{"id":20299,"date":"2014-06-04T18:29:09","date_gmt":"2014-06-04T17:29:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20299"},"modified":"2014-06-04T18:29:09","modified_gmt":"2014-06-04T17:29:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-a-noi-importadi-edoardo-brosio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20299","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;A noi importa&#8221;di Edoardo Brosio"},"content":{"rendered":"<p>Leni chiam\u00f2 una sera mentre rientravo dal lavoro.<\/p>\n<p>\u201cDevo venire a casa\u201d, disse. Ma si capiva che non aveva intenzione di tornare.<\/p>\n<p>\u201cChe succede?\u201d, le chiesi. Era da quando se n\u2019era andata che non scambiavamo una parola.<\/p>\n<p>\u201cNon al telefono\u201d, tagli\u00f2 corto lei.<\/p>\n<p>Provai ad alzare la voce, ma non mi riusc\u00ec. Volevo che pensasse che ce l\u2019avevo con lei almeno un po\u2019, anche se non era cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cVieni quando ti pare\u201d, le dissi. \u201cTanto non vado da nessuna parte\u201d.<\/p>\n<p>Mi sdraiai sul letto ad aspettarla.<\/p>\n<p>Fuori dalla finestra dell\u2019appartamento si accese l\u2019insegna del ristorante che stava di sotto, il Chop Suey. Erano giorni che una delle lettere era spenta.<\/p>\n<p>Restava accesa fino a tarda notte, l\u2019insegna del Suey, quando la strada diventava silenziosa e il mondo sembrava scomparire e non restavano che le sue lettere blu e la stanza.<\/p>\n<p>Mi piaceva addormentarmi in quella luce. Anche a Leni era sempre piaciuta l\u2019insegna del Suey. Chiss\u00e0 se la notte riusciva ancora a dormire senza tutto quel blu.<\/p>\n<p>Mentre aspettavo Leni, presi il telefono e chiamai di sotto perch\u00e9 mi portassero qualcosa da mangiare. Era una ragazza a prendere le ordinazioni.<\/p>\n<p>Ordinai per due e lei mi chiese: \u201cHa ospiti stasera?\u201d. L\u00ec per l\u00ec le risposi che non sapevo.<\/p>\n<p>\u201cForse\u201d, aggiunsi poi. \u201cO magari ho solo molto appetito.\u201d<\/p>\n<p>Era una cosa stupida da dirsi.<\/p>\n<p>Prima di attaccare le ricordai dell\u2019insegna. Le dissi: \u201cC\u2019\u00e8 sempre quella lettera da aggiustare, ricorda?\u201d e lei mi rispose \u201cHa ragione. Ma sa come vanno certe cose\u201d.<\/p>\n<p>Magari s\u00ec, magari lo sapevo anche, come andavano certe cose.<\/p>\n<p>A me e Leni era successo lo stesso. Avevamo pensato che fosse meglio starsene da soli per un po\u2019, che avrebbe aggiustato le cose. Era sembrata una decisione sensata. Ma erano mesi ormai che lei non tornava pi\u00f9 a casa. Forse per lei stava funzionando meglio che per me.<\/p>\n<p>Cercai di non pensarci. Mica lo sapevo se avevo voglia di vederla o no.<\/p>\n<p>Spesso la sera diventavo nervoso e facevo qualche sciocchezza.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 delle volte bevevo solo un bicchiere di troppo e mi addormentavo guardando la tv.<\/p>\n<p>Ma delle notti prendevo il telefono e chiamavo qualche amico. Gente che non sentivo da anni, dai tempi del matrimonio o da prima ancora. Chiamavo per sapere come se la passavano, se stavano peggio di me o cos\u2019altro.<\/p>\n<p>Di punto in bianco mi mettevo a raccontare del bambino, del problema al cuore che aveva avuto, di come se n\u2019era andato in pochi mesi. Nemmeno riuscivo a chiamarlo <em>nostro figlio<\/em>. Ripetevo sempre <em>il bambino<\/em>, come se fosse stato figlio di qualcun altro.<\/p>\n<p>Raccontavo che io e Leni non stavamo pi\u00f9 insieme, ormai. E che avevamo spezzato il cuore al bambino, perch\u00e9 nessuno dei due lo aveva davvero voluto, e lui si era ammalato e aveva fatto a pezzi il nostro matrimonio.<\/p>\n<p>Mi facevo schifo a dirlo, nemmeno fosse stata davvero colpa sua. Ma lo avevamo pensato, Leni e io. E anche se nessuno dei due aveva avuto il coraggio di dirlo a voce alta, non faceva alcuna differenza.<\/p>\n<p>Giuro su Dio, era cos\u00ec che trascorrevo le notti. Chiuso in casa, attaccato al telefono a raccontare i fatti miei a gente che nemmeno si ricordava pi\u00f9 che faccia avessi. Mica mi ricordavo la loro, io.<\/p>\n<p>Alcuni mi stavano anche ad ascoltare. Un po\u2019 li detestavo perch\u00e9 mi facevano andare fino in fondo. Ma gli altri mi mandavano al diavolo. Non me la prendevo quando accadeva. Forse li chiamavo apposta per quello.<\/p>\n<p>A quel punto Leni suon\u00f2 di sotto.<\/p>\n<p>Mi chiesi come ci sarebbe rimasta, a vedere l\u2019appartamento dove avevamo vissuto insieme per anni, con tutti quegli spazi vuoti lasciati dalle cose che si era portata via andandosene, e poi tutta la mia roba, buttata l\u00ec a prender polvere, e l\u2019insegna del Suey con la sua lettera spenta.<\/p>\n<p>La conoscevo, Leni. Sarebbe andata su tutte le furie. Anche se non viveva pi\u00f9 l\u00ec. Anche se per quel che ne sapevo si stava rifacendo una vita altrove.<\/p>\n<p>Mica ci pensavo a rifarmela, io. Di vita ne avevo una che stava su per miracolo, piena di buchi, ma me la facevo bastare.<\/p>\n<p>Aprii la porta per ascoltare i passi di Leni su per le scale.<\/p>\n<p>Certe cose non lo sai che ti mancano fino a quando non tornano indietro, quando meno te lo aspetti.<\/p>\n<p>Si era tagliata i capelli. Forse erano un po\u2019 troppo corti, ma le stavano bene.<\/p>\n<p>La immaginai sopra di me, a letto, muoversi nella luce dell\u2019insegna del Suey, con la frangetta che le sfiorava le ciglia e la pelle chiara rivestita di blu elettrico.<\/p>\n<p>Mi vergognai un po\u2019 di quel pensiero, ma era difficile mandarlo via.<\/p>\n<p>Non sapevo se abbracciarla o cosa, ma sulla porta mi disse solo \u201cChe \u00e8 successo all\u2019insegna del Suey?\u201d.<\/p>\n<p>Le risposi che era cos\u00ec da quando se n\u2019era andata. Forse suon\u00f2 un po\u2019 melodrammatico, ma certe bugie lo sono.<\/p>\n<p>Si sedette sul letto. Per un po\u2019 nessuno dei due disse un bel nulla.<\/p>\n<p>Mi sedetti vicino a lei. Ogni tanto le buttavo un\u2019occhiata.<\/p>\n<p>Aveva l\u2019aria stanca. Il taglio di capelli si rivel\u00f2 per quello che era. Non aveva nulla di sexy, era solo un modo per tagliar corto.<\/p>\n<p>Qualcuno dal ristorante buss\u00f2 alla porta.<\/p>\n<p>\u201cHai fame?\u201d, le chiesi. \u201cHo ordinato anche per te\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon sono venuta per mangiare, lo sai.\u201d<\/p>\n<p>Ma non aggiunse altro. Mica lo sapevo perch\u00e9 era venuta. Magari non lo sapeva nemmeno lei.<\/p>\n<p>Non dovevamo per forza parlare. Mi bastava stare nella stessa stanza con lei, in quella stanza. Andava bene anche se c\u2019era quell\u2019insegna da aggiustare.<\/p>\n<p>\u201cChe cosa hai preso di sotto?\u201d, mi chiese.<\/p>\n<p>Glielo dissi. Sembr\u00f2 sollevarla un po\u2019.<\/p>\n<p>Poi, mentre mangiavamo, sentimmo un bambino piangere. Veniva dal piano di sopra.<\/p>\n<p>Leni mi guard\u00f2. \u201c\u00c8 il figlio della coppia che vive di sopra\u201d, le dissi. \u201cTe li ricordi?\u201d<\/p>\n<p>Mi resi conto che non era la prima volta che lo sentivo. Erano settimane che piangeva. Mica ci avevo mai fatto caso.<\/p>\n<p>Leni annu\u00ec. Sapevo che si ricordava di quei due.<\/p>\n<p>Tante volte li avevamo sentiti litigare da sotto. E quando accadeva, restavamo in silenzio, come due bambini che ascoltano i genitori urlare uno contro l\u2019altro. Vorresti che smettessero ma trattieni il fiato per ascoltare quello che si diranno dopo. Non fai che ripeterti <em>a me non capiter\u00e0 mai<\/em>. Ma quando accade, te ne sei dimenticato da un pezzo, di quella promessa.<\/p>\n<p>Delle volte li incontravo, per le scale o gi\u00f9 in strada. Sembravano felici adesso. Mica li avevo pi\u00f9 sentiti litigare. Chiss\u00e0 se avevano sentito noi farlo, prima che Leni se ne andasse. Chiss\u00e0 se sapevano che non stavamo pi\u00f9 insieme.<\/p>\n<p>\u201cCome si chiama il bambino?\u201d, mi chiese Leni.<\/p>\n<p>Scossi la testa, senza dir nulla. Era la verit\u00e0, per una volta.<\/p>\n<p>Non l\u2019avevamo mai portato a casa, nostro figlio. Quel problema di cuore era venuto fuori che aveva pochi giorni di vita. Non aveva mai lasciato l\u2019ospedale.<\/p>\n<p>\u201cCi sono delle volte che lo sogno, sai?\u201d le dissi. Presi fiato prima di continuare. Era una bugia bella grossa e dovevo dirla senza interrompermi o lei avrebbe capito.<\/p>\n<p>\u201cSogno che siamo a letto. Io e te. E in mezzo c\u2019\u00e8 il bambino. \u00c8 blu elettrico, come l\u2019insegna del Suey. Ci guarda. Ha gli occhi spalancati e non emette un suono. Ci guarda e basta, capisci? E noi guardiamo lui.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE dopo che succede?\u201d, mi chiese lei.<\/p>\n<p>\u201cNulla. Non succede nulla. Dopo mi sveglio e non c\u2019\u00e8 nessuno. Solo io e quell\u2019insegna con la sua lettera spenta.\u201d<\/p>\n<p>Leni pos\u00f2 il suo piatto a terra. Ormai il cibo era freddo. Nemmeno io me la sentivo pi\u00f9 di mangiare.<\/p>\n<p>Si sdrai\u00f2 sul letto. Il bambino aveva smesso di piangere.<\/p>\n<p>\u201cVuoi sdraiarti qui con me?\u201d, mi chiese.<\/p>\n<p>Non sapevo se ne avevo voglia. Magari mi sentivo solo in colpa per averle raccontato del sogno. Per quello e tutte le altre frottole. Ma mi sdraiai accanto a lei. Leni si rintan\u00f2 contro di me e io la circondai con un braccio.<\/p>\n<p>Restammo l\u00ec per un\u2019ora o due, a fissare quella lettera spenta. Ogni tanto ci addormentavamo. Quando accadeva a me speravo sempre di fare quel sogno che le avevo raccontato, o qualcosa che gli assomigliasse almeno un po\u2019, tanto per rimediare alla bugia che avevo detto.<\/p>\n<p>Ma di sogni non ne facevo pi\u00f9 da un pezzo, da quando il bambino era morto.<\/p>\n<p>O da prima ancora. Da quando avevo convinto Leni a tenerlo. Da quando le avevo detto che non ci sarebbe successo nulla se avessimo fatto un po\u2019 di spazio tra di noi per accogliere qualcun altro.<\/p>\n<p>Quando pi\u00f9 tardi l\u2019insegna si spense, Leni si tir\u00f2 su e disse \u201cAndiamo di sotto ora\u201d.<\/p>\n<p>Mi prese per mano e io la seguii fuori dall\u2019appartamento, e gi\u00f9 per le scale.<\/p>\n<p>Un uomo stava abbassando la serranda del locale.<\/p>\n<p>Leni si avvicin\u00f2 e gli disse \u201cBuonasera\u201d.<\/p>\n<p>Lui non si scompose e le sorrise, rispondendo \u201cBuonasera a voi. Ma forse \u00e8 un po\u2019 tardi per dirlo, non crede?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSi ricorda di noi?\u201d, chiese lei.<\/p>\n<p>Lui scosse la testa. Chiss\u00e0 quante facce vedeva ogni sera.<\/p>\n<p>Mi chiesi cosa avrei risposto io al posto suo. Magari avrei mentito dicendo di s\u00ec.<\/p>\n<p>\u201cSi mangia bene nel suo ristorante\u201d, gli disse Leni.<\/p>\n<p>\u201cLa ringrazio.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE ci piace la sua insegna, sa?\u201d<\/p>\n<p>L\u2019uomo la ringrazi\u00f2 nuovamente. Non sembrava aver fretta di tornarsene a casa.<\/p>\n<p>\u201cLa finestra della nostra camera da letto \u00e8 proprio quella l\u00ec, accanto all\u2019insegna.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAbitate qui da molto?\u201d, chiese lui. Guard\u00f2 anche me, poi torn\u00f2 a posare gli occhi su Leni.<\/p>\n<p>Magari stava pensando che era solo una svitata, ma a vederlo dava l\u2019idea che la stesse davvero ascoltando.<\/p>\n<p>\u201cAbbiamo vissuto qui insieme per cinque anni\u2026\u201d<\/p>\n<p>L\u2019uomo attese pazientemente di ascoltare quel che restava.<\/p>\n<p>\u201c\u2026Ma ora ci vive soltanto mio marito.\u201d<\/p>\n<p>Lui annu\u00ec e poi ci sorrise. Aveva un non so che, quel sorriso. Magari era solo uno che ne sentiva tante, di storie come la nostra.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 un momento difficile. Sa come vanno certe cose\u201d, gli disse Leni.<\/p>\n<p>Lui annu\u00ec ancora.<\/p>\n<p>\u201cPensa si possa fare qualcosa per quella lettera?\u201d<\/p>\n<p>L\u2019uomo alz\u00f2 lo sguardo verso l\u2019insegna e disse \u201cHa ragione. Ci vuole del tempo per decidersi a mettere a posto le cose, vero? Ti chiedi sempre se a qualcuno importi davvero\u201d.<\/p>\n<p>\u201cA noi importa\u201d, gli disse allora Leni.<\/p>\n<p>Mi teneva ancora per mano, quando l\u2019uomo se ne and\u00f2. Mi aveva tenuto la mano per tutto il tempo.<\/p>\n<p>Avrei voluto chiederle perch\u00e9 era venuta a casa quella sera, ma lei disse solo \u201cTorniamo di sopra, vuoi?\u201d, cos\u00ec non le\u00a0chiesi nulla e la seguii su per le scale.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20299\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20299\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leni chiam\u00f2 una sera mentre rientravo dal lavoro. \u201cDevo venire a casa\u201d, disse. 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