{"id":19069,"date":"2014-05-21T17:23:41","date_gmt":"2014-05-21T16:23:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19069"},"modified":"2014-06-03T17:40:06","modified_gmt":"2014-06-03T16:40:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-sindrome-del-tram-di-mara-ribera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19069","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La sindrome del tram&#8221; di Mara Ribera"},"content":{"rendered":"<p>Ave, o morfina, piena di grazia, il Signore \u00e8 con te. Tu sei benedetta fra gli oppiacei e benedetto \u00e8 il frutto del tuo seno, il sonno.<\/p>\n<p>Un sonno denso, grasso e nero come il petrolio. Ma assai pi\u00f9 prezioso, opportuno come un miracolo, il paradiso dei vinti, la manna dal cielo della scienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Corrono senza sosta gl\u2019infermieri del turno di notte, quando l\u2019allarme fa <em>bip<\/em>.<\/p>\n<p><em>Bip bip bip<\/em>. \u00c8 finita la morfina. <em>Bip bip bip<\/em>. Il dolore si risveglia. <em>Bip bip bip<\/em>. Non farmi aspettare, ti prego.<\/p>\n<p>Per\u00f2 aspettiamo, perch\u00e9 siamo quaranta e loro sono soltanto tre. Si chiama spending review nei quartieri alti e disperazione nella corsia.<\/p>\n<p>Olivia urla, piange e si lamenta, il suo allarme suona. Distendo il mio braccio verso di lei ma due metri ci separano, due soli metri, una distanza minima e incolmabile, perch\u00e9 lo spazio si dilata all\u2019infinito quando sei immobilizzato. \u00abNon piangere Olivia, resisti, adesso arrivano!\u00bb<\/p>\n<p>Cerco di sollevarmi afferrando la maniglia sopra il mio letto ma la schiena mi cede. Olivia non lascia mai quella maniglia, la stringe con impeto anche nel sonno, \u00e8 la sua unica certezza, come una fune gettata dalla speranza nel pozzo dell\u2019ineluttabile, l\u2019oggetto transizionale di una signora tornata bambina.<\/p>\n<p>Sessantacinque anni, un cameo, occhi cerulei e orecchini di perle.<\/p>\n<p>La nuova infermiera ieri mattina l\u2019ha osservata incredula mentre ancora dormiva, poi ha sussurrato: \u00abSembra un\u2019attrice.\u00bb<\/p>\n<p>Ma Olivia \u00e8 stanca di recitare, vuole finire l\u2019ultimo atto il prima possibile. Nei rari momenti in cui il dolore le d\u00e0 tregua mi racconta dei suoi fiori. Vive in una serra e un tempo creava i bouquet per le spose pi\u00f9 famose del mondo. Sogni e colori, tra una flebo di morfina e l\u2019altra. I figli, i nipoti, il marito che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Una vita spessa la sua, odorosa, piena di cose.<\/p>\n<p>Una vita sottile la mia, progetti dimenticati, sogni disattesi, futuro incerto e breve.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando Adriano s\u2019inginocchia\u00a0 per infilzarmi una nuova vena, trema. \u00abSei nelle mani migliori,\u00bb dice, \u00abnon ti far\u00f2 male.\u00bb<\/p>\n<p>Quando mi solleva dal letto per adagiarmi sulla sedia a rotelle, mi sbircia sotto la camicia da notte. \u00abHai le gambe pi\u00f9 belle di tutto il reparto,\u00bb dice, \u00abti piaccio almeno un po\u2019?\u00bb<\/p>\n<p>Mi chiedo come si possa, in luogo impietosamente reale come questo \u2013 crudo, primordiale, fatto di carne, sangue e liquami \u2013 pensare al sesso. Tra una padella e un pannolone, tra un catetere e un clistere. Eppure, ci pensano. Nascono nuovi amori, persino. Io non ci penso mai, sono come una bambola. Mi faccio manipolare ma esco fuori dal corpo, viaggio nei cieli azzurri delle mie fantasie. Mentre mi\u00a0 lavano rimango immobile e fisso il soffitto. Conosco una ad una ogni crepa, ogni minima imperfezione, ogni impercettibile ruga di quella fronte spaziosa e bianca china costantemente su di me. Prego che non ci sia Adriano di turno se devono farmi il bidet. Di solito sono fortunata. Oggi c\u2019\u00e8 quello giovane giovane con la faccia d\u2019angelo e le mani delicate, timido e sognante com\u2019ero io alla sua et\u00e0. Mentre mi passa la garza tra le cosce osservo sorpresa un inatteso ritorno, latitante da mesi: il sangue. Incostante e beffardo \u2013 a ricordarmi che sono una donna ma non potr\u00f2 mai essere madre \u2013 si allarga sul tessuto bianco come un fiore che sboccia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anni spezzati. Nomi che non dar\u00f2 mai. Seni orfani di latte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Che cosa temi di pi\u00f9 al mondo?<\/em> \u00c8 una domanda che ci facciamo spesso.<\/p>\n<p>Qualcuno risponde: la morte. Qualcun altro: la solitudine. Io rispondevo sempre: il dolore.<\/p>\n<p>Non potevo sopportare neppure l\u2019idea del dolore, per me e per chiunque altro. Non potevo dormire la notte pensando al dolore, a tutto il dolore in cui annegano le creature di questo mondo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, poich\u00e9 \u00abla cosa pi\u00f9 segretamente temuta accade sempre\u00bb, il dolore divenne il mio fedelissimo e ostinato compagno.<\/p>\n<p><em>Il dolore<\/em> \u00e8 un romanzo. Non ho mai letto rappresentazione pi\u00f9 asciutta, dignitosa e calzante del dolore. Quello fisico, intendo.<\/p>\n<p>Il corpo che perde l\u2019anima, che si trasforma in un arido cesto di visceri aggrovigliati come serpenti, un mucchio tremante di cellule inquiete senza pi\u00f9 le sembianze di un uomo. Robert, scampato a un lager nazista, non ritrover\u00e0 mai pi\u00f9 s\u00e9 stesso, n\u00e9 forma n\u00e9 contenuto. Mutamento e mutazione. Irreversibili.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il dolore ti ruba una fetta di te e ti restituisce soltanto carne avariata, fatta di paura e di rimpianto.<\/p>\n<p>Ho visto le mie vicine di letto all\u2019ospedale trasfigurate dal dolore, ridotte a maschere arcigne, brutte, cattive, furenti col mondo e con Dio, chiuse in una solitudine d\u2019odio e di rassegnazione.<\/p>\n<p>Il dolore ti logora. Il dolore ti consuma. Il dolore cambia ogni percezione delle cose fuori di te, il dolore \u00e8 una catena. Il dolore \u00e8 un padrone impassibile che ti osserva attraverso le sbarre della tua gabbia.<\/p>\n<p>Dice l\u2019esperto che un corpo che soffre \u00e8 un corpo che si contrae, squassato continuamente da uno spasmo involontario. In\u00a0 modo impercettibile ma inesorabile lo scheletro cambia, la polpa morbida si affaccia tra le vertebre, dando vita cos\u00ec a nuovi e inaspettati tormenti. Il dolore \u00e8 molto prolifico, si riproduce come un organismo ermafrodita.<\/p>\n<p>Una nidiata malefica, un albero nero che affonda le sue radici sempre pi\u00f9 adunche, un parassita insaziabile e determinato che non dorme mai. O quasi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Bip bip bip<\/em>. Inizia una nuova notte, indaffarata e madida. <em>Bip bip bip<\/em>. La nostra colonna sonora, ninna nanna impietosa. <em>Bip bip bip<\/em>. Adesso arrivano, Olivia, adesso arrivano. Passer\u00e0, non piangere. Passer\u00e0 come sono passate le altre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il luned\u00ec mattina \u00e8 il tempo degli autorevoli camici bianchi.<\/p>\n<p>\u00abU\u00e8, sciura!!\u00bb esclama il medico entrando nella stanza. \u00abLascia quella maniglia ogni tanto! Ma che c\u2019avete in questa corsia, che state tutti sempre appesi a quei cosi? La sindrome del tram?\u00bb<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 puzza di amuchina, ma io sento profumo di fiordalisi. Sono gli occhi azzurri di Olivia, felici di questo mattino bagnato di luce, grati a una gioia inattesa, fissi sul volto largo e gioviale dell\u2019uomo di medicina.<\/p>\n<p>\u00c8 maggio, il suo mese, il tripudio dei fiori. Quando rimaniamo sole Olivia mi racconta del suo cane che l\u2019aspetta accanto alla serra. \u00c8 piccolo e biondo, con le orecchie lunghe e la lingua grossa come una bistecca. Strano, non ne ricorda il nome. La voce s\u2019inceppa, gli occhi si annebbiano. Il sonno la prende all\u2019improvviso.<\/p>\n<p>Dorme Olivia, dorme tutto il giorno. E anche tutta la notte. Il suo allarme non suona. Dorme il mattino dopo e il pomeriggio fino a sera. La sera, fino a notte. Ogni tanto un infermiere si avvicina al suo letto, le controlla il respiro, annuisce e se ne va.<\/p>\n<p>Ore notturne e profumate di maggio, un\u2019insolita quiete, la nostra ninna nanna impietosa sembra volerci concedere una tregua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D\u2019un tratto il profumo di fiori si fa pi\u00f9 intenso, quasi acre, m\u2019investe con tutta la sua sensuale virulenza fino a stordirmi. Sono seduta sui sedili di un lungo tram, tutto addobbato di fiordalisi. Indosso il mio vestito preferito, quello di lino, trasparente e leggero, con cui correvo un tempo sulla spiaggia al tramonto. Profumo anch\u2019io. Profumiamo tutti. Siamo in quaranta, vicini vicini, gli allettati della corsia. Sembriamo felici. I fiori e le foglie sono ovunque, intrecciati insieme a formare ricami meravigliosi e impensabili, la natura che si fa arte nelle mani dell\u2019uomo. Nelle mani di Olivia. La vedo, seduta in fondo al tram, che mi osserva. \u00c8 silenziosa e assente. Un sorriso impercettibile, una fissit\u00e0 stonata. Mi alzo dal sedile per raggiungerla ma barcollo, afferro al volo una maniglia, mi sostengo a stento. La schiena mi cede. Distendo il mio braccio verso di lei ma due metri ci separano, due soli metri, una distanza minima e incolmabile, perch\u00e9 lo spazio si dilata all\u2019infinito quando ti muovi in un\u2019allucinazione oppiacea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Bip bip bip<\/em>. \u00c8 notte fonda. <em>Bip bip bip<\/em>. \u00c8 finita la morfina. <em>Bip bip bip<\/em>. \u00abNon piangere Olivia, resisti, adesso arrivano!\u00bb<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 il suo allarme che suona, \u00e8 il mio. E mie sono le lacrime.<\/p>\n<p>Sono arrivati, finalmente. Sono tanti, troppi, si muovono intorno al suo letto e parlano concitati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cala il sipario. Si spegne il dolore.<\/p>\n<p>Olivia non pianger\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19069\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19069\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ave, o morfina, piena di grazia, il Signore \u00e8 con te. 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