{"id":19175,"date":"2014-05-15T15:42:02","date_gmt":"2014-05-15T14:42:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19175"},"modified":"2014-05-15T15:42:02","modified_gmt":"2014-05-15T14:42:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-casa-bella-di-luigi-lazzaro-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19175","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La Casa Bella&#8221; di Luigi Lazzaro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">La vecchia villa di famiglia \u00e8 l\u00e0 ad attendermi, fedele, dopo tanti anni, amica di molte estati della mia infanzia, ostinatamente abbarbicata sul poggio tra la vallata del lago Trasimeno e le dolci colline toscane: un\u2019anziana signora che porta con dignitosa compostezza i segni del tempo; il giardino \u00e8 ormai quasi completamente rinselvatichito, nonostante le inutili fatiche di Zaccaria, il vecchio giardiniere.<\/p>\n<p>L\u2019auto valica l\u2019ampio cancello da cui nascono i due viali bianchi delimitati da antichi cipressi, che salgono rispettivamente verso destra e verso sinistra, semicerchi ghiaiosi che abbracciano la scalinata centrale e conducono al corpo principale della palazzina.<\/p>\n<p>Il crocchiare degli pneumatici sul ghiaino mi riporta all&#8217;infanzia, quando quella per me era la \u201cCasa Bella\u201d, il luogo incantato al quale per una sorta di eterna magia tornavamo ogni estate, sia che il lavoro di pap\u00e0 ci avesse portati in Africa, in America o chiss\u00e0 dove.<\/p>\n<p>La Casa Bella, il luogo in cui vedevo mamma smarrire quell&#8217;aria malinconica che segna lo sguardo di molte donne scandinave, mentre mio padre, sempre in preda allo sconfinato senso di colpa derivante dalle sue frequenti assenze, dedicava alla famiglia, e a me in particolare, un\u2019attenzione che mi riempiva di una lancinante felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Fu proprio nella Casa Bella che mia madre mor\u00ec.<\/p>\n<p>Se la port\u00f2 via a trentaquattro anni una leucemia fulminante.<\/p>\n<p>Alcune macchie scure sulla gola un sabato di luglio e, da l\u00ec in poi una repentina discesa verso la fine. Nel giro di poche ore le macchie salirono al viso, gli occhi e la bocca si fecero tumefatti.<\/p>\n<p>Ricordo la confusione delle prime ore, quando il vecchio medico del paese imputava il malessere di mamma a uno shock anafilattico, forse provocato dalla puntura di qualche insetto. Man mano che la situazione degradava, vedevo mio padre tormentarsi le mani in un gesto di profonda inquietudine, le nocche delle dita si facevano bianco-violacee, il respiro frequente e leggero.<\/p>\n<p>Titoccio, il fattore factotum, cercava di tenere impegnati la donna di servizio e il giardiniere, ormai convinti che il sangue della Signora si fosse <i>rivuticato<\/i>, invertendo la direzione del circolo.<\/p>\n<p>Al tramonto, finalmente arriv\u00f2 da Perugia il Professor Radico, ematologo, vecchio amico di famiglia, rintracciato nella sua casa di campagna dal maresciallo dei carabinieri di Castiglione.<\/p>\n<p>Ricordo l\u2019espressione seria del medico quando entr\u00f2 nella stanza di mamma e mi chiese con tenerezza di attendere in corridoio.<\/p>\n<p>Mentre la porta si richiudeva dietro di me, avvertii la voce di mia madre, una voce dolorante, un sibilo di carta vetrata: &#8211; Carlo, ti prego, salvami, non lasciarmi morire, fallo per la bambina!<\/p>\n<p>In quel momento, istintivamente, spontaneamente, un\u2019ingenua preghiera si alz\u00f2 dal profondo del mio animo, pregai Ges\u00f9 e la Madonnina di non far morire mia madre, di lasciarmela. Sarei stata per sempre una bambina ubbidiente e avrei recitato le preghiere tutte le sere, insieme alla mamma.<\/p>\n<p>Fu quella notte che persi la fede.<\/p>\n<p>Quando il dottore usc\u00ec dalla stanza, chiam\u00f2 l\u2019ospedale chiedendo l\u2019invio immediato di un\u2019ambulanza, poi disse a pap\u00e0: &#8211; Fatti coraggio, \u00e8 nelle mani del Signore.<\/p>\n<p>Quando sentii questa frase, fui certa che mamma si sarebbe salvata. Pensai \u201cIl Signore non vorr\u00e0 certamente togliere la mamma a una bambina piccola come me.\u201d<\/p>\n<p>Mentre la portavano via, mamma mi tese la mano, chiamandomi: &#8211; Orsa, piccina mia.<\/p>\n<p>La sua voce era divenuta un orribile rantolo, le macchie ematiche s\u2019erano allargate sul viso gonfio, gi\u00e0 cadaverico, i suoi occhi macchiati di sangue mi trafiggevano\u2026 Quella non era pi\u00f9 la mia mamma.<\/p>\n<p>Impietrita, spaventata, confusa, non mi avvicinai.<\/p>\n<p>Mentre la caricavano sull\u2019ambulanza, dentro di me urlavo \u201cNon guardarmi! Ti prego, non guardarmi!\u201d<\/p>\n<p>Dopo poche ore, pap\u00e0 la ricondusse a casa, mia madre voleva morire nella Casa Bella.<\/p>\n<p>Quella notte, mentre la luna guardava immemore e indifferente nella mia stanza, sentivo i suoni sordi, le voci sussurrate che da sempre accompagnano le nascite e le morti.<\/p>\n<p>Mamma se ne and\u00f2 all\u2019ora del lupo, l\u2019ora in cui la notte si confonde con il giorno e gli incubi con la realt\u00e0. Era una domenica estiva dal cielo di un indaco spietatamente terso.<\/p>\n<p>Avevo sette anni.<\/p>\n<p>Mio padre mi svegli\u00f2 dolcemente e, anche se confusa dall&#8217;insolito risveglio, capii subito che mamma non c\u2019era pi\u00f9, intuii che qualcosa era cambiato per sempre, avevo perso l\u2019innocenza delle favole, la purezza dell\u2019immortalit\u00e0: \u201c\u2026e vissero per sempre felici e contenti nella Casa Bella\u201d.<\/p>\n<p>La vita, quella vera, mi era rovinata addosso, strappandomi quello che avevo di pi\u00f9 caro.<\/p>\n<p>Pap\u00e0, gli occhi stravolti dal dolore, colmi di lacrime, s\u2019inginocchi\u00f2 accanto al mio lettino, chin\u00f2 il suo capo accanto al mio, abbracciandomi forte: \u2013 Orsa &#8211; disse &#8211; Abbiamo perso la mamma.<\/p>\n<p>Non disse altro\u2026 non disse: \u201cmamma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u201d; non disse: \u201cmamma \u00e8 morta\u201d; non disse neanche: \u201cmamma \u00e8 volata in cielo\u201d.<\/p>\n<p>No \u2026soltanto \u201cl\u2019abbiamo persa\u201d.<\/p>\n<p>Disperata assenza; infinito smarrimento; insostenibile malinconia.<\/p>\n<p>Quante volte, dopo quella notte, mi son chiesta: \u00e8 possibile che tanto cocente dolore, tante lacrime, tanto amore, siano inutili? Possibile che non abbiano il potere di smuovere neanche di un soffio il corso di una natura indifferente?<\/p>\n<p>Tanti anni son passati, ora sono una donna, ma la risposta non \u00e8 mai giunta e a volte desidero ardentemente credere in dio.<\/p>\n<p>Per avere la consolazione di maledirlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19175\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19175\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vecchia villa di famiglia \u00e8 l\u00e0 ad attendermi, fedele, dopo tanti anni, amica di molte estati della mia infanzia, ostinatamente abbarbicata sul poggio tra la vallata del lago Trasimeno e le dolci colline toscane: un\u2019anziana signora che porta con dignitosa compostezza i segni del tempo; 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