{"id":19987,"date":"2014-05-29T11:05:36","date_gmt":"2014-05-29T10:05:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19987"},"modified":"2014-05-29T11:05:36","modified_gmt":"2014-05-29T10:05:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-lucy-jane-butler-di-claudio-mellone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19987","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Lucy Jane Butler&#8221; di Claudio Mellone"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLucy Jane Butler \u2013 Scomparsa\u201d era scritto su un volantino attaccato alla trave orizzontale posta sopra le scale che, dall\u2019esterno, conducevano ai binari della stazione metro Osnaghi. Al centro del foglio c\u2019era la foto di una ragazza e, pi\u00f9 in basso, l\u2019appello. \u201cLucy non d\u00e0 pi\u00f9 notizie di s\u00e9 da sabato 28 maggio. \u00c8 stata avvistata per l\u2019ultima volta verso le 23:30 alla stazione Osnaghi, sola e in stato confusionale, senza soldi n\u00e9 cellulare. Portava una lunga gonna color lilla e un top nero senza spalle. Lucy parla solo inglese e conosce poco la citt\u00e0; ha 37 anni, \u00e8 alta 162 cm e ha in testa lunghi dreadlocks rossi. Ha una rosa tatuata sulla schiena, sotto al collo. Chiunque abbia notizie di lei chiami Betty\u201d. Seguiva un numero telefonico.<\/p>\n<p>Lo spazzino della mattina, dopo aver ramazzato i gradini e aver dato un primo sguardo distratto all\u2019annuncio, risal\u00ec la scala e si mise a leggerlo con attenzione.<\/p>\n<p>\u201cQuante ne ho viste, io\u201d pens\u00f2 \u201cdi queste tipe in stato confusionale! Eccone un\u2019altra. Ma poi l\u2019et\u00e0: 37 anni, come me! Io che mi alzo prima dell\u2019alba per portare a casa la pagnotta, e loro che escono a quell\u2019ora dalle discoteche. Vai a capire dove si sar\u00e0 cacciata, questa qua. Comunque, individui cos\u00ec non \u00e8 un male che spariscano: non lavorano, non hanno voglia di fare un cazzo. Nessuno ne sentir\u00e0 la mancanza\u201d.<\/p>\n<p>Lo spazzino riprese a salire le scale; poi si volt\u00f2 indietro e guard\u00f2 di nuovo il foglio.<\/p>\n<p>\u201cMa come avranno fatto a metterlo lass\u00f9? Di sicuro qualcuno \u00e8 salito sulle spalle di qualcun altro\u201d.<\/p>\n<p>Erano le quattro di mattina. I cancelli della metro si aprirono e sulle scale passarono i primi pendolari. I loro occhi vaghi si soffermavano sull\u2019avviso. Fuori, la piazza si stava riempiendo delle bancarelle del mercato. Una signora mattiniera, che all\u2019alba aveva gi\u00e0 fatto la sua spesuccia, scese le scale una alla volta, tenendosi al corrimano. Not\u00f2 l\u2019annuncio e lo lesse.<\/p>\n<p>\u201cPovera ragazza\u201d pens\u00f2 \u201coggi questi giovani non sanno pi\u00f9 dove andare; sono persi, persi; noi, ai nostri tempi, avevamo le idee pi\u00f9 chiare: anche perch\u00e9 mica c\u2019era tanta scelta! Povera ragazza. Speriamo stia bene, che la ritrovino in fretta, che non le sia successo niente di brutto. Chiss\u00e0 dov\u2019\u00e8 finita, povera ragazza\u201d.<\/p>\n<p>Col trascorrere della mattina la scala si affollava sempre pi\u00f9, la gente saliva, scendeva e si sfiorava frettolosa. La stazione Osnaghi era uno snodo fondamentale della citt\u00e0, vi si incrociavano le linee pi\u00f9 importanti dei trasporti pubblici: era una stazione di scambio, un fulcro per il quale transitavano tutti. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi che Lucy Jane Butler fosse stata vista per l\u2019ultima volta proprio l\u00e0.<\/p>\n<p>Le ore passarono, gli uffici si svuotarono. Un giovanotto al primo giorno di lavoro in banca, vestito di tutto punto e con al collo una cravatta bella ma male annodata, scendeva le scale della stazione con la sua ventiquattrore vuota in mano. Not\u00f2 il foglio attaccato alla trave: lo lesse attentamente e poi pass\u00f2 oltre, ma non fece in tempo ad arrivare al binario che la sua testa si inond\u00f2 di pensieri.<\/p>\n<p>\u201cLucy Jane Butler. Lucy Jane. Lucy. Il nome non mi dice niente, ma quel viso mi pare di averlo gi\u00e0 visto. Quegli occhi azzurri\u2026 non si dimenticano mica facilmente! E quei capelli rossi! Dicono che le rosse stiano scomparendo. \u00c8 un peccato, io adoro le rosse. E chi dice che puzzano \u00e8 un miserabile, uno che non \u00e8 mai stato con una rossa o uno che ha la merda nel naso. Che belle le rosse! Lucy. Deve essere una del giro dello Stax. Ci sar\u00f2 stato un milione di volte, allo Stax: magari l\u2019ho vista l\u00ec. Ma chi si ricorda\u2026 Con tutta la roba che mi sono ingollato! Erano belle le nottate allo Stax. Parlavo un po\u2019 con tutti, si facevano amicizie facili. E se c\u2019era una rossa in giro, mi buttavo subito a ballare dietro di lei. Che tempi! Lucy? Ho mai conosciuto una Lucy? Boh, forse. Allo Stax c\u2019era gente di mezzo mondo. Comunque, che strana sensazione. Mi pare proprio di riconoscerla. Ma no, mi sbaglio\u201d.<\/p>\n<p>Il giovanotto aspettava sul binario e intanto, come ultimamente aveva preso a fare quando era immerso nei suoi pensieri, si passava una mano sopra la testa rasata di fresco, dolcemente, avanti e indietro. Si beava di quella sensazione, di quei peletti folti e cortissimi: un piacere inedito per lui che aveva sempre portato i capelli lunghi e si era rassegnato a raparsi solo un\u2019ora prima del suo colloquio di lavoro con la banca.<\/p>\n<p>Il giorno fin\u00ec, venne la sera e la notte. Alcuni ragazzi e ragazze, usciti di casa per andare a ballare, si affrettavano scanzonati per prendere l\u2019ultimo treno che li avrebbe portati verso il loro club. Sarebbero tornati a mattina inoltrata, saltando a pi\u00e8 pari le poche ore di chiusura della metro. Si fermarono a leggere l\u2019avviso e si zittirono tutti: Lucy Jane Butler, una ragazza che sembrava una di loro, era scomparsa. Confabularono un po\u2019, poi qualcuno disse che dovevano sbrigarsi e ripresero a scendere le scale, di corsa, ma stavolta in silenzio, con i tratti del viso di colpo incupiti, oscurati da un fantasma di tristezza e di irrequietezza, sormontati dai tanti dubbi che via via si riproponevano loro in testa come un rigurgito fastidioso ma ineludibile. La stazione Osnaghi chiuse per la notte.<\/p>\n<p>La mattina successiva, lo spazzino pass\u00f2 sui suoi soliti gradini. Dette uno sguardo veloce all\u2019annuncio ma non si sofferm\u00f2, come il giorno precedente, sul destino e sulle colpe di Lucy Jane Butler e di quelli come lei. Pensava al fine settimana ormai prossimo, alla partita della sua squadra di calcio, al regalo da fare alla bambina che avrebbe compiuto quattro anni di l\u00ec a poco.<\/p>\n<p>I cancelli riaprirono, la gente riprese a fluire. Tutti vedevano la foto della rossa che parlava solo inglese e qualcuno, rallentando il passo, aguzzava la vista per leggere l\u2019avviso. A sera, il giovane bancario ripass\u00f2 con la sua ventiquattrore vuota e la bella cravatta, annodata un pochino meglio rispetto al giorno prima.<\/p>\n<p>La metro chiuse per la notte, poi riapr\u00ec. La vecchietta mattiniera scese ancora le scale con le sue sportine, tenendosi al corrimano. Senza fermarsi alz\u00f2 gli occhi verso la foto di Lucy Jane Butler e poi prosegu\u00ec per la sua strada, con una nenia muta che le animava le labbra.<\/p>\n<p>Passarono i giorni. Le persone andavano e venivano e Lucy Jane Butler era sempre l\u00e0. Ormai erano in pochi a non aver visto quella foto e letto quell\u2019annuncio. Ma qualcuno ancora c\u2019era. Un pomeriggio, due ragazze salirono la scala.<\/p>\n<p>\u00ab Dov\u2019\u00e8, dov\u2019\u00e8? \u00bb chiese la prima.<\/p>\n<p>\u00ab Ecco, guarda \u00bb rispose la seconda \u00ab eccola lass\u00f9. Allora, che ne pensi? \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Impressionante. Stessi capelli, stessi occhi\u2026 \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab E stessa espressione del viso. Guarda, avete anche lo stesso sorriso \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Mi sento male \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Perch\u00e9? Non sei mica tu: quella \u00e8 Lucy Jane Butler \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Scusa, tu non ti sentiresti male al posto mio? Siamo due gocce d\u2019acqua! \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Beh, che significa? Sai che al mondo ognuno di noi\u2026 \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab \u2026ha sette gemelli, lo so. Ma si d\u00e0 il caso che nessuno li abbia mai visti, questi gemelli. Mentre io\u2026 Guarda l\u00e0\u2026 \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Pensa se tu la incontrassi davvero, questa Lucy! \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Stai zitta, non me lo dire neanche. Dai, andiamocene, questa cosa mi angoscia \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Possibile che nessuno ti abbia mai fermato in strada scambiandoti per lei? \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab No, mai successo \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Per ora \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab E comunque non ho tatuaggi, non ho 37 anni ma ben dieci di meno, conosco al massimo venti parole d\u2019inglese, non conosco nessuna Betty e soprattutto non sono scomparsa! \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab Dai, non ti alterare. Su, andiamo: i ragazzi ci aspettano \u00bb.<\/p>\n<p>Passarono giorni, poi settimane. Il foglio con la foto di Lucy Jane Butler sembrava non invecchiare, o quantomeno lo faceva pi\u00f9 lentamente rispetto a quei pezzi di carta lasciati in giro per la citt\u00e0, volantini pubblicitari o fogli slabbrati con offerte di lavoro, malamente appiccicati ai semafori, sui pali della luce, nelle cabine telefoniche e abbandonati al sole, al vento, agli schizzi della pioggia. Quel foglio, cos\u00ec difficile da raggiungere e strappare, rimase per mesi attaccato sulla sua trave.<\/p>\n<p>Un giorno alla stazione metro Osnaghi comparve una donna matura. Aveva i capelli rossi, gli occhi azzurri e le mani curate. Era sempre vestita di nero, parlava solo inglese e chiedeva ai passanti, nella sua lingua: \u00ab Avete visto mia figlia? Dov\u2019\u00e8 mia figlia? \u00bb mostrando a quegli sguardi affrettati e disattenti la foto di Lucy Jane Butler. Trascorreva le giornate seduta sulle panche presso i binari: si metteva l\u00ec, cambiando ogni tanto la linea di metro. Osservava con attenzione le persone che passavano e ogni volta che arrivava un treno e si aprivano le porte, lei scattava in piedi, si mescolava alla folla e guardava, uno per uno, tutti i volti delle ragazze nelle quali riusciva a imbattersi.<\/p>\n<p>Una mattina il giovane bancario fu fermato dalla signora: lei lo prese per un braccio, lo guard\u00f2 fisso in faccia e gli chiese: \u00ab Hai visto mia figlia? \u00bb. Poneva questa domanda sempre pi\u00f9 a casaccio, ora a questo ora a quello, e non mostrava pi\u00f9 la foto. Il giovanotto, che aveva studiato inglese e aveva riconosciuto all\u2019istante quegli occhi, quel colore che la natura aveva trasfuso pari pari dalla madre alla figlia, cap\u00ec subito a chi si riferisse la donna.<\/p>\n<p>\u00ab Intende Lucy? \u00bb le chiese.<\/p>\n<p>\u00ab S\u00ec s\u00ec s\u00ec \u00bb rispose lei con il viso inondato di gioia \u00ab l\u2019hai vista? Sai dov\u2019\u00e8? \u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab No, signora, mi dispiace \u00bb disse lui costernato \u00ab \u00e8 solo per quel foglio sulle scale, lo leggo tutti i giorni. Ma di Lucy non so niente, purtroppo \u00bb. La donna riacquist\u00f2 il suo volto cupo, quasi selvaggio, moll\u00f2 il braccio del giovanotto e guard\u00f2 altrove.<\/p>\n<p>\u00ab Va bene \u00bb disse, come ringhiando \u00ab vorr\u00e0 dire che l\u2019aspetter\u00f2 ancora. Deve per forza passare di qua. Tutta la citt\u00e0 passa di qua, prima o poi \u00bb.<\/p>\n<p>Il giovanotto continu\u00f2 a incontrare la donna per molto tempo. All\u2019inizio lei lo salutava da lontano, poi il suo sguardo lo eluse. Aveva le unghie delle mani luride e alcuni strappi nel vestito. Stava seduta sulle panche ma, quando arrivavano i treni, non sollevava pi\u00f9 lo sguardo dal punto del pavimento a cui l\u2019aveva ancorato, in mezzo alle gomme da masticare spiaccicate e annerite. Un giorno lui non la vide pi\u00f9. Invece di prendere subito il suo treno, gir\u00f2 in lungo e in largo per la stazione: era scomparsa.<\/p>\n<p>Passarono gli anni. Lui fece un salto di carriera, lo spazzino cominci\u00f2 a incanutire, la vecchietta della spesa non si vide pi\u00f9. Sebbene protetta dalle intemperie, anche la foto di Lucy Jane Butler inizi\u00f2 a sbiadire; l\u2019annuncio era diventato un foglio scialbo che nessuno si era mai preso la briga di staccare. Troppo alto, troppo scomodo.<\/p>\n<p>Un giorno la societ\u00e0 dei trasporti decise di fare dei lavori di ammodernamento nell\u2019obsoleta stazione Osnaghi. La scala fu chiusa, la trave fu scalzata dal muro e poggiata all\u2019esterno. La foto di Lucy Jane Butler era ancora l\u00e0, sbiadita ma persistente. Le varie travi vennero raccolte, caricate su un camion e avviate al recupero, un\u2019acciaieria che rifondeva metallo vecchio appena fuori citt\u00e0.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19987\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19987\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLucy Jane Butler \u2013 Scomparsa\u201d era scritto su un volantino attaccato alla trave orizzontale posta sopra le scale che, dall\u2019esterno, conducevano ai binari della stazione metro Osnaghi. 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