{"id":19087,"date":"2014-05-13T22:20:27","date_gmt":"2014-05-13T21:20:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19087"},"modified":"2014-05-13T22:20:27","modified_gmt":"2014-05-13T21:20:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-il-pescatore-e-la-sirena-di-francesca-giommi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19087","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Il Pescatore e la Sirena&#8221; di Francesca Giommi"},"content":{"rendered":"<p>Jacopo amava l\u2019estate non tanto perch\u00e9 non si andava a scuola e si poteva dormire fino a tardi la mattina, ma soprattutto perch\u00e9 al principio di ogni luglio, giorno pi\u00f9 giorno meno a seconda di quando cadeva il primo sabato del mese, la mamma lo accompagnava in treno dai nonni a Gabicce Mare, che \u00e8 nelle Marche ma che tutti pensano che sia in Romagna \u2013 e ai gabiccesi piace lasciarlo credere \u2013 che per lui erano pi\u00f9 avventurose ed esotiche della Tasmania o delle Indie occidentali e di qualunque isola del tesoro di cui si fosse mai scritto o si potesse leggere. A vivere l\u00ec erano proprio fortunati i suoi nonni e gli altri abitanti del paese, che quelli lass\u00f9 della riviera se la sognavano una falesia come quella del San Bartolo tutta stesa sul mare tra Gabicce e Pesaro, e prima di ritrovarne un\u2019altra cos\u00ec da Jesolo dovresti andar gi\u00f9 gi\u00f9 fino al Conero o addirittura alle Puglie, anche se quella era unica e speciale, con i suoi borghi arroccati, le sue spiaggette nascoste e le sue ginestre a maggio, che ti riempiono il naso e l\u2019animo con il loro profumo.<\/p>\n<p>Ma quello che rendeva quel posto cos\u00ec magico erano soprattutto le storie che il nonno, ex pescatore di professione, affabulatore per vocazione senza neanche sapere di esserlo, gli raccontava durante le loro uscite estive in barca, tanto che ogni gita al San Bartolo con il nonno Valdo diventava per Jacopo un\u2019avventura e una scoperta fantastica che avrebbe poi nutrito la sua fantasia per tutto il lungo inverno lontano dal mare dalle suore Orsoline di via del Pratello. Nella sua lunga vita in mare il nonno ne aveva viste e fatte di tutti i colori: avventure di pesca con sole, pioggia, vento e nebbia, immersioni negli abissi, notti burrascose rischiarate solo dalle voce ululante del faro, e di sicuro, anche se al nonno non piaceva vantarsene, anche qualche vascello pirata doveva essere passato di l\u00e0! E poi c\u2019erano le storie della terraferma che si affacciava su quella magnifica falesia sospesa a picco tra cielo e mare: la vita mondana di Gabicce negli anni Sessanta con tutto quel vai e vieni di dive e attori del jet set cinematografico, la storia di quel crocefisso miracoloso arrivato dal mare e che poi si era fatto portare a monte da un carro tirato da buoi, quella dei fuochi a Fiorenzuola di Focara che impedivano ai naviganti di scagliarsi contro le rocce e di quei due nemici che Dante aveva buttato a mare nella sua Commedia Divina, o quella della misteriosa citt\u00e0 sommersa di Valbruna, che nell\u2019antichit\u00e0 era un porto romano con le sue anfore e i suoi magnifici tesori.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 strana per\u00f2, o meglio che all\u2019inizio sembrava strana, ma che poi crescendo Jacopo aveva iniziato a ritenere totalmente plausibile, anzi pi\u00f9 che necessaria, era che il nonno in tutte quelle gite non scendesse mai dalla sua imbarcazione, e che, nonostante tutti quei racconti dal mare, mai una volta lo avesse veramente accompagnato su fino a Casteldimezzo a vedere il crocefisso, mai si fossero inerpicati fino a Fiorenzuola per sentire il vento di Dante o avessero raggiunto la mondana Gabicce Monte, che pure pendeva proprio sulle loro teste per tutta l\u2019estate, quasi che delle branchie invisibili gli impedissero di respirare bene fuori dall\u2019acqua e delle pinne camuffate in piedi di camminare troppo a lungo a terra. Tutti questi luoghi il ragazzino li aveva visti negli anni solo con la mamma quando lei da Bologna lo raggiungeva nei weekend o nelle ferie di agosto e la sera lo portava su per la Panoramica a prendere un gelato con il suo nuovo fidanzato, che poi Jacopo non capiva mai se avessero veramente piacere che ci fosse anche lui o se invece fosse di troppo. Ma senza il nonno e invasi di turisti e vacanzieri quei luoghi perdevano tutto il loro fascino, non sembravano nemmeno lontanamente gli stessi che si intravedevano di giorno dal mare, tanto che ad un certo punto il ragazzino aveva deciso di non andarci pi\u00f9, con buona pace dei due piccioncini, e di continuare ad immaginarseli come il nonno glieli aveva sempre raccontati dalla sua barchetta.<\/p>\n<p>La storia che pi\u00f9 di tutti lo affascinava e incuriosiva era quella della sirena: una storia bellissima e piena di mistero, come tutte le storie bellissime, che il nonno accennava in maniera vaga ed allusiva quando si passava davanti a quella grande parete di roccia che separa la spiaggia sabbiosa di Gabicce da una piccola insenatura della falesia, che a guardarla bene aveva degli scogli alla base su cui una sirena si sarebbe proprio potuta comodamente sdraiare con la coda e tutto, per godersi un po\u2019 di quel sole d\u2019oro e di quel mare blu prima di rituffarsi nelle sue acque cristalline.<\/p>\n<p>Ogni volta che passavano davanti a quelle rocce il nonno le accarezzava con lo sguardo e spesso gli occhi gli diventavano lucidi. Il pi\u00f9 delle volte non diceva nulla, ma in alcune circostanze si era lasciato sfuggire qualche racconto refrattario e malinconico, decisamente diverso dagli altri e pi\u00f9 magico di tutti, incalzato dalla curiosit\u00e0 del nipote che avrebbe anche voluto provarlo quello scoglio, raggiungendolo a nuoto e sdraiandocisi sopra, ma il nonno gliel\u2019aveva sempre bruscamente impedito cambiando d\u2019improvviso tono e umore. E cos\u00ec, pian pianino negli anni, Jacopo era riuscito a ricostruire nella sua testolina riccia e fantasiosa quella storia sbrindellata ma estremamente affascinante.<\/p>\n<p>Su quello scoglio il nonno da giovane aveva incontrato una sirena, o almeno sempre cos\u00ec lui la definiva, che aveva la pelle color dell\u2019ambra, gli occhi color del mare e i capelli color del sole e che veniva dal di l\u00e0 dell\u2019oceano, dalle Americhe \u2013 anche se a dire il vero Gabicce \u00e8 sul mare Adriatico e di fronte ha la ex Jugoslavia, ma Jacopo non era sicuro che il nonno questo lo sapesse perch\u00e9 a scuola ci era andato poco e non voleva offenderlo rivelandoglielo.<\/p>\n<p>Di sicuro il nonno se ne era innamorato, anche se questa parola lui esplicitamente non l\u2019aveva mai usata, e probabilmente per un tempo indefinito si era dato appuntamento su quello scoglio con la sua sirena, forse per nuotare o prendere il sole o guardare il mare e le stelle. Qui poi veniva anche la parte divertente, perch\u00e9 se la sirena veniva da un altro paese come minimo parlava l\u2019inglese o chiss\u00e0 quale altra lingua del mondo, e Jacopo provava a immaginarsi come il nonno, che parlava a malapena l\u2019italiano mescolato al dialetto dei pescatori di Gabicce, avesse potuto raccontarle tutte le sue storie e farsi capire, ma anche questo non gliel\u2019aveva mai chiesto, sempre per non offenderlo. Quando per\u00f2 Jacopo gli chiedeva che fine avesse fatto quella sirena, che era troppo bionda e bella per essere diventata sua nonna Lisetta, il nonno si incupiva e cambiava discorso, e solo una volta per chiudere definitivamente l\u2019argomento aveva risposto che un giorno si era rituffata in mare e non era mai pi\u00f9 tornata.<\/p>\n<p>Fu solo dopo la morte del nonno che Jacopo pot\u00e9 finalmente aggiungere la conclusione a quella storia mitica su cui tante congetture la sua mente aveva formulato negli anni, ma di tutti i finali possibili nessuno gli era mai parso abbastanza convincente, avventuroso o poetico, come una simile storia si sarebbe meritata. Il funerale in quel pomeriggio di maggio aveva riempito zeppa zeppa la chiesa di Sant\u2019Ermete e anche il sagrato, e tutti che piangevano e dicevano che brav\u2019uomo fosse Valdo e di come senza di lui il molo di Gabicce sarebbe stato vuoto e triste. Tornati a casa in silenzio, la nonna aveva iniziato a cucinare una minestrina leggera leggera, che tanto qualcosa bisognava pur mangiare anche se erano rimasti loro due soli, dato che la mamma nemmeno quella minestra aveva voluto e se n\u2019era tornata di corsa a Bologna con quel suo fidanzato prima ancora che la bara arrivasse al cimitero. E d\u2019improvviso in quella cucinetta linda e modesta da pescatore, col mare blu che s\u2019intravedeva dietro le tendine bianche, insieme alle nuvole di fumo magicamente anche le parole erano iniziate a fuoriuscire da sole, tanto che Jacopo non distingueva se venissero dalla bocca della nonna o dalla pentola stessa.<\/p>\n<p>Nonna Lisetta non era nata a Gabicce, veniva da sotto Gradara, ma da quando aveva tredici anni in estate lavorava a servizio presso la pensione Adelina, dove i proprietari la trattavano come una figlia e non le facevano mancare nulla. Alla pensione Lisetta faceva le camere e rassettava la cucina dopo i pasti, per questo al porto ci andava solo il gioved\u00ec mattina con la signora Adele a comperare il pesce quando il marito, che se ne occupava personalmente tutti gli altri giorni, andava a Rimini a fare la spesa grossa, ed era cos\u00ec che aveva conosciuto il nonno. Valdo veramente lo conoscevano tutti perch\u00e9 era il pescatore pi\u00f9 bello di Gabicce, e di sicuro anche di Cattolica, anche se di l\u00e0 dal Tavollo Lisetta non ci andava mai, che si trattava di andare in un\u2019altra citt\u00e0 e persino in un\u2019altra regione, e men che meno mai si sarebbe fermata ad ascoltare le dicerie della gente! Ma pi\u00f9 degli occhi azzurri azzurri da far paura e del fisico scultoreo e abbronzato da dio del mare, Lisetta era rimasta ammaliata dal sorriso sempre stampato sul viso di Valdo, e da quella sua allegria contagiosa che sembrava che lui non si alzasse alle quattro del mattino per uscire in mare come gli altri pescatori, e che con lui il mare e la vita fossero sempre benevoli, o forse era vero, come lui le aveva insegnato in seguito, che le difficolt\u00e0 si affrontano meglio a farsele amiche.<\/p>\n<p>Fatto sta che quando alla pensione Adelina arriv\u00f2 quell\u2019attrice americana con una figlia che avr\u00e0 avuto suppergi\u00f9 la sua et\u00e0, Lisetta era sbiancata al vedere tanta bellezza ed eleganza in una fanciulla cos\u00ec giovane ed eterea, con quegli occhi blu e quella treccia color miele, ma non era invidia per carit\u00e0, che oltre ad esser peccato, come si fa ad essere invidiosi di una creatura di un altro mondo? E cos\u00ec, quando quel giorno in un battibaleno la notizia del fattaccio era arrivata fino alle cucine della pensione, Lisetta si era precipitata sulla spiaggia cos\u00ec come stava, con le ciabatte ai piedi e un nodo alla gola. Aveva ripreso fiato solo dopo aver visto che anche Valdo respirava ancora, anche se su quella spiaggia ce l\u2019avevano ritirato fuori a forza, e lui che voleva ributtarsi a mare a cercare quella ragazzina straniera che era rimasta pi\u00f9 a lungo del solito sullo scoglio ai piedi della falesia e la marea salendo pian pianino e increspandosi capricciosamente l\u2019aveva tradita. A nulla erano serviti gli sforzi e le immersioni di Valdo e degli altri compagni di ritorno proprio allora dalla pesca, perch\u00e9 il mare \u00e8 buono e ti d\u00e0 da mangiare per una vita, ma quando ci si mette fa la voce grossa e non vuole sentire ragioni. E quella volta aveva deciso di prendersela per s\u00e9 quella sirena e di portarsela chiss\u00e0 dove nei suoi abissi, e poi l\u2019aveva s\u00ec restituita a riva, ma solo dopo due giorni, con la treccia sfatta e i capelli scomposti, con due gambe e nessuna traccia della coda.<\/p>\n<p>Quando Lisetta aveva rivisto Valdo al porto per la prima volta dopo due settimane, le sembrava che il sorriso di sempre si fosse spento sulle sue labbra, labbra che mai con nessuno fecero pi\u00f9 parola di quell\u2019episodio, nemmeno con quella che poi divenne sua moglie per pi\u00f9 di cinquant\u2019anni, e quel dolore se lo portarono muto fino alla tomba. Per questo, quando dopo innumerevoli altri gioved\u00ec mattina lui si offr\u00ec di riaccompagnarla alla pensione, quel giorno che la signora Adele l\u2019aveva mandata sola e il pesce pesava troppo, Lisetta trasal\u00ec e non riusc\u00ec proprio mai a spiegarsi come quel pescatore bello come il sole e col cuore grande come il mare, gioved\u00ec dopo gioved\u00ec, avesse deciso di chiedere in moglie proprio lei, che aveva solo occhi nocciola e capelli scuri e selvatici, e che non sapeva nemmeno nuotare perch\u00e9 a Selva di Granarola non c\u2019era il mare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19087\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19087\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" 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