{"id":19459,"date":"2014-05-26T18:28:55","date_gmt":"2014-05-26T17:28:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19459"},"modified":"2014-05-26T18:28:55","modified_gmt":"2014-05-26T17:28:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-citta-scomparsa-di-harielle-rosy-de-luca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19459","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La citt\u00e0 scomparsa&#8221; di Harielle Rosy De Luca"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Eravamo nascosti all\u2019angolo della strada, tesi e pronti a scattare. Attenti alla minima distrazione del fruttivendolo del quartiere dei ricchi, pronti a correre e senza farlo notare arraffare una mela, un\u2019arancia e di nuovo correre, prima di arrivare a scuola, dove \u00a0nell\u2019intervallo delle lezioni avremmo avuto qualcosa da barattare con\u00a0 i nostri annoiati compagni \u00a0stufi di merende confezionate e di panini superimbottiti. Per me e mio fratello, quelli erano invece un cibo prelibato: al mattino, dopo averci servito la colazione, la mamma non sempre ci dava lo spuntino. Sempre per\u00f2 ci raccomandava di stare attenti mentre attraversavamo le strade, di mostrarci obbedienti e rispettosi verso gli insegnanti, di non litigare con i compagni e di farceli amici. Quest\u2019ultima cosa ci riusciva pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 da un anno a questa parte, cio\u00e8 da quando avevamo lasciato il nostro villaggio natale e ci eravamo trasferiti su un continente diverso, in una citt\u00e0 sconosciuta, nessuno aveva mostrato desiderio di sedersi spontaneamente accanto a noi. Qualcuno arricciava il naso ed una volta io, da sempre pi\u00f9 \u00a0sveglia di quello zuccone di mio fratello gemello, avevo percepito dalle frasi pronunciate sommessamente \u201cMa puzzano\u201d disse storcendo il naso e roteando gli occhi Alice,\u00a0 la bambina pi\u00f9 bella della classe, bionda con iridi verdi, che mio fratello, \u00a0come del resto tutti gli altri compagni di scuola, mangiava con gli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019 insegnante la guard\u00f2 severamente ma non replic\u00f2 quando Alice si accomod\u00f2 al suo solito posto, lasciandoci confinati al primo banco laterale. Solo durante l\u2019intervallo alcuni tra i ragazzi, incuriositi della nostra frutta, proponevano silenziosi scambi, soddisfacenti per entrambe le parti. Dopo la scuola tornavamo a casa, noi due soli, tra scherzi e battute nella nostra lingua, ridendo dell\u2019altezzosit\u00e0 compassata dei nostri insegnanti\u00a0 e prendendoci gioco degli indigeni dimoranti nel quartiere residenziale in cui era situata la nostra scuola. Il nostro rione, invece, \u00a0era abitato da tante persone del nostro stesso paese, e l\u00ec era facile e rilassante ritrovare la nostra lingua, il dialetto, persino gli alimenti cui eravamo abituati. Compravamo pane e verdure come ci avevano ordinato mamma e pap\u00e0, poi restavamo soli in casa fino a sera, aspettando che tornassero i nostri genitori, guardando il tramonto sulla grande citt\u00e0 tra i piloni d\u2019acciaio di un ponte dalle finestre del nostro minuscolo appartamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Arrivava prima la mamma, che subito liberava i capelli e cominciava a cucinare cibi saporiti, che spandevano per l\u2019appartamento un odore di aglio e spezie. Poi giungeva il pap\u00e0, sempre stanco e corrucciato appena arrivava, poi rasserenato dalle canzoni che mamma cantava mentre friggeva e subito metteva in tavola. Spesso ci chiedevano di mostrare loro i nostri quaderni, di far vedere i voti. Io, che ero pi\u00f9 svelta del mio gemello ad apprendere la nuova lingua, ascoltavo con falsa modestia le lodi con cui mio padre mi elogiava. \u201cVoglio che tu sia brava, che vada all\u2019universit\u00e0\u201d ripeteva, ed io mi sentivo felice e sgomenta allo stesso tempo nel sentirmi investita da una tale responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Di domenica seguivo mia madre in chiesa, ascoltavamo la funzione e dopo \u00a0ci recavamo in sacrestia, dove alcune donne ci regalavano dei pacchi per bisognosi. A casa li aprivamo con vergogna: contenevano generi alimentari, talaltra vestiti, in genere troppo grandi o troppo stretti per noi ragazzi, ma bisognava adattarseli addosso. Mio fratello e mio padre badavano alle galline, confinate in un piccolo spazio nel comune cortile, adibito anche a piccolo orto, dove, resistendo al gelo invernale, crescevano stentatamente alcuni vegetali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Era proprio il clima freddo a cui non riuscivo ad abituarmi, pi\u00f9 che la nuova citt\u00e0 dalle dimensioni gigantesche, dall\u2019odore perenne di gas di scarico e di benzina. Nei miei momenti di ozio fantasticavo di tornare dalla nonna materna, nella vecchia casa dalle porte sempre aperte, dove giocavamo a rincorrerci con i nostri cugini con i piedi nudi sulla sabbia. Con mio fratello, mentre andavamo o tornavamo da scuola, avevamo inventato uno strano divertimento, in cui vinceva chi si ricordava pi\u00f9 cose del nostro paese natale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">A scuola ci impegnavamo al massimo, e dopo qualche mese di completa immersione in un idioma del tutto sconosciuto, un giorno scoprimmo che riuscivamo ad afferrare sempre pi\u00f9 \u00a0quello che i professori dicevano. Eravamo meno bravi a parlare quella lingua nuova cos\u00ec complessa, anche perch\u00e9, ogni volta che venivamo interrogati, sentivamo le risatine di scherno dei nostri compagni per il nostro strano accento. Fu proprio Alice, per\u00f2 un giorno, quando vide mio fratello in lacrime, ad andare incontro al gruppo di ragazzi pi\u00f9 accaniti e a intimare al loro capo di smetterla. Tornata da mio fratello, gli offr\u00ec poi la sua merenda e lui le diede in cambio la piccola mela che mamma ci metteva in borsa ormai ogni giorno, da quando il fruttaiolo si era lamentato con lei delle nostre incursioni mattutine. Quanti scapaccioni avevamo preso per quella piccola marachella! Da quella mattina a scuola, Alice divent\u00f2 nostra amica, ed per noi due da allora la vita fu pi\u00f9 semplice, anche perch\u00e9, \u00a0di ritorno dalle lezioni, fino al limitare del quartiere elegante in cui Alice abitava, camminavamo insieme chiacchierando e ridendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma un pomeriggio, mentre terminavamo i compiti, udii il pianto sommesso di mio fratello.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cChe hai?\u201d gli chiesi bruscamente, sentendomi, come sempre, nonostante fossimo gemelli, \u00a0la sorella maggiore, sapendo di essere sicuramente la pi\u00f9 alta dei due. Lui continuava a piangere, finch\u00e9 scuotendolo, mi rispose tra i singhiozzi. \u201c E\u2019 scomparsa\u201d ripeteva, scuotendo la testa. Lo strattonai incalzandolo \u00a0finch\u00e8 non aggiunse: \u201cNon ricordo pi\u00f9 la nostra casa, la citt\u00e0, le strade. Sono scomparse dalla mia mente.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Allora mi alzai e presi un quaderno dalla cartella, strappai un foglio dal centro e, munita di due matite, mi avvicinai a lui. \u201cChe sciocco sei. Non \u00e8 possibile che tu non la ricordi del tutto, magari l\u2019hai solo un po\u2019 dimenticata. Dai, \u00a0disegniamola\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ed ecco, linea dopo linea, tornare a vivere la citt\u00e0 scomparsa. Qui c\u2019era la marina, l\u00ec il castello normanno, vicino al molo dei pescatori. \u00a0Pi\u00f9 avanti, di fronte alla spiaggetta, la casa della nonna con l\u2019aranceto. Sembrava quasi di vederla mentre la domenica impastava le orecchiette da preparare con le cime di rapa. Qui stava la bottega dello speziale, l\u00ec il forno, qui ancora la casa degli zii, pi\u00f9 a destra la chiesa, dove andavamo a fare catechismo da piccoli, e dove siamo stati battezzati.\u00a0 Piano piano Giovanni aveva smesso di piangere, e aggiungeva altri particolari alla nostra mappa. \u201cEcco, Maria, qui c\u2019era la casa di Antonia, te la ricordi quanto era bella?\u201d chiese .\u201cAntonia somigliava un po\u2019 ad Alice, vero? Non cambi mai gusti, vedo\u201d risposi io, strizzandogli l\u2019occhio, certa che sarebbe arrossito. Restammo a disegnare la nostra mappa finch\u00e8 il sole non tramont\u00f2, tracciando mura dopo mura, stradine dopo vicoli, piazza dopo vie.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E poi ci alzammo, due\u00a0 dodicenni italiani degli anni \u201850, e ci affacciammo alla finestra che da lontano mostrava il ponte, nella prima strada, nel quartiere che i nostri compaesani in dialetto chiamavano \u201cBruccul\u00ecn\u201d, \u00a0e che nella scuola americana avevamo imparato a scrivere correttamente Brooklyn. Eravamo emigrati da pi\u00f9 di un anno ormai dalla nostra terra, \u00a0che ricordavamo calda e profumata di mare, ma la nostra citt\u00e0 adesso non era pi\u00f9 scomparsa, n\u00e9 cos\u00ec lontana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Chiudemmo in fretta il quaderno mentre sentivamo la serratura scorrere e la voce allegra di mamma chiamarci, mentre si liberava della cuffietta da cameriera a servizio. Prima di accorrere e aiutarla, \u00a0per\u00f2, \u00a0feci in tempo a disegnare in alto sulla mappa un enorme sole sorridente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19459\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19459\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eravamo nascosti all\u2019angolo della strada, tesi e pronti a scattare. 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