{"id":20234,"date":"2014-06-04T17:30:29","date_gmt":"2014-06-04T16:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20234"},"modified":"2014-06-04T17:30:29","modified_gmt":"2014-06-04T16:30:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-il-gambero-di-raffaele-del-re","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20234","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Il gambero&#8221; di Raffaele Del Re"},"content":{"rendered":"<p>Il gambero era un gambero di fiume, uno di quei gamberi dal corpo rossigno e i piedi chiari. La sua tana era un buco poco sotto il pelo dell&#8217;acqua, dal quale usciva ogni notte (e qualche volta anche di giorno) in cerca di piccole prede e alghe, felice a modo suo mentre scattava nell&#8217;acqua fresca e limpida.<\/p>\n<p>Oggi quel gambero \u00e8 morto da molto, molto tempo. Neanche il fiume c&#8217;\u00e8 pi\u00f9; anzi, per essere precisi, c&#8217;\u00e8 ancora, ma passa pi\u00f9 lontano; dove correva a quei tempi c&#8217;\u00e8 un grande vallone tra due colli argillosi, invaso di rovi e sambuchi. E neppure c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la ragazzina dal naso troppo adunco, che lo spiava in silenzio, piena di curiosit\u00e0, nascosta tra gli ontani e i salici.<\/p>\n<p>Doveva avere sei o sette anni, non di pi\u00f9, quella bambina dall&#8217;aria vispa, infagottata in una rozza pelle d&#8217;alce. Aveva i capelli neri e lisci, unti e spettinati, e il viso sporco di terra. E non aveva paura dei cinghiali che talvolta traversavano il bosco, n\u00e9 dei giganteschi uri le cui lotte a forza di cornate riecheggiavano a grande distanza. Solo dei lupi, d&#8217;inverno, aveva paura; ma con la buona stagione non s&#8217;avvicinavano al villaggio.<\/p>\n<p>Per tutta l&#8217;estate il gambero s&#8217;affaccend\u00f2 su e gi\u00f9 nell&#8217;acqua fresca del fiume, e per tutta l&#8217;estate la bambina di settemila anni fa l&#8217;osserv\u00f2 con incrollabile costanza, ogni volta che si rifugiava in quel luogo solitario che amava tanto. Ma sul finire dell&#8217;estate una pigna, trasportata dalla corrente gi\u00f9 dalle montagne, and\u00f2 a conficcarsi proprio nella buca che il gambero aveva scelto per tana. Accadde verso la fine d&#8217;un pomeriggio che il gambero \u2013 per sua mala sorte \u2013 aveva anticipato l&#8217;uscita notturna a caccia di piccole prede. La pigna correva gi\u00f9, a momenti rotolando sul fondo, a momenti galleggiando sul pelo dell&#8217;acqua impetuosa; e tutt&#8217;a un tratto s&#8217;incastr\u00f2 nella buca del gambero e non si mosse pi\u00f9.<\/p>\n<p>Era una pigna piccola \u2013 una pigna di pino nero, senza dubbio \u2013 e probabilmente, se il gambero fosse stato dentro, sarebbe riuscito a spingerla via, puntandosi contro le pareti della tana. Ma da fuori non riusc\u00ec ad afferrarla saldamente con le chele, n\u00e9 a spingerla lateralmente; per quanti sforzi facesse, non riusc\u00ec a riaprire l&#8217;ingresso della sua dimora. Dopo molto penare, se n&#8217;and\u00f2 rassegnato, in cerca d&#8217;una nuova tana; e Visyana lo segu\u00ec con un sorriso dolce, pieno di compassione.<\/p>\n<p>Fu allora che la bambina per la prima volta cant\u00f2. Cant\u00f2 una canzoncina da bambina, un ritmo imperfetto dedicato al gambero che aveva perso la sua casa. Parole che vennero come per caso \u2013 perch\u00e9 Visyana aveva un grande talento artistico, ma ancora nel suo mondo non c&#8217;era chi potesse guidarlo.<\/p>\n<p>Passarono gli anni. Visyana tornava sempre, quasi ogni giorno, durante la bella stagione, in quel punto del bosco. Le piaceva guardare l&#8217;acqua fresca e limpida, che s&#8217;affrettava senza sosta verso la sua meta sconosciuta. Le piaceva guardare i pesci maculati che ci guizzavano dentro. Le piaceva guardare i passerotti che zampettavano sulle rive erbose, le libellule colorate che si posavano sui ranuncoli e sulle parnassie, e persino i cuccioli di cinghiale dal loro mantello striato che venivano ad abbeverarsi saltellando. E le piaceva guardare il pino solitario, fuori posto tra gli ontani e i salici, che cresceva rapidamente, anno dopo anno, dove un tempo era stata la tana del gambero.<\/p>\n<p>Anche Visyana cresceva. Era arrivata l&#8217;et\u00e0 a cui una ragazza solitamente, secondo i costumi del villaggio, veniva chiamata da un giovanotto davanti al capo del villaggio e insieme costruivano una nuova capanna. Ma nessuno la chiamava. La natura le aveva donato un viso pulito, ma un naso troppo pronunciato. Certo non l&#8217;aiutava la sua scarsa abilit\u00e0 nel pestare i semi di avena e di farro, nel tessere il lino e le pelli: le sorelle l&#8217;avevano sempre scansata, quando c&#8217;era da provare, da imparare, perch\u00e9 volevano imparare prima loro, e Visyana, remissiva e gentile, aveva ceduto loro il passo. \u201c\u00c8 una buona a nulla\u201d dicevano le madri ai loro figli giovanotti.<\/p>\n<p>Era giunta ormai la ventesima primavera: era gi\u00e0 tardi per sposarsi, secondo i criteri del villaggio. Ma lei non ci badava: tornava sulla riva del fiume, sotto il pino che aveva visto nascere, e cantava con la sua voce d&#8217;angelo canzoni che lei sola conosceva; e nel cantare le pareva di dimenticare ogni pena, di fondersi al mormorio eterno della corrente, di diventare un essere nuovo, leggero leggero, che spiccava il volo sopra le sterminate foreste in mezzo alle quali l&#8217;uomo era ancora una presenza rara.<\/p>\n<p>Quasi a specchio della sua, anche il pino che tanto amava pareva aver incontrato una vita difficile. Il terreno cedevole aveva inclinato il tronco, le bufere d&#8217;inverno avevano spezzato i rami, gli alberi vicini, allargando le loro fronde vigorose, quasi lo soffocavano. E, com&#8217;era accaduto a lei, anche lui sopportava paziente e tenace; il fusto s&#8217;era piegato a S, ma non avevo perso la via per puntare al cielo.<\/p>\n<p>Quella primavera accadde un fatto nuovo, che riemp\u00ec Visyana di gioia. Una cicogna \u2013 forse una cicogna giovane, che metteva su casa per la prima volta \u2013 scelse proprio quel pino per costruirvi il proprio nido.<\/p>\n<p>Visyana non aveva smesso, di tanto in tanto, di rievocare nelle sue canzoni il gambero che aveva perso un giorno la sua tana. Poteva sapere quel gambero che la sua tana perduta avrebbe un giorno dato sostegno alla casa d&#8217;una cicogna?<\/p>\n<p>No, certo, non poteva saperlo. Ma che bello \u2013 pens\u00f2 lei \u2013 che bello quest&#8217;avvicendarsi di creature, quest&#8217;eredit\u00e0 non annunciata, con la quale due animali che non s&#8217;erano mai incontrati e, se si fossero incontrati, si sarebbero considerati nemici, s&#8217;erano invece passati l&#8217;uno all&#8217;altra un dono amichevole.<\/p>\n<p>Visyana cant\u00f2 anche della cicogna, con le parole imperfette del suo linguaggio primitivo: cant\u00f2 del gambero e della cicogna. E cantare di quei due le faceva sperimentare una liberazione strana, un&#8217;apertura alle promesse ancora confuse del futuro.<\/p>\n<p>Fu quell&#8217;anno che, per la prima volta, Visyana insegn\u00f2 ai bambini del villaggio una delle sue canzoni. Visyana amava i bambini e rivolgeva loro sempre un sorriso, una parola dolce. E i bambini accolsero con entusiasmo la novit\u00e0 della canzone sul gambero e la cicogna, e impararono con lei a cantare tutti in coro.<\/p>\n<p>Le sorelle ripresero a interessarsi di Visyana. Molti di quei piccoli erano i loro figli, ed esse chiedevano: \u00abMa dove hai scoperto il segreto di questi canti? Forse te l&#8217;hanno rivelato le ninfe del fiume?\u00bb<\/p>\n<p>Visyana sorrideva e scuoteva il capo. Ma qualcosa di vero c&#8217;era, in fondo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec la sua vita prese un nuovo corso. Ancora andava spesso al fiume; ma il suo canto era meno malinconico, pi\u00f9 ricco d&#8217;aspettative verso un futuro che gi\u00e0 mostrava d&#8217;avverarsi in modo diverso \u2013 ma non peggiore \u2013 di quel che aveva immaginato.<\/p>\n<p>Al principio dell&#8217;estate, mentre cantava sul ciglio del fiume, il cuore le si sciolse in una sensazione nuova. Il cielo aveva una sfumatura inusuale, quell&#8217;azzurro vivo ma non acceso che si mostra sul finire del pomeriggio, in certe giornate speciali. I giunchi e le erbe palustri tutt&#8217;attorno al fiume traboccavano di fiori, e altri fiori occhieggiavano tra l&#8217;erba e qua e l\u00e0 su alcuni alberi. Il cinguettio delle cince, lo stridere delle rondini, i lievi mormorii della corrente e del vento, tutto pareva al cuore di Visyana accompagnare come una musica il suo cantare. Allora guard\u00f2 in alto, verso il cielo, ed ebbe la certezza che qualcuno, da lass\u00f9, la guardava benevolo.<\/p>\n<p>A lui s&#8217;indirizz\u00f2 il suo canto, a mo&#8217; di preghiera; e non era ben consapevole neppure lei di che cosa chiedesse. Poi volle offrire qualcosa di suo, per quella preghiera. Aveva con s\u00e9 un frammento d&#8217;un vaso rotto, che usava a volte per scavare la terra in cerca di rape e carote. Su quel vaso, con un sasso appuntito, incise un rozzo disegno, il disegno d&#8217;un gambero e d&#8217;una cicogna. Aveva fatto altre volte quel disegno sull&#8217;argilla morbida del fiume; sempre veniva imperfetto, e anche stavolta venne imperfetto, ma riconoscibile. Del resto, era una ragazza di settemila anni fa, nessuno mai le aveva insegnato la tecnica del disegno; aveva solo talento artistico, tutto qua. Con un ultimo sguardo al cielo, seppell\u00ec nell&#8217;argilla quel coccio decorato, come fosse un&#8217;offerta votiva.<\/p>\n<p>Visyana non disegn\u00f2 mai pi\u00f9, in vita sua, anche se continu\u00f2 sempre a cantare e a insegnare il canto ai bambini. Ma fu esaudita nel suo desiderio pi\u00f9 profondo, perch\u00e9 quell&#8217;inverno un cacciatore del villaggio vicino \u2013 sviato da una gran bufera improvvisa \u2013 chiese ospitalit\u00e0 alla sua famiglia. Era un giovanotto che aveva una grande passione per il flauto; e quando la ud\u00ec cantare cap\u00ec subito che al suo fianco doveva esserci lei.<\/p>\n<p>Questa per\u00f2 \u00e8 un&#8217;altra storia, e qui non sar\u00e0 raccontata. Devo solo dirvi, per concludere, quel che accadde al coccio sepolto nell&#8217;argilla.<\/p>\n<p>Lo trov\u00f2, settemila anni pi\u00f9 tardi, un ragazzo di quindici anni, che andava a raccogliere more nel macchione cresciuto dove un tempo correva il fiume. Il coccio lo incurios\u00ec e lo fece vedere alla sua insegnante d&#8217;arte; insieme andarono al museo. E cos\u00ec quel coccio \u2013 per l&#8217;eccezionalit\u00e0 d&#8217;un graffito cos\u00ec antico \u2013 sta in bella mostra in una teca dedicata, al centro d&#8217;una sala del museo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20234\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20234\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gambero era un gambero di fiume, uno di quei gamberi dal corpo rossigno e i piedi chiari. 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