{"id":20225,"date":"2014-06-02T19:05:52","date_gmt":"2014-06-02T18:05:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20225"},"modified":"2014-06-02T19:05:52","modified_gmt":"2014-06-02T18:05:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-una-delle-tre-di-marina-casali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20225","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Una delle tre&#8221; di Marina Casali"},"content":{"rendered":"<p>Una delle Tre<\/p>\n<p>Prima<br \/>\nSuo padre aveva un\u2019azienda agricola vicino a \u2026.. Era passato tanto tempo da allora, da quelle estati calde e spensierate.<br \/>\nC\u2019erano una volta tre sorelle che studiavano a Roma, un padre che faceva su e gi\u00f9 dalla capitale (anche se, di fatto, per due terzi dell\u2019anno l\u2019azienda la portava avanti il fattore) e una madre casalinga. Come finivano le scuole, la famiglia si trasferiva in campagna; quattro mesi pieni perch\u00e9 il padre le portava via prima della fine dei lunghi mesi di studio e se la prendeva comoda a riportarle in citt\u00e0. Il primo giorno di scuola iniziava senza di loro che, con calma, arrivavano a met\u00e0 ottobre dopo aver aiutato per la vendemmia. La strada ingoiava la vecchia Lancia Flavia e le bambine guardavano indietro le stradelle di terra sparire dal lunotto posteriore, con i campi brulli, gli alberi tinti di giallo, nel respiro l\u2019odore della prima legna messa ad ardere. Il viaggio durava non meno di due ore e sempre una delle gemelle si sentiva male sulle curve della strada statale Flaminia. Fatalit\u00e0 l\u2019avevano chiamata proprio con quel nome l\u00ec: Flaminia, che a un certo punto implorava di fermarsi perch\u00e9 doveva \u201cgomitare\u201d. La mamma le teneva la fronte, una presa fresca e asciutta. Poi il viaggio riprendeva nel pi\u00f9 assoluto silenzio. A nessuno andava di tornare, ma gli studi si facevano l\u00ec, in quella citt\u00e0 lontana, della quale erano originari.<br \/>\nQuando la primavera volgeva finalmente al termine e l\u2019aria profumava gi\u00e0 d\u2019abbandono, la casa di citt\u00e0 finiva a soqquadro in vista della lunga villeggiatura, tutto poteva servire e ci\u00f2 che si abbandonava pareva perso per sempre. La macchina ripartiva, carica di femmine e di bagagli nel baule posteriore e agganciati al portapacchi del tettuccio. L\u2019atmosfera gioiosa ed eccitata, Flaminia che chiedeva di poter \u201cgomitare\u201d, ma si sbrigava perch\u00e9 anche lei non vedeva l\u2019ora di arrivare. Arrivare nel luogo pi\u00f9 amato del mondo, per restare e far durare i giorni il pi\u00f9 a lungo possibile. Le strade si restringevano, sparivano le strisce bianche al centro della carreggiata, l\u2019asfalto si faceva pi\u00f9 chiaro e poi pieno di buche per via del passaggio dei trattori a cingoli, poi terminavano e la Flavia si inerpicava per la salita cavalcando un tratturo di breccia e sbuffi d\u2019erba. Di lontano, dopo l\u2019ultima curva, appariva finalmente alla vista la collina con la casa colonica in cima e la pineta tutt\u2019intorno. Le bambine ridevano e scalpitavano, la macchina scoppiava di felicit\u00e0 e d\u2019impazienza, il padre alla guida rideva sotto i baffetti, la madre gi\u00e0 preparava la borsetta, pronta per scendere e prendere possesso dei mesi pi\u00f9 belli dell\u2019anno.<br \/>\nL\u2019aria si sollevava di polvere. Pap\u00e0 accelerava sempre per poi frenare proprio nel mezzo dell\u2019aia assolata e suonava il clacson. Allora scendeva Maria che attendeva gi\u00e0 sulla loggia; non c\u2019erano telefoni, ma lei ugualmente sapeva che saremmo arrivati proprio in quel momento. Ci sentiva da lontano. E la prima cosa che facevamo, una volta scese dall\u2019auto, era correre verso di lei e saltarle al collo in lunghi abbracci appiccicosi di sudore. Poi sparivano, Maria e la mamma, e tutto finiva a posto, negli armadi in attesa, nella casa che finalmente respirava le nostre vite.<br \/>\nLa madre era unicamente intenta alle attivit\u00e0 casalinghe, arricchite delle passeggiate fino all\u2019orto per tornarne con verdure sporche della terra argillosa di quelle parti. Le tre sorelline erano affidate ai figli del fattore e di Maria, appena un po\u2019 pi\u00f9 grandi, ma molto pi\u00f9 responsabili dei coetanei di citt\u00e0. La maggiore, Aurelia, si trascinava dietro le gemelle ovunque si muovesse. Il padre si alzava all\u2019alba, gli stivali pestavano il corridoio strusciando il pavimento con il tacco, la porta cigolava, poi i passi s\u2019allontanavano e sparivano per lasciare la mattina al suo usuale silenzio rotto solo dai cinguettii degli uccelli. Qualche minuto e il trattore si metteva in moto e s\u2019allontanava dalla rimessa.<br \/>\n\u00b0 \u00b0 \u00b0<\/p>\n<p>Poi<br \/>\nL\u2019asfalto \u00e8 arrivato a lambire la Propriet\u00e0. Una macchina piccola e potente si arrampica per la salita che il conducente conosce a memoria, anche se son passati tanti anni che pare una vita intera. Pare non sia cambiato nulla, solo i rovi che graffiano le mura di un casolare abbandonato. Prima dell\u2019ultima curva l\u2019auto si ferma. Un bottone, e cala il finestrino, l\u2019aria profuma di buono e risveglia ricordi antichi. Una donna avanti negli anni tira il freno a mano e decide di scendere. Fa qualche passo lasciando la portiera aperta e le chiavi nel quadro. Nessuno ruber\u00e0 niente, scrolla le spalle in un sospiro di sollievo, qui non pu\u00f2 succeder nulla di male. Entro quei confini c\u2019era il suo mondo, pensa ricordando, con quel muro invisibile che proteggeva da ogni pericolo umano, che poi da quelli l\u2019avevano messa in guardia i suoi genitori. Per un attimo un rumore oscura il cielo: \u00e8 il battito di migliaia di ali, gli storni che si preparano a ghermire l\u2019oliva quasi matura. I piantoni son carichi di frutti e spettinati dall\u2019incuria degli anni. La donna guarda il cielo e gli uccelli sono cos\u00ec tanti che non si capisce pi\u00f9 dove inizino n\u00e9 dove finiscano. \u00c8 un rumore sordo quello sbatter d\u2019ali che nel silenzio pare cos\u00ec vicino che ti vien quasi l\u2019istinto di abbassare la testa. Poi passa e c\u2019\u00e8 di nuovo il cielo. Azzurro come d\u2019ottobre. E il silenzio e tanta nostalgia che si aggruma nel palato e punge gli occhi.<br \/>\nNon devo piangere, non posso permettermelo, non devo. Adesso risalgo in macchina faccio marcia indietro e torno di dove son venuta.<br \/>\nHa imparato con gli anni a indossare una muta di protezione, di quelle pesanti che indossano i ricercatori degli oceani. Solo le pinne si dimentica sempre, quelle che le permetterebbero di nuotare via pi\u00f9 veloce. E non \u00e8 la sua natura. Si regala ancora qualche momento d\u2019illusione.<br \/>\nSarebbe bello che arrivassi a piedi per sorprendere Maria, sicuramente intenta a lustrare i fornelli della cucina economica per poi ricominciare da capo quando si far\u00e0 buio e preparer\u00e0 la cena. Salir\u00f2 le scale e camminer\u00f2 piano sulla loggia evitando di inciampare sui vasi dei gerani e poi busser\u00f2 alla porta e lei spalancher\u00e0 gli occhi per la sorpresa e poi mi far\u00e0 accomodare come ci fossimo viste appena il giorno prima. E parleremo del mondo e lei mi regaler\u00e0 le sue perle di saggezza, semplicemente, senza comprendere appieno quanto ne far\u00f2 tesoro.<br \/>\nQuando la vita le aveva rese tanto mature da camminare sui propri passi, le strade delle tre sorelle si erano separate. I genitori non sarebbero mai pi\u00f9 tornati a Roma. Una si sarebbe dedicata alla libera professione in tempi in cui ancora ci si poteva credere. Aveva fatto nascere tanti bambini, tutti i figli che non aveva poi avuto perch\u00e9 degli uomini non si era mai fidata. L\u2019altra aveva cercato l\u2019amore per tutta la vita, poi un giorno era tornata a bussare alla casa paterna. Entrando era inciampata in una delle creazioni della madre che si era scoperta artista una volta assolto il compito materno. Li avrebbe accuditi, tutti e due, fino alla morte; come una madre la prole aveva rimboccato loro le lenzuola, ogni sera, appena dopo il calare del sole. Fino all\u2019ultimo giorno dell\u2019una e poi dell\u2019altro, che alla moglie non voleva sopravvivere troppo a lungo. La terza sorella aveva avuto un matrimonio felice. Cos\u00ec si diceva di chi si era rimboccato le maniche e aveva lavorato invece che crogiolarsi dopo il fatidico \u201cs\u00ec\u201d detto in un\u2019altra lingua: s\u00ec, lo voglio, lavoreremo insieme alla nostra nuova famiglia. Aveva avuto quattro figli, un maschio, una femmina e poi due gemelli, di sesso diverso. Fino a che erano stati piccoli, i bambini venivano portati a rallegrare ancora la vecchia casa di campagna, poi la vita e la lontananza avevano anestetizzato quell\u2019appartenenza. Fino alla prima e poi la seconda telefonata. Madre e padre: i nonni si erano addormentati tutti e due della morte dei giusti.<br \/>\nMa s\u00ec, la macchina la lascio qui, non c\u2019\u00e8 anima viva in giro. Da qui all\u2019aia erano cento e trentaquattro passi, li avevamo contati una volta per scommessa. Il muro che contiene il giardino sta per scoppiare premuto dalle radici dei pini, i rami secchi pendono come mani di scheletri, l\u2019aia \u00e8 stranamente pulita, liscia e scopata, bianca come la ricordavo. La casa di Maria ha tutti i vetri rotti di sassi lanciati da balordi. Il nostro casale \u00e8 pieno di crepe, alcune bolle d\u2019intonaco sono scoppiate\u2026<br \/>\nLa donna si fruga nella tasca del giaccone, tira fuori due chiavi legate insieme da un curioso groviglio di chiodi per i ferri di cavallo, una creazione del padre. La chiave pi\u00f9 lunga apre il portoncino d\u2019ingresso, la seconda, pi\u00f9 piccola, la porta d\u2019entrata alla vera a propria abitazione. Quando erano tutti pi\u00f9 giovani, la casa era accessibile a chiunque desiderasse abbassare le maniglie ed entrare. Una delle tre sorelle di allora spinge il portoncino che struscia pesantemente a terra. Il cotto a terra \u00e8 lucido, ottima qualit\u00e0, pensa la donna, resiste oltre le generazioni. Qualche gradino e subito nota che il secondo uscio \u00e8 appena socchiuso, lo spinge con un lieve senso di soffocamento; \u00e8 tutto in ordine, come congelato in un\u2019epoca che non sa ben individuare. Un\u2019occhiata di sguincio alla grande cucina sulla destra ed entra nella grande sala in cui si svolgeva la vita comune. Ci sono due vecchi divani, il tavolone da pranzo con le sedie intorno e la poltrona Frau, uno dei primi modelli, che all\u2019epoca aveva gi\u00e0 un mollone sgangherato che comprimeva la natica sinistra. Si guarda intorno, da uno scuro mancante e da altri in bilico su cardini arrugginiti penetra la luce giusta perch\u00e9 lei possa immaginare d\u2019essere in quell\u2019epoca ideale del loro passato.<br \/>\nDopo tutta la mattina sul trattore pap\u00e0 riposava un poco dopo pranzo, poi il pomeriggio lo dedicava a noi, ci faceva giocare ogni giorno, quei giochi che in fondo lasciavano dietro anche un insegnamento di vita. E la mamma, la mamma sempre in ombra, che alla fine il lavoro grosso per noi tutti l\u2019aveva lei sulle spalle, ma non ce lo ricordava mai. Solo crescendo avremmo capito\u2026<br \/>\nLa donna si siede sulla vecchia poltrona, il mollone la sbilancia da una parte, sorride. Si appoggia alla spalliera, vi abbandona la nuca. Si addormenta. E sogna. O forse pensa solo intensamente. Mamma e pap\u00e0 al tavolo seduti insieme, ognuno con le proprie parole crociate apparecchiate davanti, e le tazze di t\u00e8 bollente vicino. Pap\u00e0 risolveva gli schemi pi\u00f9 difficili, poi qualche volta si scambiavano suggerimenti.<br \/>\n\u201cVasto altopiano del Tagikistan\u2026\u201d<br \/>\nLa moglie \u00e8 assorta sull\u2019ultima definizione di un rebus.<br \/>\n\u201cVasto altopiano del Tagikistan?\u201d ripete il marito innervosito di quella lacuna improvvisa; lo sa benissimo, perch\u00e9 non lo ricorda pi\u00f9 \u2026?<br \/>\nLa donna sulla poltrona sorride a questa sua fantasia. Sente una lacrima scivolarle di lato. Apre gli occhi e li vede: son l\u00ec, tutti e due, seduti al tavolo, lui a capotavola e lei vicina alla sua sinistra, la matita sollevata pronta a scrivere la soluzione.<br \/>\nLi vede realmente e annusa i loro odori.<br \/>\nQuel profumo di acqua di rose della mamma e l\u2019odore dolciastro del tabacco da pipa.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20225\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20225\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle Tre Prima Suo padre aveva un\u2019azienda agricola vicino a \u2026.. 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