{"id":19893,"date":"2014-05-29T18:35:45","date_gmt":"2014-05-29T17:35:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19893"},"modified":"2014-05-29T18:35:45","modified_gmt":"2014-05-29T17:35:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-butterfly-di-ugo-mauthe-degerfeld","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19893","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Butterfly&#8221; di Ugo Mauthe Degerfeld"},"content":{"rendered":"<p>La notte di Ferragosto la citt\u00e0 non era cos\u00ec deserta come avrebbe dovuto essere.<\/p>\n<p>Lo sapeva perch\u00e9 pedalando per i quartieri guardava le facciate delle case e contava le finestre illuminate. Per\u00f2 gli piaceva pensare che le finestre fossero accese.<\/p>\n<p>E se non ne vedeva di accese, contava quelle spalancate. S\u00ec, sapeva che qualcuna poteva essere la dimenticanza di chi aveva avuto fretta di andare in vacanza, ma solo qualcuna. Le altre no, c\u2019era gente dietro quei rettangoli bui. Gente che cercava il fresco delle luci spente oppure che andava in giro per le strade e le piazze, lungo il fiume e sulle colline e che uscendo aveva detto Lasciamo le finestre aperte cos\u00ec la casa si rinfresca un po\u2019.<\/p>\n<p>Molti anni prima suo padre aveva detto che quando era militare le finestre illuminate gli mettevano malinconia perch\u00e9 gli facevano pensare a casa, un\u2019altra volta aveva parlato dei treni che corrono di notte con tutti i finestrini accesi, cio\u00e8 illuminati, che per lui erano sempre il treno che l\u2019avrebbe riportato a casa, un giorno o l\u2019altro.<\/p>\n<p>Lui non aveva fatto il militare ma questa immagine l\u2019aveva ereditata e ci aveva messo del suo. Gli piacevano quelle illustrazioni di fantascienza con astronavi punteggiate di minuscole luci che per lui erano obl\u00f2\u2026 accesi, dietro cui era accesa la vita ancora pi\u00f9 fragile e sorprendente l\u00ec nello spazio profondo.<\/p>\n<p>Suo padre si limitava alle luci della vita reale lui aggiungeva quelle della fantasia. E intanto pedalava nella notte della citt\u00e0 a Ferragosto.<\/p>\n<p>Era uscito senza un itinerario, in calzoni corti e t-shirt. Il telefono era spento, abbandonato su un mobile. Poteva anche restarci: non soffriva il caldo e non provava il desiderio di una boccata d\u2019aria, per una volta poteva benissimo restarsene a casa.<\/p>\n<p>Senza un itinerario, senza telefono, senza giacca n\u00e9 camicia. Un Ferragosto di libert\u00e0. Libert\u00e0 perfino dalla luce accecante e bollente del giorno.<br \/>\nOra vedeva solo un po\u2019 di luna, negli spazi fra un palazzo e l\u2019altro, se fosse arrivato al fiume l\u2019avrebbe vista nella corrente, in collina gli sarebbe apparsa fra le foglie degli alberi o i tetti delle ville.<\/p>\n<p>Si era fermato sotto un semaforo che continuava imperturbabile a passare da un colore all\u2019altro. Voleva contare le finestre che punteggiavano la facciata di un immenso condominio. Non erano moltissime ma solo qualche anno prima non ci sarebbero state neanche quelle.<\/p>\n<p>Cercava di capire se gli procuravano un\u2019emozione o se si trattava di una curiosit\u00e0 statistica.<br \/>\nUn po\u2019 \u00a0l\u2019una e un po\u2019 l\u2019altra ma la prima prevaleva, la seconda era solo un gioco.<\/p>\n<p>A una delle finestre era affacciata una coppia che lo stava fissando come lui fissava loro. E\u2019 strano come uno sguardo si faccia sentire anche attraverso lo spessore del buio. \u00a0Non c\u2019\u00e8 niente da fare: uno sguardo ha un suo peso che preme l\u00ec dove si posa, forse meno di una farfalla o di un\u2019ombra per\u00f2 ha un suo peso che qualche apparecchio speciale saprebbe registrare.<\/p>\n<p>Il suo sguardo andava in salita, come un funambulo cammina sul suo filo, dritto fino alla coppia ma proprio come un funambulo saliva piano, mettendo un occhio dopo l\u2019altro con la massima concentrazione per non perdere di vista quel rettangolo illuminato quasi all\u2019ultimo piano.<\/p>\n<p>E nonostante questo era chiaro come la luna che lass\u00f9 l\u2019avevano gi\u00e0 sentito, il peso del suo sguardo.Come lui sentiva quello del loro che gli pioveva addosso da trenta metri d\u2019altezza, un\u2019ipotenusa tracciata nell\u2019aria che lo trasformava nel semplice punto d\u2019incontro con la base del triangolo.<br \/>\nLui e loro due. Un triangolo.<\/p>\n<p>Il peso dello sguardo era doppio, ecco perch\u00e9 lo sentiva cos\u00ec forte. Erano due paia d\u2019occhi, uno posato su una spalla, l\u2019altro sull\u2019altra. Una pressione disomogenea. Pensava che la pi\u00f9 leggera fosse lo sguardo di lei e dalla leggerezza si immaginava che fossero occhi chiari, chiarissimi.<br \/>\nL\u2019altra era pi\u00f9 accentuata, dove si posava piegava la stoffa della t-shirt. L\u2019uomo marcava il territorio: ehi tu, cosa credi di guardare, rimetti a posto quegli occhi se no te li faccio neri.<\/p>\n<p>Gli occhi del semaforo passavano senza tregua da un colore all\u2019altro in un tripudio di frenetiche, strette orbite di moscerini che volavano come elettroni.<\/p>\n<p>La coppia disegnava una forma gibbosa nel rettangolo di luce. Sembrava impossibile che quell\u2019ammasso sgraziato appartenesse a due abbracciati che si godevano la notte di Ferragosto in citt\u00e0 come da una terrazza affacciata su un golfo ingioiellato.<\/p>\n<p>Invece era proprio cos\u00ec. E lui si sentiva importante perch\u00e9 sapeva di essere il loro paesaggio.<\/p>\n<p>C\u2019erano anche altri nel palazzo.<br \/>\nFinestre accese sparpagliate disordinatamente per tutta la facciata e altre aperte e buie che lasciavano entrare l\u2019eco ora soltanto gialla del semaforo, degli abbaglianti di una macchina all\u2019incrocio, della luna che riappariva dietro un banco di alte nuvole di passaggio. C\u2019erano stanze in grigio e nero oltre quelle finestre buie. Le tv erano stranamente spente, niente d\u2019inquietante una semplice circostanza: i colori e i suoni della tv davano un senso di calura che proseguiva d\u2019inerzia la luce e i suoni intubati d\u2019afa della giornata. Nessuno ne aveva voglia.<\/p>\n<p>Avrebbe voluto sapere cosa sentivano loro del suo di sguardo. Sapeva che oramai li aveva raggiunti, era arrivato fino in cima. Il filo era ben teso. Il ritorno in discesa sarebbe stato una corsa accelerando fino al morbido sbattere delle palpebre che ne avrebbe segnato il rientro sano e salvo.<\/p>\n<p>Il rumore di una tapparella che veniva alzata ruppe l\u2019incantesimo distraendo lo sguardo dell\u2019uomo. Il peso sulla spalla sembr\u00f2 scivolare via e allontanarsi come una foglia. Ma l\u2019altro, quello degli occhi chiarissimi, non si mosse di un millimetro.<\/p>\n<p>Se ne stava l\u00ec posato sulla sua spalla come un gattino in cerca di coccole. Non osava alzare la mano fino a lui per paura di spaventarlo e farlo scappar via.<\/p>\n<p>La tapparella aveva liberato un\u2019altra finestra che si era accesa non solo di luci ma anche di parole cantate. Bimba dagli occhi pieni di malia ora sei tutta mia\u2026 la piccola dea della luna che scende dal ponte del ciel\u2026 lunghi occhi ovali\u2026 adesso voi siete per me l\u2019occhio del firmamento\u2026<\/p>\n<p>Cupido in uno dei suoi momenti migliori. Il peso aveva avuto un piccolo sussulto come se nello sguardo a cui apparteneva fosse cambiato qualche cosa, immagina il provenire da occhi spalancati e stupiti invece che languidamente assonnati.<\/p>\n<p>Il filo era una serenata di luce. Lei era rimasta sola. Un ritaglio nero posato davanti alla finestra.Dalla finestra che aveva liberato Butterfly non usciva pi\u00f9 niente. Quella gabbia si era svuotata, ma grazie a lei lass\u00f9 era sola. Grazie Butterfly.<\/p>\n<p>Era fermo da ore oramai, a cavallo della bicicletta, entrambi i piedi a terra, uno sul marciapiede l\u2019altro di punta sulla strada.<\/p>\n<p>Lo sguardo che correva fra i suoi occhi e quella finestra abitata da una sagoma nera morbidamente silhouettata era cos\u00ec immobile e intenso da essere quasi visibile.<\/p>\n<p>La sagoma nera ha voglia di muoversi. Lui lo capisce perch\u00e9 il filo dello sguardo trema come se lei lo stesse toccando creando piccole onde che scivolano gi\u00f9 fino agli occhi che lo accolgono con uno sbattere di palpebre.<br \/>\nVuole scendere, lui deve soltanto aspettarla, senza muoversi di l\u00ec. E\u2019 vitale che stia assolutamente immobile.<\/p>\n<p>Eccola che si arrampica sul davanzale, si alza, nera forma purissima che divide la calda luce dell\u2019interno dalla fredda luminosit\u00e0 di quella calda notte di Ferragosto.<\/p>\n<p>In piedi, in linea perfetta come una tuffatrice prima del salto. A lui non viene in mente nulla di pericoloso, cosa vuoi che possa accadere in una notte come questa, con il caldo che addormenta ogni emozione e tormenta ogni singolo poro della pelle tenendo svegli i corpi e stordendo le anime? Forse di giorno ci sarebbe stato un certo allarme, un trambusto svogliato di pompieri e curiosi ma a quest\u2019ora a chi volete che interessi se una donna sale sul davanzale al decimo piano e si mette in piedi, in linea come una tuffatrice prima del salto.<\/p>\n<p>Allunga un piede nel vuoto, teso con grazia sapiente. Sembra che assaggi la temperatura dell\u2019aria invece no, fa il primo passo.<br \/>\nPoi ne fa un altro posando delicatamente il piede sul filo dello sguardo e intanto apre le braccia e acquista sicurezza. Quello sguardo tiene il peso della sua vita con facilit\u00e0, si flette quel tanto che basta per facilitarle la discesa, si sente cos\u00ec sicura che pensa che se dovesse perdere l\u2019equilibrio lo sguardo riuscirebbe a prenderla al volo. Inizia a scendere verso di lui. Nessuno l\u2019aveva mai guardata cos\u00ec.<\/p>\n<p>Di solito chi si avvicina ingrandisce, ma questa volta succede l\u2019opposto. Mano a mano che viene gi\u00f9 rimpicciolisce. Ha abbandonato la sua spalla e tiene i suoi occhi fissi in quelli di lui, che la guarda scendere. E avvicinarsi.<\/p>\n<p>Immobile. Doveva restare immobile, nemmeno il battito delle ciglia, assolutamente no. Lei veniva gi\u00f9 un passo dopo l\u2019altro ma non poteva essere pi\u00f9 veloce di cos\u00ec. Doveva prendersi il tempo necessario per diventare sempre pi\u00f9 piccola altrimenti sarebbe stato tutto inutile.<\/p>\n<p>Quando questo accade il ritmo giusto \u00e8 gi\u00e0 dentro di noi, emerge spontaneamente, basta assecondarlo, forzarlo in un senso o nell\u2019altro sarebbe uno errore fatale.<br \/>\nAttraversare una distanza siderale sospesi in equilibrio sull\u2019intensit\u00e0 di uno sguardo, non \u00e8 una cosa da niente ma nemmeno cos\u00ec impossibile. L\u2019hanno gi\u00e0 fatto in tanti e altri ancora lo faranno, e nessuno che ne sia veramente consapevole. Se lo fossero forse non allungherebbero un piede nel vuoto ma \u00e8 una vertigine magnetica a cui in pochi sfuggono realmente e forse non vorrebbero sfuggirle.<\/p>\n<p>A met\u00e0 strada era visibilmente pi\u00f9 piccola.<br \/>\nA due terzi era quasi impossibile vederla, a tre quarti era diventata la pi\u00f9 piccola goccia che si sia mai formata.<\/p>\n<p>Bimbo dagli occhi pieni di malia, cant\u00f2 scivolando finalmente dentro i suoi occhi come una goccia d\u2019amore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19893\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19893\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte di Ferragosto la citt\u00e0 non era cos\u00ec deserta come avrebbe dovuto essere. 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