{"id":20342,"date":"2014-06-03T22:53:07","date_gmt":"2014-06-03T21:53:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20342"},"modified":"2014-06-03T22:53:07","modified_gmt":"2014-06-03T21:53:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-come-la-prima-volta-di-andrea-fabiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20342","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Come la prima volta&#8221; di Andrea Fabiani"},"content":{"rendered":"<p>Penso spesso di uccidermi.<br \/>\nOgni volta che mi affaccio da un finestra o da un terrazzo o comunque da una certa altezza, una vocina dentro di me mi sussurra: \u201cDai buttati\u201d. Allo stesso modo ogni volta che, come adesso, sono sul binario di una stazione, in attesa di un treno, se ce n\u2019\u00e8 uno in transito la solita vocina mi chiede se non vorrei fare un passo oltre il marciapiede subito un attimo prima che passi il locomotore.<br \/>\nChe la vocina in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 lo so. Cio\u00e8, lo so che \u00e8 solo un modo in cui il mio inconscio elabora la fascinazione che provo per il suicidio.<br \/>\nComunque, anche se l\u2019idea di ammazzarmi mi affascina, non lo faccio mai. Lo penso e basta. Tra l\u2019altro lo penso solo in queste situazioni, non credo che potrei in un altro modo. Con un coltello o una pistola, ad esempio non ci riuscirei mai, l\u2019idea di usare uno strumento, rivolgerlo verso di me, mi terrorizza. Anche le pillole non mi ispirano, troppo macchinose. Se dovessi ammazzarmi sarebbe cos\u00ec, con un passo, un piccolo gesto, una grande conseguenza.<br \/>\nQueste cose al dottor Merlo, ovviamente non le ho mai dette, non posso, si preoccuperebbe troppo. E io non voglio farlo preoccupare, gli voglio bene.<br \/>\n\u00c8 un bravo analista, il dottor Merlo. E lo dico con cognizione di causa, ne ho conosciuti tanti, nella mia vita. Tutte persone che fondamentalmente non volevano altro che sentirsi dare ragione. Li rassicura evidentemente, ne hanno bisogno. E credo che non potrebbe essere diverso, visto che vivono di interpretazioni e teorie. La mente umana non \u00e8 una scienza esatta, risponde a schemi difficilmente interpretabili, e loro saltano di teoria in teoria con la solita faccia, una maschera di sicurezza dietro la quale ti implorano di dir loro che ti stanno aiutando, che non hanno sbagliato.<br \/>\nSono persone che a me alla lunga mi annoiano.<br \/>\nCol dottor Merlo invece \u00e8 stato subito diverso. Dopo due sedute abbiamo cominciato a non parlare solo di me, ma anche di lui. \u00c8 un rapporto tra pari direi, onesto. Lui mi confida i suoi casini con la moglie e io gli parlo dei miei problemi con le donne e col sesso.<br \/>\nNon serve a nessuno dei due, ma \u00e8 meglio che raccontare e basta, parlare e basta. Da tempo non mi chiede nemmeno pi\u00f9 di essere pagato. Rimanda, quando la seduta \u00e8 finita dice: \u00a0\u201cpoi ci aggiustiamo\u201d. E mi accompagna alla porta.<br \/>\nNon so davvero chi aiuti di pi\u00f9 chi. A me passare del tempo con lui rilassa, mi da tranquillit\u00e0.<br \/>\nQuindi non \u00e8 che posso dirgli che sento le voci, si spaventerebbe.<br \/>\nChe poi a dire la verit\u00e0 non \u00e8 che sento le voci, ne sento una sola, sempre la stessa. Come se ci fosse uno dentro la mia testa che se ne sta l\u00ec e osserva e ogni tanto commenta quello che faccio, interpreta i miei comportamenti, mi da consigli, anche giusti spesso. In fondo ha solo questa fissa di buttarsi dai terrazzi o sotto i treni, ma poi per il resto mi aiuta, la voce, abbiamo un bel rapporto e spesso sono contento che ci sia.<br \/>\nPer\u00f2 al dottor Merlo non lo posso dire, no. Avrei potuto dirglielo all\u2019inizio forse, ma adesso \u00e8 troppo tardi. Si chiederebbe senz\u2019altro perch\u00e9 non gliene abbia parlato prima. O peggio penserebbe che sia una cosa nuova. Lui ha paura delle novit\u00e0, sta bene nella routine, come un po\u2019 tutti in fondo. E poi finirebbe per pensare di aver sbagliato qualcosa, lo so, lo conosco, si convincerebbe di non avermi capito, di aver fatto male il suo lavoro. E alla fine si sentirebbe sicuramente inutile e ne soffrirebbe. E io non voglio farlo soffrire. Odio ferire le persone a cui voglio bene, mi fa sentire da schifo.<br \/>\nAlla fine sono buono, credo.<br \/>\nE oltretutto poi per consolarlo sarei costretto a mentirgli, a dirgli che \u00e8 un bravo dottore, e io questo sinceramente non lo credo. Non \u00e8 male, ma non \u00e8 nemmeno bravo, la maggior parte delle volte non ci prende per niente, con me. Ogni tanto si, ma solo ogni tanto.<br \/>\nPer esempio una delle cose che mi ha detto in questi anni, e che forse non \u00e8 proprio campata per aria, \u00e8 che mi fisso troppo sui particolari, finisco per farmi affascinare dalla forma di un ricciolo, da un particolare taglio di occhi, perfino dal colore delle labbra di una persona, ingigantendo quel dettaglio fino a trasformarlo nella persona stessa. In questo modo, sostiene lui, faccio di quella persona una non persona.<br \/>\nEcco, questa teoria credo che non sia sbagliata, non del tutto almeno. Una volta, per dire, mi sono innamorato alla follia di una ragazza che mi camminava davanti, in centro, dalla sottigliezza delle sue caviglie. Non c\u2019\u00e8 assolutamente niente di pi\u00f9 amabile di una caviglia sottile, ho pensato quella volta, delicate sporgenze del malleolo, piccole concavit\u00e0 nella parte terminale della fibula. Un miracolo di architettura, ecco cos\u2019ho pensato quella volta. E cos\u00ec me ne innamorai, di quella ragazza che mi camminava davanti in centro. Poi la conobbi davvero e rimasi deluso. Niente in lei era all\u2019altezza del valore quasi divino che avevo attribuito alle sue caviglie.<br \/>\nOra sto provando a fissarmi con dettagli non direttamente collegati alle persone: un paio di scarpe, una maglietta, o, come adesso, l\u2019ondeggiare armonico di una piccola tazza legata ad una fibbia dello zaino.<br \/>\n\u00c8 ipnotico, questo movimento, mi rapisce, mi riporta indietro attraverso un numero imprecisato di anni, verso il ricordo di un\u2019altra ragazza, la pi\u00f9 bella, la mia prima volta, Erika. Portava anche lei una tazza legata al suo zaino rosso. Una tazza bianca, con una sola scritta nera, in corsivo, fatta a mano: la parola \u201cLeuk\u00f2s\u201d.<br \/>\nMi raccont\u00f2 che gliel\u2019aveva donata il pope di Nik\u00ec\u00e0, un paesino dell\u2019isola di Nisyros, nel Dodecaneso. Era stata sua ospite per una settimana l\u2019anno prima. I suoi genitori erano morti due anni prima, aveva vissuto per un po\u2019 con una zia che odiava, a Suzzara, poi aveva preso i soldi che aveva ereditato dal padre e era partita. Girava le isole della Grecia da pi\u00f9 di un anno ed era per la seconda volta a Creta quando la conobbi.<br \/>\nIo avevo diciannove anni e praticamente non ero mai andato pi\u00f9 in l\u00e0 del mio quartiere. Quella vacanza avrebbe dovuto essere un premio per il diploma. Io non ne avevo nessuna voglia, ma mia madre aveva insistito tanto, diceva che dovevo vedere il mondo, che alla mia et\u00e0 era la cosa giusta da fare. Ero partito con tre compagni di classe che in realt\u00e0 odiavo. Dopo una settimana che loro hanno passato solo a bere e fumare una mattina li ho lasciati l\u00ec. Ho preso le mie cose, ho lasciato un biglietto e sono andato via. Tre giorni dopo, a una stazione degli autobus a Hania ho incontrato Erika.<br \/>\nCerte cose si capiscono subito, basta uno sguardo. Mi port\u00f2 sulla spiaggia di Elafonissi, prendemmo in affitto una piccola casetta indipendente nel cuore di un uliveto, sul fianco della collina. Rimanemmo l\u00ec tre giorni. Il secondo si scott\u00f2, la sua pelle chiara come la sabbia della spiaggia divenne di un rosso acceso, e la sera mi chiese di spalmarle la crema sulla schiena. Si sdrai\u00f2 sul letto e io mi sedetti accanto a lei, massaggiandola con una mano, poi con due, salendo a cavalcioni su di lei. Poi mi ritrovai a scivolare sul suo corpo. Era calda e profumata, profumo di eucalipto.<br \/>\nIl giorno dopo, all\u2019alba, lasciai Erika e Elafonissi. Mi sentivo leggero e grande, mentre il sole allungava le ombre contorte degli ulivi.<br \/>\nForse fu la prima volta che la sentii la voce. Mi disse: \u201cecco, questa \u00e8 l\u2019esperienza, non dimenticarlo mai. Impara a riconoscerla ogni volta che la incontri, la vita\u201d.<br \/>\nDa allora viaggio sempre da solo, rende pi\u00f9 facile incontrare persone, incrociarne la vita, legarsi per un breve piccolo istante, lasciarsi qualcosa a vicenda.<br \/>\nTutto \u00e8 cominciato con quella piccola tazza oscillante. <em>Leuk\u00f2s<\/em>, bianco. Da quella parola, mi raccont\u00f2 Erika quella volta, deriva l\u2019italiano \u201cluce\u201d.<br \/>\nE come la luce di un faro mi attira anche la tazza che ho davanti adesso, che non \u00e8 bianca, ma rossa a pois viola, e per\u00f2 ondeggia esattamente come quella di Erika. E forse la ragazza che la porta, che \u00e8 bionda anche lei, e ha la pelle chiara anche lei, ha anche quelle fantastiche tette che aveva Erika.<br \/>\nLa guardo e sorrido, mentre il treno si ferma. A volte basta niente. Le cedo il passo, la faccio salire prima di me sulla carrozza, sorridendole, e poi mi siedo nel suo stesso scompartimento. L\u2019aiuto ad alzare lo zaino e a metterlo sul ripiano portabagagli.<br \/>\nCerte cose si capiscono al volo. Due persone sanno subito quale sar\u00e0 il loro destino, capiscono al primo sguardo cosa si concederanno a vicenda. Tutto il resto, tutte le parole che di solito si dicono prima di arrivare a quel punto, sono costruzioni che ci impone la socit\u00e0.<br \/>\nJenny \u00e8 dolce, ha la voce bassa, un po\u2019 spaventata dal viaggio verso Milano da sola e di notte. Va a prendere l\u2019aereo per tornare in Australia, a Camberra. Mi fa i complimenti per il mio inglese, e mi racconta tutti i posti che ha visto in Italia, mi chiede se li conosco, mi chiede come si pronunciano determinate parole. Io le rispondo con tranquilla gentilezza e poi mi lascio prendere e le parlo dei miei viaggi, dei miei sogni. Le dico che anch\u2019io preferisco viaggiare sempre da solo. Mi sembra di parlare di nuovo con Erika, la stessa intesa, forse perfino lo stesso odore.<br \/>\nPoi arriva il momento, Jenny mi sorride con una luce brillante negli occhi e mi dice che deve andare in bagno. Esce dallo scompartimento e prima di richiudere la porta scorrevole si volta di nuovo e strizza un occhio. \u00c8 allora che la voce dice: \u201cecco, \u00e8 il momento\u201d.<br \/>\nAspetto solo un istante e poi la seguo nel corridoio, a met\u00e0 lei si volta e ride. Scompare dietro la porta della toilette. Aspetto un secondo, poi busso. Lei apre e io faccio un passo avanti, le centro il cuore con il coltello e la spingo dentro chiudendomi la porta alle spalle. Do un mezzo giro alla lama, come sempre e ammiro la sua bellezza mentre la vita scivola fuori dai suoi occhi e la pelle le si fa ancora pi\u00f9 bianca. Nessuna donna \u00e8 mai pi\u00f9 bella di quanto non sia nell\u2019attimo esatto in cui muore.<br \/>\nE stavolta \u00e8 anche un viaggio nel passato, mi chino verso di lei, verso le sue labbra, le accarezzo una guancia, sussurro \u201coh, Erika\u201d.<br \/>\nPoi mi rialzo e faccio tutto quello che mi dice la Voce. \u00c8 lei che gestisce queste cose, io non sarei mai capace. Tolgo i guanti e li getto nello scarico. Il coltello lo lascio l\u00ec, come sempre. Le prime volte volevo portarmelo via, ma la Voce mi ha ordinato di non farlo. \u201cHai presente i telefilm in cui ti fanno vedere sempre che un punto fondamentale \u00e8 il ritrovamento dell\u2019arma del delitto? \u2013 mi ha detto \u2013 \u00a0Non \u00e8 vero\u201d. Per questo io i miei coltelli li ho tutti abbandonati nel cuore delle mie ragazze. Ne compro altri, un po\u2019 qua e un po\u2019 l\u00e0, durante i viaggi, mai due volte nel solito posto. \u201cAccomodatevi, se pensate di trovarci grazie a quello\u201d, dice come sempre la Voce.<br \/>\nRichiudo la porta, cambio scompartimento, vado a sedere davanti ad una coppia di anziani che dormono abbracciati. Lui russa come un trattore.<br \/>\nIl treno sfreccia nella notte, chiudo gli occhi e ripenso a quelli di Jenny, poi a quelli di Erika, in quella camera, la prima volta. La Voce mi dice: \u201cti lascio solo.\u201d<br \/>\nInspiro pi\u00f9 forte: odore dolce, profumo di eucalipto. Lo lascio scorrere dentro, in profondit\u00e0, mi da pace.<br \/>\nUccidere mi da pace.<br \/>\nNemmeno questo l\u2019ho mai detto al dottor Merlo, direbbe come dicono i giornali: che sono un mostro. Cio\u00e8, non lo dicono di me ovviamente, il mio nome mica lo sanno, per\u00f2 lo so io che quando scrivono mostro \u00e8 a me che si riferiscono.<br \/>\nMa io non sono un mostro.<br \/>\nHo solo dei problemi, come tutti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20342\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20342\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Penso spesso di uccidermi. 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