{"id":19061,"date":"2014-05-13T21:39:38","date_gmt":"2014-05-13T20:39:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19061"},"modified":"2014-05-13T21:39:38","modified_gmt":"2014-05-13T20:39:38","slug":"premio-racconti-per-corti-2014-la-collina-dei-silenzi-di-dario-giardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=19061","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2014 &#8220;La collina dei silenzi di Dario Giardi"},"content":{"rendered":"<p>Per quella strada non passava mai nessuno. Solitamente nemmeno io. La carreggiata era stretta, senza guard rail, senza segnaletica, su un fondo sterrato, scivoloso e pieno di insidie. Troppo pericoloso da percorrere sia di notte che di giorno, visti gli improvvisi burroni che si aprivano a ogni curva di quella che molti consideravano una strada maledetta, per via dei numerosi incidenti che l&#8217;avevano vista protagonista. Si risparmiavano parecchi chilometri percorrendola per arrivare al paese ma tutti preferivano aggirare la collina seguendo la pi\u00f9 sicura statale a valle.<\/p>\n<p>Di quella sera ricordo tutto. Ero in forte ritardo, Greta mi aspettava. Quella volta non me l&#8217;avrebbe perdonata. Per ben due volte aveva dovuto disdire la cena per presentarmi a suoi. Per ben due volte non mi ero reso conto dell&#8217;orario e non mi ero presentato all&#8217;appuntamento. Succedeva sempre quando ci riunivamo con Eddy e gli altri per suonare. Il tempo, i nostri impegni, le nostre famiglie&#8230; tutto si dileguava lasciando spazio solo al nostro sogno comune. Un giorno saremmo diventati famosi.<\/p>\n<p>&#8216;Anche un minuto di ritardo e tra noi \u00e8 finita. Non sei pi\u00f9 un ragazzino, smettila di fare la rock star. Sai che per me \u00e8 importante questo passo. Se ci tieni, dimostramelo!&#8217;<\/p>\n<p>Queste erano state le ultime parole che Greta mi aveva urlato al telefono. Come avrei potuto deluderla ancora una volta?<\/p>\n<p>Non avrei voluto&#8230; ma fu cos\u00ec che decisi di salire per quella dannata strada. Alla radio, la voce di Robert Plant mi faceva compagnia. Curva dopo curva, cercavo di concentrarmi sulle canzoni per non perdere l&#8217;attenzione, anche se la stanchezza e l&#8217;ansia di arrivare in ritardo non giocavano certo a mio favore. Una piccola distrazione e tutto sarebbe finito. Il sogno di cavalcare i palchi con le rock star pi\u00f9 famose&#8230; s\u00ec, certo, anche quello di sposarmi con Greta ma in quel momento della vita, il matrimonio, non rappresentava ancora una priorit\u00e0. La strada saliva rapidamente. Ebbi d&#8217;un tratto l&#8217;impressione che qualcosa mi tirasse verso il bordo della strada. Cercai di giocare con lo sterzo ma senza successo. Un tonfo improvvis\u00f2 mi fece aumentare il battito. &#8216;Cosa diavolo \u00e8 stato?&#8217; Sembrava che qualcuno avesse sbattuto contro la portiera posteriore. Per un attimo pensai di aver investito qualcuno sul ciglio della strada. Spensi il motore e rimasi in silenzio per percepire eventuali lamenti o grida di aiuto. Niente. Silenzio assoluto. Ora capivo perch\u00e9 la collina si chiamava in quel modo. Non c&#8217;era anima viva l\u00ec, nessuna abitazione. Niente di niente. Anche la notte sembrava muta, inabitata. Ero quasi tentato di far finta di niente e fuggire ma il senso di colpa e quello di responsabilit\u00e0 non mi permisero di girare la chiave. Scesi. Da quel lato non riuscivo a vedere cosa potesse essere successo. Dovevo inevitabilmente girare intorno ma qualcosa mi spingeva a non farlo. Paura? Direi terrore. Ma ormai ero fuori. Appena i miei occhi riuscirono a mettere a fuoco l&#8217;altro lato della vettura scoppiai a ridere. Quel tonfo non era altro che un pneumatico forato. Un chiodo lungo 5 centimetri si era conficcato dentro. Chiss\u00e0 come ci era finito l\u00ec. Fortunatamente il pneumatico sembrava aver retto quell\u2019intrusione. Avrei raggiunto il paese senza problemi, ormai ero vicino. Risalii in macchina. Dopo circa 1 chilometro, un suono, ancora pi\u00f9 sinistro del precedente, attir\u00f2 la mia attenzione. L&#8217;avevo sentito forte e chiaro, non potevo essermi confuso. In quel silenzio sarebbe stato impossibile confondersi. Avevo anche spento la radio. Ne ero certo. Quello era proprio un grido. Un grido di donna. Ma come era possibile? Chi poteva trovarsi in quella zona isolata, a quell&#8217;ora? La prima cosa che mi venne in mente fu che una coppietta, magari appartatasi, avesse avuto qualche problema. Magari lui poteva essersi sentito male nel momento pi\u00f9 bello&#8230; oppure erano stati importunati da un maniaco. O peggio il maniaco era il suo ragazzo. \u2018Ma no, che vai a pensare\u2019 mi dissi tra me e me \u2018vedrai che sar\u00e0 una scemenza\u2019. Magari \u00e8 solo qualche falena notturna entrata per caso da un finestrino. Si sa, le donne hanno reazioni assurde, alla vista di certi insetti.<\/p>\n<p>Pochi metri su quella strada polverosa e quel grido si ripet\u00e9. Ancor pi\u00f9 straziante del primo. Fermai la macchina. Spensi nuovamente il motore e rimasi in ascolto. &#8216;Aiuto&#8217; Una richiesta inequivocabile squarci\u00f2 quel silenzio e il mio cuore. Non riuscivo a respirare. Annaspavo nella calda aria di quella serata d&#8217;estate. L&#8217;assenza di ricezione al cellulare mi riport\u00f2 il battito accelerato. Non riuscivo pi\u00f9 a deglutire. O meglio non volevo farlo per paura di strozzarmi con la mia stessa saliva. Mi era gi\u00e0 successo di soffrire di attacchi d&#8217;ansia tanto che, per evitare si ripetessero, avevo trovato un espediente. La presenza di una semplice bottiglia d\u2019acqua in macchina era in grado di tranquillizzarmi. Ma quella sera non c&#8217;era a sollevarmi da quella situazione. Avrei voluto gridare anche io aiuto ma non avevo la forza di farlo. Immobilizzato. Sarei morto soffocato in macchina, da solo. Sentivo che stavo per svenire, poi feci scivolare la mano nel cruscotto. Mi ricordai di aver accompagnato a casa Eddy, dopo le prove, e che mi aveva lasciato la sua birra proprio l\u00ec. L&#8217;aveva dimenticata. Brontolavo sempre con lui per inzozzarmi la macchina, lasciandola sempre piena delle sue schifezze: birre, patatine, sigarette&#8230; ma quella sera lo benedissi per quella birra. Il tappo era solo leggermente pigiato, giusto per impedire la fuoriuscita. Ne aveva bevuta gi\u00e0 met\u00e0. Era caldissima, ma non mi feci problemi. Sapere di avere una bevanda a bordo mi tranquillizz\u00f2 subito. Gi\u00e0 dopo il primo sorso stavo meglio. Stavo cercando di capire da dove provenisse quel grido quando cominci\u00f2 un nuovo lamento, meno acuto, ma continuo e pi\u00f9 terrificante. Qualcuno stava male sul serio&#8230; seguivo quel suono cercando di non allontanarmi troppo dai fari accesi dell&#8217;auto. Veniva da un canale pi\u00f9 in basso, rispetto al livello stradale. La fitta boscaglia e quel buio denso non mi permettevano di capire altro. Poi accadde. Di quella luce ricordo ogni particolare.<\/p>\n<p>Quel fascio luminoso, dritto, che fendeva il buio come una spada, lo conoscevo bene. Per anni avevo fatto il boy scout e le torce erano quanto di pi\u00f9 familiare potessi notare. Quella danza di luce sembrava proprio quella che la sera mettevamo in scena con gli altri per attirare l\u2019attenzione delle ragazze qualche tenda pi\u00f9 in l\u00e0 di noi. Ma quella non era certo una situazione da campeggio. Quasi inconsciamente mi resi conto che avevo proseguito avvicinandomi ancora di pi\u00f9, quasi fossi ipnotizzato da quella luce. Avevo percorso un centinaio di metri nella boscaglia, quando la vidi. Una vecchia roulotte poggiata su dei mattoni. Le ruote posteriori erano perfettamente gonfie, segno che erano l\u00ec da pochissimo tempo. Ora potevo vedere bene l\u2019origine di quel fascio luminoso. Dal finestrino intravedevo un braccio che si divincolava per muovere la torcia. Quando fui a pochi passi mi parl\u00f2 per la prima volta.<\/p>\n<p>&#8216;Avvicinati, non ho molto tempo. Tra poco torner\u00e0 e saranno guai, anche per te se ti trovasse qui.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Ma di chi stai parlando? chi dovrebbe venire?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Mio padre.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Ma sei tu che hai gridato aiuto?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;S\u00ec.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;E perch\u00e9, santo Dio! Mi hai fatto fermare nel cuore della notte per cosa? Che ti \u00e8 saltato in mente?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Questa non \u00e8 la mia casa.\u2019<\/p>\n<p>&#8216;Ah s\u00ec, e come ci sei finita ?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Non lo so, non me lo ricordo. Non ricordo pi\u00f9 nulla se non il mio nome. Emma. Anche se lui mi chiama diversamente&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Lui chi, tuo padre?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;S\u00ec.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;E come ti chiamerebbe?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Non mi va di parlarne. A breve sar\u00e0 di ritorno.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Ma se hai tanta paura perch\u00e9 non esci? Se vuoi posso darti un passaggio.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Io\u2026 io non posso.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Ma sei fuori di testa? Perch\u00e9 hai gridato, allora? Ti senti sola e volevi attirare l&#8217;attenzione? O \u00e8 uno stupido gioco che fai con tutti i passanti?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Io&#8230; non posso uscire?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;In che senso?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;La porta \u00e8 chiusa. \u00c8 sempre chiusa.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Vuoi dire che ti chiude a chiave?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Lo fa perch\u00e9 sono cattiva. Anche ora che parlo con te, sono cattiva.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Ma si pu\u00f2 sapere cosa stai farneticando? Ma non c\u2019\u00e8 una luce dentro la roulotte?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;No. Nessuna luce. Solo questa torcia che ho nascosto.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Passamela, voglio vederti. Non mi piace parlare nel buio.&#8217;<\/p>\n<p>Avrei voluto che quella torcia non mi fosse mai finita nelle mani. Quello che vidi cambi\u00f2 per sempre la mia esistenza.<\/p>\n<p>Teneri occhi marroni, tondi, dolci, erano circondati da un viso tumefatto da lividi. I capelli, in alcuni punti, erano strappati a ciocche. Mi avvicinai illuminando le altre parti del corpo. Lividi ovunque. Quante botte doveva aver subito quella poverina. Mi guardava timorosa di essere vista in quello stato.<\/p>\n<p>&#8216;Basta, basta ti prego! Ho sbagliato. Lui non vuole che nessuno mi veda. Sono sua. La sua principessa.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Cosa? La sua principessa? Ma ti rendi conto o no di cosa dici? Non vedi come ti ha ridotta?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Promettimi che non lo dirai a nessuno. Ti prego. Altrimenti sono morta.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Sarai morta comunque se continua a picchiarti cos\u00ec.&#8217;<\/p>\n<p>A guardarla si capiva che morta, lo era gi\u00e0. Dentro.<\/p>\n<p>&#8216;Ti prego. Tu non lo conosci. Una volta finito con me ti trover\u00e0 e ti far\u00e0 fuori. \u00c8 gi\u00e0 successo.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Mi stai dicendo che tuo padre \u00e8 un assassino? Che tiene rilegata in una roulotte prigione sua figlia, per massacrarla di botte?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Io&#8230;&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Lascia stare, ora sai che faccio? Sfondo la porta. Ho un crick in macchina. Ti porto via con me poi dai carabinieri te la vedrai tu cosa dire e non dire. Vedranno loro il da farsi.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Tu non capisci. Io sono sua. Gli appartengo, sono la sua donna.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Dovevo immaginarlo! Ha abusato di te, vero?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Che significa, abusato?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Ma dove vivi? Non sei stata a scuola? Non vedi la tv?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;La tv?&#8217;<\/p>\n<p>Se non fosse stato per quei lividi avrei pensato a una candid camera. Ma come era possibile? Segregata l\u00ec, in mezzo al bosco&#8230; ma da quando? Chi era questo porco? Come era possibile che nessuno se ne fosse accorto, in paese?<\/p>\n<p>Trovai un ferro a terra e iniziai ad armeggiate contro la serratura della roulotte. Quando avvicinai la torcia, che mi aveva passato, notai una strana protuberanza dall\u2019altra parte.<\/p>\n<p>Ma che senso aveva, quella chiave? Perch\u00e9 si era chiusa dentro? Perch\u00e9 fingere quella messa in scena? Domande rimasero bloccate nella mente. Poi quel dolore forte al capo. Mi ritrovai con la faccia nella polvere. Qualcuno mi aveva colpito alle spalle, forte, ma non abbastanza da farmi svenire. Ero disteso a terra, non riuscivo a muovermi ma sentivo tutto. Sentivo le loro voci, le loro risate.<\/p>\n<p>&#8216;Bravo pap\u00e0. Questa volta \u00e8 stata pi\u00f9 facile del previsto.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Con il trucco sei diventata molto brava. Ormai, anche illuminandoti, quei lividi sembrano davvero reali.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Stasera dobbiamo festeggiare alla grande. Prima ci facciamo una bella scopata, poi ceniamo.&#8217;<\/p>\n<p>Il suono del mio cellulare interruppe quel loro sadico discorso. Ringraziando Dio, prendeva nuovamente.<\/p>\n<p>Tenevo il rintracciamento gps sempre attivo. Ora sapevano dove mi trovavo. Sarebbero potuti venire a salvarmi, non vedendomi arrivare. Quei due maniaci erano fottuti.<\/p>\n<p>Non venne nessuno, e il loro gioco and\u00f2 avanti. Mi avevano legato a una sedia, mettendomi un nastro sulla bocca. Avevo ripreso conoscenza. La ragazza senza trucco appariva pi\u00f9 terrificante. Bella, con un viso dolce&#8230; ma negli occhi il demonio. Mi girava intorno con un ghigno\u2026 come se stesse scrutando un trancio di manzo e volesse capire qual era la parte pi\u00f9 tenera e succosa. Il padre, o chiunque sia stato, stava sistemando un frullino. Data la situazione non mi risult\u00f2 difficile capire a cosa sarebbe servito. Come potevano averla fatta franca fino a quel momento. Chi erano? Perch\u00e9 erano arrivati in paese?<\/p>\n<p>Volevo gridare ma per quanto mi sforzassi non usciva niente.<\/p>\n<p>Ero pietrificato. Vedevo i miei carnefici prepararsi per il banchetto. Mi venne da vomitare e mi stavo quasi soffocando con il mio stesso vomito, se quella strega dalle belle sembianze non mi avesse tolto il nastro. Un gesto sadico, giusto per prolungare la mia agonia.<\/p>\n<p>Poi mi ritapp\u00f2 la bocca.<\/p>\n<p>&#8216;Ehi, non devi fare cos\u00ec altrimenti ci guasti l\u2019appetito con questi tuoi succhi gastrici. Hai capito?&#8217;<\/p>\n<p>Un ceffone mi arriv\u00f2 sulla guancia e poi risate. Quelle risate terrificanti che ormai da minuti riempivano l\u2019aria.<\/p>\n<p>Sarei stato fatto a pezzi e mangiato. Ma poi, sopra la strada, sentii il rumore di un motore, poi un altro&#8230; Macchine vicine. Almeno due. Si arrestarono proprio sopra il punto dove dovevo essere sceso. Avranno sicuramente notato la macchina. Pensavo di essere salvo. Ma a scendere non furono n\u00e9 poliziotti. Erano conoscenti del paese. Persone che non avrebbero dovuto essere l\u00ec c\u2019era qualcosa di strano che la loro presenza mi disse. Il farmacista, il direttore della banca. La crema della societ\u00e0 provinciale di quel piccolo borgo. Ma che ci facevano l\u00ec?<\/p>\n<p>In un primo momento pensai che vedendo la macchina sul ciglio della strada si fossero insospettiti e avessero deciso di scendere a vedere cosa fosse successo.<\/p>\n<p>Mi sbagliavo.<\/p>\n<p>&#8216;Sono molto eccitato, facciamolo in fretta!&#8217; esclam\u00f2 il farmacista.<\/p>\n<p>Si erano trasformati, non erano pi\u00f9 le persone con cui avevo parlato tante volte, in paese.<\/p>\n<p>Anche loro mi guardavano come fossero demoni assetati del mio corpo.<\/p>\n<p>&#8216;Allora, come da accordi, eccole 10000 euro.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Avevamo detto 30000. Per 10000 staccate un pezzo solo e poi ve ne andate. Altrimenti, se volete restare fino alla fine e cenare con noi, sono 30000.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;No, per me \u00e8 troppo. E poi io sono venuto solo a vedere\u201d disse il direttore.<\/p>\n<p>\u201cNon riesci a mangiarlo? disse il farmacista. \u201cQuando pensi possa ricapitarci? Non fare lo stupido, stiamo rischiando tanto. Questo \u00e8 un punto di non ritorno. Lo sapevi, no?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSignori, io ho fretta! Dobbiamo toglierci di mezzo velocemente. Come vi ho spiegato sul forum quando ci avete contattato, non sostiamo in un posto pi\u00f9 di due giorni. Le condizioni le sapevate, le avete lette. Nessun passo indietro altrimenti l\u2019organizzazione vi far\u00e0 fuori.\u201d<\/p>\n<p>\u201cStia calmo, capisco che lei bada solo ai soldi\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cVoi, stupidi ricchi annoiati, a cui non rimane altro che provare la perversione di un emozione forte, non capite che io lo faccio per puro piacere. Non per i vostri merdosi soldi. Mi piace il sapore della carne umana. Dovreste ringraziarvi di avervi invitato alla mia tavola. Allora? Non ho tempo da perdere ed ho fame.&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Va bene, fanculo tutto. Facciamolo!&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Avanti, direttore, inizi lei.&#8217;<\/p>\n<p>Pass\u00f2 al direttore il frullino che girava minaccioso a pochi centimetri dal mio viso.<\/p>\n<p>&#8216;No, il viso no!&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;\u00c8 l\u2019ultima parte, ci piace vederlo integro. Vedere i suoi occhi lacrimanti chiedere piet\u00e0, deve supplicarci come un agnellino. Parta dal braccio sinistro.\u201d<\/p>\n<p>Il direttore segu\u00ec il consiglio.<\/p>\n<p>Sentivo l\u2019aria che il frullino spostava con il suo movimento a pochi centimetri dal gomito. Poi, un dolore lancinante, mi pervase. Avrei voluto morire pur di non provare quel dolore. Pochi attimi per vedere il mio braccio penzolare.<\/p>\n<p>&#8216;Che mi combina? Non ha tagliato bene. Vede come penzola?&#8217;<\/p>\n<p>Come un bambino rimproverato il direttore inizi\u00f2 a tirare quel pezzo sfilacciato di braccio sperando di staccarlo ma i nervi e i muscoli rimasti lo legavano ancora al mio corpo. Improvvisamente si avvinghi\u00f2 come un cane rabbioso e inizi\u00f2 a mangiarmi, cercando di staccare a morsi.<\/p>\n<p>\u201cAccidenti, che fame, direttore!\u201d<\/p>\n<p>Ormai non sentivo pi\u00f9 dolore, cercavo di fissare il mio vecchio braccio, sperando che la sua visione mi facesse svenire o venire un infarto e morire. Niente. La morte non venne a liberarmi da quella tortura.<\/p>\n<p>\u201cIo non ce la faccio proprio\u201d disse il farmacista, continuando a vomitare a destra e sinistra.<\/p>\n<p>&#8216;Sapeva le regole del gioco, se non ne vuole far parte da predatore diventer\u00e0 preda. Che dice, \u00e8 dei nostri?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;S\u00ec, certo.&#8217;<\/p>\n<p>Prese anche lui a mordermi il braccio. Quei due onesti signori sembravano due iene con la bocca piena di sangue.<\/p>\n<p>&#8216;Cosa si prova?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Eccitante, meglio della coca\u201d risposero entrambi.<\/p>\n<p>Il pasto sarebbe andato avanti e con esso la mia lenta agonia se all\u2019improvviso una voce familiare non avesse rotto quel gioco macabro. Era Greta. Oh\u2026 Dio la benedica! Altre voci. Una sirena. Non era sola. C\u2019era la polizia. Mi lasciai andare. Quando mi risvegliai mi ritrovai in una stanza d&#8217;ospedale. Avevo in mano un pulsante di quelli che servono per richiamare l\u2019attenzione delle infermiere. Lo premetti.<\/p>\n<p>\u201cSto arrivando!\u201d<\/p>\n<p>Mi osservai il braccio. Era fasciato.<\/p>\n<p>Entr\u00f2 un uomo con un camice e subito dietro un altro in divisa.<\/p>\n<p>&#8216;Come si sente?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;Bene, ma che cosa \u00e8 successo?&#8217;<\/p>\n<p>&#8216;A livello medico le abbiamo fatto un operazione di chirurgia plastica al braccio. Ha avuto&#8230; ha avuto un incidente ma di questo parler\u00e0 con il commissario qui presente. Il braccio \u00e8 salvo. Almeno la sua funzionalit\u00e0. Dovr\u00e0 fare una lunga fisioterapia. Ora la lascio. Ma mi raccomando, non si sforzi e voi commissario ricordate che \u00e8 ancora sotto shock.\u201d<\/p>\n<p>\u201cRagazzo, come ti chiami?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDavid.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDavid, ricordi qualcosa?<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ultimo ricordo che ho \u00e8 che stavo andando da Greta, la mia ragazza.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSai cosa \u00e8 successo, dopo?<\/p>\n<p>&#8216;No, commissario.&#8217;<\/p>\n<p>\u201cIl pensiero di mangiare carne di altri esseri umani ci disgusta terribilmente. Comprensibile, ovviamente. Ma non per tutti, visto che di cannibali in giro ce ne sono. Tu ne hai conosciuti. Quel segno sul braccio, che porterai per sempre, \u00e8 opera loro.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19061\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19061\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per quella strada non passava mai nessuno. Solitamente nemmeno io. La carreggiata era stretta, senza guard rail, senza segnaletica, su un fondo sterrato, scivoloso e pieno di insidie. Troppo pericoloso da percorrere sia di notte che di giorno, visti gli improvvisi burroni che si aprivano a ogni curva di quella che molti consideravano una strada [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_19061\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"19061\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4607,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[146],"tags":[],"class_list":["post-19061","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-per-corti-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19061"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4607"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19061"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19061\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19120,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19061\/revisions\/19120"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19061"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19061"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19061"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}