{"id":19160,"date":"2014-05-15T21:54:56","date_gmt":"2014-05-15T20:54:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19160"},"modified":"2014-05-15T21:54:56","modified_gmt":"2014-05-15T20:54:56","slug":"premio-racconti-nela-rete-2014-il-cuore-quella-notte-di-tiziana-martini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19160","title":{"rendered":"Premio Racconti nela Rete 2014 &#8220;Il cuore quella notte&#8221; di Tiziana Martini"},"content":{"rendered":"<p>Di notte. Questo silenzio, questo buio, mi fanno paura. Il beep dell\u2019elettrocardiogramma nei primi giorni di degenza mi ha tenuto compagnia. Non lo sento pi\u00f9. Certe volte, soprattutto di notte, quando non c\u2019\u00e8 traccia di anima viva in corridoio, penso di essere morta. Cos\u00ec mi sforzo, mi sforzo di sentire se quel beep c\u2019\u00e8 ancora. C\u2019\u00e8. E quando lo sento rimbombare tra queste pareti di cemento e di vetro rido di me. Sento. La vita, sento. Comincio a pensare che forse \u00e8 il caso di mollare, che non vale la pena lottare. Se la fai finita, mi dico, riduci la sofferenza di tua mamma. Perch\u00e9 a vedermi in questo stato, non si rassegner\u00e0 mai. Tanto morir\u00f2 comunque. E se non muoio io, muore mamma di crepacuore. Sono quindici giorni che si alza alle cinque del mattino, prende un autobus e poi un treno e ancora un autobus per venirmi a trovare. Non la lasciano entrare. Pu\u00f2 solo guardarmi dal vetro. Non \u00e8 che non la lascino entrare proprio. Potrebbe. Solo per un\u2019ora al giorno. Non pi\u00f9 di una persona al giorno. Mamma non \u00e8 mai entrata in camera mia. Forse perch\u00e9 le sembra un\u2019ingiustizia vedermi solo dalle quattro alle cinque del pomeriggio. Forse perch\u00e9 toccarmi, significherebbe accettare che sono proprio io. Che sono proprio in coma. Coma. Mi fa paura pronunciare questa parola. Meglio tornare a pensare a mamma. \u00c8 molto stanca, ha detto ai medici, parlando di me. Se qualcuno la disturba quando dorme, si sveglia incazzata. Fate piano quando entrate in camera, mi raccomando. Io voglio che si svegli col sorriso, ha aggiunto, che si svegli cantando. Mi vede bella attraverso il vetro. Mamma. E piange. Oggi ho sentito il suo sguardo poggiarsi per un istante sulla mia pelle nuda. Mi ha implorato di tornare da lei. Mi ha detto che vuole riabbracciarmi, fosse anche per l\u2019ultima volta. L\u2019ho abbracciata. Ma lei non lo sa. Sento. La vita sento. \u00c8 la prima volta che vedo mamma piangere. Forse perch\u00e9 ho gli occhi chiusi. Le palpebre pesano. Non l\u2019ho mai vista piangere. Mamma. Quando ero piccola pensavo che le mamme non piangessero mai, perch\u00e9 sono mamme. Perch\u00e9 sono grandi. Ora che sto per diventare mamma anche io ho capito che le mamme piangono. Ma lo fanno in silenzio. Lontano da occhi indiscreti. Perch\u00e9 sono mamme. Perch\u00e9 sono grandi. Ecco perch\u00e9 ancora non ho versato una lacrima bambino mio. Perch\u00e9 da te ancora non posso nascondermi. Perch\u00e9 tu sei dentro di me. Mamma oggi ha versato qualche lacrima. Ha poggiato la testa e una mano al vetro. \u00c8 convinta che io non la veda. Ha un cuore grande mamma. L\u2019ho sempre saputo, ma non sono mai riuscita a dirle che lo sapevo. E forse non riuscir\u00f2 a dirglielo mai. Mi sento in colpa. Ho sempre creduto che lei fosse immortale e immune da qualsiasi problema, da qualsiasi malattia. Perch\u00e9 \u00e8 mamma. Se la sa cavare benissimo da sola. Mamma. Con questa menzogna nel cuore, non le sono stata accanto. Non troppo tempo fa. Aveva bisogno di me e io avevo bisogno che lei mi capisse, che si rendesse conto che non potevo starle accanto. Prima di lei c\u2019erano il mio lavoro, i miei problemi, la mia vita. Io. Si \u00e8 resa conto. Mamma. \u00c8 bella mamma. Malgrado il suo nome. Le ho sempre detto che avrebbe dovuto denunciare i genitori. Pasqua. Ma come gli \u00e8 venuto in mente? Sei pure nata ad agosto. Ma tu c\u2019hai sempre riso su. Sei bella quando ridi. Spero che il tuo viso torni a brillare presto. Anche se io non lo potr\u00f2 pi\u00f9 vederlo. Forse. So che ti chiedo troppo. Ma se dovessi morire voglio che tu torni a sorridere. Dopo un po\u2019 per\u00f2. Mamma.<\/p>\n<p>Ho perso il senso della realt\u00e0. Non so pi\u00f9 quando \u00e8 giorno e quando \u00e8 notte. Quando \u00e8 ora di cenare e quando di pranzare. Qui il tempo non passa mai. Ogni istante \u00e8 uguale a s\u00e9 stesso e si ripete all\u2019infinito. E io non sono abituata a stare ferma a fare nulla. Lo sai. Devi staccare un po\u2019 la spina. Mi ripetevi sempre. Non puoi continuare a lavorare. Lavorare. Lavorare soltanto. Mi sono fermata. Sei contento? Ma ho sbagliato qualcosa visto che mi trovo incatenata al letto di una sala intensiva. O magari sono la solita ingrata. Era questa l\u2019unica maniera per farmi riposare e io sto sottovalutando. Perch\u00e9 non sono stata educata al riposo. E invece di staccarla la spina, l\u2019ho attaccata a me sotto forma di respiratore. Mi tiene in vita. Non era di certo questa la vita che di cui mi parlavi, vero? Amore mio. Andrea. Che palle. Che palle, mi piaceva dirti ogni volta che provavi a darmi un consiglio. A comunicarmi un tuo pensiero stando attento a che le parole non risultassero un\u2019imposizione. Hai sempre fatto di tutto per non farmi incazzare. E invece ci riuscivi sempre. Con una facilit\u00e0 impressionante. E non dire che sono semplicemente io troppo irritabile. Rido. Ultimamente hai smesso persino di rispondermi quando per una cazzata &#8211; \u00a0preciso; che tu consideri una cazzata &#8211; io vado su tutte le furie. Cinque minuti di panico; di un flusso di parole a mitraglia. E tu aspetti che il tempo decorra. Tutto in cinque minuti. E come l\u2019arcobaleno dopo un temporale, arrivava puntuale il mio sorriso. \u201cSei i miei cinque minuti\u201d hai fatto incidere su un cuore d\u2019argento. Lo hai disegnato apposta per me e lo hai fatto realizzare. \u00c8 stato il primo regalo. Anzi. Il primo regalo decente. Perch\u00e9 diciamoci la verit\u00e0. Sei negato a fare i regali. E non dire che sono una stronza. Vogliamo parlare della sciarpa e dello zuccotto beige che mi hai regalato il primo Natale? Ho provato a dirti che era bellissimo. Non c\u2019hai creduto neanche un istante. Ma cavolo; anche tu. Sei andato a beccare l\u2019unico colore che detesto e che non indosserei mai. Il beige. Rido. L\u2019espressione che hai, mentre guardi l\u2019orologio in attesa che i cinque minuti passino, \u00e8 la stessa che avevi mentre, in bagno, in silenzio, con lo sguardo mio dentro il tuo, aspettavamo che il test ci dicesse. Ci dicesse ci\u00f2 che speravamo. E ci siamo abbracciati, senza una parola, tra riso e pianto, quando il tubicino si \u00e8 illuminato di verde. Il nostro sogno \u00e8 diventato realt\u00e0 in quel momento. Ma perch\u00e9 assumesse una forma umana, quella di un bambino, del nostro bambino, dovevamo aspettare un po\u2019. Nove mesi. Anzi meno. Sei diventato pi\u00f9 premuroso del solito da quel giorno. Non mi hai pi\u00f9 permesso di fare nottate folli davanti al computer, pulizie di Pasqua a ferragosto, anche la spesa era uno sforzo inutile. E io mi sentivo felice. Protetta. Sarai un ottimo padre. E io prover\u00f2 a essere una brava madre. Sei presente in ogni attimo della mia vita, da quando ti conosco. Ma con discrezione, come dici tu. Quante volte ti ho detto che non voglio che mi stai addosso. Non voglio che tu sia appiccicoso. Pi\u00f9 lontani siamo e meglio stiamo. Cos\u00ec \u00e8 una festa ogni volta che ci vediamo. Ma tu ci sei. Sempre. E ci sei anche adesso. Dall\u2019altra parte del vetro. Nella stanza adiacente la mia. Ma non mi parli. Anche tu sei attaccato a un fottutissimo respiratore. Cazzo, amore. Perch\u00e9? Perch\u00e9 hai preso la moto? La strada era bagnata. Quindici giorni fa. Per una volta che avevo deciso di dedicarti una serata, di spegnere il cellulare, di cenare con te. Che bel casino che ho combinato. Ho sentito due infermiere parlare. Biascicavano di destino, di amore, di fatalit\u00e0, di sfiga. Perch\u00e9 ci siamo schiantati tutti e due. Contro la vita. A poca distanza dal ristorante cui avevo riservato un tavolo. A poca distanza l\u2019uno dall\u2019altra. A pochi minuti di distanza l\u2019uno dall\u2019altra. Tu lo hai fatto per conto tuo. Io per conto mio. Cazzo amore. Quante volte ti ho detto che dovresti smetterla di fare quello che faccio io, solo per farmi contenta? Perch\u00e9? Mi senti? Rispondimi ti prego. Come stai? Stavolta non sono contenta. Sono incazzata a morte con te. Vorrei gridare. Vorrei piangere. Ma non posso. Non voglio che nostro figlio mi senta. Mi veda. Piangere. Perch\u00e9 hai preso la moto? La strada era bagnata.<\/p>\n<p>Quelle infermiere hanno parlato di famiglia distrutta. Io dico che siamo fortunati. Il nostro bambino \u00e8 sano e salvo. Mamma sicuramente parla di miracolo. E io e te siamo vivi. Cio\u00e8 mezzi vivi. Volevo parlarci con quelle infermiere. Dire che si sbagliavano. Che siamo semplicemente una famiglia unita, noi. E che non ci poteva capitare cosa pi\u00f9 bella e romantica. Avrei voluto muovere un dito. Se fossi stata su di un set cinematografico l\u2019avrei mosso, loro avrebbero chiamato il medico e io mi sarei risvegliata. E invece sono ancora qui. Immobile.<\/p>\n<p>Mentre mamma piangeva oggi, ho capito che avrebbe voluto strapparsi il cuore dal petto per darlo a me. Mi ha dato la vita gi\u00e0 una volta. E questo basta. Non deve sentirsi in obbligo di darmela nuovamente. Il mondo ha pi\u00f9 bisogno di una donna come lei, che di una come me. Lo so. Non ti piacciono questi discorsi. E allora ti dico che sono sicura che me lo avrebbe regalato il suo cuore mamma. Ma \u00e8 diabetica. I medici dicono che ci sono poche speranze che io mi salvi. Ho il cuore debole. Lo sapevamo. Abbiamo riso tanto quando il medico ci ha detto che avevo il cuore debole. Io un cuore di pietra, un sergente di ferro. Io, egoista ed egocentrica, che basta a s\u00e9 stessa, che non ha bisogno di nessuno, con un cuore molle come il pandispagna nel caff\u00e9latte. Rido. Avrei bisogno di un cuore nuovo. Anche io ho bisogno.<\/p>\n<p>\u00c8 notte, come sempre, stanotte. Sento nuovamente il beep dell\u2019encefalogramma. Lo sento perch\u00e9 ha iniziato a scandire diversamente il battito del mio cuore. Sta rallentando. Sto morendo. Sono morta. Il beep \u00e8 continuo, persistente, un segnale chiaro. All\u2019improvviso sono circondata da gente che si muove frenetica, che mi sballotta come se fossi il loro giocattolo. Defibrillatore, grida un uomo in camice bianco. Poi vedo nero. Un vortice. Il mio corpo si muove con lo stesso moto delle pale di un elicottero che sta per decollare. Verso dove?<\/p>\n<p>Sento. La vita sento. Ho un cuore nuovo. Il tuo. Cazzo amore. Allora \u00e8 vero che tu fai in modo che io creda di decidere, ma sei tu a farlo per tutti e due. Sempre. Ma cazzo. Sei un prepotente. L\u2019unico modo che avevo di salvarmi era un cuore nuovo. E tu hai deciso di arrenderti alla vita in quell\u2019istante. Mentre il defibrillatore scuoteva il mio corpo. Mi diceva resisti.<\/p>\n<p>Hai ricominciato a vivere da me. Con me. Con il tuo bambino. Quello che mamma ha appena appoggiato al mio seno. Sento. La vita, sento. Mio Dio quanto \u00e8 piccolo. Ha bisogno di me. Vorrei abbracciare nostro figlio. Le forze mi mancano. Lui piange. Non ce la faccio, amore. Aiutami, ti prego. Tu che mi hai donato la vita, dammi anche la forza di sopravvivere. Muovo il dito. Proprio come succede nei film. Nostro figlio smette di piangere e mamma corre a chiamare l\u2019infermiera. Non so se sono fuori pericolo. La parola coma non mi fa pi\u00f9 paura. Perch\u00e9 solo guardandola in faccia puoi combatterla la paura. Tu lo dicevi sempre. E io non ho nessuna voglia di perdere. Perch\u00e9 sono competitiva. Terribilmente. Perch\u00e9 lo devo a nostro figlio. Perch\u00e9 lo devo a te. Amore. Perch\u00e9 il tuo sacrificio non risulti vano. Mi sforzo. Lentamente le palpebre si aprono. Sento. La vita sento.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19160\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19160\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di notte. 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