{"id":19277,"date":"2014-05-21T22:59:19","date_gmt":"2014-05-21T21:59:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19277"},"modified":"2014-05-21T22:59:19","modified_gmt":"2014-05-21T21:59:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-nero-tra-gli-alberi-sempreverdi-di-samantha-terrasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19277","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Nero tra gli alberi sempreverdi&#8221; di Samantha Terrasi"},"content":{"rendered":"<p><b>24 Novembre 2009<\/b><\/p>\n<p>Questo viaggio comincia con la vista di Santa Rita avvolta nella\u00a0 nebbia. Un treno mi aspetta sui binari per lasciare Torino alle ventidue e venti. Viagger\u00f2 l\u2019intera notte affondando la testa nel giubbotto, respirando la mia stessa aria. Arriver\u00f2 a Roma per affrontare un pezzo del mio passato.\u00a0 Un passato che non \u00e8 un romanzo.<\/p>\n<p>Un passato che \u00e8 scivolato su qualche schiaffo, su qualche ferita di troppo. E\u2019 un viaggio nel Viaggio, \u00e8 un percorso che \u00e8 cominciato con il sole di Ottobre. \u00c8 un passato tagliente ma Mio.<\/p>\n<p>Questo viaggio comincia ora, dal finestrino di un autobus. Nella nebbia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ha ragione Vittoria non devo pentirmi di quello che \u00e8 successo. Devo guardare al passato con fierezza. Ne devo lasciare testimonianza? Il treno \u00e8 partito e fuori \u00e8 buio. Perch\u00e9 sono salita su questo treno?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>25 Novembre 2009<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 6.30<\/i><\/b><\/p>\n<p>Sono davanti a un cappuccino con cornetto. Ho gli occhi ancora attaccati dal sonno, da una notte trascorsa attraversando i binari. <i>Il solito viaggio, il solito treno.<\/i> Questa volta ho chiuso la tenda, ho voluto cancellare il mondo fuori per una manciata di ore. Il viaggio della miseria.<\/p>\n<p>Mi hanno detto di vestirmi bene ma invece ho solo un paio di jeans e un maglione beige. Anonimo. Voglio solo che finisca in fretta o che non arrivi mai quel momento. Non so cosa aspettarmi, ho paura. Sono solo le sei e mezza e in questa mattinata ancora buia, Roma mi sembra persa. O \u00e8 solo la percezione che io ho di me. Gente veloce che corre, si guarda intorno ma forse non sa neanche dove andare, cosa cercare in fondo. Gente con grandi buste da portare. Gente che spolvera una mattina ancora da vivere che in questo caff\u00e8 sa di valigie, di cornetti scaldati e cappuccini bollenti. Un signore legge il giornale con una grande lente. Un tassista al di l\u00e0 del vetro si accende una sigaretta. Due russi parlano la loro lingua incomprensibile, \u00e8 come se si supportassero a vicenda. E\u2019 una questione di sguardi. I loro sono lontani magari ancora nella loro patria sotto qualche coltre di neve.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 7.30<\/i><\/b><\/p>\n<p>Mi sono comparse due lacrime. Ricaccio dentro l\u2019amarezza. Non serve, non aiuta. E\u2019 solo una compagna scomoda. Non serve a far passare le cose anzi le sotterra. La data del display del cellulare segna 25 Novembre. Ai giorni non si fugge. Un cartellone grande raffigura una donna che sorride. Fa colazione. Il muro intorno \u00e8 un mosaico consumato. La gente comincia\u00a0 a guardarmi, sono ferma qui da un\u2019ora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>ore 8.30<\/i><\/b><\/p>\n<p>Si sta facendo giorno sempre pi\u00f9 velocemente. Gli autobus passano ancora lenti, la gente si infila sotto le fermate ancora con gli occhi chiusi. Davanti a me si ferma un serbo, parla di guerra in un italiano da straniero. Dice che l\u2019Italia parteciper\u00e0 di nuovo al massacro della sua gente. Due ragazzi si sono seduti adesso. Hanno due zaini enormi. Uno sembra un pirata. Ha due orecchini grandi. Si guardano intorno. Ormai il bar \u00e8 quasi tutto pieno.<\/p>\n<p>Ho i capelli arruffati e la stanchezza nelle ossa. Ora in questo momento desidero un po\u2019 di calore, qualcuno che mi scaldi che mi dica <i>Andr\u00e0 tutto bene, Samantha<\/i>, ma non c\u2019\u00e8. Mi sento sola, mi arrendo ma non \u00e8 da me. E il cappuccino \u00e8 ormai freddo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 9.00<\/i><\/b><\/p>\n<p>S\u2019\u00e8 fatto giorno. I palazzi intorno hanno un colore. La gente finalmente ha un volto scoperto. La gente comincia a correre. Legge distratta. Non si ferma. E io li guardo sfilare come in una vetrina.<\/p>\n<p>Se tengo ancora un po\u2019 la tazza sporca e la briciole intorno mi sembra che il tempo rimanga ancora un po\u2019 a mia disposizione. Immobile sullo stelo di un cucchiaino, come brina su uno stelo d\u2019erba.<\/p>\n<p>Rimango ancora un po\u2019 a guardare la gente.<\/p>\n<p><i>Rimango<\/i>.<\/p>\n<p>E non c\u2019\u00e8 un motivo che mi trattiene. E non c\u2019\u00e8 un motivo che mi fa andare. Rimango con il passato che non \u00e8 una colpa. Viaggiatori che arrivano troppo tardi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 9.07<\/i><\/b><\/p>\n<p>E\u2019 arrivato. Mi guarda come se vedesse un fantasma. Magari sono invecchiata di dieci anni e non lo so. Mi sento tirata dentro. Mostro un sorriso ma vorrei che prendesse il primo taxi e sparisse. Come possiamo amare a tal punto da trasformare tutto in un odio stizzito e appiccicoso?<\/p>\n<p>Si siede e mi guarda. Mi prende la mano. Mi porge la sua come se fosse un consolatore. Mi parla ma non riesco ad ascoltarlo. Vorrei essere presente ma mi trovo fuori dimensione. Il traffico \u00e8 aumentato ed \u00e8 l\u2019unica cosa che cattura il mio interesse. Mi arriva un caff\u00e8 sotto il naso. Si \u00e8 alzato e non me sono accorta. Mi porge una tazzina di caff\u00e8 fumante. La prendo con piacere. Faccio tintinnare a lungo il cucchiaino tra il caff\u00e8 e lo zucchero che si scioglie lentamente. Anche quando non sento pi\u00f9 i granelli continuo a girare. Forse cerco di fermare il tempo in un vortice, vorrei infilarmi tra una spira e l\u2019altra.<\/p>\n<p>Cominciamo a parlare. Conversazione sterile, le parole sono sempre le stesse. Di circostanza. Convenevoli, appropriate al momento. Nessun tono alto. Nessun cedimento. Solo il traffico che scorre. Non faccio domande. Mi guardo intorno. E\u2019 ora di andare. Ho ancora qualche speranza nel cuore. Guardo l\u2019autobus pieno di gente che mi passa davanti, 105 direzione Termini. Vorrei entrarci per vedere dove va ma fuggire servirebbe ad allungare la pena o l\u2019esecuzione?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 10.00<\/i><\/b><\/p>\n<p><i>Cominciamo<\/i>.<\/p>\n<p>Visi che si scontrano. Roma che si arrangia come pu\u00f2. Camminiamo. Tribunale civile. Il cielo \u00e8 azzurro. Le foglie gialle sugli alberi. Sono pi\u00f9 grande del vialetto che percorro ogni giorno nel vialetto dalle strisce rosse. Mi fermo. Mi appoggio a una balaustra di ferro che delimita il posto delle moto. Non fa freddo, sciolgo la sciarpa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Entro<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019avvocato parla. Dice poche speranze. Come se stessi per morire. I medici e gli avvocati in alcune occasioni pronunciano le stesse parole. Saranno da protocollo. Dice che \u00e8 una consensuale molto pacifica. C\u2019\u00e8 accordo. Sprofondo in me stessa. Cedo in un angolo nascosto del mio cuore. Gli occhi ora si riempiono di lacrime. L\u2019avvocato mi guarda <i>Cosa posso fare per lei?<\/i><\/p>\n<p>Il mio Niente \u00e8 freddo come le mie mani. Un\u2019aula in un corridoio, un termosifone bollente che cerca di scaldare le mie paure. Allento il giubbotto. Dal termosifone si vede l\u2019entrata o l\u2019uscita, punti di vista. Il cielo \u00e8 ancora azzurro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Piango<\/i>.<\/p>\n<p>Le lacrime si sono divincolate dal resto. La gente mi guarda. Entrano tutti come se si stessero liberando di qualcosa. Io cosa cerco? Una spugnetta per il passato o una penna nuova che scriva?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Rifletto<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Piango<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Rifletto<\/i>.<\/p>\n<p>Tiro su con il naso. Il cielo \u00e8 sempre azzurro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 11.30<\/i><\/b><\/p>\n<p>Mi siedo. Il giudice \u00e8 l\u00ec. Ho gli occhi sporchi, gonfi. Legge un foglio. Mi guarda. Chiede il mio nuovo indirizzo. Le rispondo che io non ho cambiato residenza.<\/p>\n<p><i>Non sono l\u2019anagrafe, dove vive?<\/i> chiede stizzita.<\/p>\n<p>Riferisco l\u2019indirizzo. Scrive. <i>Allontanamento da casa per lavoro<\/i>.<\/p>\n<p>Ho perso il mio posto in famiglia. Lo penso ma non \u00e8 vero, \u00e8 solo burocrazia. Parla ma non ascolto. Firmo.<\/p>\n<p>Non ho pi\u00f9 niente. Ma cosa avevo prima?<\/p>\n<p>Una famiglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>ore 11.45<\/i><\/b><\/p>\n<p>Esco piano. Sento la parola <i>Auguri <\/i>che \u00e8 come dire Buona Fortuna a un morto. Mi sento pesante. Cerco di non vivere quello che mi circonda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Rinnego.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Non piango.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Rinnego.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Tiro su con il naso.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><b>26 Novembre 2009<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prendo mia figlia con me per due giorni. La faccio vivere con me per sottrarmi a me stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Prima notte.<\/i><\/p>\n<p>Un inferno. E\u2019 come andare a un funerale e realizzare dopo che la tua migliore amica \u00e8 morta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Seconda notte.<\/i><\/p>\n<p>Un inferno pi\u00f9 silenzioso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Terza notte<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019inferno prende forma. Non si torna indietro. Non ho pi\u00f9 una casa. Ho solo ricordi. Libri. Foto. Roba da scatoloni. Roba che piano, piano scomparir\u00e0\u00a0 del tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>28 Novembre 2009<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi ti ho guardato dopo tre giorni.<\/p>\n<p>Hai capelli bianchi.<\/p>\n<p>Giri con il pc appresso.<\/p>\n<p>Fumi in balcone con il pc sullo stendino. <i>C\u2019\u00e8 lei.<\/i><\/p>\n<p>Preparo il pranzo. Rimaniamo a guardarci.<\/p>\n<p>L\u2019amore \u00e8 rimasto attaccato al vetro che si \u00e8 appannato per i nostri respiri, pieni di odio, di vuoto, di qualcosa che non c\u2019era. L\u2019aria ha asciugato i margini fino a far scomparire il nostro calore. Potevamo respirare ancora, ma non ci siamo capiti. Abbiamo parlato lingue diverse, non capendo che forse dovevamo ascoltare l\u2019esistenza del nostro silenzio. Abbiamo lasciato a quel vetro la capacit\u00e0 di trasformarsi in un muro trasparente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>29 Novembre 2009<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono sul treno. Torno a Torino. Porto con me diversi libri. La bottiglia dell\u2019acqua tintinna sul tavolinetto\u00a0 aperto. Il paesaggio sfila e il cielo non sembra pi\u00f9 lo stesso.\u00a0 Vedo solo il nero delle ombre. Nero tra gli alberi sempreverdi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19277\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19277\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>24 Novembre 2009 Questo viaggio comincia con la vista di Santa Rita avvolta nella\u00a0 nebbia. 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