/p>\n<p><em>All&#8217;asilo aveva delle crisi di pianto talmente forti che le maestre, disperate e impotenti, mi cercavano dappertutto e lei, quando arrivavo di corsa, con quegli occhioni neri gonfi di lacrime, si apriva in una risata talmente immediata e talmente disarmente, che, insieme ad un sospiro di sollievo, faceva venire a tutti il prurito alle mani. Ed ogni volta, la stessa cosa. Ci prendeva in giro tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>La scuola elementare fu anche peggio. Si avviava verso quel cancelletto piena d&#8217;entusiasmo, ma, una volta imparato a leggere, a scrivere e a far qualche conto, sentenzi\u00f2 che continuare ad andare a scuola era inutile. E non c&#8217;era modo di smuoverla da quel proprosito&#8230;se non portandola di peso.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma non ci si poteva arrabbiare con lei; era impossibile restare in collera con lei a lungo. Era troppo, troppo, piena di vita. Gli occhi non le brillavano, scoppiavano. La sua risata sbalordiva per quanto era forte, squillante, improvvvisa. Aveva quel modo di fare, di guardarti&#8230; di accarezzarti senza motivo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Volevo molto bene a mia sorella. Non avevo bisogno di perderla per capirlo. Lo sapevo gi\u00e0.<\/p>\n<p>Usciva di casa al mattino e non si sapeva mai quando tornava. Tornava sempre, per\u00f2. Non ha mai dormito una sola notte fuori di casa.<\/p>\n<p>Aveva ventitr\u00e9 anni e, a volte, la rimproveravo di comportarsi come una tredicenne. Mi ritrovavo a spettinarla come fosse davvero una bambina. Ero io che invece non vedevo che era diventata una donna. Lei lo sapeva gi\u00e0, non aveva bisogno di dimostrarlo.<\/p>\n<p>Io\u00a0 ero quella con la laurea incorniciata in camera. Quella seria che si alzava la mattina con in testa gi\u00e0 la giornata programmata, con i vestiti\u00a0 del giorno dopo gi\u00e0 pronti in fondo al letto.<\/p>\n<p>Lei ti perdonava tutto e a lei si perdonava tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quando\u00a0 mi ha detto che l&#8217;universit\u00e0 non faceva per lei, dopo un anno che ogni mattina, con non troppo entusiasmo, andava a lezione, non mi ha certo sorpreso. Anzi, \u00e8 stato quasi un sollievo. L&#8217;idea di dovermi consumare nell&#8217;ansia dell&#8217;attesa del giorno di un esame o di quello della laurea, mi terrorizzava.\u00a0 Con lei, era possibile che quel giorno decidesse di andare al mare&#8230; era istinto puro.\u00a0 Era divorata da una curiosit\u00e0 insaziabile per il mondo e si abbandonava a quella curiosit\u00e0 in modo totale ed incosciente. Eppure, non ha mai chiesto niente a nessuno, n\u00e9 a me, n\u00e9 a suo padre.<\/em><\/p>\n<p><em>Ha fatto mille lavori, si adattava a tutto, e se ne perdeva uno, ne trovava subito altri due. Conosceva tanta gente e lei era generosa, di tempo e di parole, con tutti. Davvero. Con tutti.\u00a0 A volte, mi diceva, che l&#8217;unica cosa che le dispiaceva veramente era di avere a disposizione una vita soltanto, perch\u00e9 con tutto quello che voleva fare, che voleva vedere, era certa che non le sarebbe bastata.<\/em><\/p>\n<p><em>Neanche quell&#8217;unica vita, le ha lasciato.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lui non era bello. Non aveva i tratti della perfezione.<\/p>\n<p>Era affascinante. Ti conquistava con il modo di parlare, di guardare, con il suo modo di fare.<\/p>\n<p>Lui era intelligente, eccezionalmente bravo nel suo lavoro.<\/p>\n<p>Aveva il dono della comunicativa. Un dono non comune.<\/p>\n<p>Rendeva semplice, il pi\u00f9 difficile dei concetti.<\/p>\n<p>Piaceva a tutti; cordiale, riservato, gentile. Difficile trovargli un difetto.<\/p>\n<p>Teneva corsi di aggiornamento per i colleghi e, a dispetto della giovane et\u00e0, era apprezzato e stimato. Il primo ad arrivare, l&#8217;ultimo ad andar via. E sempre con un sorriso.<\/p>\n<p>A pensarci adesso, era fin troppo perfetto, eppure, conoscendolo meglio, varcando la soglia del rapporto allievo insegnante, non c&#8217;era stata delusione. L&#8217;apparenza si era felicemente trasformata in concretezza.<\/p>\n<p>Se non avesse ucciso mia sorella, potrei persino dire che era una persona normale, per bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un mostro. Non so chiamarlo in altro modo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci sono dei giorni durante i quali non riesco a perdonarmi di averlo persino difeso.<\/em><\/p>\n<p><em>Piango e mi dispero, poi capisco che non era la mia cecit\u00e0, ma la sua facilit\u00e0 all&#8217;inganno.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, arriva un altro giorno e uno dopo ancora<\/em>.<\/p>\n<p><em>La mia personale tortura.<\/em><\/p>\n<p><em>Mia figlia era felice con lui. Non l&#8217;avevo mai vista cos\u00ec serena. Aveva gli occhi limpidi. Per questo, la prima volta che mi parl\u00f2 dei suoi dubbi, le consigliai di essere comprensiva e di pensare bene alla scelta che intendeva fare.<\/em><\/p>\n<p><em>Il solo risultato che ottenni, fu che lei smise di parlarne.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era sposato.<\/p>\n<p>Dopo mesi di una relazione appagante, spunta dal nulla una moglie.<\/p>\n<p>Una moglie che, personalmente, ho incontrato una sola volta, settimane dopo la scomparsa di mia sorella. Una donna minuta, straordinariamente bella, triste, e completamente svuotata.<\/p>\n<p>Un bel vaso, senza acqua n\u00e9 fiori.<\/p>\n<p>Quella moglie nascosta cos\u00ec bene per mesi, che era pi\u00f9 forte il dolore per l&#8217;inganno che per il cuore spezzato. Un dolore da lasciare senza fiato.<\/p>\n<p>Che cosa poteva fare un uomo capace di tanta doppiezza?<\/p>\n<p>La relazione fin\u00ec. Subito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quel\u00a0 giorno maledetto eravamo tutti insieme.<\/em><\/p>\n<p><em>Era la prima sera tranquilla dopo un lungo periodo amaro. Il mostro non aveva accettato il rifiuto.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si era certo lasciato andare a scenate, non era il suo stile, e nemmeno aveva minacciato di uccidersi per amore o si era fatto vedere piangere in ginocchio davanti casa. La, mia, casa. No. Lui le telefonava, la seguiva, la cercava. Senza esagerare, per\u00f2. Cercando di non soffocarla troppo, magari spingendola a denunciarlo.\u00a0 Lui faceva leva sulla sua sensibilit\u00e0, bont\u00e0, e su una sua certa ingenuit\u00e0. Lui era convinto che lei lo amasse ancora: non aveva capito quanto la sua falsit\u00e0 l&#8217;avesse offesa, stordita.<\/em><\/p>\n<p><em>Lui non aveva mai capito niente di mia figlia.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quel pomeriggio eravamo tutti\u00a0 a casa. Una famiglia felice.\u00a0 Era un giorno caldo, estivo. L&#8217;idea, era di una cena in giardino, di una bella grigliata in compagnia. Gli amici di mia sorella iniziarono ad arrivare a piccoli gruppi, non appena l&#8217;afa divenne meno soffocante. Due, tre per volta. Allegri e colorati. Come lei.<\/p>\n<p>Lui aveva capito, questa almeno era la nostra convinzione in quel momento, che doveva finalmente rinunciare a quella follia che chiamava la soluzione di tutto: divorziare dalla moglie, cancellarla dalla sua vita, liberarsi da quella catena del matrimonio che, a suo vedere, era l&#8217;unica cosa a tenerlo lontano dal suo vero amore.<\/p>\n<p>Una follia.<\/p>\n<p>Una follia che dimostrava quanto non volesse capire che erano state le sue menzogne, pianificate e articolate, a rendere inaccettabile ogni riconciliazione.<\/p>\n<p>Era riuscito a nascondere una moglie.<\/p>\n<p>Era riuscito tranquillamente a vivere una doppia vita.<\/p>\n<p>Una follia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Non riuscivo a capire come avesse potuto ingannare mia figlia, ingannarla su una cosa tanto importante. Ma cos\u00ec \u00e8 stato, e non c&#8217;\u00e8 niente di meno utile e di pi\u00f9 doloroso, nel continuare a domandarselo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel pomeriggio, mio marito non c&#8217;era.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel pomeriggio, si present\u00f2 a casa.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordo che ero in giardino e che avevo in mano un sacchetto di zucchine.<\/em><\/p>\n<p><em>Le volevo grigliare.<\/em><\/p>\n<p><em>Da quel giorno, non ne ho pi\u00f9 mangiate. Ho alzato gli occhi e lui era l\u00ec, in piedi, nel mio giardino. Mi sono arrabbiata.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho pensato che aveva davvero esagerato, presentarsi a quel modo, davanti a tutti, ovviamente senza invito.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho fatto un passo avanti e poi \u00e8 successo tutto in fretta.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ultima cosa che ricordo chiaramente \u00e8 l&#8217;anello che si era portato dietro, mescolato al sangue di mia figlia.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stavo parlando con qualcuno.<\/p>\n<p>Ancora oggi, non ricordo bene chi fosse, era uno degli amici di mia sorella. Lei portava in casa tanta di quella gente, che a volte era difficile persino ricordarsi tutti i nomi&#8230;<\/p>\n<p>Lo vidi in piedi, vicino al cancello, dentro il giardino di casa.<\/p>\n<p>Qualcuno si era girato a guardarlo, incuriosito, un trentenne silenzioso in una riunione chiassosa di ventenni.<\/p>\n<p>Sono subito andata da lui.<\/p>\n<p>Ero arrabbiata, spaventata, pretendevo di sapere che cosa voleva ancora da me; in che cosa non ero stata abbastanza chiara. L&#8217;amante, non volevo farla, e non ero nemmeno quella donna pazzamente innamorata da perdonare l&#8217;imperdonabile.<\/p>\n<p>Ricordo il tumulto delle emozioni contrastanti che mi ribollivano dentro e il gelo improvviso quando vidi, ad un passo da lui, nelle sue mani, una piccola scatola di velluto blu e un lungo coltello.<\/p>\n<p>Protese il braccio, offrendomi quella che chiaramente era la scatola di un anello.<\/p>\n<p>Mi disse che stava divorziando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Io non lo vidi, il coltello.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano vicini e io ero dietro di loro, piuttosto lontano.<\/em><\/p>\n<p><em>I ragazzi chiacchieravano, ridevano.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno mi prese il sacchetto dalle mani, o cos\u00ec almeno credo, perch\u00e9 quando le portai alla faccia dalla disperazione, erano vuote.<\/em><\/p>\n<p><em>Lei, sicuramente vide tutto. Il mio piccolo raggio di sole.<\/em><\/p>\n<p><em>Lei detestava l&#8217;ipocrisia, lei che era pi\u00f9 trasparente dell&#8217;acqua, lei che non sapeva nascondere n\u00e8 una lacrima n\u00e8 un sorriso, lei che nemmeno sapeva che cos&#8217; era un segreto. Lei che aveva sofferto quanto, e, forse, anche di pi\u00f9 della sorella, per quella relazione fallita miseramente, affogata nelle bugie.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordo di averla vista partire, decisa a frapporsi fra i due, e poi l&#8217;ho vista scivolare piano a terra, sull&#8217;erba.<\/em><\/p>\n<p><em>Scivolava piano.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella mia testa, ogni notte, succede sempre lentamente.<\/em><\/p>\n<p><em>Lei che scivola piano, lei che muore piano.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non sono riuscita nemmeno a dirgli una parola.<\/p>\n<p>Quell&#8217;anello che mi offriva era la promessa di una vita insieme.<\/p>\n<p>E quel coltello? Quel coltello che cos&#8217;era?<\/p>\n<p>L&#8217;unica alternativa al mio rifiuto.<\/p>\n<p>Mia sorella \u00e8 comparsa all&#8217;improvviso.<\/p>\n<p>Si \u00e8 messa davanti a me, senza dire o fare niente, perch\u00e8 non ne ha avuto il tempo.<\/p>\n<p>Lui, non riesco nemmeno a chiamarlo per nome e non riesco a capire come io possa aver condiviso con quell&#8217;animale\u00a0 il mio corpo e una parte della mia vita, ha affondato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte il coltello.<\/p>\n<p>Mi hanno raccontato che intorno a noi tutti gridavano, che un paio di amici di mia sorella si sono gettati su di lui.<\/p>\n<p>Io non ricordo niente.<\/p>\n<p>Rivedo solo il suo corpo giovane che preme sul mio ad ogni affondo e che poi scivola piano in basso. Rivedo l&#8217;anello di fidanzamento, il mio, anello di fidanzamento, scivolare fuori della scatolina blu e rotolarmi ai piedi, nell&#8217;erba gi\u00e0 sporca del sangue di mia sorella. Rivedo lui che mi guarda e non capisce come mai io sia ancora viva ma poi mi dice che sar\u00e0 presto libero da sua moglie e che potremo stare insieme&#8230;<\/p>\n<p>Nemmeno sa, quanto quelle parole fossero vere, profetiche, perch\u00e9, da quel momento, noi due siamo stati sempre inseparabili. Lui \u00e8 sempre con me, ad ogni respiro, ad ogni battito del cuore, e lo sar\u00e0 per sempre, chiuso nella parte pi\u00f9 angosciata della mia anima. Una lama affilata che tiene aperta la ferita del senso di colpa.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo che ha ucciso la mia sorellina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22219\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22219\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia sorella scoppiava di vita. 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