{"id":20273,"date":"2014-06-01T18:31:11","date_gmt":"2014-06-01T17:31:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20273"},"modified":"2014-06-01T18:31:11","modified_gmt":"2014-06-01T17:31:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-lo-zio-brichet-di-laura-montagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20273","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Lo zio Brichet&#8221; di Laura Montagna"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine Nina si decise a guardare gi\u00f9. Ormai era un bel pezzo che la mamma aveva smesso di chiamarla. Poteva anche tentare una sbirciatina fuori dalle fronde dell\u2019albero sul quale stava rintanata e farsi un\u2019idea di cosa succedesse l\u00ec intorno.<br \/>\nNon c\u2019erano rumori, a parte il cinguettare dei passeri e l\u2019insistente fischio di un merlo che forse aveva il nido da qualche parte sui rami pi\u00f9 alti. Nina ispezion\u00f2 il prato, e anche quel poco di vigna che riusciva a scorgere dal suo nascondiglio. Sapeva bene che dopo pranzo cercavano sempre di affibbiarle qualche lavoretto noioso, tipo mettere in ordine la credenza o, peggio ancora, stirare e rammendare. E per questo, quando riusciva a sgattaiolare fuori di casa senza essere vista, scappava a nascondersi sul vecchio albero di amarene. Nessuno sapeva che era capace di arrampicarsi l\u00e0 sopra e alla mamma non sarebbe mai venuto in mente di alzare la testa per cercarla cos\u00ec in alto. Nina lanci\u00f2 un\u2019occhiata anche dall\u2019altra parte, al di l\u00e0 del giardino e della selva di camelie della zia, dove la casa, simile a un\u2019arcigna torre di guardia, dominava il panorama sbiadito nella luminosit\u00e0 estiva. Non un\u2019anima viva in giro. Poteva quindi lasciarsi scivolare a terra senza paura di rivelare il suo rifugio segreto e andare a piluccare un po\u2019 di uva tra i filari. Ma non appena si sporse per afferrare il ramo pi\u00f9 adatto a calarsi, un terribile urlo echeggi\u00f2 tutt\u2019intorno.<br \/>\nIl merlo vol\u00f2 via in un frullo d\u2019ali. I passeri tacquero.<br \/>\nDi scatto Nina ritrasse le braccia, come se avesse posato le palme su un cespo di ortiche, e in un attimo si addoss\u00f2 al tronco, tornando a nascondersi nel fogliame pi\u00f9 fitto. L\u2019urlo era venuto dalla casa. Nina rest\u00f2 in ascolto.<br \/>\nDopo pochi istanti intravvide il cappello grigio di suo padre che avanzava fra i filari. Riconobbe anche la testa bionda di suo fratello e poi la camicia a scacchi dello zio Vittorio, quello che la vigna la lavorava tutti i giorni. I tre uomini si fermarono poco oltre il grande albero e ognuno di loro sembrava protendersi verso la casa, stupito ed allarmato.<br \/>\n&#8211; Anna! Ma cosa \u00e8 successo? Chi \u00e8 che gridava?<br \/>\n&#8211; Era l\u2019Antonia. Devi venire subito. Hanno trovato una cosa gi\u00f9 in legnaia.<br \/>\nLa mamma. Se era venuta a cercare il pap\u00e0 fin nella vigna doveva essere successo qualcosa di brutto. Nina si fece ancora pi\u00f9 piccola dentro la chioma dell\u2019albero, ma con le orecchie ben tese.<br \/>\n&#8211; E perch\u00e9 ha gridato a quel modo? Cosa pu\u00f2 esserci di tanto terribile nella legnaia?<br \/>\n&#8211; Il <em>Brichet<\/em>, Mario. Ha trovato lo zio<em> Brichet<\/em>. Quello dell\u2019Alice.<br \/>\n&#8211;<em> Santa Mad\u00f2na<\/em>! &#8211; le grosse mani da contadino del Vittorio si alzarono al cielo. Pareva faticassero a farsi largo nelle ampie maniche a scacchi bianchi e rossi. E fu lo zio ad avviarsi per primo in direzione della casa con gli altri che si sforzavano di stargli dietro.<br \/>\nNina non rammentava di aver mai visto la sua famiglia in preda a una simile confusione e quella sorta di delirio si protrasse per tutto il pomeriggio senza che lei riuscisse a comprenderne la causa. Pensava e ripensava alle parole di sua madre, ma non era capace di dar loro un significato logico. Chi poteva mai essere questo zio <em>Brichet<\/em>? Non lo aveva mai sentito nominare prima. Sapeva dell\u2019esistenza di una zia Alice, sorella maggiore di sua mamma e della zia Agnese, la moglie del Vittorio, ma non l\u2019aveva mai conosciuta. Doveva essersi sposata molti anni prima che lei nascesse e ora viveva in una grande citt\u00e0, della quale Nina non ricordava nemmeno il nome. In famiglia ne parlavano sempre come di una un po\u2019 stramba.<br \/>\n<em>\u201cLa v\u00fcleva studi\u00e0a medesina\u2026 Pensa ti! \u2018Na dona che la fa\u2019 el dutur! \u201d<\/em> si ricordava di aver sentito dire dallo zio Vittorio.<br \/>\nLa zia Agnese aveva fatto solo le elementari. La mamma era maestra, per\u00f2 si era sposata prima di essersi mai seduta ad una cattedra. E comunque la maestra era un mestiere da femmina e nessuno aveva avuto niente da ridire. Ma il dottore era una cosa ben diversa. Nina pensava che doveva essere un po\u2019 come l\u2019avvocato. Il pap\u00e0 era avvocato, e anche suo fratello Marcello aveva cominciato a studiare per diventarlo. Per\u00f2 era difficile immaginarsi una zia che andasse in tribunale, vestita con la toga nera e la cravatta col fiocco bianco come suo padre. Figuriamoci poi se avesse avuto il camice e la borsa delle medicine! Sarebbe stata una cosa davvero strana.<br \/>\nIn casa c\u2019era un continuo movimento. Solo Marcello era riuscito a scamparsela. Con la scusa degli amici che lo aspettavano per una passeggiata era sgattaiolato via appena in tempo per non farsi coinvolgere troppo.<br \/>\nl\u2019Antonia, la domestica, quella dell\u2019urlo, non riusciva pi\u00f9 a smettere di piangere. Se ne stava in un angolo della cucina a soffiarsi il naso, ormai paonazzo a furia di sfregarlo nel fazzoletto, mentre la mamma della Nina cercava inutilmente di rincuorarla tenendole una mano sulla spalla.<br \/>\n&#8211; E io come facevo a sapere che lo avevano messo in legnaia? &#8211; si lamentava lo zio Vittorio, che ora sedeva col Mario al grande tavolo &#8211; Non potevo proprio! <em>Car Sign\u00fcr<\/em>, Che posto stupido, per nasconderlo! Stupido che pi\u00f9 stupido non si pu\u00f2!<br \/>\n&#8211; Quel baule \u00e8 sempre stato in soffitta &#8211; intervenne la zia &#8211; nella stanza in fondo, chiusa a chiave. Era il baule dell\u2019Alice, e nessuno si era mai sognato di spostarlo fino a che tu, Vittorio, l\u2019anno scorso, hai voluto fare spazio. Te ne ricordi o no di chi \u00e8 stata la bella idea?<br \/>\n&#8211; E tu pensi che lo sapevo che quell\u2019affare stava l\u00ec dentro? Non hai mai voluto che ci guardassi in quell\u2019accidenti di baule!<em> \u201cSono cose dell\u2019Alice. Devo prima domandare a lei\u201d<\/em> . Ma certo! E ora cosa ne facciamo di quel\u2026 quel coso l\u00ec? &#8211; la voce dello zio tremava alzandosi di tono &#8211; Mica possiamo buttarlo via come niente fosse! E se qualcuno lo trova cosa gli diciamo? Finiamo tutti nelle patrie galere, o anche peggio! E per colpa di\u2026 <em>di quela mata de la to\u2019 surela che la v\u00fcleva fa el dutur!<\/em> &#8211; e appoggi\u00f2 i gomiti sul tavolo nascondendosi il volto fra le mani.<br \/>\nImmobile contro lo stipite della porta che separava la cucina dal salotto, Nina cercava di non perdersi nemmeno una sillaba.<br \/>\n&#8211; Non preoccuparti, che prima di finire in galera ce ne vuole! &#8211; disse suo padre, tormentandosi i baffi biondi &#8211; Ma dobbiamo trovare un posto dove nasconderlo, dove nessuno lo possa trovare. La cosa migliore sarebbe proprio farlo sparire, distruggerlo una volta per tutte. Per\u00f2 non saprei come.<br \/>\n&#8211; Potremmo romperlo in tanti pezzi e sotterrarli un po\u2019 qua e un po\u2019 l\u00e0. &#8211; propose la zia.<br \/>\n&#8211; E certo! Cos\u00ec non appena fresi la vigna, o pianti un po\u2019 di bieta ti ritrovi un pezzo di femore in mano! &#8211; il Vittorio storse la bocca schifato &#8211; Non mi sembra una gran bella idea. Tu che ne dici, Mario?<br \/>\nIl padre di Nina stava per rispondere quando si accorse della figlia. E nel vedere una bambina di neanche nove anni che ascoltava quei discorsi con due occhi tondi e attenti, sussult\u00f2.<br \/>\n&#8211; Nina, la mamma \u00e8 un pezzo che ti cerca &#8211; le disse, con lo sguardo privo di espressione di quando non ammetteva repliche, e poi, vedendo che non sembrava affatto intenzionata ad ubbidirgli, aggiunse &#8211; Non voglio sentir niente. Va\u2019 da lei. Subito!<br \/>\nNina sospir\u00f2, abbass\u00f2 gli occhi e si volse. Ma in quel momento vide Giulio, il cugino suo compagno di giochi, seduto sul canap\u00e8, silenzioso, le mani in grembo, l\u2019aria smarrita.<br \/>\n<em>\u201cQuesto non \u00e8 proprio da Giulio\u201d<\/em> pens\u00f2 e and\u00f2 a sedersi accanto a lui.<br \/>\n&#8211; Ma tu hai capito cosa \u00e8 successo? &#8211; gli chiese.<br \/>\n&#8211; Non lo sai? Sono io che l\u2019ho trovato per primo!<br \/>\n&#8211; Davvero?<br \/>\nGiulio annu\u00ec.<br \/>\n&#8211; Avresti dovuto esserci quando ho aperto il baule. Non potevo crederci! E allora ho chiamato l\u2019Antonia perch\u00e9 lo vedesse. Chi pensava si sarebbe messa a urlare in quel modo? Anche se potevo immaginarmelo. Lo sanno tutti che \u00e8 una gran fifona, e comunque trovare uno scheletro dentro a un baule \u00e8 una cosa che spaventa.<br \/>\n&#8211; Uno scheletro? &#8211; Nina era certa di aver capito male.<br \/>\n&#8211; Gi\u00e0. il <em>Brichet<\/em>. Lo scheletro che la zia Alice si era procurata per studiare l\u2019anatomia. Il nome glielo aveva dato lei, forse perch\u00e9 non stava in piedi da solo, come uno che si \u00e8 bevuto qualche<em> brich<\/em> di troppo.<br \/>\n&#8211; Ma uno scheletro vero? Di un uomo vero? Nella nostra legnaia?<br \/>\n&#8211; Certo che \u00e8 di un uomo vero! La mamma ha detto che la zia Alice ci aveva messo cos\u00ec tanto per procurarselo, e lo aveva pagato caro e salato!<br \/>\nQuella notte Nina che, neanche a farlo apposta, dormiva proprio sopra alla legnaia, sent\u00ec armeggiare a lungo di fuori. Dalle imposte chiuse vedeva il chiarore di una lucerna, e udiva delle voci. Per\u00f2 non and\u00f2 ad aprire la finestra, n\u00e9 si mosse dal letto. Aspett\u00f2 che tutti se ne fossero andati e poi prov\u00f2 a riprendere sonno. Lo sapeva chi erano: suo padre, lo zio e forse il Marcello. Stavano cercando il modo di far sparire il povero zio<em> Brichet<\/em>. Ma che avevano deciso di sotterrarlo a mezzo metro di profondit\u00e0 proprio sotto la legna per l\u2019inverno, Nina lo seppe soltanto un paio di decenni pi\u00f9 tardi. E quella volta fu suo padre a parlargliene. Dopo tutto quel tempo era ancora convinto che la cosa migliore fosse distruggerlo perch\u00e9 non ne restasse traccia. Aver sotterrato accanto alla casa i resti di uno sconosciuto non era certo una bella cosa. Soprattutto per Giulio che adesso viveva nel terrore che i suoi due bambini potessero trovarsi a tu per tu con il <em>Brichet<\/em> durante i loro giochi, cos\u00ec come era successo a lui. Alla zia Alice nessuno aveva voluto mai dire niente e ora che aveva passato i novant\u2019anni non era certo il caso di tirarla in ballo per cose del genere.<br \/>\n&#8211; Devi occupartene tu Nina. Sei la pi\u00f9 adatta a farlo. &#8211; le aveva detto suo padre. E aveva ragione.<br \/>\nCos\u00ec una notte d\u2019estate, la Nina, il Mario, lo zio Vittorio e il cugino Giulio avevano disseppellito il vecchio<em> Brichet<\/em>. Avevano preso le sue povere ossa, ancora bianche e intatte, le avevano adagiate in una vasca da bagno di ghisa scrostata che stava chiusa nel magazzino e Nina le aveva ricoperte di acido. Dopo qualche ora del <em>Brichet<\/em> restava solo una poltiglia sporca.<br \/>\n&#8211; <em>Car Sign\u00fcr, quela mata de la me c\u00fcgnada<\/em>! &#8211; aveva sospirato lo zio Vittorio, mentre guardava il liquame che finiva nella fogna.<br \/>\n&#8211; Gi\u00e0. &#8211; disse la Nina con un mezzo sorriso &#8211; E devi ringraziare <em>quela mata<\/em> della tua nipote Nina se ti sei liberato da questo incubo. Lei ce l\u2019ha fatta a studiare medicina e a diventare dottore, mica come quell\u2019altra che ha piantato l\u00ec tutto. E senza l\u2019aiuto di un medico non sarebbe stato cos\u00ec facile procurarti l\u2019acido e sapere quanto e come usarlo.<br \/>\nLo zio scosse la testa, senza guardarla negli occhi.<br \/>\n&#8211; Ammettilo, Vittorio! Questa \u00e8 la rivincita dell\u2019Alice. &#8211; rise il Mario, dandogli una pacca sulla spalla. E poi, rivolto alla figlia, aggiunse &#8211; E\u2019 il cerchio che si chiude, mia cara dottoressa. Io sono sicuro che la passione per la medicina ti \u00e8 venuta proprio perch\u00e9 hai ascoltato le curiose storie della zia Alice. E va\u2019 l\u00e0, che un po\u2019 matta lo sei sempre stata anche tu!<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20273\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20273\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine Nina si decise a guardare gi\u00f9. 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