{"id":19252,"date":"2014-05-22T21:24:36","date_gmt":"2014-05-22T20:24:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19252"},"modified":"2014-05-22T21:24:36","modified_gmt":"2014-05-22T20:24:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-e-dura-di-manuela-daguanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19252","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014  &#8220;E&#8217; dura&#8221; di Manuela D&#8217;Aguanno"},"content":{"rendered":"<p>Esercitando con la forchetta una lieve pressione il bocconcino di spezzato in bianco che aveva cucinato quella sera si sfaldava. Si apriva teneramente come se l\u2019avesse tagliato con uno di quei coltelli affilati che di tanto in tanto vedeva nelle televendite. E da l\u00ec, da quella ferita senza sangue e ancora bollente, saliva verso le sue narici un leggero fumo denso e profumato che sapeva di cipolle e di carote. Poi con calma, come se tardare quel momento potesse renderlo ancora pi\u00f9 appetitoso, si port\u00f2 la forchetta alla bocca e senza alcuna fatica, nonostante la dentiera, inizi\u00f2 a masticare il suo boccone di carne.<\/p>\n<p>Pens\u00f2 che aveva fatto bene a spendere stavolta qualche soldo in pi\u00f9 per andare a comprare la carne in macelleria, con i pezzi in bella vista dietro al vetro, piuttosto che al solito supermercato, dove, gi\u00e0 pronta all\u2019interno di quelle anonime vaschette, gli aveva dato sempre l\u2019impressione che da tutto, quel cibo provenisse, fuorch\u00e9 dagli animali.<\/p>\n<p>E\u2019 dura! Sent\u00ec esclamare d\u2019un tratto. Apr\u00ec gli occhi e lo guard\u00f2.<\/p>\n<p>E\u2019 dura, ripet\u00e9 l\u2019altro continuando a tenere lo sguardo basso sul proprio piatto.<\/p>\n<p>Da quando lei era morta, solo pochi mesi prima, non si parlavano quasi pi\u00f9. La loro era ormai una convivenza forzata e inevitabile. Forzata non certo pi\u00f9 di quanto non lo fosse stata in passato, ma ora appariva come qualcosa che, per quanto assurda, esisteva da troppo tempo per poter essere modificata. Inevitabile. Questa era la parola giusta. Inevitabile come lo \u00e8 la morte.<\/p>\n<p>E pensare che proprio a lui, proprio al vecchio che adesso gli stava seduto davanti, lo stesso dalla cui bocca poco prima era uscita quell\u2019ingiustificata esclamazione, si era rivolto, \u00a0circa una sessantina d\u2019anni prima, per trovare lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 dura! Disse ancora il vecchio. Lui smise di mangiare, continuando a fissarlo, senza alcuna espressione tra le rughe che potesse tradirne i pensieri. Voleva solo aspettare, per capire se era finita l\u00ec o se, come al solito, l\u2019altro, che continuava a chiamare il vecchio pur avendo solo una quindicina d\u2019anni meno di lui, aveva ancora qualcosa di cui lamentarsi.<\/p>\n<p>La protesta sembr\u00f2, per via di quel silenzio prolungato, spegnersi cos\u00ec come era nata. Ma proprio mentre si sent\u00ec di nuovo libero di riprendere a gustare ci\u00f2 che con cura aveva preparato quella sera, dopo un lieve e quasi impercettibile sospiro, di rassegnazione s\u00ec, ma anche di sollievo, l\u2019altro ripet\u00e9: \u00e8 dura. La carne \u00e8 dura. Disse. E stavolta lo guard\u00f2 negli occhi.<\/p>\n<p>A me sembra morbida, rispose lui. Guarda, riesco a tagliarla con la forchetta. E nel dirlo lo fece, con lo stesso piacere con cui l\u2019aveva fatto prima, buttando gi\u00f9 un boccone.<\/p>\n<p>Parlava per inerzia, come se stesse seguendo un copione antico. Sapeva gi\u00e0 che, nonostante l\u2019evidenza, il vecchio non avrebbe pi\u00f9 toccato cibo. Ma ogni volta ci provava. Provava a comunicare con lui come se fosse tutto normale. Come se vivere insieme sotto lo stesso tetto con quello che era stato il suo datore di lavoro, non fosse stata, e non fosse tuttora, una pazzia. Comunicare con lui come se fosse un fratello o un vecchio amico. Come se fosse un parente s\u00ec, di quelli stretti, e non il marito della donna che per tutta la vita aveva amato.<\/p>\n<p>Lo osserv\u00f2. I capelli bianchi, spinosi. Ancora tanti sulla testa, a differenza di lui che era quasi calvo. La pelle accartocciata attorno alla bocca senza denti. La fronte corrugata. Novantaquattro anni e negli occhi scuri e piccoli ancora la stessa determinazione. Lo stesso sguardo silenzioso e pieno d\u2019odio che non gli lasciava scampo.<\/p>\n<p>Ho detto che \u00e8 dura. Non riesco a mandarla gi\u00f9! Aggiunse poi con voce rauca, ma ferma, allontanando bruscamente il piatto da sotto al mento.<\/p>\n<p>Ogni volta che faceva cos\u00ec, e questo accadeva quasi sempre, anche a lui passava la fame. Il cibo nel piatto si raffreddava perch\u00e9, se il vecchio non mangiava, anche lui non riusciva pi\u00f9 a toccare niente per un po\u2019. E quando, sforzandosi, senza pi\u00f9 gusto, finiva tutto, era quasi sempre freddo.<\/p>\n<p>La voce della giornalista alla tv rimbombava nella stanza, mentre figure anonime si alternavano sullo schermo creando strani giochi di luce. Il vecchio riaccost\u00f2 a s\u00e9 il piatto mezzo pieno. Prese di nuovo la forchetta in mano e, senza mai smettere di guardare il suo sgradito compagno, l\u2019affond\u00f2 lentamente nella carne.<\/p>\n<p>Dapprima isol\u00f2 il bocconcino dal resto del condimento, con la stessa cura che avrebbe avuto un chirurgo nel farsi spazio tra le viscere di un corpo umano. Poi la infilz\u00f2 e piegando lentissimamente la posata su se stessa spacc\u00f2 in due lo spezzato. Nel farlo, con la massima facilit\u00e0, lo guard\u00f2 negli occhi e gli disse lento: Lo vedi? E\u2019 dura\u2026 Guarda che fatica che faccio a tagliarla. E ne mise un pezzo in bocca. Guarda che fatica che faccio a masticarla, disse, proprio mentre il bocconcino gli si scioglieva in bocca come burro. Non riesco a mandarla gi\u00f9. E\u2019 troppo dura, ti dico.<\/p>\n<p>Lui se ne stava zitto. Tanto il copione sarebbe proseguito come al solito.<\/p>\n<p>Si sarebbe alzato. Avrebbe preso senza dire niente quel piatto mezzo pieno per gettare tutto nel secchio. Avrebbe aperto il frigorifero e avrebbe cercato qualche cosa per sostituire la cena. Una mozzarella. Un po\u2019 di stracchino. Qualche fetta di prosciutto. E l\u2019avrebbe portata a tavola. Il vecchio allora avrebbe mangiato di gusto. Senza ringraziare ovviamente. Col solito silenzio e il solito ghigno di soddisfazione stampato sulla faccia.<\/p>\n<p>Questo sarebbe accaduto. Come ogni giorno.<\/p>\n<p>Questo sarebbe accaduto se il vecchio quella sera non avesse deciso di nominarla.<\/p>\n<p>Di lei non si parlava mai. Ma la sua tacita presenza era rimasta viva in tutta la casa. Non c\u2019era parete o mobile che non recasse almeno una foto di lei quand\u2019era giovane. Chioma corvina e mossa, lunga fin sotto le spalle, e occhi nerissimi, severi, accompagnati sempre da una punta di tristezza. All\u2019ingresso poi ce n\u2019era una, quella che lui adorava di pi\u00f9, dove, a mezzo busto e di tre quarti, sembrava davvero una diva degli anni \u201950. Un sorriso appena accennato e sulle labbra il rossetto. Rosso. Le stesse labbra scarlatte del giorno in cui l\u2019aveva vista la prima volta.<\/p>\n<p>E\u2019 dura! Aggiunse ancora il vecchio, accompagnando la parola con un pugno sul tavolo. Ferocemente stavolta. Con la ferocia disperata e puerile che solo un uomo di quell\u2019et\u00e0 pu\u00f2 avere.<\/p>\n<p>La forchetta cadde a terra e il piatto, sospinto dal tremolio del tavolo, and\u00f2 a sbattere contro l\u2019oliera piena, macchiando la tovaglia.<\/p>\n<p>Guarda cosa mi hai fatto fare! Sbrait\u00f2. La tovaglia adesso \u00e8 tutta sporca! E tutto per colpa tua! Tua e di quella maledetta carne, dura come i sassi!<\/p>\n<p>A quel punto lui non poteva pi\u00f9 far finta di niente. Aveva aspettato troppo. Si alz\u00f2 subito in piedi e raccolse la posata da terra. La macchia verdognola si era gi\u00e0 allargata fino al centro della tavola. Non \u00e8 niente di grave, disse con calma. La porter\u00f2 in lavanderia.<\/p>\n<p>E\u2019 il nostro olio! url\u00f2 il vecchio. Non viene via cos\u00ec! Non lo sai?! Lo dicevo sempre pure a lei.. Lo dicevo sempre\u2026 Pure alla tua puttana\u2026 Quest\u2019ultima frase la disse a bassa voce. Non abbastanza per\u00f2 da impedire che lui la sentisse. Anzi detta apposta in quel modo affinch\u00e9 lui la percepisse meglio. Come un bisbiglio nell\u2019orecchio.<\/p>\n<p><i>La tua puttana<\/i>\u2026<\/p>\n<p>\u2026Eh, gi\u00e0! Permetterle di lasciarti sarebbe stato troppo facile\u2026 Cosa avrebbe detto la gente? Oggi lo fanno tutti, ma allora? Meglio dopo invece\u2026 Meglio me, che ho deciso di restare qui, accanto a lei, tutta la vita a fare l\u2019altro\u2026 Meglio te, che hai deciso di accettare questa folle soluzione pur di non sporcarti le mani e la reputazione\u2026 Ma ti sei sporcato lo stesso\u2026Vecchio che non sei altro\u2026 E insieme abbiamo sporcato lei. Lei che ha commesso l\u2019unico errore di innamorarsi di me, del povero stupido che sono\u2026<\/p>\n<p><i>La tua puttana<\/i>\u2026Tutti e tre sotto lo stesso tetto\u2026 e la gente ha parlato\u2026oh, se ha parlato! Molto di pi\u00f9 di quanto avrebbe fatto se l\u2019avessi lasciata libera\u2026 Avrei dovuto lasciarla io\u2026io che non ce l\u2019ho fatta\u2026 Avresti dovuto impedirmi di rimanere qua, vecchio schifoso che non sei altro\u2026 <i>La mia puttana<\/i>\u2026 Magari lo fosse stata. L\u2019avrei amata di meno\u2026<\/p>\n<p>E\u2019 dura? Gli chiese mentre spostava le cose dal tavolo per impedire che si sporcassero. Il vecchio non rispose. I gomiti sul tavolo e le mani incrociate davanti alla bocca. Gli occhi apparentemente concentrati in direzione della tv.<\/p>\n<p>Allora, \u00e8 dura? continu\u00f2 a denti stretti, con la faccia a pochi centimetri dalla sua.<\/p>\n<p><i>Solo la tua puttana\u2026 <\/i>Senza dare il tempo al cervello di riflettere, il braccio si mosse. Afferr\u00f2 la forchetta del vecchio, la stessa che aveva appena rimesso sul tavolo, e con tutta la forza che aveva in corpo infilz\u00f2 la carne nel piatto. Due, tre bocconcini tutti insieme.<\/p>\n<p>Poi avvicin\u00f2 la mano alla bocca sdentata che aveva di fronte.<\/p>\n<p>Il vecchio sgran\u00f2 gli occhi. Fece di no con la testa, rabbioso, e serr\u00f2 le labbra, ispide come carta vetrata. La carne profumata sotto al naso. L\u2019altro spingeva. Ancora no con la testa. La carne schiacciata sotto al naso, quasi dentro le narici. No! Url\u00f2 tirando il capo all\u2019indietro. E con un unico gesto lui gli scaric\u00f2 sulla lingua i pezzi di carne.<\/p>\n<p>E adesso mangia, gli disse. Ti imbocco io.<\/p>\n<p>Con le gengive dure come denti il vecchio inizi\u00f2 a masticare. Guardando in basso, di traverso. Le braccia sotto al tavolo come paralizzate. Le mani strette attorno alla stoffa dei pantaloni sulle cosce secche.<\/p>\n<p>Mandala gi\u00f9! Insisteva lui con la forchetta a mezz\u2019aria davanti alla faccia. Mandala gi\u00f9. Si pu\u00f2 fare. E intanto era tornato sul piatto per prenderne altra.<\/p>\n<p>Ingoiala tutta, forza, come ho fatto io poco fa. Non \u00e8 difficile. Devi solo <i>masticare<\/i>.<\/p>\n<p>E il vecchio mastic\u00f2. Mastic\u00f2 per tutta la sera anche quando credeva di non farcela pi\u00f9, anche quando la carne sembrava volesse schizzargli fuori dagli occhi.<\/p>\n<p>Fino all\u2019ultimo boccone, gli disse lui. Devo vedere la fine.<\/p>\n<p>Con le guance piene e il volto rosso dallo sforzo il vecchio mand\u00f2 gi\u00f9 anche l\u2019ultimo pezzo di carne.<\/p>\n<p>Bene, disse lui mettendosi di nuovo a sedere. Te l\u2019avevo detto che si poteva fare. E\u2019 morbida, ti avevo detto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><span style=\"line-height: 1.5em;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19252\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19252\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esercitando con la forchetta una lieve pressione il bocconcino di spezzato in bianco che aveva cucinato quella sera si sfaldava. 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