{"id":19098,"date":"2014-05-21T17:46:02","date_gmt":"2014-05-21T16:46:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19098"},"modified":"2014-05-21T17:46:02","modified_gmt":"2014-05-21T16:46:02","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-ruggine-di-alberto-vailati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19098","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Ruggine&#8221; di Alberto Vailati"},"content":{"rendered":"<p>Romeo stava vangando oramai da pi\u00f9 di tre ore, ininterrottamente colpiva mansueto il terreno arido, senza quasi pensare; il giorno precedente, con l\u2019aiuto del trattore a cingoli e dell\u2019aratro, aveva dato una prima sferzata all\u2019appezzamento, ma adesso doveva sistemare le zolle a modo suo. Era meticoloso, puntuale e soprattutto instancabile; quella era la sua natura e quelle le sue radici, basse, potenti e ben impiantate. Sessant\u2019anni appena compiuti, testardo come solo gli uomini di paese sanno essere, stava osservando il sole quasi a picco, segnale dell\u2019approssimarsi del mezzogiorno; si asciug\u00f2 mollemente la fronte gocciante, impregnando i peli del braccio e il risvolto svogliato della camicia, sput\u00f2 un poco di catarro raggrumato e, zappa in spalla, si avvi\u00f2 verso casa.<\/p>\n<p>Abitava solo da pi\u00f9 di dieci anni, in un casolare color mattone, sul finire di un paesucolo collinare di mille anime: sua moglie Agata, compagna e amica da quando erano nati, se ne era andata in una torrida mattina di Agosto, non ancora cinquantenne, non ancora invecchiata, nel pieno delle forze e della coscienza, cos\u00ec a brutto muso, infarto del miocardio, accasciata d\u2019un botto fra le piante di fagiolini verdi. L&#8217;aveva ritrovata proprio Romeo, preso fra le braccia l\u2019esile corpo esanime, per correre all\u2019ospedale. Tre chilometri, la donna adagiata sui sedili posteriori del fuoristrada ingombrante, e le lacrime che scolorivano la vista e bagnavano le guance, mentre scorrevano a rigoni fra le rughe del viso, di salto in salto, come cascate alpine, a fine corsa sul mento, collo, canotta sudata.<\/p>\n<p>Sapeva che era gi\u00e0 morta, ma continuava a parlarle, \u201c Dai N\u00ec\u201d, cos\u00ec la chiamava, \u201cdai che siamo arrivati e passa tutto, solo un colpo di calore, \u00e8 il troppo caldo, solo il caldo \u2026\u201d, nonostante il viso si fosse gi\u00e0 gonfiato, annerito ed estraniato in un nuovo lineamento di sofferenza.<\/p>\n<p>L\u2019aveva persa in questo modo, dall\u2019oggi al domani, senza nemmeno un fottuto preavviso, non so, un acciacco, un malanno, un dannato segno che gli permettesse almeno di ragionarci su, poter dedicare uno dei propri pensieri fatti a monoblocchi, all\u2019amata.<\/p>\n<p>Niente, le ultime parole fra loro erano state come sempre costruite sulle faccende quotidiane, sullo \u201csbrigati a tornare quando ti chiamo, che vien fredda\u201d, con grugnito benevole di risposta: questo era il loro amore, unico amore pregnante, unico corpo sdoppiato nei mestieri da donna e le fatiche nei campi dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Eppure, una volta rimasto solo, era fin migliorato: l\u2019uomo rude che non sparecchiava, non parlava al telefono ma comunicava, non si ricordava il compleanno dell\u2019unica figlia, e ancor meno della nipote, non riusciva a digerire fino in fondo il genero impiegato incravattato dalle belle mani, era stato invece invaso e infine intriso da quanto mai aveva fatto n\u00e9 provato. La casa in ordine e ben pulita, la dispensa fornita, un calendario illustrato con annotate in pennarello le ricorrenze, e la maestria imparata a piene mani dalla moglie, di cucinare semplicemente, usando quanto coltivava.<\/p>\n<p>E tutti i fine settimana voleva che la famiglia si riunisse, forse per un poco di compagnia, forse per rivedere in Sara, la figlia, le movenze signorili e l\u2019eleganza dei modi della consorte, forse per trovare il conforto di un dialogo fra generazioni diverse, unite per\u00f2 dal vincolo parentale.<\/p>\n<p>Era sabato, e verso sera sarebbero arrivati, Sara, Giulio e Beatrice, filiforme ragazzina oramai prossima alla maggiore et\u00e0; per anni Bea aveva adorato scorrazzare libera nella tenuta del nonno, controllare gli alberi da frutta, la legna accatastata ad asciugare per l\u2019inverno, le botti di mosto per preparare il vino; osservare le stagioni rincorrersi e sfuggire per alcune ore dagli impegni e dai ritmi soffocanti che la citt\u00e0 esala. Ricordava, impressa forte nella memoria, il tempo della\u00a0 vendemmia, giorni frenetici in cui, a bordo del trattorino, armata di guanti e cesoie, ammucchiava violacei e polverosi grappoli in tini plastici che parevano mai riempirsi; i lunghi filari, il caldo umido e il refrigerio della brezza serale, mentre si chiacchierava su panche in legno, cullati dal canto dei grilli.<\/p>\n<p>La zuppa sul fuoco si stava facendo spessa e cominciava a bollire; questa volta l\u2019aveva preparata con pane e ortaggi di stagione: bisognava tagliare a fettine la mollica, scottarle sulla piastra del forno fino alla doratura (e una volta fatto, adorava stillare poche gocce del suo olio corposo per insaporire), e poi adagiarle in un coccio e ricoprirle di rape e patate precedentemente cotte a vapore. Brodo di carne, toma stagionata e via sul fornello, ricordandosi di rimestare ogni tanto.<\/p>\n<p>Quando cucinava si sentiva felice, riusciva per alcuni istanti a bloccare il tempo, anzi a farlo scorrere a ritroso. Si erano realmente amati, un amore incondizionato difficile da incontrare: non esistevano momenti in cui avessero dubitato l\u2019uno dell\u2019altra, non esistevano pentimenti o penitenza.<\/p>\n<p>Abbass\u00f2 il fuoco e incominci\u00f2 ad apparecchiare: il vecchio tavolo in legno di ciliegio fu ricoperto da una tovaglia di cotone grezzo, ocra e caffelatte, fino a nascondere le gambe tornite, e poi uno dopo l\u2019altro, accostati a modo suo, i posti assegnati, in fianco a Sara e di fronte a Bea.<\/p>\n<p>Sent\u00ec l\u2019acciottolio della ghiaia pestata e il rumore grasso del motore diesel del Suv di Giulio e si fece incontro: come sempre scesero che stavano ancora discutendo, la ragazza acida e nervosa, sua figlia noncurante sorridente e l\u2019inetto narciso con un bel \u201cciao p\u00e0\u201d stampato in gola.<\/p>\n<p>Ci sono alcuni momenti della vita in cui, tuo malgrado, pur sentendoti in pace, ti accorgi di quanto sia in realt\u00e0 un equilibrio precario: le conversazioni, gli sguardi, le attese nei confronti del prossimo, sono surreali da quanto impagliati e privi di sentimento. E\u2019 un continuo rimpallo nella palestra del niente, di modi misurati ed educati e dell\u2019assorbimento immediato del pur minimo conflitto; nessuna statuina del presepe deve essere spostata n\u00e9 spolverata, la nenia del mulino muschiato che risuona e l\u2019intermittenza rassicurante a cadenzare il ritmo quotidiano. Tutto con il proprio, costante e immutabile ruolo. E ogni cosa funziona perfettamente fino a che non c\u2019\u00e8 un black-out, un\u2019interruzione improvvisa che ti spinge al di fuori del quadro: e se incominci a osservare, se inizi a estraniarti dal potente meccanismo che tutto vuole e pu\u00f2 assorbire, forti dubbi e perplessit\u00e0 ti stanno per assalire, e come la neve colpita da un improvviso Fohn caldo e secco, stai per iniziare a scioglierti.<\/p>\n<p>Questa volta era stato estratto il nome di Giulio: poco pi\u00f9 che ventenne, innamorato fradicio, aveva sposato Sara, convinto della scelta, convinto che in amore, quando si presenta l\u2019occasione giusta, non si debba tirare indietro la mano. Pochi anni dopo, la felicit\u00e0 di divenire padre, la soddisfazione di far carriera, promozioni continue nella societ\u00e0 informatica che si stava espandendo. Per svariato tempo era rimasto inglobato nella gigantesca bolla della sua prospera esistenza: ufficio, casa, alcune uscite con gli amici, l\u2019appagante rapporto con Sara e con la bimba che, sgambettando, imparava\u00a0 a crescere, luned\u00ec dopo luned\u00ec, weekend dopo weekend, anno dopo anno.<\/p>\n<p>All\u2019alba dei suoi quarantun anni, seduto di fronte alla moglie, si era soffermato a osservare, forse un poco stizzito dalla solita indifferenza del suocero ed era rimasto stordito da un seghettato senso di non appartenenza.<\/p>\n<p>Sua figlia, scazzata, perennemente connessa ai social network e Romeo e Sara, in continuo chiacchiericcio; fiss\u00f2 ripetutamente le due bocche mentre risucchiavano la zuppa, quel modo di appoggiare il cucchiaio alle labbra e il cadenzato movimento per deglutire. Li vedeva identici e per un attimo, fu quasi disgustato dall\u2019impressione di baciare nuovamente quel viso cos\u00ec spiaccicato al consanguineo; non c\u2019era un motivo preciso, ma in testa gli girava solamente una sciagurata e scostante elucubrazione: fuggire.<\/p>\n<p>Scosso dalla coscienza che debordava e lo provocava, manc\u00f2 un boccone, rovesciandosi un poco di minestra sulla camicia bianca; sent\u00ec gli sguardi addosso e il biasimo che ne derivava. Un poco trafelato e sicuramente pallido in volto, arranc\u00f2 fino al bagno.<\/p>\n<p>Si specchi\u00f2 e lav\u00f2 vorace il viso, sperando probabilmente di riuscire a distaccare anche la crudezza che lo aveva pervaso.<\/p>\n<p>Ma il seme della discordia si era impiantato e adesso, si doveva solo attendere che bucasse il terreno, tenero germoglio dalla prodigiosa e incontrollabile proliferazione.<\/p>\n<p>Giulio non stava bene, il recinto dei sentimenti si era troppo ristretto, non ci stava pi\u00f9 dentro. E purtroppo, se ne era accorto tutto d\u2019un tratto, cos\u00ec, come quando un giorno ti svegli e decidi che \u00e8 ora di rinfrescare le pareti, che la cantina deve essere svuotata, che sei avvolto in una gigantesca ragnatela, tesa a obnubilare la tua volont\u00e0.<\/p>\n<p>Era finalmente tornato a tavola, con una gigantesca macchia\u00a0 bagnata a stuprare la camicia, e in cuor suo avrebbe volentieri pisciato nella zuppiera, cos\u00ec, senza spiegazioni, per provocare e al contempo rilassarsi, quasi sdraiato su una nuvola a farsi beffe delle preoccupazioni umane.<\/p>\n<p>Invece si scus\u00f2 e quasi colpevole riprese a cenare. E godette nel tracannare un otre del vino di p\u00e0, per il gusto di sdraiarsi inebetito a letto per russare un paio d\u2019ore e poi, sferzato dall\u2019alcool, rimuginare tra camera e cucina, fintamente alla ricerca di acqua.<\/p>\n<p>Si sentiva d\u2019un tratto vivo, non capendo fino in fondo se fosse pi\u00f9 una velleitaria protesta destinata a velocemente scemare, o una vera e propria sommossa del cuore, ma ci\u00f2 che pi\u00f9 contava, era lo spirito da cui era pervaso, la forza interiore, in pressione asmatica per non mollare.<\/p>\n<p>Fino in fondo.<\/p>\n<p>Era morto a venti anni, quando aveva scelto di seppellire la propria verve, la propria personalit\u00e0 per dedicarsi alle inconvertibile venerazione di quella longilinea, acculturata e felina creatura. Non che avesse sbagliato, Sara era una persona speciale e propriamente la sua perfetta compagna, simbioticamente allineata con i canoni emozionali\u00a0 che aveva sempre adorato.<\/p>\n<p>Il giorno in cui l\u2019aveva incontrata, ne era rimasto abbacinato: capelli castani fluenti all\u2019essenza di violetta, lentiggini a sfarfallare fra candidi lineamenti, ciglia sensualmente folte a specchiarsi su occhi grigio azzurri, sempre spalancati e vispi. Una maglietta smeraldo, fina, sformata dai seni pieni e generosi e quelle lunghe dita magre, martoriate alle estremit\u00e0 dalla sua congenita insicurezza. Alta, da dover stare ritto per non sfigurare, e cos\u00ec bellamente vaporosa nei movimenti. Una polaroid da scattare, nascondere sotto la camicia per non farla sfocare, e muovere veloce perch\u00e9 si sviluppi al pi\u00f9 presto, nitida, spigolosa e\u00a0 genuina.<\/p>\n<p>Ma non puoi sputare addosso alla tua personalit\u00e0, alla tua indole per appiattirti in un continua ricerca di soddisfare ci\u00f2 che gli altri si aspettano da te. Essere l\u2019uomo affidabile e corretto, il padre premuroso e presente, puntuale e terribilmente prevedibile. In una parola monotono, fantasma vagante con alcuni glitter nascosti sottopelle, ma comunque impalpabile.<\/p>\n<p>Affond\u00f2 la testa vagante sul guanciale, sent\u00ec corpo e anima disgiungersi, quasi a osservare la scena della propria vita dall\u2019alto. Un poco di tepore lo avvolse, poteva tornare a sopirsi, sperando, invano, che la chimica del cervello lavasse via le sue ultime, intime, elucubrazioni.<\/p>\n<p>Giulio e Romeo, dopo quella notte non si incontrarono pi\u00f9.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19098\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19098\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Romeo stava vangando oramai da pi\u00f9 di tre ore, ininterrottamente colpiva mansueto il terreno arido, senza quasi pensare; il giorno precedente, con l\u2019aiuto del trattore a cingoli e dell\u2019aratro, aveva dato una prima sferzata all\u2019appezzamento, ma adesso doveva sistemare le zolle a modo suo. Era meticoloso, puntuale e soprattutto instancabile; quella era la sua natura [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19098\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19098\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4624,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-19098","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19098"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4624"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19098"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19098\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19422,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19098\/revisions\/19422"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19098"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19098"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19098"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}