{"id":21818,"date":"2014-10-29T18:35:05","date_gmt":"2014-10-29T17:35:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=21818"},"modified":"2014-10-29T18:37:32","modified_gmt":"2014-10-29T17:37:32","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-io-sono-la-mente-il-corpo-faccia-quello-che-vuole-di-elena-coppi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=21818","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Io sono la mente, il corpo faccia quello che vuole&#8221; di Elena Coppi"},"content":{"rendered":"<p>Dolcemente era calata la sera. I suoi occhi erano tondi come le nuvole alloggiate in cielo, oscurati dal contorno di pupille dormienti e stanche. Uno storico profumo da donna aveva permeato i suoi pensieri, rendendoli pi\u00f9 leggeri e femminili, nel tentativo di catturarli in veline di carta che avrebbero accolto ogni nota di essenza del suo passato. Pile di libri arredavano gli spazi di casa con estrema misura e devozione alla scrittura. Immagini di quarte di copertina e fotografie dello stesso volto femminile avvolgevano racconti dagli intrecci strutturati sulla base di realt\u00e0 oggettive e soggettive, reali e surreali. Riposta di fianco al suo romanzo preferito, una macchina da scrivere funzionante ma logorata dal tempo riposava assieme ad un foglio di carta ingiallito, sul quale un incipit di parole apparentemente abbandonate era rimasto appeso a dei puntini di sospensione. I caratteri di stampa, riconoscibili nei loro contorni imprecisi, erano oramai sopraffatti da un inchiostro sbiadito da un\u2019inattivit\u00e0 obbligata. Ma quella frase, unica e premiata, era adagiata su di una galassia estesa ove ogni singola lettera era legata all\u2019altra dalla reciproca forza di vita: \u00abIo sono la mente, il corpo faccia quello che vuole\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Eleonora riusciva ancora a muovere le mani in sintonia con la sua voce. Gesticolava rallentando le movenze ed attirando l&#8217;attenzione sulla sua mano destra,\u00a0che sembrava avere supportato il carico della sua vita alternando amabile incertezza e senso metrico dei ricordi. Le dita assumevano piacevoli movimenti di pennini intinti d&#8217;inchiostro antico ed indelebile, attirate da suoni e sequenze interiori desiderosi di essere descritti con precisione meticolosa.<\/p>\n<p>Dalla finestra della sala lo scorcio era ogni volta diverso, oppure era il suo stato d&#8217;animo a farglielo vedere tale. Oppure era colpa della vita stessa, che le lasciava un&#8217;intermittenza di angoli bui e strade illuminate al suo cospetto, tirandola &#8211; senza chiederle permesso &#8211; prima da un lato e poi proiettandola liberamente nell&#8217;altro. Lei cercava di distrarsi, la sera le portava sempre consiglio,\u00a0spesso quello decisivo. Al contrario di quello che succedeva ad altre persone, che si rifugiavano nella notte per scappare dalla luce deviante del giorno, nascondendo i propri pensieri sotto un cuscino appesantito e corrotto dai ricordi della sera prima. Di notte metteva a nudo i suoi pensieri: li scartava come cioccolatini appena usciti da scatole di latta colorate, le sue amate e antiche scatole. Li tastava e li annusava, poi la sua mano afferrava quello dalla forma che convinceva i suoi desideri per poi portarselo al palato desideroso di scoprirne gli ingredienti principali, nella speranza di non dovere pi\u00f9 sbagliare nell&#8217;impasto o comunque di trovare la soluzione migliore per amalgamare tutto con criterio. Proprio in quei momenti, le tornava in mente la figura di sua nonna, quando le dava consigli in cucina: \u00abTutti i cibi riescono bene quando segui la ricetta e quando, mettendoci del tuo, vai ad occhio con gli ingredienti aggiungendo, alla fine, un pizzico di fortuna. Ma alla base tanta esperienza, l&#8217;esperienza di vita\u00bb poi una carezza e via, la nonna infornava i desideri della piccola Eleonora scaldando la sua mano e nascondendovi una zolletta di zucchero come ricompensa. Non \u00e8 poi cos\u00ec tanto strano ricordare i nonni quando l&#8217;et\u00e0 accomuna le rughe, i dolori e i ricordi.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza di Eleonora era stata dura, non come tante altre. Ma lei non aveva la capacit\u00e0 di lamentarsi, mai. Sentiva che il suo destino, ma soprattutto quello degli altri, poteva essere ancora cambiato, nonostante fosse stato proprio quest&#8217;ultimo a cambiarle la vita stessa nel modo di vederla con occhi e animo diversi. \u00abI giorni da ricordare hanno sempre una data, un nome e un perch\u00e9\u00bb ripeteva spesso, volgendo le orecchie verso il brus\u00eco proveniente dal vicolo sottostante la sua abitazione. Quanti giorni aveva da raccontare, quanti volti da fotografare, quanti eventi da spiegare. Eleonora aveva i capelli bianchi e lucidi, ancora folti nonostante l&#8217;et\u00e0 avanzata, la pelle perfettamente e profondamente segnata dal tempo, le gote incipriate da mani tremolanti e tanta vita alle spalle. Tanto passato da spolverare con cura, perso e disincantato, doloroso e inebriante. Spesso i suoi silenzi erano capaci di riempire il vuoto della stanza dove, al centro, apparivano le ombre del suo cuore malato. Ma il cuore invecchiato non le recava quel dolore, tanto quanto quel tipo di dolore incommensurabile legato alla perdita del suo amato vecchietto, come lo chiamava lei negli ultimi giorni di vita insieme. In quei momenti dispersi e vuoti, si avvicinava alla finestra, quella finestra che le donava sempre scorci dai tratti mai uguali l&#8217;uno all&#8217;altro. Eleonora non era pi\u00f9 autonoma, riusciva a malapena a muovere la sua sedia a rotelle appoggiando i piedi per terra, strisciandoli passo dopo passo come bambini alle prime armi cercando di guadagnare qualche centimetro per avvicinarsi all&#8217;obiettivo prefissato: la sua finestra, punto di luce dei suoi pensieri. Quella finestra riusciva a filtrare ci\u00f2 che ella amava vedere con l&#8217;anima. Vedeva e coglieva istanti per coloro che trascorrevano le giornate con lei, che roteavano le loro pupille giovani e colorate senza che cogliessero veramente il senso del vissuto. Lei vedeva col cuore e con la mente, gli altri spesso attraverso sipari abbassati su finti dolori e vittimismo.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 sotto a quella finestra era frenetica, piena di ombre che rincorrevano persone alla fermata del bus, ricca di tacchi in corsa dietro taxi in attesa del cliente originale, catturata da saracinesche invecchiate nel loro meccanismo quotidiano di apertura e chiusura, piena di cittadini in preda al parossismo del lavoro. Eleonora udiva voci velate e rumori disarmonici, che le riempivano le ore stanche e le sue orecchie sorde. In quella stessa stanza, la figura della nuova badante scialba e distratta dai social network su cellulari di ultima generazione riempiva lo spazio, ma non la mente di Eleonora. Alina era il suo nome: arrivava in casa, si sedeva completamente dalla parte opposta di Eleonora, lasciava passare un&#8217;ora per essere poi pagata, semplicemente\u00a0in attesa che le altre infermiere si alternassero in quella casa. Una semplice necessit\u00e0 di denaro,\u00a0non di compagnia e di po-etica. Eleonora avvertiva la sua presenza fisica, un&#8217;ora al giorno e nulla di pi\u00f9,\u00a0non quella interiore. Ma era abituata alla vita, che cos\u00ec era: materiale e piena di distrazioni. Eleonora, per\u00f2, non si lasciava distrarre da niente e nessuno: voleva rimanere concentrata, per quello che le era possibile, su ci\u00f2 che la circondava, fuori e dentro la sua casa. Purtroppo era quasi paralizzata su quella sedia a rotelle, non a causa di una malattia in particolare, bens\u00ec dalla vecchiaia delle sue ossa e dal rallentamento motorio di muscoli sfibrati.\u00a0Ma ci\u00f2 che non era assolutamente immobile era la sua bocca, le sue sottili labbra rosee che proiettavano parole ancora piene di vita e desiderose di quella melodia ormai persa da tempo. \u00abAlina, guarda&#8230; &#8211; disse un giorno Eleonora, che era accostata alla finestra, alla badante presente nella sua assenza &#8211; hai visto cosa sta succedendo in strada? Un bellissimo matrimonio, senti che musica. E che colori! Gli sposi assomigliano al mio vecchietto e a me quando eravamo giovani\u00bb e cos\u00ec continu\u00f2,\u00a0 descrivendo con fiumi di parole ci\u00f2 che avvertiva provenire dalla citt\u00e0 natale. Come sempre, Alina era inerme e disinteressata da quelle storie, nonch\u00e9 con lo sguardo concentrato sulle sue distrazioni quotidiane.<\/p>\n<p>Cos\u00ec succedeva ogni giorno, sempre la stessa scena davanti alla finestra ma immancabilmente con racconti diversi, sempre la stessa Alina distratta da altri futili pensieri. Sino a quando Eleonora si spense, una notte di luna piena. Non poteva scegliere una notte migliore. Quella mattina Alina sal\u00ec le scale, entr\u00f2 e vide la sedia vuota, con la casa piena di crisantemi e di gente sconosciuta.\u00a0Solo quel giorno si ricord\u00f2 dei racconti di Eleonora e si avvicin\u00f2 a quella finestra. Rimase sconvolta. Un tremore alle gambe la paralizz\u00f2, facendola accasciare sulla sedia a rotelle. Aveva spostato le tende in pizzo da un lato e &#8230; un muro bianco faceva da sfondo ad un cortile interno e buio.<\/p>\n<p>Sul davanzale, un paio di occhiali neri che Eleonora indossava sempre, immancabilmente.<\/p>\n<p>Alina cap\u00ec.\u00a0Si mise a piangere. Le sue lacrime avevano un sapore amaro e distratto.<\/p>\n<p>Eleonora era stata una scrittrice di fama, cieca dalla nascita e piena di luce fino alla morte.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_21818\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"21818\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dolcemente era calata la sera. 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