{"id":22174,"date":"2014-12-15T13:11:36","date_gmt":"2014-12-15T12:11:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22174"},"modified":"2014-12-15T13:11:36","modified_gmt":"2014-12-15T12:11:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-anchise-sogna-ancora-di-irene-guastella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=22174","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Anchise sogna ancora&#8221; di Irene Guastella"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">\n<p>\u00abIeri hai fatto buona pesca, non c\u2019\u00e8 bisogno che tu vada stanotte\u00bb gli disse la moglie nel buio della notte, tra un sogno e l\u2019altro.<\/p>\n<p>Buio e silenzio per molti secondi. Il respiro dei ragazzi che arriva lieve dall\u2019altra stanza.<\/p>\n<p>\u00abLo so\u00bb rispose l\u2019uomo.<\/p>\n<p>Lo so. Ripens\u00f2 a quelle parole una volta in barca. Se ne pent\u00ec, se ne vergogn\u00f2. Lo so. Certo, avrebbe potuto inventarsi qualcos\u2019altro. Ma cosa poi.<\/p>\n<p>La piccola barca sfilava veloce in mezzo alle basse onde, come l\u2019ago della sicura mano intreccia veloce il tessuto che forma. Se ne lasciava accarezzare, pur temendole. Sapeva che quella serenit\u00e0 altro non era che una delle infinite facce del mare. Lo sapeva, la barca.<\/p>\n<p>Lo sapeva il legno umido e gonfio da ripetute burrasche. Lo sapevano le logorate reti, lo sapevano gli stanchi attrezzi. Lo sapevano i vetri opachi della cabina, che avevano assaggiato il mare davanti e dietro.<\/p>\n<p>Lo sapeva l\u2019uomo, che seduto guardava il fondo della barca, immobile. \u00c8 difficile combattere le abitudini prese. Quarantacinque anni di pesca notturna, ogni notte. Da ragazzo alzarsi era impossibile, tremendamente faticoso. Ci metteva ore a riprendersi, come se la colla dei sogni lo tenesse invischiato all\u2019universo notturno. Come se da giovane i sogni fossero reticenti al mischiarsi con l\u2019abbagliante realismo del giorno. A svegliarlo del tutto era la prima aria salmastra che gli entrava nelle narici, quella pi\u00f9 forte, quella che respiri sulla spiaggia e sa di alghe marce e sassi cotti al sole da innumerevoli giorni. Quella era la definitiva sveglia. Dopo un po\u2019 di anni invece il risveglio era meno duro, il corpo intorpidito e caldo della notte impiegava pochi secondi a scivolare nello stato attivo della preparazione mattutina, come se dopo una certo numero di anni i sogni avessero capito che non c\u2019era pi\u00f9 niente da fare, niente da combattere. E cos\u00ec si arrendevano alla fucilazione del giorno come un ribelle senza speranza.<\/p>\n<p>Che nel cuore della notte occorresse svegliarsi per lavorare, il corpo l\u2019aveva pienamente capito quando non era pi\u00f9 necessario, quando i figli erano diventati uomini e potevano sostituirlo, quando le forze scemavano presto e lasciavano il vecchio deluso da tanta rapidit\u00e0. Da tanta perdita.<\/p>\n<p>Eppure il mare non era cambiato, pens\u00f2 il vecchio alzando gli occhi all\u2019orizzonte. Che beffa. Le nostre caduche vite girano attorno a questo fratello immutabile ed eterno e devono anche cercare di farci i conti. Di capirci qualcosa.<\/p>\n<p>Cosa aveva capito il pescatore?<\/p>\n<p>Si tolse il cappello logoro come a far uscire meglio questo pensiero. Lo fiss\u00f2, evitando lo sguardo del mare come se temesse di essere deriso da tale domanda. Perch\u00e9 era una di quelle domande che fanno i bambini ai genitori e che una volta grandi ritornano, perch\u00e9 i genitori quel giorno cambiarono discorso, perch\u00e9 nemmeno i genitori lo sapevano e ingoiarono con dolore l\u2019acuta sensazione di insufficienza di fronte alla limpidezza dei figli. Perch\u00e9 nessuno l\u2019ha mai imparato.<\/p>\n<p>Si era ritrovato vecchio, il pescatore. Fissava le logore fibre del cappello, cercando di evitare le macchie sulle mani e i segni di una pelle rovinata dal troppo sole, dal troppo sale, dalla troppa sete. Gli scese una lacrima. Una sola. Ne segu\u00ec il cammino, la caduta sulla mano dove si ferm\u00f2 ad esitare. \u00c8 come una goccia di mare, sorrise tristemente il vecchio. Abbiamo il mare dentro e fuori&#8230;<\/p>\n<p>Lentamente si alz\u00f2.<\/p>\n<p>Si stese con cautela sul fondo della barca, coprendola tutta in lunghezza. Allung\u00f2 le braccia e se le mise sotto la testa, con gli occhi fissi al cielo.<\/p>\n<p>Che strano, pens\u00f2. \u00c8 una vita che ho questa barca e steso cos\u00ec non ricordo di esserci mai stato. Non ricordo. Cosa sono i ricordi poi, arrivati a quest\u2019et\u00e0? Si accorse di non esser pi\u00f9 sicuro di niente. Non che non ci fossero immagini nella sua memoria, ma non avrebbe saputo dire con certezza se fossero immagini frutto dalla vita vissuta o invece il risultato di storie solamente immaginate. Questa sensazione gli cre\u00f2 un immediato vuoto, immenso, che gli prese la gola, che gli tolse il respiro. Eppure arrivati a quest\u2019et\u00e0 si dovrebbe avere qualche certezza. Pens\u00f2 ai suoi figli. Che esempio era lui per i suoi figli? Che risposte avrebbe avuto se gli avessero detto che si trovavano smarriti, che ancore avrebbe avuto a disposizione da lanciare, avrebbe saputo salvarli? Avrebbe saputo salvare s\u00e9 stesso? Cerc\u00f2 le risposte. Afferr\u00f2 i remi della barca, si sent\u00ec mancare. Cerc\u00f2 ancora i ricordi. Non era possibile che non ci fossero.<\/p>\n<p>A volte qualcuno affiorava, ma una volta ingrandito si accorgeva che era composto di una materia impalpabile, che svaniva sotto i suoi occhi e rendeva impossibile qualsiasi classificazione. I ricordi, una volta focalizzati, sfumavano nella nebbia del tempo e tornavano a far parte di quell\u2019immenso e nebuloso calderone, da cui uscivano solo luci scomposte, sfumature lente e vaghe, ombre di luce.<\/p>\n<p>Si guard\u00f2 intorno, per afferrare almeno con gli occhi qualcosa di solido. Qualcosa di concreto.<\/p>\n<p>Mare. Mare a perdita d\u2019occhio, mare che con le prime luci di quella nuova, timidissima alba cominciava a colorarsi delle mille sfumature che i raggi del sole gli dettavano. La barca oscillava alle carezze delle onde e il vecchio si sentiva come fluttuare su quest\u2019oceano di luce e colori che lo assorbivano interamente. Lo stesso universo che si sentiva dentro lo ritrov\u00f2 fuori.<\/p>\n<p>Il vecchio cominci\u00f2 a capire. Cominci\u00f2, nella sua testa, a formularsi un pensiero lento, lento come quelle luci colorate che divertite si aggrappavano a un\u2019onda dopo l\u2019altra, dipingendo di luce il mare. Sar\u00e0 perch\u00e9 vivendo qui, cominci\u00f2 a pensare il vecchio, non \u00e8 che le cose siano cos\u00ec definite. Prendi l\u2019orizzonte\u2026 puoi guardarlo per ore ed ore ma non riusciresti a venirne a capo. Non lo capisci dove finisce il mare e dove inizia il cielo\u2026 c\u2019\u00e8 solo quella nebbiolina azzurra l\u00e0, in cui appaiono sagome indistinte di isole lontane, che sembrano fluttuare nell\u2019aria\u2026 e chiss\u00e0, forse lo fanno.<\/p>\n<p>E se lo fanno, continu\u00f2 sdraiandosi, allora io potrei benissimo stare di schiena al cielo in questo momento e avere il mare davanti agli occhi. Galleggiare sulla superficie del cielo, che pensiero stupendo!, pens\u00f2, accennando un sorriso. E i gabbiani poi, non sono forse loro che reggono la barca con fili invisibili? Non sono forse loro a governare questa scena, con un esperto gioco di equilibri e di distanze, come il burattinaio fa con le sue marionette? Ne sanno troppo per stare qui tutta la vita. Devono custodire qualcosa di grandioso\u2026<\/p>\n<p>Guard\u00f2 i gabbiani, che alti sopra il suo viso veleggiavano nell\u2019azzurro. Socchiuse gli occhi piano, per vedere come la scena cambiasse annebbiandosi. Apr\u00ec gli occhi. Socchiusi o aperti la scena era simile. Non c\u2019era bisogno del filtro delle ciglia\u2026 mare e cielo offrivano gi\u00e0 un panorama abbastanza indefinito. Non esistono confini qui. Esistono nella tua testa, sai che dovrebbero esserci da qualche parte ma una volta che li cerchi la terra non te li fa trovare. Perch\u00e9 abitano solo nella testa degli uomini\u2026 pens\u00f2 il pescatore.<\/p>\n<p>Si sent\u00ec libero in questo pensiero. Si sent\u00ec giusto in questo pensiero. Era la sua verit\u00e0, era quello che in tutta la vita il mare gli aveva suggerito, notte dopo notte. Che i confini non esistono, che non doveva perdere tempo a pensarci. Che la vecchiaia non esiste e non doveva pensarci. Non c\u2019\u00e8 niente che di colpo finisca. Non c\u2019\u00e8 niente che non lasci traccia. Di giorno, a luce piena, ogni cosa sembra diversa rispetto alla notte. Eppure, se guardi bene, la luna si vede ancora, e ride di noi che non le crediamo. Eccola la sua verit\u00e0, quella che era andato a ricercare per mare. Se la strinse addosso, nell\u2019aria pungente del mattino.<\/p>\n<p>E d\u2019un tratto si ricord\u00f2. E d\u2019un tratto si ricordo di quella notte, la prima notte in cui da ragazzo era uscito per andare a pesca e turbato da tanto nero si era steso sul fondo della barca e si era addormentato. Si ricord\u00f2 che una volta svegliatosi, non riusciva a capire se stesse ancora sognando oppure no. Niente glielo faceva capire. Niente sembrava reale. Nessuna linea, nessun confine. La realt\u00e0 sembrava sogno. Rilass\u00f2 la faccia e sorrise tranquillo a questo pensiero ritrovato. Gli ci era voluta tutta la vita per ricordarselo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_22174\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"22174\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIeri hai fatto buona pesca, non c\u2019\u00e8 bisogno che tu vada stanotte\u00bb gli disse la moglie nel buio della notte, tra un sogno e l\u2019altro. 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