{"id":21935,"date":"2014-11-06T19:18:33","date_gmt":"2014-11-06T18:18:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=21935"},"modified":"2014-11-06T19:18:33","modified_gmt":"2014-11-06T18:18:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-vado-via-ad-agosto-di-gianluca-faralli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=21935","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Vado via ad agosto&#8221; di Gianluca Faralli"},"content":{"rendered":"<p>Era un caldo pomeriggio d\u2019estate e il sole, da poco tornato a splendere, posava i suoi raggi sull\u2019asfalto ancora umido. Una breve pioggia aveva reso l\u2019afa pi\u00f9 opprimente e la radio diceva che quella sarebbe stata l\u2019estate pi\u00f9 calda degli ultimi cinquant\u2019anni. Mi fermai nel grande piazzale della stazione, aprii le porte dell\u2019autobus e dopo che tutti i passeggeri furono scesi, richiusi le porte e mi diressi verso il bar, per cercare un po\u2019 di refrigerio e bere qualcosa. Mentre camminavo in direzione del bar, potei scorgere la macchina di Aldo, una Opel Kadett nera vecchia di quasi trent\u2019anni, parcheggiata davanti alla biglietteria. Era li da pi\u00f9 di un mese ormai. In altri momenti non ci sarebbe stato niente di strano, a volte restava parcheggiata nello stesso posto anche per molto pi\u00f9 tempo, di tanto in tanto lui girava la chiave, la metteva in moto, spingeva fino in fondo il pedale dell\u2019acceleratore per sentire il \u201crombo del motore al massimo dei giri\u201d, poi la spegneva, la chiudeva e tornava a casa in autobus. Ma stavolta era diverso, stavolta Aldo se ne era andato per sempre . Diceva spesso che sarebbe andato via d\u2019agosto: \u201cVado via ad agosto\u201d per lui era una frase in cui stava la speranza di cambiare, di andare a trovare la donna dei sogni. Aveva circa cinquant\u2019anni quando lo conobbi, ma ne dimostrava almeno dieci di pi\u00f9, era un uomo basso, esile, stempiato, con il volto affilato, i baffi ingialliti dal fumo e gli occhi un po\u2019 in fuori che lo facevano somigliare a Marty Feldman, l\u2019\u201dAigor\u201d del film di Mel Brooks , \u201cFrankenstein junior\u201d. Viveva con la madre ultraottantenne, diceva di avere solo lei al mondo e la sera quando ritornava a casa e la trovava addormentata con il respiro un po\u2019 affannato , era solito sedersi nel letto accanto a lei ed accarezzarle con dolcezza la fronte rugosa, segnata dal tempo. Sua madre era una donna forte, aveva cresciuto lui e i suoi tre fratelli maggiori da sola. Del padre, Aldo non aveva molti ricordi, era morto quando lui era ancora un bambino e dei fratelli poi, non parlava spesso, diceva solo che avevano tutti moglie e figli e che non li vedeva quasi mai. Era venuto in citt\u00e0, da un piccolo paese del centro sud alla fine degli anni sessanta in cerca di fortuna, ed aveva lavorato molti anni in fabbrica, fino a che non cominci\u00f2 a soffrire di un malessere profondo, un male di vivere che gli imped\u00ec di lavorare. Viveva con i pochi soldi della pensione della madre, che a stento bastavano per vivere al limite della decenza. Lo incontravo sempre alla stazione, arrivava con la prima corsa del mattino, puntuale come il grande orologio sotto il quale si accendeva una sigaretta, aspettando in compagnia dell\u2019alba il nuovo giorno, quando ancora nel piazzale tutto era silenzio e l\u2019unico rumore che si sentiva era lo strisciare stanco della granata di uno spazzino sull\u2019asfalto, che trascinava via lo sporco della notte appena trascorsa, tra facce assonnate in attesa dell\u2019autobus, che li avrebbe condotti al loro lavoro nelle fabbriche della periferia. Alla stazione si incontravano persone di ogni tipo. C\u2019era Beppe, un tipo di mezza et\u00e0 con i capelli lunghi, che bestemmiava in ogni angolo della piazza e imprecava contro tutti quelli che gli passavano accanto. Si diceva che aveva cominciato a perdere la ragione dopo che fu arrestato, molti anni prima, mentre faceva da palo ad una rapina. Poi c\u2019era Rosa, la prostituta pi\u00f9 anziana della stazione, che Aldo chiamava \u201cl\u2019appassita\u201d, per via della sua non pi\u00f9 giovane et\u00e0 e con la quale ogni tanto si appartava. E ancora \u201cOfficina\u201d, chiamato cosi perch\u00e9 indossava sempre una tuta da meccanico o \u201cSchumacher\u201d che portava un cappellino della Ferrari in testa e diceva a tutti di essere un grande amico del pilota tedesco. Ma alla stazione non mancavano gli artisti o i presunti tali, come Franco, un uomo sulla settantina, con una lunga barba bianca, che prima di diventare un semi alcolizzato, era stato un pittore di buon livello o Elio chiamato \u201cIl Poeta\u201d, un uomo sui sessant\u2019anni con il naso a punta e gli occhiali spessi, che scriveva i suoi versi su dei pezzi di carta sgualciti, che poi donava ai passanti. E poi c\u2019era Arturo, il barbiere, che dal suo negozio controllava tutta la piazza e sapeva sempre tutto di tutti, che si vantava di avere avuto tra le sue amanti alcune delle pi\u00f9 belle donne della citt\u00e0 e sfoggiava ogni tipo di rivista pornografica. Aldo aveva gi\u00e0 fumato una mezza dozzina di sigarette, mentre aspettava impaziente l\u2019orario di apertura del negozio di Arturo, dove andava quasi ogni mattina, per darsi una \u201caggiustatina\u201d ai capelli, che teneva sempre in ordine. Poi usciva con aria soddisfatta ed appena incontrava qualcuno che conosceva, con la voce roca per le troppe sigarette fumate, lo<br \/>\nchiamava dicendogli: \u201c Ti offro un caff\u00e8!\u201d. Finiva sempre che il caff\u00e8 lo offrivano a lui, ma tutti glielo pagavano volentieri, perch\u00e9 lui non lo faceva per elemosinare dei soldi o per essere compatito, ma solo per il piacere di stare in compagnia. Aldo<br \/>\ndiceva di avere amato e di amare ancora, una sola donna, nella sua vita, l\u2019aveva incontrata per caso sul treno molti anni prima, in una delle sue tante improvvisate gite al mare senza biglietto. Lei viveva a Pisa e sembra che lavorasse nella mensa dell\u2019ospedale di quella citt\u00e0. Si frequentarono per un po\u2019, lui andava qualche volta a trovarla in treno, ma la loro relazione non dur\u00f2 molto. Non la vedeva pi\u00f9 da molti anni, ma non l\u2019aveva mai dimenticata. Qualche volta Aldo si presentava alla stazione con una vecchia chitarra scordata e cantava la canzone che portava nel titolo il nome della sua amata, \u201cDaniela\u201d di Peppino Di Capri, ma finiva sempre per interrompersi a met\u00e0 per l\u2019emozione. Di Daniela parlava, ora con gioia, ora con tristezza, a volte lo vedevi salire sull\u2019autobus felice, pieno di progetti, si esaltava al pensiero che presto lui e Daniela sarebbero tornati insieme di nuovo, altre volte invece si abbatteva pensando che non l\u2019avrebbe pi\u00f9 rivista.<\/p>\n<p>Era cosi Aldo, alternava giornate allegre, nelle quali raccontava aneddoti, barzellette, a giornate cupe dove a malapena accennava un saluto. Non nascondeva mai i suoi sentimenti, ma erano estremi, forti. L\u2019ultima volta che lo vidi era un giorno di pioggia. Sal\u00ec sull\u2019autobus in lacrime, spesso gli capitava di passare improvvisamente dal riso al pianto, ma quel giorno era diverso, si leggeva sul suo volto la disperazione, gli chiesi il motivo di quella disperazione, lui farfugli\u00f2 qualcosa, ma non riuscii a capire di cosa si trattasse. Quando scese, lo vidi correre sotto la pioggia, imboccare una stradina secondaria e svanire nel nulla. Lo ritrovarono nel fiume due giorni dopo, nessuno seppe dire come ci fin\u00ec, se fu un suicidio o una morte accidentale. Venni a sapere che sua madre era morta, proprio quella mattina in cui lo vidi per l\u2019ultima volta. Probabilmente la morte della madre gli aveva provocato un dolore profondo e niente forse, avrebbe potuto alleviarglielo. Aveva cinquantasette anni quando mor\u00ec. E il giorno dopo il ritrovamento del suo cadavere nel fiume, la stazione sembrava pi\u00f9 vuota, senza quel piccolo amico che quando saliva sull\u2019autobus, salutava sempre con quella sua stramba risata. Aldo non sarebbe pi\u00f9 tornato, non sarebbe stato pi\u00f9 felice o triste o arrabbiato, non avrebbe pi\u00f9 preso il treno, sia che fosse estate o inverno, per andare al mare con la sua vecchia chitarra scordata, mentre tutti correvano persi dietro cose all\u2019apparenza pi\u00f9 importanti. E non avrebbe pi\u00f9 sognato di partire un giorno per ritornare, diceva lui, solo dopo avere girato il mondo, lui che aveva fatto di quel piccolo pezzo di mondo che \u00e8 la stazione, il suo mondo. Vedendo la sua macchina parcheggiata, mi torn\u00f2 alla mente quel giorno in cui, un uomo in cerca di parcheggio, vide Aldo salire in macchina e metterla in moto. Dopo un po\u2019 che aspettava, vedendo che Aldo \u201csgassava\u201d ma non usciva dal parcheggio, quell\u2019uomo spazientito scese dalla sua macchina e si avvicin\u00f2 chiedendogli: \u201c Scusi, ma quando va via? \u201c. E Aldo con tono serio gli rispose: \u201c Vado via ad agosto, perch\u00e9? \u201d Tutti ci mettemmo a ridere, quell\u2019uomo invece, credendo di essere preso in giro, risal\u00ec nervosamente in macchina e se ne and\u00f2, in cerca di un altro parcheggio. Alla stazione tutti corrono tutti partono tutti arrivano tutti, come Aldo, sognano forse l\u2019isola che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_21935\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"21935\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era un caldo pomeriggio d\u2019estate e il sole, da poco tornato a splendere, posava i suoi raggi sull\u2019asfalto ancora umido. 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