{"id":20262,"date":"2014-06-04T17:50:00","date_gmt":"2014-06-04T16:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20262"},"modified":"2014-06-04T17:50:00","modified_gmt":"2014-06-04T16:50:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-pietra-e-lacqua-di-raffaella-griseri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20262","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La pietra e l&#8217;acqua&#8221; di Raffaella Griseri"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019un uomo assente anche a se stesso che incespica nel suo incedere, nel suo passo incerto e interrotto, quasi un filo invisibile lo trattenga impedendogli di avanzare. Nei suoi occhi sbarrati traspare un vuoto, una distanza, occhi singolari fatti di una materia sfumata come le alghe scure e come queste capaci di guizzare e scintillare brevemente sotto la luce orizzontale di un pomeriggio d\u2019inverno. Una distanza dalla realt\u00e0 che rasenta l\u2019evaporazione, una significativa evanescenza di un animo offeso dalla vita. Un dolore che si \u00e8 compattato nel tempo ha plasmato i lineamenti contratti del suo viso, dettato incertezza ai suoi movimenti e suggerito una meticolosa ricerca dell\u2019ottundimento dei sensi per dissolvere dentro di s\u00e9 ogni volont\u00e0, ogni desiderio.<\/p>\n<p>Ma oggi ha cautamente tolto i due maglioni di lana pesante appartenuti ad un corpo pi\u00f9 giovane, acquistati ventidue anni prima, quando si era fermato il tempo, e indossato la camicia bianca delle sue limitate occasioni di uscire da quella casa con le volte cos\u00ec alte da non fargli sentire la necessit\u00e0 di spazi aperti, da contenere cos\u00ec tanta aria da fargli considerare ogni volta l\u2019indifferenza della vita che gliel\u2019aveva negata, quell\u2019aria, nell\u2019unico istante in cui ne aveva avuto bisogno. Cammina, nella sua solitudine cercata e raggiunta, rasentando i muri, rattrappito di timidezza, annichilito dal timore di imbattersi nelle realt\u00e0 altrui, in altre storie, altri pensieri e dolori, eventuali dialoghi che non potrebbe sostenere, lui che non parla da tanti, troppi anni. Non saprebbe pi\u00f9 articolare la voce, richiamarla da un passato in cui era il suo vanto, modulata e calda, sussurrata o stentorea come il caso richiedesse per mantenere alta l\u2019attenzione di una moltitudine giovane.<\/p>\n<p>La mano sinistra stretta in un pugno immobile nella tasca di un cappotto liso, ma di impeccabile taglio sartoriale, la destra, dita da ragno, appoggiata su un bastone da passeggio dal manico ricurvo. Percorre il tratto di strada pedonale fra la sua abitazione e la sede espositiva con lo sguardo abbassato sulla pavimentazione storica, concentrato sulle fughe dei lastroni in pietra di Luserna dalla superficie scabra, che hanno, una dall\u2019altra, larghezze un poco diverse e talvolta non costanti su uno stesso profilo del blocco: quest\u2019irregolarit\u00e0 lo infastidisce, come ogni altro scarto dalla regola, e ricerca allora nel disegno complessivo della pavimentazione elementi di simmetria ed ortogonalit\u00e0, bellezza e ordine che mantengano in sufficiente equilibrio il suo pensiero e respiro.<\/p>\n<p>Una giovane donna in direzione contraria, passo deciso e cappotto aperto, distratta da una vetrina, lo urta appena con la borsa. Lui contrae impercettibilmente le spalle e desidera pi\u00f9 forte di essere invisibile perch\u00e9 non si rivolga a lui per scusarsi. Lei prosegue incurante, esaudendo, inconsapevole, il desiderio dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Con gli occhi sfocati un poco oltre vede i tre gradini e poi la porta della chiesa dove ha appuntamento con un\u2019armonia che sciolga in lui una delle tante emozioni congelate. Ha ricevuto l\u2019invito. Non si sono dimenticati del vecchio professore di letteratura latina e si \u00e8 augurato, con il consueto brivido di dubbio, di permanere sempre in quell\u2019indirizzario.<\/p>\n<p>Colma, con qualche incertezza, il dislivello della gradinata ed entra nella chiesa romanica. L\u2019accoglie la consueta atmosfera raccolta e protettiva, che invita ad avanzare. Si ferma, guarda in alto l\u2019immobile grandezza che pare suggerirgli la ridicola brevit\u00e0 delle singole vite che sono entrate e poi uscite per quella porta mentre l\u2019edificato in pietra resisteva al tempo. Risponde con un cenno del capo al saluto del ragazzo incaricato della sorveglianza e apprezza, sollevato, che nessun altro sia in visita alla mostra.\u00a0 Un suono di violini, un crescendo, lo sottrae per un istante all\u2019attenzione posta sulla prima di quelle tele, senza cornice, di piccole dimensioni. Avanza trovandosi per un istante nel pulviscolo della lama di luce obliqua proiettata da una finestra alta e stretta. La pietra della pavimentazione \u00e8 ruvida, come le pareti, come la sua pelle. Ed impolverata. Le fanno contrappunto, come i violini ai violoncelli, i grandi pannelli dell\u2019allestimento di legno bianco dal disegno semplice e rigoroso. Al centro di ognuno campeggia un\u2019opera, un volto acerbo. La pittura ad olio vivida, dettagliati gli orpelli, figure bellissime, delicate e lontane richiamano il dolore acido dell\u2019assenza, i visi infantili che sta osservando lanciano il loro sguardo molto oltre la sua persona facendosene beffa, con una grazia impudente che inchioda l\u2019osservatore, lo trattiene con fili sottili che uniscono due realt\u00e0 lontane, con volute di oppio e di significato, di languida approssimazione d\u2019esistere in quella triste bidimensione. Avrebbe preferito non ravvivassero immagini che lui ricacciava agli angoli degli occhi, nel limo appiccicoso dell\u2019oblio, sotterrando il profilo della mascella, dissolvendo labbra morbide e infantili, coprendo con la mota grigia la pelle bianca con le vene azzurrine che tante volte, lei addormentata, aveva seguito, commosso dalla delicatezza e fragilit\u00e0. Non ravvivasse un amore che lui disgregava in silenzio, con dedizione meticolosa, quanto bastava per arrivare a sera senza impazzire.<\/p>\n<p>L\u2019uomo \u00e8 ora trattenuto da un\u2019acconciatura raccolta, da uno sguardo grigio un poco abbassato, da labbra socchiuse che hanno appena finito di dire. Il collo esile e le mani delicate e un poco ossute come quelle di lei, della sua bambina. L\u2019aveva attesa a lungo, poi ripagato dal suo candore e dalla sua vitalit\u00e0. Con il respiro trattenuto e una contrazione nuova sul viso si ritrova in quell\u2019acqua che vortica strappandogli dalle mani una figlia che non aveva saputo trattenere, in quell\u2019onda salata e percorsa da spine di sabbia, pi\u00f9 dura del cemento, tagliente come vetro, e pure fluida e mobile in cui si era tuffato con un unico pensiero, uscendone senza: la mente svuotata, come la sua realt\u00e0, in vita suo malgrado.<\/p>\n<p>Si sposta di lato. Quale rappresentazione aderisce all\u2019immagine della sua Lavinia? Ondate di ricordi dilagano confusi. E\u2019 un\u2019immagine lontana, sbiancata dal tempo e corrosa dalle lacrime e dai silenzi sterili con sua moglie. Le due donne della sua vita. Era mancato ad entrambe, in un caso per una puntuale incapacit\u00e0, un occasionale limite fisico, nel secondo per i vuoti impenetrabili di s\u00e9, le assenze reiterate, le fughe nella sua immobilit\u00e0 solida. Aveva smesso quel giorno di parlare, lei aveva acconsentito, conveniva forse sul fatto che non era rimasto nulla da dire. Pochi anni dopo si era arresa e aveva smesso di fingere, aveva deciso che non avrebbe aggiunto mancanza alla vita del suo uomo e preso l\u2019ultima decisione come si sceglie un sassolino bianco e levigato fra quelli tutti grigi di una spiaggia.<\/p>\n<p>Ora non sente pi\u00f9 n\u00e9 violini n\u00e9 violoncelli, i colori si confondono deformando i visi. Sente quel dolore, che si \u00e8 sforzato ogni giorno della sua vita di allontanare quanto basta per respirare, investirlo come una colata di ferro, fuso e gelido al contempo. Si sente perduto, aspirato in un gorgo di follia.<\/p>\n<p>Apre gli occhi e vede il ragazzo piegato su di lui, l\u2019espressione allarmata, i modi gentili. Li richiude.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20262\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20262\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019un uomo assente anche a se stesso che incespica nel suo incedere, nel suo passo incerto e interrotto, quasi un filo invisibile lo trattenga impedendogli di avanzare. 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