{"id":22179,"date":"2014-12-17T12:21:11","date_gmt":"2014-12-17T11:21:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22179"},"modified":"2014-12-17T12:21:11","modified_gmt":"2014-12-17T11:21:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-effetti-della-luna-piena-sui-gatti-lasciati-liberi-di-sergio-sessini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22179","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Effetti della luna piena sui gatti lasciati liberi&#8221; di Sergio Sessini"},"content":{"rendered":"<p><em>6 Novembre, luna piena.<\/em><\/p>\n<p>Tornavo a casa a piedi dal lavoro, piano piano, fiutando l\u2019aria salmastra di San Pedro. Mi sono ricordato del frigo vuoto, dell\u2019appartamento in disordine, di Maria che di sicuro neanche oggi ha lasciato un messaggio. Decido di fermarmi da Miguel per un paio di <em>tacos<\/em> ai gamberi e una birra. Magari due.<\/p>\n<p>Una serata di novembre, calda. Da queste parti l\u2019inverno non arriva. Un muro di foschia smorza le luci del porto. Nonostante gli sforzi per abbellirlo con fontane, i cento inutili metri di viale ornato di palme che nessuno sceglie per passeggiare coi bambini, il porto industriale di Los Angeles rimane lo scantinato sporco della citt\u00e0, un garbuglio infinito di ferro, ruggine e nafta contro il blu intenso della notte.<\/p>\n<p>Siedo fuori. Gru gigantesche riempiono navi di container regolari e colorati come pezzi di Lego. Non mi dispiace avere davanti la loro danza lenta e ripetuta. Guardo l\u2019orologio, le nove. La cucina chiuder\u00e0 tra poco. Odore di sgombri alla brace, risate da un tavolo distante. Miguel ha messo su la musica semplice e sgangherata che piace solo a lui. Viene fuori a portarmi la birra e un cestino di tortilla chips che lui chiama orgogliosamente <em>tot\u00f3pos <\/em>come usa dalle sue parti. <em>Non metterci tutto quell\u2019aglio, stavolta.<\/em> Ride. <em>E chi devi vedere stasera,<\/em> dice quasi tra s\u00e9, rientrando.<\/p>\n<p>Non faccio in tempo a prendere un sorso che un rumore si scatena alle mie spalle. Due gatti: irti, aggrovigliati, feroci. Mi alzo. Il pi\u00f9 grosso \u00e8 riuscito ad afferrare l\u2019altro per il collo, da dietro, la mascella lo serra, sotto la luce acida del lampione si intravede una riga di sangue scuro.<\/p>\n<p>Batto le mani, niente. D\u00f2 un calcio al bidone della spazzatura, il fragore li separa. Quello grosso corre via, l\u2019altro \u00e8 rimasto a terra. Lo prendo in braccio, \u00e8 vivo. Si lascia toccare, mi guarda con occhi spaventati.<\/p>\n<p>Non sembra grave. Lo palpo dalla testa ai piedi per vedere se ci sono altri problemi oltre al morso. Rimane rilassato, non c\u2019\u00e8 altro. <em>Miguel, disinfettante ne hai?<\/em> Viene fuori con un flacone di plastica, una garza e un cuscino. Mi aiuta a sistemare il gatto sulla sedia accanto alla mia, ben adagiato sul cuscino dove c\u2019\u00e8 l\u2019immagine di una ragazza in shorts, con la camicia annodata alla vita, una bocca imbronciata, rossa e gonfia da cui esce la scritta <em>Ay Mamita!<\/em><\/p>\n<p>Lo guardo bene. Un gatto nero con i calzini bianchi. Continuo a parlargli per tenerlo quieto.<em> Io ti conosco. Ti vedo spesso. Sei sempre nel giardino di casa mia, vieni a corteggiare la gatta dei vicini. Quella non \u00e8 per te, d\u00e0 retta. L\u2019ho vista in giro con certi tipi.<\/em> Mi metto a pulire bene la ferita. Non \u00e8 profonda. Ha un fremito, geme, ma resta e si lascia maneggiare.<\/p>\n<p>Miguel si siede accanto a me. Ha portato un cerotto per fermare la garza. <em>Questo \u00e8 il gatto di qualche signora ricca,<\/em> dice, indicando con un\u2019alzata di fronte le colline oltre San Pedro. <em>Li sento dall\u2019odore.<\/em> <em>Guarda il nastrino rosa con il campanello.<\/em><\/p>\n<p>Lo esamino. Non \u00e8 rosa, \u00e8 fucsia. E non \u00e8 un campanello, \u00e8 una specie di capsula.<\/p>\n<p>La svito, si apre in due. Dentro non c\u2019\u00e8 niente. Mi domando a che serve. I San Bernardo nelle barzellette portano Brandy, ma lui? Pillole per dormire? Diamanti? Exstasy? Dipende dal padrone.<\/p>\n<p>La ragazza salvadore\u00f1a porta i <em>tacos<\/em>. \u00c8 una nuova, giovane. Mi pare si chiami Asuncion. Miguel la guarda compiaciuto mentre rientra, mi fa una faccia come a chiedermi che ne dici? Vuole che pensi che stiano insieme. Io non penso niente. Si alza e la segue dentro il locale, sono arrivati altri clienti.<\/p>\n<p>Afferro un <em>taco<\/em>. Il gatto, senza alzare la testa, comincia a contrarre il naso annusando.<\/p>\n<p><em>Tieni, vediamo se hai fame.<\/em> Gli avvicino al muso il gambero pi\u00f9 grosso. Lo annusa di nuovo. Alza a fatica la testa, lo lecca. Non lo tocca. <em>B\u00e8, se lo vuoi \u00e8 qui. <\/em>Glielo metto accanto, su un tovagliolo. Pu\u00f2 ingoiarlo senza spostarsi. Ma non \u00e8 affamato. La teoria della signora ricca regge.<\/p>\n<p>Mi frugo nelle tasche, trovo una penna e dei post-it. Verdi. Andranno bene. Provo a scrivere con la mia migliore calligrafia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Litigo spesso con un gatto grigio, gi\u00f9 a San Pedro. Per fortuna da queste parti mi conoscono, l\u2019hanno cacciato e mi hanno disinfettato ben bene. Puoi portarmi dal veterinario se vuoi, ma penso proprio sia tutto a posto. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___<\/p>\n<p>Piego il post-it e lo inserisco nella capsula del gatto in modo che ne spunti un pezzo. Lo vedr\u00e0 per forza, penso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>22 Novembre, luna nuova.<\/em><\/p>\n<p>Sono inginocchiato in giardino e fisso la rete metallica che protegge i bidoni della spazzatura, sollevata e arricciata come il coperchio di una scatoletta di tonno. Maledetti procioni. La piegano, si intrufolano nel bidone e buttano tutto in giro. La gente legge il cartello \u201cIN VENDITA\u201d, entra, vede questa schifezza di spazzatura sparsa dappertutto e pensa che io sia un maiale. Nessuno comprer\u00e0 mai, di questo passo.<\/p>\n<p>A un certo punto vedo sul marciapiede il gatto nero con i calzini bianchi.<\/p>\n<p><em>Tch, Tch, <\/em>provo a fargli. <em>Pss, Pss,<\/em> come chiamava i gatti mio padre quando ero bambino.<\/p>\n<p>Non si avvicina. Entro in cucina e ne torno con una fettina di pancetta su un vassoio di carta. Lo appoggio a terra e continuo a esaminare la protezione metallica. Lentissimo, titubante, con maestose soste e deviazioni, si accosta. Ancora una volta annusa il cibo ma non lo tocca, per\u00f2 finisce per lasciarsi accarezzare. Mentre gli gratto le orecchie, vedo che la ferita si \u00e8 ben rimarginata. Soltanto dopo, noto che un angolo di foglietto spunta dalla capsula che tiene al collo. Bianco. Non \u00e8 il mio.<\/p>\n<p>Svito la capsula. Un foglio di una carta ambrata, sottile, quasi trasparente, con una sola parola delicatamente tracciata a mano: <em>Grazie<\/em>.<\/p>\n<p>Continuo a grattare il gatto, mentre esamino il biglietto. Solo una donna pu\u00f2 aver scritto un messaggio cos\u00ec squisito. Mi sento un uomo buono.<\/p>\n<p><em>Aspetta qua,<\/em> gli faccio. Vado dentro a prendere la penna e uno dei miei post-it verdi.<\/p>\n<p>A volte le padrone dei gatti sono giovani e belle, mi sorprendo a pensare. Poi mi viene in mente Maria, e mi sento un traditore anche se non siamo pi\u00f9 insieme, per un solo pensiero verso una che probabilmente ha ottant\u2019anni ed \u00e8 curva come un amo da pesca.<\/p>\n<p>Scrivo nella grafia che mi sembra pi\u00f9 elegante, e gi\u00e0 scuoto la testa alle mie stesse azioni e mi sento scemo:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ho imparato che tutti abbiamo qualcuno che al momento giusto ci tira fuori dai guai.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___<\/p>\n<p>Appena riavvito la capsula il gatto, come a un segnale convenuto, si allontana.<\/p>\n<p><em>Non ti ho dato un nome. Facciamo che ti chiami Hermes.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>6 Dicembre, luna piena.<\/em><\/p>\n<p>Anche stasera sono passato a cenare da Miguel. Ormai non cucino pi\u00f9. Ieri Maria mi ha lasciato un messaggio. Breve, chiaro:<em> Lasciami in pace, stronzo. <\/em><\/p>\n<p>Ho preso gamberoni grigliati, ci ha messo su una montagna di aglio. <em>Birra? <\/em>Mi ha chiesto quando sono entrato. <em>No, fammi un Margarita, <\/em>gli ho detto. <em>I Margaritas sono un\u2019invenzione dei Gringos, <\/em>mi fa. <em>Sono per i fighetti. Noi la tequila la beviamo pura. Anzi, noi preferiamo questo. <\/em>E mi ha allungato uno <em>shot<\/em> molto generoso di un liquido giallo oro. <em>Questo \u00e8 Mezcal, <\/em>mi fa. <em>Mandalo gi\u00f9 d\u2019un fiato. Poi te ne do\u2019 un altro da sorseggiare. <\/em><\/p>\n<p>Faccio come mi dice, gi\u00e0 mi gira la testa. Per un momento le luci del porto oscillano pericolosamente. Addento un gambero per zavorrare lo stomaco.<\/p>\n<p><em>Io non sono un Gringo, sono italiano, <\/em>provo a replicare, e gi\u00e0 la voce non obbedisce come vorrei.<\/p>\n<p>Ride ancora. Ultimamente ride molto. Scopre la sua dentatura nuova, perfetta, uniforme, bianchissima, rifatta da un dentista di Tijuana per meno di cinquemila dollari.<\/p>\n<p><em>Stessa cosa, <\/em>mi fa. E poi: <em>Ma quello non \u00e8 il tuo amico?<\/em><\/p>\n<p><em>Hermes! <\/em>Faccio con entusiasmo, e capisco che alzarmi \u00e8 stato un errore.<\/p>\n<p>Mi avvicino e subito vedo che ha quello che speravo. Un piccolo triangolo bianco gli spunta dalla capsula nel collare.<\/p>\n<p>Vorrei che Miguel non fosse l\u00ec a guardarmi, ma non se ne va, e io non resisto. Mi inginocchio, svito la capsula, la richiudo e il gatto se ne corre via. Non potr\u00f2 rispondere, stavolta. Quel bastardo di Miguel, invece, non mi molla con gli occhi. Mi faccio forza, metto il foglietto ancora piegato in tasca. Lo legger\u00f2 dopo. Miguel mi versa un altro <em>Mezcal<\/em> poi torna dentro il locale, rassegnato.<\/p>\n<p>Lascio due pezzi da venti sotto il piatto non terminato e mi incammino un po\u2019 incerto. Svoltato l\u2019angolo, mi appoggio a un tronco di palma e apro il biglietto:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>C\u2019\u00e8 qualcosa nei gatti lasciati liberi che risente la luna piena. Impazziscono, litigano, a volte si uccidono tra di loro. Da dormiglioni viziati si trasformano in idioti in cerca di guai.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u00c8 sempre successo anche a me. Non so se amo i gatti perch\u00e9 sono fatta cos\u00ec, o se sono diventata cos\u00ec a forza di amare i gatti. Fatto sta che sono come loro. La luna piena \u00e8 il traboccare del vaso, ci\u00f2 che rimaneva sopportabile non lo \u00e8 pi\u00f9. E questa luna piena \u00e8 stata il traboccare di una serie di lune in cui ero riuscita, non so come, a stringere i denti. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ho riempito la sua ciotola di cibo e acqua in modo che ne avesse per giorni. Cos\u00ec sono sicura che quando uscir\u00e0, io me ne sar\u00f2 gi\u00e0 andata. Mi dispiace darti questo fastidio, ma dopo aver riflettuto, la persona che pi\u00f9 mi \u00e8 vicina sei proprio tu, che non conosco.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ho imparato che non tutti abbiamo qualcuno che al momento giusto ci tira fuori dai guai. E che \u00e8 meglio cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___<\/p>\n<p>Ho pensato a uno scherzo. Ho cercato nei giornali, non ho trovato niente di certo. La settimana scorsa \u00e8 morta suicida a Palos Verdes una Dolores Harrison, anni 34, divorziata. Ho visto una foto sgranata su Facebook: una ragazza distratta, sigaretta in mano, due amici dall\u2019aria ottusa, sbronzi, che la abbracciano.<\/p>\n<p>Ogni mattina, ogni sera, mi faccio un giro intorno a casa mia e per le vie del porto. La domenica adagio ciotole di carne profumata e crocchette sul muricciolo del mio giardino, che ora ha grate ben rinforzate. Mai che l\u2019abbia vista una volta, quella bestia dannata.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22179\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22179\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6 Novembre, luna piena. 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