{"id":19582,"date":"2014-05-25T21:53:02","date_gmt":"2014-05-25T20:53:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19582"},"modified":"2014-05-25T21:53:02","modified_gmt":"2014-05-25T20:53:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-luce-in-fondo-al-pozzo-di-giacomo-colossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19582","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La luce in fondo al pozzo&#8221; di Giacomo Colossi"},"content":{"rendered":"<p>Scavare nel cemento armato era diventata la sua vita, il suo passatempo degli ultimi sette lunghi anni, la sua prigione oscura e polverosa, il suo loculo gelido e alienante, l\u2019unica ragione per andare avanti ancora, ancora, nonostante tutto.<br \/>\nCon le mani callose e ruvide, solcate da rughe nere grandi come canyon, perfettamente saldate al martello pneumatico, aveva perforato due chilometri di nulla, duemila metri di bestemmie e rabbia, sangue e sudore, aggressivit\u00e0 e speranza.<br \/>\nPerch\u00e9 lo avesse fatto se l\u2019era chiesto ogni santo giorno passato in quella tuta in cui aveva perso venti chili, con la testa infilata in un casco, col respiratore che sbuffava, la finissima polvere che riduceva le luci sulle sue spalle, il rumore mostruoso nelle orecchie dai timpani ormai distrutti.<br \/>\nSe l\u2019era chiesto un milione di volte ma ancora non conosceva la risposta. La domanda che lo aveva invece spinto era semplice: perch\u00e9 non farlo?<\/p>\n<p>Secondo i suoi calcoli quello doveva essere il giorno esatto. Era frenetico nell\u2019uso del martello pneumatico. Conficcava la punta e premeva il tasto motore, poi piegava la punta e staccava un pezzo di cemento duro come l\u2019acciaio, poi tranciava il ferro dell\u2019armatura, vecchia di cent\u2019anni, riempiva il secchio e quelli che stavano sopra tiravano su il materiale. Aveva fatto cos\u00ec per sette lunghissimi anni, ma quello doveva essere l\u2019ultimo giorno. Lo sentiva. Lo aveva calcolato.<br \/>\nDoveva scavare ancora solo qualche metro, \u2026 solo pochi metri.<br \/>\n&#8211; Ehi \u2026 &#8211; grid\u00f2 Klaus nel microfono della radio. &#8211; Sbrigatevi a far scendere il secchio!<\/p>\n<p>Seduto su un masso mangiava la solita razione di proteine sintetiche e carboidrati rigenerati e pensava con orrore che forse aveva sbagliato qualcosa. Si logorava al solo pensiero dell\u2019errore, sentiva ribollire il cervello, non si dava pace.<br \/>\nNon poteva aver buttato via sette anni della sua vita. Non cos\u00ec.<br \/>\nLe mappe dell\u2019ultimo computer funzionante della bidonville, ormai spento da cinque anni, avevano detto che l\u00e0 sotto c\u2019era qualcosa, e quindi perch\u00e9 non cercare, perch\u00e9 non mollare la superficie tutta uguale di quel mondo morto per scavare dentro le sue viscere, sotto terra, sotto chilometri di colate di cemento che coprivano tutto.<br \/>\nE lui lo aveva fatto per Dio, aveva scavato e ora non doveva arrendersi ai dubbi, dopo sette anni di follia, dopo che aveva convinto il suo equipaggio a seguirlo nell\u2019impresa.<br \/>\nConficc\u00f2 la punta in una crepa del suolo grigio, accese il motore a scoppio del martello e poco dopo tutto cadde gi\u00f9, sul fondo, con un tonfo secco.<br \/>\nLui rimase aggrappato alla corda del secchio e grid\u00f2 nella radio, a chi stava due chilometri sopra la sua testa, di non lasciarlo cadere. Ma tutto avvenne troppo velocemente e Klaus precipit\u00f2 gi\u00f9 con il secchio dei detriti e il martello pneumatico.<\/p>\n<p>Sei metri. Un volo di sei metri per ritrovarsi seduto su un mucchio di rocce infrante, circondato solo dalla polvere e dalla tenebra scura illuminata dai fasci di luce emanati dalle torce elettriche sistemate sulle spalle della sua tuta. Nessun dolore. Era vivo.<br \/>\nSi mise in piedi e scrut\u00f2 nell\u2019oscurit\u00e0. La radio non funzionava. Il silenzio era totale. Solo i suoi passi risuonavano l\u00ec sotto, il suo cuore e il suo respiro.<br \/>\nSi accorse di essere felice, come non lo era mai stato.<\/p>\n<p>Cammin\u00f2 per circa mezz\u2019ora all\u2019interno di quel corridoio buio e largo, e alla fine si accorse che era arrivato dove pensava di arrivare gi\u00e0 sette anni prima.<br \/>\nNon pens\u00f2 alle radiazioni, pens\u00f2 solo che dopo centosette anni era il primo essere umano che entrava in quell\u2019edifico.<br \/>\nSi avvicin\u00f2 ad una parete ed osserv\u00f2 con stupore da bambino quell\u2019incantevole spettacolo d\u2019altri tempi. Allung\u00f2 un braccio e ne prese uno. Si sedette.<br \/>\nI fasci di luce lo illuminarono e lui lo apr\u00ec, lentamente, con timore reverenziale.<br \/>\nSolo e pensoso &#8230; i pi\u00f9 deserti campi \u2026 vo misurando a passi tardi e lenti&#8230;<br \/>\nCominci\u00f2 a leggere. Era il primo libro che toccava, da quando erano ritornati sulla Terra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19582\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19582\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scavare nel cemento armato era diventata la sua vita, il suo passatempo degli ultimi sette lunghi anni, la sua prigione oscura e polverosa, il suo loculo gelido e alienante, l\u2019unica ragione per andare avanti ancora, ancora, nonostante tutto. 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