{"id":19186,"date":"2014-05-15T22:52:53","date_gmt":"2014-05-15T21:52:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19186"},"modified":"2014-05-15T22:52:53","modified_gmt":"2014-05-15T21:52:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-blu-oltremare-ovvero-tra-la-via-aurelia-e-il-west-di-cinzia-iacono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19186","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Blu oltremare ovvero Tra la via Aurelia e il West&#8221; di Cinzia Iacono"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa devo fare? Cosa faresti tu? Mia madre come al solito mi guarda, mi sorride e non mi risponde, schiacciata com&#8217;\u00e8 tra il vetro e la cornice, sul mio comodino. Mi alzo e la vado a girare a faccia in gi\u00f9, poi torno a sedermi nell&#8217;angolo opposto della stanza che non mi sembra gi\u00e0 pi\u00f9 mia, con gli armadi vuoti ed i rettangoli pi\u00f9 chiari alle pareti al posto dei miei disegni. Io penso che la cosa pi\u00f9 difficile del mondo sia scegliere. Le cose che mi piacciono le terrei con me per sempre. Il mio letto, la tazza del latte, la gabbietta di Cristoforo il colombo, anche se ora non serve pi\u00f9 a niente. Terrei persino zia Marisa! Invece, dopo giorni di resistenza mia e di assalti loro, \u00e8 arrivato l&#8217;ultimatum. &#8220;Ti d\u00f2 tempo fino a stasera per riempre gli scatoloni, senn\u00f2 intervengo io e ti butto tutto!&#8221; (questa \u00e8 zia Marisa, sempre dolce&#8230;). Non ho che un pomeriggio, quindi. E che pomeriggio, ragazzi. Inizi di giugno, la scuola finita da una settimana, i compiti delle vacanze vaghi nella calura di una fine d&#8217;agosto per ora lontanissima. In tempi normali sarei gi\u00e0 in spiaggia con gli altri. Giugno esiste per questo, no? Per offrirci le promesse di un&#8217;estate morbida e inzuccherata come una ciambella. Invece no, niente dolce far nienta per me, niente spiaggia. Scatoloni. Ho solo un pomeriggio per decidere cosa tenere e cosa lasciare. <em>Perch\u00e8 non si pu\u00f2 portare tutto<\/em>. Ora, ditemi voi comi si fa a scegliere tra questa meraviglia di teatrino &#8211; col fondale davanti bosco e dietro castello &#8211; e la povera Teresa, anche se ora \u00e8 bruttina perch\u00e8 le ho tagliato i capelli. Come faccio ad abbandonare anche uno solo dei miei libri? No, sui libri devo convincere zia Marisa\u00a0 a trattare. Cosa ne sarebbe di me laggi\u00f9, senza di loro? <em>Laggi\u00f9. <\/em>So che non devo assillare mio padre con capricci e domande &#8211; <em>devi fare la brava, per pap\u00e0 \u00e8 un momento difficile<\/em> &#8211; e infatti faccio la brava e me ne sto per conto mio ma una cosa ho dovuto chiederla. C&#8217;\u00e8 il mare, laggi\u00f9? Mio padre ha risposto s-si&#8230;e ho capito che devo prepararmi a qualcosa di diverso dall&#8217;unico mare possibile per me, che \u00e8 il nostro mare di Genova. Le spiagge qui sono spiagge per modo di dire, per quanto sono strette. Alle spalle hanno sempre qualcosa che le spinge, frane di massi o la scarpata della ferrovia. Sono spiagge con ciottoli grossi su cui i villeggianti\u00a0 non sanno camminare scalzi, sono ridicoli. Ci sappiamo andare solo noi che viviamo qui. Il mare di Genova puzza sempre un po&#8217; di porto e di catrame, anche ai bagni, come li chiamiamo noi, nonostante le file ordinate di ombrelloni e il bar col juke box all&#8217;ombra della tettoia di canne, dove la mamma si sedeva a riposare le rare volte che ci accompagnava &#8211; e allora era festa &#8211; perch\u00e8 il sole era troppo forte per lei, diceva. Insomma, nessuno mi vuole dire come sar\u00e0 il mare laggi\u00f9, se ci sar\u00e0 davvero. Chiss\u00e0 cosa metter\u00e0 pap\u00e0 nei suoi, di scatoloni. E le cose grandi? Il letto grande, per esempio, lo spedir\u00e0 gi\u00f9 col camion o lo lascer\u00e0 qui, visto che ormai per lui \u00e8 inutile come la gabbia di Crstoforo? Come sar\u00e0 la mia stanza? E io, come sar\u00f2 io lontana dal mare, se ci sar\u00f2 davvero&#8230;<\/p>\n<p>Tutti erano certi che avrei scordato Genova in fretta, abbagliata dagli ori e dai marmi della nostra Terra Promessa. Ma attenzione con le promesse fatte ai bambini: bisogna mantenerle, prima o poi. Tradimento, stiamo parlando di questo. Tradimento e fuga. Perfetto, due bei traumi formato famiglia, prendi due e paghi&#8230;per sempre. Povera bambina. Da quando partimmo tutto prese ad andare storto. Roma ci accolse con un agosto rovente e senza piet\u00e0 che lasci\u00f2 il posto all&#8217;autunno pi\u00f9 lugubre della mia vita. Gli ori e i marmi grondavano pioggia sporca e le case avevano il colore dei biscotti inzuppati nel caffellatte. A scuola non mi ambientavo. Quella lingua nuova, faticosa, larga&#8230;b\u00e8\u00e8\u00e8ne, s\u00e8\u00e8\u00e8mpre&#8230;Quelle &#8220;E&#8221; cos\u00ec aperte che ci si poteva cascare dentro, impossibili per una bambina ligure abituata alle cose strette: le spiagge, le &#8220;E&#8221;, il cuore. La casa nuova si era rivelata molto diversa dalla reggia annunciata e persino il cibo era straniero e ostile &#8211; <em>Come lo faccio il pesto con &#8216;sto basilico!<\/em> &#8211; si lamentava zia Marisa. Del mare, lo avrete capito, neanche l&#8217;ombra. Insomma, via, diciamolo: una fregatura. Mi avevano scaricato da una macchina in corsa in questa citt\u00e0 gialla, bassa, orizzontale e Genova, la mia ventosa citt\u00e0 verticale, era perduta per sempre. Io restavo una cosa a met\u00e0, n\u00e8 carne n\u00e8 pesce, n\u00e8 nord n\u00e8 sud. Mio padre sempre assente, l&#8217;unica presenza adulta nelle mie giornate, zia Marisa. Mia zia non era una donna, era un mucchietto di legna secca, un liofilizzato. Sembrava disidratata. Pi\u00f9 che magra, scarnificata. Impossibile trovare nel suo corpo &#8211; ancora giovane? gi\u00e0 anziano?\u00a0 &#8211; un posto morbido dove appoggiarsi. Aveva adorato mia madre. Se era rimasta con noi &#8211; ci sarebbe rimasta fino alla fine, votata a noi con una devozione esaltata &#8211; fu di certo per via di qualche giuramento di fedelt\u00e0 eterna fatto a s\u00e8 stessa, \u00a0in quei giorni febbrili in cui tutti noi vagavamo per casa increduli e senza pace. Incline alla mortificazione e alla sudditanza, zia Marisa nutriva verso mio padre i sentimenti ambigui che le donne come lei nutrono per i maschi alfa del branco, dietro a cui scodinzolano e sbavano, odiandoli, ma pronte a seguirli all&#8217;inferno. Gonfia di un rancore battagliero che non trov\u00f2 mai riposo cercava di annettermi al suo mondo dove regnavano rabbia e veleno. Io non chiedevo altro che silenzio, e un angolo in cui nascondermi. <em>Non dar retta agli uomini, quelli ti vogliono morta! Tuo padre, guarda tuo padre&#8230;pazza me l&#8217;ha fatta diventare quella povera donna!<\/em> Ma zia, pap\u00e0 sta male, la notte piange&#8230; <em>Ah! Adesso piange! Non piangeva mica quando gliele portava in casa! Nel letto, gliele portava! Ormai sei grande, certe cose devi saperle&#8230;<\/em> Cos\u00ec, per sapere certe cose, \u00e8 tutta la vita che cerco, rovisto tra lettere e cassetti, chiedo alla polvere, parlo con i morti. <em>Cosa stai facendo qui?<\/em> Niente pap\u00e0, stavo solo&#8230;<em>Quante volte ti ho detto che non devi entrare qua dentro! Esci, va a giocare fuori, la devi smettere di frugare tra le sue cose, hai capito? La devi smettere! Cos\u00ec diventiamo tutti pazzi&#8230; <\/em>Ma io non ho mai smesso. Neanche adesso che non c&#8217;\u00e8 rimasto pi\u00f9 nessuno e che ho superato da un pezzo l&#8217;et\u00e0 che aveva mia madre quell&#8217;estate. Cerco la donna che dovrebbe aver vissuto prima di questa vecchia ma non la trovo: non faccio che imbattermi in una ragazzina forastica e ruvida come l&#8217;ortica. Eppure non mancano i documenti. Ho trovato attestati, diplomi, il certificato di matrimonio con un signor Luigi e poi bollette, scontrini, il contratto di vendita di un appartamento sito in Corso Italia trentasette interno due, Genova Quarto. Questo, stando alle carte. Stando alla memoria, niente. O forse si&#8230;Ricordo addii. Si, addii, nel senso di saluti, commiati, separazioni o come volete chiamarli. Ecco, mi sembra che della donna che sono stata sia sparito tutto tranne i vuoti lasciati dalle cose. Mi ricordo tutti i treni e le stazioni. Le interurbane con la linea che cadeva e poi valigie, armadietti da svuotare in sala professori, stanze tornate silenziose dopo gli urli, stanze d&#8217;albergo da liberare, chiavi da riconsegnare, portiere di automobili che sbattono, il camion di una ditta di traslochi che ci precede, io che mi faccio prendere dalle convulsioni al casello di Grosseto perch\u00e8 voglio tornare indietro&#8230;Ricordo noi tre, in macchina. Zia Marisa si soffia il naso. La nuca di mio padre \u00e8 la cosa pi\u00f9 rigida ed immobile che abbia mai visto. Io non oso guardare nello specchietto per la paura di incontrare i suoi occhi che mi guardano. Fintanto che te la presentano come un gioco, una partenza \u00e8 eccitante. E&#8217; l&#8217;avventura! Ma poi si fa sul serio e ti ritrovi intrappolata in macchina sulla via Aurelia, che per noi liguri \u00e8 una presenza importante, un&#8217;arteria di cui le uscite a mare sono i capillari, ti lasci alle spalle Recco, Santa Margherita, poi Rapallo, poi Sestri e realizzi che non stai andando a Chiavari a trovare i nonni e neanche a Camogli per la sagra del pesce fritto, no, stai precipitando verso sud e tra le persone che sono con te manca proprio l&#8217;unica che vorresti davvero e perch\u00e8? perch\u00e8 \u00e8 rimasta a Genova, fila otto, loculo sei del Cimitero Monumentale di Staglieno perch\u00e8 \u00e8 morta, molto ma molto morta &#8211; direi che \u00e8 ora di chiamare le cose con il loro nome &#8211; morta come in genere si \u00e8 morti quando &#8211; marito in ufficio, figlia a scuola &#8211; si decide di prendere una sedia, salirci sopra, legare qualcosa al gancio del lampadario e poi girarselo attorno al collo, dare un calcio alla sedia eccetera, eccetera, eccetera&#8230;Che poi magari all&#8217;ultimo non voleva pi\u00f9 farlo, forse, che ne so, avr\u00e0 pensato a me&#8230;A me, si. Perch\u00e8, \u00e8 vietato? Era mia madre, cazzo, dovr\u00e0 pur avermi voluto un po&#8217; di bene, anche se \u00e8 stata cos\u00ec stronza da farmi questo servizietto, perch\u00e8 \u00e8 proprio da bastardi lasciare la propria figlia di otto anni a doversi occupare di una madre impiccata per il resto della sua vita&#8230;Magari voleva essere salvata, forse ha provato a chiedere aiuto, ma aiuto a chi, che l&#8217;avete lasciata tutti sola? E adesso? <em>Adesso silenzio, shhhh, parlate piano che la bambina sente&#8230;la bambina ha troppa immaginazione.<\/em> <em>Menomale che non l&#8217;ha vista&#8230;<\/em> Non l&#8217;ho vista? Non l&#8217;ho vista cosa, penzolare? Ma la bambina non \u00e8 mica scema, cosa vi credete che veda ogni notte prima di svegliarsi e urlare, urlare! <em>Shhhh!Silenzio! Sta zitta! Zitta, ho detto&#8230;Ti sei lavata i denti? Le mani? Lavati le mani che si va a tavola, lavati gli occhi.<\/em> Gli occhi? <em>Si, gli occhi. Cosa vedi? La vedi penzolare? Ma per favore, non penzola nessuno qui, cosa ti vai a inventare &#8211; ecco, che ti avevo detto? se la sogna sempre &#8211; La mamma non stava bene, lo sai, era sempre stanca&#8230;<\/em>Lo so che era stanca, lo so che non veniva al mare e restava a letto, per\u00f2 non dormiva,\u00a0 la sentivo. Piangeva. Ma non poteva trovare il modo di punire mio padre senza punire me? Mica me le scopavo io tutte le sue amiche! E adesso cosa ci devo fare con tutta questa rabbia che mi \u00e8 rimasta in mano? Me lo volete dire? Qualcuno me lo vuole dire? Non me l&#8217;ha voluto dire nessuno. Di certo non quella poveretta di mia zia che ha coltivato il suo orticello di odio fino alla fine della sua vita ridicola e da cui ho imparato una cosa sola: che non volevo diventare come lei. Come nessuno di loro, in verit\u00e0. Mi hanno fatto credere che ci sono solo due modi di vivere la vita: restare piantati nell&#8217;orto del rancore come carciofi spinosi e amari, o strapparsi via e dire addio, come ha scelto di fare mia madre. Ma no. Non \u00e8 vero. Ci sono altri modi, ma si imparano da piccoli e ormai&#8230;Io credo che abbiamo il dovere, tutti, di portare la nostra vita in salvo, in territori protetti dove non sia necessario girare armati. Dovremmo girare&#8230;amati, invece. Ci dovremmo procurare dei rapporti sani, lasciandoli perdere i maschi alfa, che dietro a loro ci si va di sicuro all&#8217;inferno. Dovremmo cercare di amare chi ci ama, o almeno chi ci prova, cos\u00ec se ci saranno intoppi &#8211; e ci saranno &#8211; si tratter\u00e0 di piccoli sbagli di brave persone, cose che possono capitare a tutti, e non potremo cavarcela urlando &#8220;brutto stronzo bastardo!&#8221; perch\u00e8 lui sar\u00e0 uno come noi, uno che naviga a vista nelle secche della vita e fa quel che pu\u00f2. Per me \u00e8 tardi. E&#8217; andata com&#8217;\u00e8 andata. Vorrei solo che i morti riposassero in pace. E penso che sarebbe bello&#8230;tornare. Ecco si, tornare. Mi piacerebbe che gli addii, che per tutta la vita ci hanno straziato la carne e fatto sanguinare gli occhi, diventassero un mare di persone che si ritrovano, si riconoscono, si salutano, insomma una festa, un meraviglioso, definitivo ritorno a casa.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19186\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19186\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa devo fare? 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