{"id":19798,"date":"2014-05-29T11:58:45","date_gmt":"2014-05-29T10:58:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19798"},"modified":"2014-05-29T11:58:45","modified_gmt":"2014-05-29T10:58:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-lo-specchio-nero-di-marco-daini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19798","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Lo specchio nero&#8221; di Marco Daini"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Tutto bene?&#8221; Lo sguardo attonito di Ottavio Lamarca non riusciva a staccarsi dal libro che stringeva tra le mani. Nell\u2019arco di pochi secondi il suo volto era impallidito al punto che il giovane libraio aveva temuto che quell\u2019anziano e distinto signore che da diversi minuti curiosava tra i libri usati del suo banco, fosse vittima di un malore.<br \/>\n&#8220;Si&#8221;, riusc\u00ec a biascicare, credo di si. &#8220;Vuole sedersi un momento?&#8221; Chiese ancora il ragazzo. L\u2019uomo lo fiss\u00f2 con occhi persi su un altro quando. Quasi subito per\u00f2 recuper\u00f2 concretezza. &#8220;No, davvero, \u00e8 tutto a posto&#8221;. Con gesti d\u2019automa mise il piccolo volume nella tasca del cappotto e pagato il dovuto, si allontan\u00f2. Non riusciva ad organizzare nessun pensiero compiuto e qualsivoglia teoria il suo cervello cercasse di imbastire si sfaldava immatura sotto il peso del paradosso. Raggiunse un piccolo caff\u00e8 in riva al fiume, si sedette ad un tavolino assolato e cerc\u00f2 di distendere i nervi scossi. Ordin\u00f2 un caff\u00e8 e un\u2019acqua minerale. Port\u00f2 di nuovo la mano alla tasca. Ne saggi\u00f2 il contenuto e solo quando lo sparuto cameriere gli ebbe posato davanti la sua ordinazione trov\u00f2 il coraggio di estrarre il libro. Lo fiss\u00f2 a lungo o almeno fintanto che il passato lo travolse come una locomotiva.<br \/>\nSi rivide all\u2019alba di una notte assurda, che nei suoi balbettanti ricordi di vecchio definiva La Notte della Grandine. Si rivide lasciare la casa in cui era cresciuto. Lo sguardo a terra. Una valigia a traino. E sulla testa un cielo terso e limpido, perfetta antitesi al suo stato d\u2019animo. Rivide la faccia livida di suo padre, con le vene del collo gonfie per la collera. &#8220;Tu sarai medico a costo di ammazzarti con queste mani!&#8221; E la voce musicale e per questo ancora pi\u00f9 assassina con cui sua madre lo aveva inchiodato a quel destino, &#8220;questa cosa dello scrivere va bene. E\u2019 divertente. Ma \u00e8 come con la puttanella del paese. Divertirsi con lei \u00e8 giusto ma sposarla \u00e8 da sciocchi&#8221;. Bevve il caff\u00e8 in un sorso unico. Chiuse gli occhi al sole e gust\u00f2 l\u2019arancione luminoso che filtrava attraverso le palpebre. Eppure c\u2019era stato un periodo in cui tutto era sembrato possibile.<br \/>\nGi\u00e0 da molto piccolo era stato chiaro a tutti che per lui scrivere era facile e necessario quanto respirare. La signora Di Fraia, la maestra delle elementari, aveva parlato di Dono. E lui non aveva disatteso il termine. Aveva vinto due prestigiosi concorsi letterari e tre suoi racconti erano stati pubblicati su quotidiani regionali di rilievo. E tutto questo quando ancora le scuole medie erano un pensiero lontano. Numerose volte la maestra aveva cercato di inorgoglire i suoi genitori con quei risultati, ma Mauro Lamarca, suo padre, un uomo tozzo e monolitico abituato a perdere ogni giorno pezzi d\u2019anima nella fabbrica di frigoriferi dove lavorava, a quelle parole si chiudeva in un mutismo cupo che faceva intuire un ribollire di pensieri perniciosi. Mentre Loretta Lamarca, sua madre, una donnetta minuta e incolore che sembrava incapace di staccare gli occhi dalla punta delle scarpe, cinguettava risatine di imbarazzo e superficialit\u00e0. Intanto lui, Ottavio, faceva quello che i bambini fanno a quell\u2019et\u00e0. Giocava, fantasticava, si feriva con gli spigoli dei primi amori, ma in pi\u00f9 scriveva, e facendolo crebbe coltivando il sogno del romanzo. Ci mise quattro anni a scriverlo. E mentre i suoi genitori attraversavano la vita come muli rancorosi spinti in avanti solo dal miraggio del riscatto che l\u2019aver un figlio medico avrebbe dato loro, Ottavio scriveva, cancellava, correggeva, strappava, ricomponeva, il suo grande romanzo. &#8220;Lo specchio nero&#8221;. Con quel manoscritto tra le mani, all\u2019et\u00e0 di quindici anni, si era presentato al cospetto dei suoi genitori per rivendicare la sua idea di futuro. &#8220;Studier\u00f2 lettere&#8221;, disse determinato, &#8220;e sar\u00f2 un grande scrittore&#8221;.<br \/>\nLa reazione di Mauro Lamarca fu quella che sappiamo, collerica e scomposta, ma furono le parole di sua madre, che sapeva capace di apprezzare, anche se di nascosto dal marito, le sue doti di racconta storie, a piegargli la volont\u00e0. &#8220;Adesso basta Ottavio&#8221;, le disse e la sua voce era cinguettante come quando gli augurava la buona notte, &#8220;questa cosa dello scrivere va bene. E\u2019 divertente. Ma \u00e8 come con la puttanella del paese. Divertirsi con lei \u00e8 giusto ma sposarla \u00e8 da sciocchi&#8221;. Li invit\u00f2 a leggere Lo specchio nero prima di parlare cos\u00ec. Ma venne ignorato e nel pi\u00f9 crudele degli impeti di rabbia del padre il manoscritto gli venne scaraventato in faccia.<br \/>\nLa notte di Ottavio non fu solo insonne. Fu un lento e spiraliforme scivolare nella disperazione. Se la vita doveva diventare qualcosa che non prevedeva il suo sogno tanto valeva non viverla. Si mosse senza il ricordo di averlo fatto. Come in trance. E si ritrov\u00f2 con un rasoio affilato al polso. Si sorprese della dolcezza del dolore quando vide una goccia scarlatta di sangue scivolare sulla pelle. La goccia, forma perfetta, tracci\u00f2 un percorso straordinariamente lineare, oscill\u00f2 un attimo al bordo del polso e poi vittima del proprio peso precipit\u00f2. Il tempo si ferm\u00f2 di un battito quando la goccia esplose sul pavimento. E poi fu clangore e tumulto. Un baccano di nocche contro ai vetri e percussioni sui tetti. Una grandine prodigiosa, mai vista prima, stava riforgiando il mondo. Non si vedevano le case oltre la strada. Ottavio, appiccicato al vetro della finestra la osserv\u00f2 rapito. Dur\u00f2 solo pochi secondi. Ma fu quanto bast\u00f2 per smontare le cupe decisioni del ragazzo. E and\u00f2 come and\u00f2. Inghiott\u00ec il suo sogno che fin\u00ec chiss\u00e0 dove. Ottavio Lamarca divenne il Dr. Ottavio Lamarca, stimato cardiologo, marito di moglie fedifraga, genitore amato a fasi alterne, primario tardivo, luminare misconosciuto, precocemente canuto. E poi pensionato. Divenne nonno distratto e distante. Divenne padrone di Labrador dai nomi buffi. Divenne l\u2019uomo che adesso se ne sta seduto al tavolino di un bar in riva al fiume. Con gli occhi bagnati di lacrime davanti ad un libro logoro dalla copertina blu il cui titolo recita: &#8220;Lo specchio nero&#8221;. E nella cui quarta di copertina, se mai vi capitasse di sfogliarlo leggereste: Ottavio Lamarca, scrittore di immenso talento scrisse numerosi racconti e questo unico romanzo, pubblicato postumo, prima di togliersi la vita nella primavera del 1955.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19798\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19798\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Tutto bene?&#8221; Lo sguardo attonito di Ottavio Lamarca non riusciva a staccarsi dal libro che stringeva tra le mani. 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