{"id":19067,"date":"2014-05-13T21:58:05","date_gmt":"2014-05-13T20:58:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19067"},"modified":"2014-05-13T22:00:01","modified_gmt":"2014-05-13T21:00:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-lacrime-di-carmen-laterza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19067","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Lacrime&#8221; di Carmen Laterza"},"content":{"rendered":"<p>Mia madre mor\u00ec quando io avevo 13 anni.<\/p>\n<p>Dovrei avere molti ricordi di lei, e invece ne ho pochissimi, staccati l\u2019uno dall\u2019altro, senza continuit\u00e0, come piccole oasi in un deserto di oblio.<\/p>\n<p>Ricordo bene il suo sguardo, le mille espressioni dei suoi occhi; come quando mi guardava arrabbiata, o quando era intenta a contare i punti del suo lavoro all\u2019uncinetto, oppure quando, seduta in cucina, corrucciava le sopracciglia infastidita dalle esclamazioni improvvise di mio padre, che nell\u2019altra stanza esultava per un gol.<\/p>\n<p>Ho in mente cose cos\u00ec: sguardi, dettagli, l\u2019angolo della bocca che si piega in una smorfia, un sopracciglio che si alza, il gesto di massaggiarsi il collo con una mano, e l\u2019espressione \u201ceccoci qua\u201d, che ripeteva senza neanche accorgersene ogni volta che finiva un lavoro.<\/p>\n<p>Di episodi particolari o di giornate intere, invece, non ne ricordo.<\/p>\n<p>Anche del giorno dell\u2019incidente ricordo molto poco.<\/p>\n<p>Era maggio, il mese preferito da mia madre, e io ero andata in bicicletta a casa di Anna.<\/p>\n<p>Avevamo studiato e fatto i compiti; poi ci eravamo sedute sul muretto del cortile, a farci scaldare dal sole e a fantasticare su quello che avremmo fatto dopo gli esami di terza media, in quella che si preannunciava un\u2019estate memorabile. Libere dai compiti, gi\u00e0 quasi liceali, noi ci sentivamo invincibili.<\/p>\n<p>Quando tornai a casa mi resi subito conto che era successo qualcosa, perch\u00e9 vidi molte macchine nel parcheggio e salendo per le scale incontrai due uomini in divisa. Pensai che forse erano venuti ad arrestare il signor Michelangelo dell\u2019ultimo piano, perch\u00e9 spesso sbraitava contro la moglie e forse lei l\u2019aveva denunciato.<\/p>\n<p>Invece, quando arrivai al mio pianerottolo, lui stava l\u00ec, davanti alla porta aperta di casa mia, mentre sua moglie e altri condomini entravano e uscivano silenziosi, come formiche confuse.<\/p>\n<p>Il cuore cominci\u00f2 a battermi forte; rallentai gli ultimi passi, mi fermai sullo zerbino e mi tolsi lo zaino dalla spalla. Avevo paura, senza sapere di cosa, e avevo ancora pi\u00f9 paura di scoprirlo.<\/p>\n<p>\u2013 Irene! Ma dove eri finita? \u2013 zia Giuliana usc\u00ec urlando dalla cucina e mi abbracci\u00f2 piangendo.<\/p>\n<p>\u2013 Ero da Anna&#8230; \u2013 balbettai io confusa \u2013 la mamma lo sapeva\u2026<\/p>\n<p>Guardai zio Mario dietro di lei, cercando un chiarimento nei suoi occhi. Invano. Anche lui, che di solito era sempre allegro, taceva e mi guardava con aria cupa. Eppure, pensai, essere in ritardo per la cena non poteva essere un\u2019azione cos\u00ec grave.<\/p>\n<p>\u2013 Vieni, \u2013 riprese zia Giuliana \u2013 dobbiamo correre in ospedale!<\/p>\n<p>Mi prese per mano e mi stratton\u00f2 gi\u00f9 per le scale. Io non ebbi il coraggio di chiedere nulla, ma mi accorsi che tutti annuivano: se prima avevo sbagliato, ora stavo facendo la cosa giusta.<\/p>\n<p>Lungo la strada zia Giuliana mi disse che mamma e pap\u00e0 avevano avuto un brutto incidente a pochi chilometri da casa, e io immaginai l\u2019espressione corrucciata di mia madre, quando vedeva qualcosa di brutto. Invece non riuscivo proprio a immaginare mio padre che faceva un incidente, perch\u00e9 lui andava sempre piano in macchina e, anzi, quando io ero in ritardo e gli chiedevo di accelerare, lui mi rispondeva che non era colpa sua se ero in ritardo; cos\u00ec mi innervosivo e sbuffavo.<\/p>\n<p>Zio Mario correva, pass\u00f2 due semafori col rosso, bofonchi\u00f2 qualche improperio contro una vecchietta e si ferm\u00f2 davanti al pronto soccorso, con una brusca frenata.<\/p>\n<p>\u2013 Voi entrate, \u2013 disse \u2013 io vado a parcheggiare e poi vi raggiungo.<\/p>\n<p>Entrammo nel pronto soccorso; zia Giuliana parl\u00f2 con un\u2019infermiera e poco dopo un\u2019altra ci disse di seguirla. A mano a mano che percorrevamo androni e corsie, i rumori e le voci del mondo esterno si allontanavano e svanivano, come se ci stessimo addentrando in una caverna. Alla fine l\u2019infermiera si ferm\u00f2 e indic\u00f2 la porta chiusa in fondo al corridoio.<\/p>\n<p>\u2013 \u00c8 l\u00ec \u2013 disse, poi si gir\u00f2 e torn\u00f2 indietro.<\/p>\n<p>Un cartello diceva inequivocabilmente \u201cTerapia intensiva\u201d, eppure io e zia Giuliana restammo ferme e disorientate. Eravamo arrivate nelle viscere del mostro, e l\u2019unico rumore che si sentiva era quello della nostra paura.<\/p>\n<p>Fui io ad aprire quella porta: una folata di aria calda ci accolse in un mondo fatto di cavi stesi ovunque, di passi silenziosi, di fredde luci al neon, di strumenti elettronici che pigolavano affamati di vita.<\/p>\n<p>Sedute al bancone centrale, due infermiere tenevano d\u2019occhio i monitor delle sei stanze che si affacciavano sull\u2019atrio. Zia Giuliana si avvicin\u00f2 e si present\u00f2.<\/p>\n<p>\u2013 Oh, finalmente! \u2013 disse l\u2019infermiera a cui zia si era rivolta \u2013 Vi chiamo subito il dottore.<\/p>\n<p>Il dottore era una donna minuta, con i polsi piccoli e le dita lunghe. Ci chiese se sapevamo gi\u00e0 la dinamica dell\u2019incidente. Io sapevo solo che i miei genitori quel pomeriggio erano andati in un negozio di mobili. Lei aggiunse tutto il resto.<\/p>\n<p>Sulla strada del ritorno, mio padre era uscito da uno stop senza guardare e, da destra, un tir li aveva investiti in pieno.<\/p>\n<p>Lui aveva riportato molte contusioni e un trauma cranico; non era in pericolo di vita, ma per sicurezza lo tenevano in coma farmacologico.<\/p>\n<p>Mia madre, invece, era morta. Cos\u00ec, sul colpo.<\/p>\n<p>\u201cNon ce l\u2019ha fatta.\u201d disse semplicemente la dottoressa, come se mia madre avesse perso la corsa coi sacchi, o la gara di torte alla sagra della Madonna del Rosario.<\/p>\n<p>Poi ci indic\u00f2 la stanza dove si trovava mio padre, ma disse che non potevamo entrare. Allora restammo a guardarlo attraverso il vetro, intubato e incosciente, come un palombaro addormentato sul fondo di un acquario.<\/p>\n<p>Mia madre, invece, non la vidi pi\u00f9.<\/p>\n<p>Dissero che era meglio cos\u00ec, che vederla morta sarebbe stata un\u2019immagine troppo forte per me,\u00a0 e che era meglio che me la ricordassi viva e sorridente. Forse avevano ragione, ma in compenso io restai con gli occhi aperti e sgranati per giorni, senza dormire, affinch\u00e9 tutto ci\u00f2 che stava accadendo si imprimesse nella mia memoria. Se non avevo ricordi precisi di quando mia madre era viva, che almeno li avessi di quando era morta.<\/p>\n<p>Ricordo tutte le persone che vennero a casa di zia Giuliana nei due giorni successivi: i vicini, che si fermavano poco, giusto il tempo di lasciare un piatto o un vassoio, i colleghi di lavoro di pap\u00e0, che chiedevano notizie su di lui e poi non sapevano che dire, la nonna, che arriv\u00f2 in treno con tutto il suo bagaglio di dolore, e il prete, che continuava ad accarezzarmi la testa e a dire poverina.<\/p>\n<p>Al funerale vennero tutti i miei compagni di classe e anche qualche professore. Tutti mi accarezzavano, tutti mi abbracciavano e tutti piangevano. Io no.<\/p>\n<p>Qualcuno mi diceva \u201cDai, sfogati, ti fa bene\u201d, ma io non mi stavo trattenendo; le lacrime non mi venivano proprio. Anzi, guardavo gli altri e mi chiedevo perch\u00e9 piangessero; non erano loro quelli che avevano perso la mamma, non erano loro quelli a cui un pomeriggio di maggio aveva cambiato la vita.<\/p>\n<p>Poi capii. Non piangevano n\u00e9 per se stessi, n\u00e9 per lei: piangevano per me, perch\u00e9 provavano pena e mi commiseravano.<\/p>\n<p>Io invece non provavo nulla; niente dolore, e nemmeno rabbia. Mi sentivo sola, vuota e inutile. E comunque, quel mondo che gi\u00e0 mi aveva tolto tutto non meritava anche le mie lacrime.<\/p>\n<p>Da quel giorno non ho pi\u00f9 pianto; non ho pi\u00f9 versato lacrime, n\u00e9 di gioia n\u00e9 di dolore; non ho pi\u00f9 sentito l\u2019inconfondibile nodo in gola, o il pizzicore alla base del naso, quando gli occhi si stanno per riempire di lacrime e sbatti le ciglia per evitare l\u2019inevitabile.<\/p>\n<p>Mia madre mi raccontava che da piccola avevo pianto molto, facendole passare diverse notti in bianco. Da bambina, poi, ricordo io stessa che mi venivano le lacrime agli occhi per qualsiasi cosa; a scuola per un rimprovero della maestra, al parco per un dispetto tra bambine, a casa se mio padre mi metteva in punizione e io mi ritrovavo da sola nella mia cameretta.<\/p>\n<p>Mia madre mi ripeteva sempre di non piangere, che ormai ero grande e dovevo imparare a trattenere le lacrime, altrimenti gli altri avrebbero pensato che ero una pappamolle. Potevo essere arrabbiata, potevo essere triste, ma non dovevo essere debole.<\/p>\n<p>Ci sono poche cose nella vita per cui vale davvero la pena di piangere, diceva.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 morta le ho dato ragione.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19067\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19067\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mia madre mor\u00ec quando io avevo 13 anni. 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