{"id":20208,"date":"2014-06-04T17:24:28","date_gmt":"2014-06-04T16:24:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20208"},"modified":"2014-06-04T17:24:28","modified_gmt":"2014-06-04T16:24:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-le-ciliegie-magiche-di-agnese-poci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=20208","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Le ciliegie magiche&#8221; di Agnese Poci"},"content":{"rendered":"<p>Il pantalone di jeans blu, la maglietta a maniche corte gialla con il volto di un pagliaccetto, le immancabili scarpe ortopediche a occhio di bue. La mamma mi aveva agghindata per la festa. Non potevano mancare le trecce, che raccoglievano i lunghi capelli castani, ribelli protagonisti dell\u2019estate appena conclusa. Uno zainetto compatto, con penne, colori e quaderni, da mettere sulle spalle per il mio primo giorno di scuola. Ricordo nitidamente ogni dettaglio di quella giornata.<br \/>\nL\u2019emozione di mia madre che mi accompagnava, mano nella mano, alla scuola elementare che avrei frequentato. Un posto buio, grigio, che solo a guardarlo avrebbe fatto passare la voglia di trascorrerci qualche ora a qualsiasi essere vivente.<br \/>\nTanti bambini irrequieti che piagnucolavano attaccati alle gambe dei pap\u00e0 perch\u00e9 non volevano stare in quel posto nuovo, cos\u00ec diverso dall\u2019asilo. Per fortuna c\u2019erano le mamme, pronte a sacrificare le proprie lacrime per convincere i figli a non versarne pi\u00f9. Erano strani, per me, quei bimbi. In fondo, non sapevo (ancora) cosa ci fosse di strano in quel posto. Perch\u00e9 piangere per un posto in cui ci sono tanti bambini e colori e fogli su cui scarabocchiare?<br \/>\nRaccomandazioni, abbracci, carezze. I gesti d\u2019affetto si sprecavano tra genitori, nonni e figli.<br \/>\nUna signorina ci raggrupp\u00f2: la maestra Anna Maria ci accompagn\u00f2, in fila per due, lungo un corridoio soleggiato. Il serpentone si \u00e8 fermato dinanzi ad una porta con un disegno colorato, con quella che avrei saputo solo dopo essere una scritta, \u201c1\u00b0 C\u201d, contornata di fiori, erba e api. La porta era color pastello, liscia, con una maniglia dorata. Una volta aperta, ci svel\u00f2 un mondo nuovo, col quale quel gruppo di 25 bambini avrebbe avuto a che fare per i successivi cinque anni.<br \/>\nLa stanza non era molto luminosa n\u00e9 grande, ma quando il sole filtrava dalle ampie finestre, attraverso le fronde degli alberi piantati in giardino, l\u2019aula si riscaldava. Le finestre aperte facevano entrare un\u2019insolita aria settembrina, giovane come le vite che si accingevano a imparare ogni giorno qualcosa di nuovo in quella stanza.<br \/>\nIl valzer del pulviscolo, intravisto nella luce, ci guidava verso i banchi, uno per ognuno. Come tutti gli altri, il mio era verde prato, con una banda nera in alto per sistemare penne e matita, gomma e temperino.<br \/>\nLa nostra curiosit\u00e0, fatta di gridolini e irrequietudine, ci portava a sbirciare ovunque. Sotto i banchi, si scatenava la guerra tra le gomme da masticare appiccicate al legno e le merende per la ricreazione, prosciutto cotto e nutella, cornetti alla crema e salatini.<br \/>\nLe sedie, dalla seduta e dalla spalliera in legno, sembravano non trovare pace, dondolavano sempre sul pavimento dalle mattonelle pintiate. 25 banchi e una cattedra, con una sedia pi\u00f9 comoda, con i braccioli, per la nostra maestra.<br \/>\nEravamo tutti sorridenti, felici, per il primo giorno ancora nei nostri vestiti colorati. Tutti unici perch\u00e9 diversi. C\u2019erano i capelli ricci di Maria Antonietta, la maglietta rosa di Luana, il ciuffo ribelle di Lorenzo, gli occhi mare di Rudy, con la pelle ancora scura, prova che l\u2019estate era appena finita. E sarebbe stata l\u2019ultima scanzonata della nostra infanzia.<br \/>\nLo avremmo capito dopo pochi istanti.<br \/>\n\u00abAllora, bambini, prendete i vostri quaderni\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMaestra, quando disegniamo?\u00bb<br \/>\n\u00abDisegnare? Ma qui siete per imparare a leggere e scrivere!\u00bb<br \/>\nScusa, ma che scherzo \u00e8 questo? Come, qui non siamo venuti per disegnare? La mamma mi ha comprato i pastelli e le matite colorate per i miei disegni! E ora, come faremo\u2026dovevo disegnare una grande casa, con il fumo che esce allegro dal comignolo, con un sole giallo che sbuca dall\u2019angolo e la mia gattina con la coda all\u2019ins\u00f9\u2026e ora, cosa faremo?<br \/>\n\u00abBambini, ora state calmi\u2026\u00bb Pallida in viso, la maestra era in crisi e noi troppo scalmanati. Quella frase aveva sconvolto la classe, e a pensarci oggi, non doveva essersi ancora abituata a quel marasma, tipico delle prime ore in classe. Era giovane, aveva gi\u00e0 insegnato, ma ogni primo giorno di scuola \u00e8 una storia a s\u00e9. In classe c\u2019era chi piangeva, chi scappava nell\u2019aula senza sosta. C\u2019era addirittura Mario che, seduto in fondo alla stanza, aveva preso il suo giubbino dall\u2019appendiabiti per andare via. Nel tentativo di fermare quella corsa impazzita, la maestra si era beccata anche un morso da Monica.<br \/>\nMaestra, ma che pretendevi? Con poche parole hai infranto i nostri sogni. Ci vedevamo gi\u00e0 chini sui banchi a scambiarci colori e tu che fai? Ci dici che dobbiamo leggere e scrivere\u2026Che poi, che voleva dire? Nessuno di noi lo aveva capito. Era tesa, la maestra, ma all\u2019improvviso sorrise e rivolgendosi a noi, piccoli demoni, disse: \u00abBambini, facciamo un gioco?\u00bb<br \/>\nSe fosse ( avesse) nevicato di botto non ci sarebbe stato quel silenzio. Nella stanza si sent\u00ec il cinguettio degli uccelli, ma solo per pochi istanti: eravamo tutti nuovamente euforici. La maestra aveva usato quella parola che noi conoscevamo, \u201cgioco\u201d, facendo tornare la serenit\u00e0 nella stanza.<br \/>\n\u00abBambini, spostiamo in silenzio tutti i banchi e le sedie. Spostateli, ma pian\u2026\u00bb Lo stridore dei piedi ferrosi dei banchi copr\u00ec le parole della maestra, consapevole che si sarebbe sentito un casino, nonostante la sua raccomandazione.<br \/>\n\u00abOra sediamoci a terra. Conosciamoci un po\u2019. Per ricordarmi di voi, user\u00f2 dei disegni.- disse andando alla lavagna, mentre tutti incrociavano le gambe all\u2019indiana, occupando piccole porzioni di pavimento. \u2013 Io sono la maestra Anna Maria \u2013 disse. Poi, chiedendo ai primi due bimbi in cerchio \u2013 Voi come vi chiamate?\u00bb<br \/>\n\u00abMarco\u00bb disse uno, poi, di seguito l\u2019altro \u00abStefano\u00bb. Entrambi arrossirono.<br \/>\n\u00abCiao, Marco, ciao, Stefano! Benvenuti! Siete diventati rossi, per cui per me sarete delle ciliege\u00bb, che disegn\u00f2 sulla lavagna. Ma accanto alle ciliegie, quella furbacchiona della maestra svolazz\u00f2 col gesso a mo\u2019 di bacchetta magica, scrivendo il nome dei gemellini Mitrugno.<br \/>\n\u00abMaestra, cosa sono quelle cose?\u00bb<br \/>\n\u00abQuesti sono i nomi di Marco e Stefano.\u00bb<br \/>\nRicordo che ci guardammo tutti a lungo, stupiti dalla magia che la maestra aveva appena fatto.<br \/>\nSorrise. \u00abBambini, questo significa imparare a leggere e scrivere: imparare a fare delle magie, trasformare le persone, gli oggetti, tutto quello che fa parte della nostra vita in tante piccole letterine, proprio come avviene nelle pozioni magiche. Un po\u2019 di questo, un po\u2019 di quello e sarete anche voi dei maghi.\u00bb Tutti gli sguardi erano concentrati su di lei. Aveva catturato la nostra attenzione. \u00abVi va di imparare a fare queste magie?\u00bb<br \/>\nAbbiamo cominciato tutti quel giorno, e alcuni di noi ancora non smettono di stupirsi per le meraviglie che la magia di scrivere e leggere regala.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_20208\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"20208\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pantalone di jeans blu, la maglietta a maniche corte gialla con il volto di un pagliaccetto, le immancabili scarpe ortopediche a occhio di bue. 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