{"id":19176,"date":"2014-05-15T22:07:57","date_gmt":"2014-05-15T21:07:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19176"},"modified":"2014-05-15T22:07:57","modified_gmt":"2014-05-15T21:07:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-al-calar-del-tramonto-di-emanuele-pieroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19176","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 \u201cAl Calar del Tramonto\u201d di Emanuele Pieroni"},"content":{"rendered":"<p>Tre quarti d&#8217;ora, forse meno, all&#8217;arrivo del mio treno.<\/p>\n<p>Sono agitato, le gambe tremano sotto questa lettera: per la prima volta lascio la mia citt\u00e0, con la consapevolezza che mai pi\u00f9 ci metter\u00f2 piede. Lascio tutto e tutti dietro le spalle, parto per un lungo viaggio, senza voltarmi. Scelte radicali come questa non si prendono da un giorno all&#8217;altro, si lasciano come ultima alternativa, si cercano soluzioni diverse e di norma finisce, sempre, che non si prendono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Io ho dovuto guardare in faccia la realt\u00e0: qui per me non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla, e, quando le cose stanno cos\u00ec, cari amici, \u00e8 giunta l&#8217;ora di cambiare aria. Nella mia vita ho conosciuto tante persone che conducono un&#8217;esistenza che non gli piace, che non sentono propria; la vivono in costrizione, tuttavia non fanno nulla per cambiarla. Non voglio fare il moralista, li capisco, so bene perch\u00e9 non lo fanno, in fondo \u00e8 una condizione che ho provato anche io, a lungo, sulla mia pelle.<\/p>\n<p>Sono afflitti da un morbo invisibile, che quotidianamente si insinua, scava, infine penetra: rende apatici, inermi, permette una tacita accettazione dell&#8217;infelicit\u00e0 della propria esistenza, come se fosse normale, inibisce qualsiasi recondita velleit\u00e0 rivoluzionaria dell&#8217;animo: \u00e8 il morbo della rassegnazione. Si radica maligno, nel profondo, pesante come un macigno, stringe come una morsa, contro la quale io stesso ho dovuto combattere a lungo, prima di poter finalmente vincere, liberami da questa oppressione.<\/p>\n<p>E no, la mia non \u00e8 codardia, partire non \u00e8 un fuggire dai problemi, anzi, proprio perch\u00e9 prima li ho affrontati, ho guardato in faccia le mie paure, solo allora, solo in quel momento, ho capito cosa avrei dovuto fare. No amici, siete voi i codardi, se fuggite dai vostri turbamenti, dai fantasmi della tristezza, dal grigiore delle vostre ordinarie vite che detestate, per tutta risposta semplicemente vi voltate altrove. Se vi nascondete sotto mari di superfluo, fiumi d&#8217;ipocrisie, se restate qui, a vedere passare inesorabile il vostro tempo, senza darvi alcuna pena, senza mai prendervi le responsabilit\u00e0 e gli oneri che comportano un cambiamento.<\/p>\n<p>Oggi io, finalmente, vi saluto, senza rimpianti. Dico addio a tutte le mie ombre, prendo il treno e parto, volo verso un luogo per me magico, dove da tanto, troppo tempo ormai, voglio tornare: l\u00ec c&#8217;\u00e8 una scogliera ad attendermi, maestosa, imponente, antica come il mondo, e si affaccia sul mare. L\u00ec, al calar del tramonto, si possono ammirare i pescatori gettare le reti nelle acque turchesi, sfumate dal roseo riflesso del cielo, dove dei gabbiani solitari tutte le sere intonano i loro canti d&#8217;amore, prima che le ultime sfumature dorate del crepuscolo si accingano a lasciar spazio alle notti stellate.<\/p>\n<p>Sono venuto in stazione con buon anticipo, di proposito, rispetto all&#8217;orario del mio treno. Ho pensato a lungo se fosse meglio scrivere questa lettera da casa, ponderarla con calma, rileggerla e rileggerla ancora: poi ho concluso che le migliori parole, le pi\u00f9 sincere, scaturiscono solo quando si prova la vivida sensazione che, se non le fai uscire in quel momento dal tuo cuore, allora non usciranno pi\u00f9. Ora che il tempo stringe e il mio treno si avvicina, ritengo di aver fatto la scelta giusta: sento l&#8217;emozione della partenza crescere intensa dentro di me, mi rendo conto che da questa panchina, davanti a binari vuoti, non riuscir\u00f2 a lasciarvi un poema. Penso sia meglio cos\u00ec: ho paura che dovrete accontentarvi di poche parole, ma sincere.<\/p>\n<p>A voi, miei cari genitori, piccole austere formiche borghesi, ignavi che altro non siete, vissuti sempre nell&#8217;illusione e nella speranza di avere una parvenza di importanza sociale, attenti solo a come apparivate al cospetto degli occhi del vostro piccolo mondo esterno, mai una sola volta intenti ad accorgervi di ci\u00f2 che avveniva sotto i vostri. A voi, insensibili ai sentimenti di vostro figlio, alle sue turbe, ai suoi bisogni lasciati volontariamente inascoltati, nel silenzio della vostra indifferenza, troppo spesso bagnati da lacrime amare, mai una volta asciugate. A voi, custodi di scheletri sepolti in ogni armadio della vostra vita, io me ne vado, vi libero. Vi libero dal peso di sopportare un figlio che mai avete capito, che mai vi siete solo sforzati di capire: vi sollevo una volta per tutte dagli imbarazzi che vi ho procurato, dagli amari sorrisi di circostanza rifilati ai vostri amici, mentre cercavate patetiche giustificazioni per i miei fallimenti. Vi ringrazio per tutto l&#8217;amore che non mi avete mai mostrato, per avermi insegnato che il non riuscire equivale solo ad un deprecabile fallire, che non importa che persona sei, tanto \u00e8 solo ci\u00f2 che fai nella vita che ti qualifica. Vi auguro di cuore che le vostre bare siano le pi\u00f9 sfarzose, adornate dei fiori pi\u00f9 rigogliosi, sepolte in cripte marmoree come mausolei, che possano fare invidia a tutti i vostri dirimpettai al cimitero.<\/p>\n<p>Ai miei pochi ed unici amici, le mie pi\u00f9 grandi delusioni, una dedica: vi \u00e8 stato facile essere spesso presenti, stare tutti uniti in momenti di piacevole compagnia, senza impegni, senza pensieri. Vi \u00e8 diventato un tantino pi\u00f9 complicato fare la stessa, identica cosa, quando per qualcuno la vita \u00e8 andata a rotoli, quando uno di voi \u00e8 sprofondato in un vortice di disperazione, un oceano oscuro di tristezza senza fine. S\u00ec, sapete bene a cosa mi riferisco: quando la mia Cati \u00e8 morta, i primi giorni, siete stati davvero prodighi di buoni consigli, pacche sulle spalle e notevoli frasi di circostanza, perfino promesse solenni, questo ve lo devo riconoscere. Poi, per\u00f2, in breve tempo, siete diventati campioni olimpionici nel non farvi mai trovare, nello sparire. Forse lo sciocco sono stato io, forse mi ero illuso troppo, ma davvero credevo, speravo, che mi avreste potuto aiutare a uscirne almeno un po&#8217;, o almeno contavo sul fatto che qualcuno di voi ci avrebbe quantomeno provato di cuore. Ora, se ho fatto le valigie, \u00e8 soprattutto grazie a voi, che eravate l&#8217;ultima cosa che credevo mi restasse in questa triste citt\u00e0. Mi sbagliavo. In fondo comunque posso capirvi, non riesco a non odiarvi, tuttavia posso capirvi: chi mai avrebbe voglia di passare anche solo poco tempo con un infelice depresso, a cui \u00e8 venuta a mancare la persona pi\u00f9 cara che aveva? Per voi deve essere stata una situazione triste in cui trovarsi, lo immagino&#8230; e poi i figli, le mogli, il lavoro, il tempo che \u00e8 sempre cos\u00ec poco; lo so, lo so. Vi invidio, deve essere bello avere ancora intatte le vostre piccole certezze quotidiane, sopratutto vivere nella totale incapacit\u00e0 di rendersi conto che possono venire a mancare in un battere di ciglia. A voi auguro solo che questa grande illusione possa durare in eterno.<\/p>\n<p>Temo di essere stato fin troppo prolisso, il mio treno sta per arrivare. L&#8217;ultimo pensiero va ovviamente a te, Cati, \u00e8 per te, mia dolce amata:\u00a0 tutte le notti da quando te ne sei andata cos\u00ec bruscamente, da quando ti hanno strappata troppo presto al mondo, al nostro mondo, ho sognato di avere la possibilit\u00e0 di dirti tutto quel che non ti avevo mai detto, ma nel sogno non trovavo le parole, il modo di farti capire quanto forte, quanto importante fosse per me tutto quello che mi hai dato, quanto tu sia stata il centro del mio universo: non ci riuscivo perch\u00e9 avevo poco tempo, cos\u00ec poco tempo, dovevo assolutamente metterti in guardia.<\/p>\n<p>Nel mio sogno ricorrente siamo seduti sulla scogliera, sotto la punta del molo, proprio l\u00ec dove da ragazzi andavamo a guardare le barche dei pescatori abbassare le reti, al calar del tramonto, e ci chiedevamo cosa mai avrebbero tirato su la mattina seguente.<\/p>\n<p>Ogni notte tu sei l\u00ec, accanto a me, le tue lunghe gambe appoggiate sopra le mie, mi stringi forte una mano e contempliamo il mare, mentre il pallido sole arancione del tramonto riflette i suoi ultimi raggi e fa baluginare la superficie dell&#8217;acqua. Il tuo viso \u00e8 ancora quello della dolce ragazzina che avevo conosciuto tanto tempo prima: i tuoi occhi verdi smeraldo brillano nei riflessi porpora del cielo e argentati del mare, guardano dritti nei miei con aria speranzosa, luminosi e sognanti. Sento che vuoi chiedermi qualcosa, schiudi le labbra per parlare ma ti interrompo, poggiandoti in fretta e furia un dito sulla bocca, mi agito, le gambe mi tremano, sento, so che c&#8217;\u00e8 qualcosa che devo dirti e so anche che mi resta poco tempo, ma non so perch\u00e9!<\/p>\n<p>Ti lascio la mano e inizio a scuoterti per le spalle e mi sento quasi urlare in preda al panico: \u00abAscoltami, non devi andare! Non devi andare&#8230;\u00bb E mi sveglio, sempre in quel punto del sogno, tutte le notti, con il cuore che batte all&#8217;impazzata nel petto, con ancora le parole che ti stavo urlando strozzate nella gola, secca e annodata. Ci impiego diversi secondi a realizzare che ormai non ci sei pi\u00f9: mi sento stringere lo stomaco e gli occhi pulsano, si gonfiano di lacrime&#8230; \u00a0poi impazzisco, fremo di rabbia furente e cieca, perch\u00e9 ti ho avuto di nuovo davanti, di nuovo viva davanti a me e non sono riuscito a dirti altro che poche, confuse parole, cos\u00ec prive di senso, mentre avrei dovuto solo abbracciarti, stringerti forte, farti capire in ogni modo quanto ti ho amata.<\/p>\n<p><i>&#8211; Attenzione. Treno EuroStar Alta Velocit\u00e0 proveniente da Milano Centrale e diretto a Bari Centrale in transito al binario due. Si pregano i signori viaggiatori di allontanarsi dalla linea gialla. \u00a0&#8211;<\/i><\/p>\n<p>Non importa, il mio treno \u00e8 in arrivo, devo andare, ho pochissimo tempo. Questione di un istante e poi saremo di nuovo l\u00ec, insieme, su quella scogliera, ad ammirare il mare luccicare e brillare, per poi diventare blu scuro col calar del sole.<\/p>\n<p>Amore mio, ora finalmente non dovr\u00f2 interromperti come nel mio sogno, non dovr\u00f2 lasciarti la mano; avr\u00f2 tutto il tempo per esprimerti il mio amore, per ringraziarti di avermi illuminato la vita con la tua gioia, per avermi reso cos\u00ec fortunato, per aver scelto proprio me.<\/p>\n<p>E vedremo le barche dei pescatori sollevare le reti al mattino. Avremo tutto il tempo del mondo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19176\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19176\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre quarti d&#8217;ora, forse meno, all&#8217;arrivo del mio treno. 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